Più speculazione nei metalli che nell’intelligenza artificiale
Negli ultimi mesi si è parlato insistentemente di una possibile bolla nel comparto dell’intelligenza artificiale, con il timore che la crescita esplosiva del settore possa essere seguita da una contrazione altrettanto rapida. Tuttavia, secondo l’analisi di L&G, è nei metalli preziosi che emergono con maggiore evidenza i tratti distintivi di una dinamica speculativa.
Individuare una bolla in tempo reale è estremamente complesso, ma l’andamento dei prezzi di oro e argento mostra segnali che meritano attenzione. Le oscillazioni recenti appaiono meno legate ai fondamentali e più riconducibili a meccanismi di momentum e paura di perdere un’occasione, dinamiche tipiche delle fasi finali dei rally.
Le ragioni del boom di domanda
Come accaduto in molte bolle del passato, il boom delle commodity appare inizialmente giustificato, soprattutto nel caso dell’oro. Con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, il metallo giallo si è progressivamente sganciato dai tradizionali legami con il dollaro e con i rendimenti reali. L’incertezza geopolitica e il crescente peso del debito pubblico statunitense hanno spinto molti investitori a cercare alternative agli asset denominati in USD, avviando un trend che per alcuni osservatori sarebbe solo all’inizio.
A sostenere ulteriormente i prezzi hanno contribuito le banche centrali, impegnate nella diversificazione delle riserve valutarie e poco sensibili al rialzo delle quotazioni. Ulteriori spinte sono arrivate dalla Cina e dal comparto cripto delle stablecoin, che hanno alimentato la domanda.
Parallelamente, anche l’argento ha seguito una traiettoria simile, con una narrativa ancora più articolata. Oltre a beneficiare del cosiddetto “debasement trade” in quanto asset reale, l’argento è strettamente legato allo sviluppo dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. È infatti una materia prima fondamentale per semiconduttori, distribuzione di energia elettrica, stoccaggio e sistemi di raffreddamento dei data center. A inizio anno, la Cina lo ha inoltre riclassificato come asset strategico, introducendo vincoli commerciali e alimentando voci sull’istituzione di riserve nazionali, come ricorda L&G.
Offerta rigida e mercato relativamente piccolo
Al forte aumento della domanda di oro e argento si contrappone un’offerta particolarmente inelastica. La quantità di oro disponibile è strutturalmente limitata, mentre l’argento è in larga parte un sottoprodotto di altre attività estrattive, caratteristica che rende la sua offerta meno reattiva alle variazioni di prezzo.
Ai valori attuali, il metallo giallo estratto nel mondo ha un valore compreso tra 30 e 40 trilioni di dollari, equivalente idealmente a un cubo di circa 22,5 metri di lato. Il mercato dell’argento è più contenuto, con una stima di 6-7 trilioni di dollari. In un contesto di dimensioni relativamente limitate, anche un incremento modesto degli investimenti o della domanda industriale può generare oscillazioni significative dei prezzi, sottolinea L&G.
Le incongruenze del quadro macro
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano un debito pubblico elevato e che questo possa esercitare pressioni ribassiste sul dollaro, sostenendo l’oro, non rappresenta una novità. Ciò che appare meno coerente, secondo L&G, è la tempistica dei recenti picchi di prezzo.
Negli ultimi mesi, l’outlook macroeconomico è migliorato, con revisioni al rialzo delle stime di crescita e senza nuovi dubbi sull’andamento dell’inflazione. Gli asset più rischiosi risultano ben posizionati e, dopo il cosiddetto Liberation Day, gli Stati Uniti hanno ritirato alcuni dazi, scongiurando una guerra commerciale globale. Nonostante ciò, l’indebolimento del dollaro non è stato particolarmente marcato.
Questo non è sufficiente per affermare con certezza che esista una bolla nei metalli preziosi, anche perché si tratta di asset che non generano reddito e la cui valutazione è possibile solo al momento della vendita. Tuttavia, la sovraperformance di oro e argento rispetto alle azioni risulta più difficile da spiegare. Anche prendendo come riferimento i rendimenti totali dell’S&P 500, uno dei mercati azionari più solidi dal 2000, le performance dei metalli preziosi restano significativamente superiori.
Momentum e rischio di correzioni improvvise
Il consenso attuale individua forti venti strutturali a favore dell’oro, ma non spiega pienamente i movimenti di prezzo più recenti. Secondo L&G, questi riflettono un ulteriore livello di speculazione, con acquisti guidati dal momentum e amplificati dalla paura di restare esclusi dal rally.
In un contesto simile, anche una lieve discesa della curva dei prezzi potrebbe innescare un’ultima ondata di acquisti intensi, in cui l’analisi razionale lascia spazio a speculazione e clamore. È impossibile stabilire per quanto tempo questo quadro possa protrarsi, ma l’intensificarsi della componente speculativa, unita a venti strutturali ancora favorevoli, implica che il rischio principale sia rappresentato da crolli improvvisi, più che da una prolungata fase ribassista.

di Francesco Sicuro













































