Rally storico e nuovo massimo oltre 60 dollari
L’argento ha infranto una barriera simbolica: il contratto spot ha oltrepassato i 60 dollari l’oncia, toccando area 62 dollari e più che raddoppiando il proprio valore da inizio anno (+110% circa).

È il livello più alto mai registrato e segna una delle riallocazioni di valore più rapide nella storia recente dei metalli preziosi. L’ultima gamba del rialzo è arrivata nelle sedute precedenti alla riunione della Federal Reserve, alimentata dalle aspettative di un taglio dei tassi e di un indebolimento del dollaro, fattori che sostengono l’intero comparto dei beni rifugio.
Il confronto con l’oro, che veleggia poco sotto i 4.250 dollari l’oncia dopo una serie di nuovi massimi, restituisce la portata del movimento (+59% circa YTD).

Negli ultimi anni il rapporto di prezzo fra i due metalli ha oscillato su livelli estremi, con l’oro che a un certo punto valeva 100 volte l’argento. Oggi il multiplo è sceso intorno a 70 volte, segnale che il “metallo bianco” sta recuperando terreno e che la fase di repricing potrebbe avere ancora margine, pur con una volatilità elevata.

Il 2025 è al momento l’anno migliore per le performance dell’argento nei confronti del metallo giallo, meglio anche del 2010, dove il differenziale di performance era stato pari ad un +53,6% per l’argento, e del 1997 (+46,1%).

Tra copertura dall’inflazione e motore dell’economia elettrica
L’argento occupa una posizione peculiare nei portafogli: è sia metallo monetario, usato come alternativa più accessibile all’oro per chi cerca protezione da inflazione e svalutazione delle valute, sia input industriale chiave per tecnologie ad alta crescita. Nel 2025 questa doppia natura si è manifestata in pieno. Da un lato investitori istituzionali e retail hanno incrementato l’esposizione via lingotti, monete e ETF fisici, che hanno assorbito oltre 130 milioni di once in pochi mesi. Dall’altro, consumi in forte espansione arrivano da data center per l’intelligenza artificiale, veicoli elettrici, celle solari e applicazioni medicali antibatteriche.
L’inclusione dell’argento nella lista statunitense dei “critical minerals” e il dibattito su nuove tariffe a partire dal 2026 hanno rafforzato la percezione del metallo come asset strategico. In un contesto di tensioni geopolitiche e incertezza sulle catene del valore, molte aziende stanno accelerando gli acquisti, trasformando l’argento in una sorta di scorta industriale di sicurezza oltre che in uno strumento di diversificazione finanziaria.
Offerta rigida, scorte distorte e il fattore tariffe
Il rally non nasce solo dalla domanda. Sul fronte dell’offerta, l’argento sconta vincoli strutturali. A differenza dell’oro, viene estratto per lo più come sottoprodotto di miniere di rame, piombo o zinco, quindi i produttori non possono reagire rapidamente ai rialzi di prezzo aumentando la produzione. Gli analisti stimano che il mercato sia in deficit da almeno cinque anni, con una quota crescente di stock fisici assorbiti da usi industriali e investitori.
La geografia delle scorte mostra squilibri marcati. Negli Stati Uniti, i magazzini Comex conservano circa 456 milioni di once, quasi il triplo della media storica, anche per effetto di un’ondata di importazioni anticipata dal timore di dazi futuri. In Asia, invece, la situazione è opposta: i depositi collegati allo Shanghai Futures Exchange sono scesi vicino ai minimi da un decennio, perché una parte consistente del metallo è stata spedita a Londra per allentare la stretta sui mercati occidentali. Questo mosaico di surplus locali e carenze regionali alimenta la percezione di “tightness” strutturale, con il rischio che qualsiasi shock su logistica o catene di fornitura produca movimenti di prezzo amplificati.
Sentiment, volatilità e il rischio di una correzione parabolica
La forza del trend non cancella il rischio di una fase di pullback. Numerosi strategist parlano di “rivalutazione drammatica” dell’argento nel 2025 e ricordano che il mercato ha una liquidità otto-dieci volte inferiore rispetto a quella dell’oro. Questo significa che modesti cambi di posizione possono tradursi in oscillazioni violente, sia al rialzo sia al ribasso. I dati della CFTC mostrano che le posizioni speculative nette lunghe sono scese ai minimi da quasi due anni, segnale che una parte dei trader sta già alleggerendo l’esposizione dopo il rally.
Per ora la combinazione di attese di allentamento monetario, deficit di offerta e domanda industriale robusta continua a sostenere i prezzi, e storicamente l’argento tende a sovraperformare l’oro nelle fasi di taglio dei tassi. Ma l’andamento parabolico degli ultimi mesi ricorda quello visto nel post-lockdown del 2020, quando dopo un primo raddoppio il metallo ha consolidato a lungo prima di ripartire. Con le quotazioni ormai oltre i 60 dollari l’oncia, la domanda chiave per investitori e aziende è se il “poorman’s gold” sia all’inizio di un nuovo regime strutturale o se la prossima fase del grafico sarà una correzione altrettanto spettacolare. In un contesto di incertezza geopolitica e trasformazione energetica, la risposta potrebbe arrivare più dalla politica commerciale e dagli investimenti industriali che non dai soli flussi finanziari.

di Gino Ercole Zincone













































