L’euforia sull’AI scricchiola: perché il boom appare sempre più fragile

L’euforia sull’AI scricchiola: perché il boom appare sempre più fragile

Le vendite improvvise sulle azioni legato all’AI mettono a nudo un mercato nervoso, diviso tra la forza degli investimenti e l’assenza di modelli di business realmente sostenibili.

Un mercato che non tollera difetti

La narrativa dell’intelligenza artificiale continua a dominare Wall Street, ma nelle ultime settimane il clima è cambiato: anche risultati solidi non bastano più a sostenere i titoli più esposti alla rivoluzione tecnologica. Piccoli segnali di rallentamento vengono letti come veri allarmi, a conferma di un mercato in cui “perfetto” non è più sufficiente.

Il settore ha iniziato a vacillare quando, dopo un breve rimbalzo favorito dal possibile accordo sullo shutdown federale, i titoli AI hanno ripreso a scendere. Nvidia, vero barometro del comparto, ha perso il 7% in una settimana e un altro 3% martedì, scivolando lontano dall’obiettivo di 5.000 miliardi di capitalizzazione. Meta ha lasciato sul terreno quasi il 17% dopo una trimestrale brillante ma accompagnata da nuovi piani di spesa. Palantir, reduce da un rally estremo valutato su multipli oltre 250 volte gli utili attesi, è arretrata dell’8%.

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Investimenti colossali, ricavi insufficienti

Il cuore del problema è il crescente squilibrio tra spesa infrastrutturale e ricavi effettivi dell’AI. La forbice si allarga di mese in mese.

OpenAI rappresenta il caso più emblematico: pianifica 1.400 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi otto anni ma incassa circa 20 miliardi l’anno. Per sostenere quel ritmo servirebbero ricavi nell’ordine delle centinaia di miliardi — obiettivo oggi fuori portata. Le proiezioni indicano perdite per 74 miliardi nel 2028, tanto che Sam Altman ha dovuto difendere pubblicamente la sostenibilità del piano industriale, citando nuovi progetti in hardware consumer, robotica e cloud AI che però non esistono ancora sul mercato.

Nel frattempo, il settore sta facendo un ricorso massiccio alla leva finanziaria.Oracle ha sottoscritto un accordo da 300 miliardi con OpenAI per fornire potenza di calcolo, finanziato da un’emissione obbligazionaria da 18 miliardi. In totale, le società legate all’AI hanno emesso 139 miliardi di obbligazioni quest’anno (+23% rispetto al 2024), raggiungendo il 9% dell’intero mercato investment grade. Meta ha appena organizzato il più grande deal di debito privato della storia: 27,3 miliardi per un mega–data center in Louisiana.

Un boom che si regge su infrastrutture sempre più mastodontiche, con rischi crescenti legati a costi energetici, rete elettrica insufficiente e colli di bottiglia nella supply chain. Emblematica la vicenda di CoreWeave: nonostante risultati superiori alle attese, il ritardo nella costruzione di un data center ha fatto crollare il titolo del 16% in una seduta e complessivamente di un terzo in una settimana.

Eppure, la spinta agli investimenti non si ferma

Gli scenari più cupi non trovano riscontro nei piani di spesa dei giganti della tecnologia. La spesa in conto capitale delle big tech supererà 400 miliardi nel solo 2025. Fornitori come Nvidia, AMD, Arm e Supermicro continuano a indicare un mercato in rapida espansione: Nvidia prevede una crescita dei ricavi del 56% nel trimestre in arrivo.

Anche il sentiment dei clienti industriali è cambiato: secondo Lisa Su (AMD), molte aziende pensavano a un rallentamento nel 2024, ma ora “dicono di voler accelerare”, spinte dal timore di perdere terreno competitivo.

Nonostante la volatilità, le valutazioni complessive del Nasdaq non sono ai livelli “da bolla” del passato: il rapporto prezzo/utili forward è intorno a 29, più basso rispetto ai picchi del 2021.

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Volatilità inevitabile in un settore che cresce più veloce dei ricavi

Gli investitori restano ipersensibili a ogni segnale di vulnerabilità. L’episodio DeepSeek — il modello cinese sviluppato con relativamente pochi chip — ha alimentato il timore che l’AI possa diventare un mercato più competitivo e meno monopolizzato del previsto.

Eppure, come era accaduto nei ribassi precedenti di Nvidia e degli altri protagonisti, il quadro di fondo rimane lo stesso:

- investimenti in aumento

- infrastrutture in rapida espansione

- aspettative di crescita multi–annuali

Il vero problema è che, dopo tre anni di investimenti esplosivi e nessun modello di business definitivamente profittevole, è quasi naturale che il mercato alterni fasi di entusiasmo a ondate di scetticismo.

Le basi industriali della rivoluzione AI restano solide. Ma per gli investitori abituati a valutare tutto trimestre per trimestre, questa prima era dell’intelligenza artificiale richiede orizzonti più lunghi e una tolleranza molto maggiore alla volatilità.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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