Energia e Fed ridisegnano gli equilibri dei mercati emergenti
In un contesto di prezzi del petrolio più elevati, alcuni mercati emergenti possono dimostrarsi più resilienti o addirittura trarne vantaggio. Come si legge in un report a cura di Anthony Kettle, Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay, si tratta in particolare dei Paesi che beneficiano di un miglioramento della dinamica fiscale o delle partite correnti grazie all’aumento del greggio, oltre a quelli più resistenti all’impatto inflazionistico.
Secondo Kettle, questo scenario orienta le scelte verso gli esportatori di materie prime ed energia, allontanando invece dagli importatori netti con elevati fabbisogni di finanziamento. Uno shock energetico ha effetti inflazionistici per tutti, ma l’impatto sulla crescita rappresenta il vero elemento discriminante, con alcuni esportatori che registrano anche un significativo miglioramento delle bilance correnti.
Sul fronte macro, la Fed si trova ora a gestire non solo gli effetti dei dazi, ma anche quelli di uno shock energetico. Come osserva Kettle, la decisione di mantenere invariati i tassi potrebbe lasciare spazio a un atteggiamento più restrittivo nei prossimi meeting, con il rischio di un rafforzamento del dollaro e di condizioni finanziarie più rigide.
In questo contesto, RBC BlueBay preferisce esprimere le proprie view attraverso il valore relativo nei mercati locali emergenti, sia sul fronte valutario sia su quello dei tassi, piuttosto che assumere esposizioni direzionali sull’intero comparto. A livello regionale, Kettle evidenzia una maggiore resilienza attesa per America Latina e Africa subsahariana, mentre le vulnerabilità risultano più evidenti in Europa centrale e orientale e in Asia. Anche il Medio Oriente, pur ricco di risorse, resta esposto all’aumento del premio di rischio e alle difficoltà logistiche legate allo Stretto di Hormuz.
Esportatori contro importatori, la nuova linea di frattura
La distinzione tra esportatori e importatori di energia rappresenta il fulcro della strategia. RBC BlueBay privilegia gli esportatori, dove il petrolio più caro sostiene entrate fiscali e qualità del credito, mantenendo invece un approccio prudente sugli importatori, penalizzati da inflazione, debolezza valutaria e politiche monetarie più restrittive.
In termini operativi, questo si traduce in posizioni selettive lunghe sugli esportatori e corte sugli importatori nei mercati valutari, dei tassi e del credito. Allo stesso tempo, Kettle invita alla cautela, sottolineando che il protrarsi del conflitto potrebbe generare effetti di secondo ordine su altri settori, come l’agricoltura o i semiconduttori, amplificando l’impatto negativo sulla crescita globale.
Il recente movimento ha già portato a una significativa riduzione del rischio nei mercati emergenti, con la liquidazione di molte posizioni in sovrappeso. Tuttavia, secondo Kettle, è ancora prematuro acquistare sui ribassi, anche se il posizionamento appare ora più equilibrato e potrebbe offrire opportunità in futuro, una volta chiarito il quadro geopolitico.
Anche in caso di risoluzione del conflitto, RBC BlueBay si aspetta che i prezzi dell’energia mantengano un premio di rischio, riflettendosi nei dati inflazionistici e giustificando rendimenti più elevati. Le banche centrali potrebbero comunque evitare politiche troppo restrittive per non penalizzare ulteriormente la crescita, mentre la volatilità recente potrebbe aprire spazi per posizioni lunghe sui tassi quando i mercati si stabilizzeranno.
Valute, credito e il ruolo decisivo della selettività
Nel mercato valutario, Kettle evidenzia come le terms of trade siano state determinanti negli ultimi 18 mesi e torneranno a esserlo una volta che la volatilità si attenuerà. I principali beneficiari saranno gli esportatori di energia e le economie con rendimenti reali elevati e maggiore capacità di assorbire lo shock petrolifero.
Anche nel credito emerge una forte divergenza. Secondo RBC BlueBay, alcuni esportatori di petrolio e società del settore energetico hanno registrato un aumento dei prezzi dall’inizio del conflitto, mentre diversi importatori di energia hanno subito cali superiori al 10%. Kettle ritiene che sia ancora troppo presto per acquistare sui ribassi degli importatori, anche se nel tempo potrebbero emergere opportunità con maggiore visibilità sul quadro energetico.
L’impatto delle decisioni della Fed resta centrale. Come sottolinea Kettle, se la banca centrale manterrà un orientamento restrittivo, i mercati emergenti premieranno carry, resilienza esterna e credibilità politica. Al contrario, un cambio di tono verso la crescita potrebbe riaprire spazi su duration locali e valute di qualità.
In ogni caso, RBC BlueBay evidenzia un aumento della dispersione tra Paesi, suggerendo un approccio sempre più selettivo. Non sarà più sufficiente contare su un dollaro debole o su un allentamento globale sincronizzato: il contesto richiede una lettura granulare dei singoli mercati, dove le differenze strutturali diventano il vero driver di performance.

di Francesco Sicuro













































