Mercati tra trimestrali solide e tensioni geopolitiche: petrolio e tassi restano i principali rischi

Mercati tra trimestrali solide e tensioni geopolitiche: petrolio e tassi restano i principali rischi

I mercati festeggiano una stagione delle trimestrali complessivamente solida, ma sullo sfondo lo stallo tra Usa e Iran e il nuovo rialzo del petrolio. Le banche centrali restano prudenti: Fed e Bce hanno lasciato i tassi invariati, ma il tono dei messaggi conferma rischi inflattivi ancora concreti e una visibilità limitata sul quadro macro.

Lo stretto di Hormuz resta al centro, petrolio di nuovo sotto pressione

Tra riunioni delle banche centrali e le trimestrali di cinque dei principali colossi tecnologici statunitensi, il mese di aprile si è concluso positivamente per i mercati azionari. A dirlo è il Team Advisory & Gestione di Intermonte, specificando che nel frattempo, sul fronte geopolitico permane lo stallo tra USA e Iran: con gli Stati Uniti che hanno affermato di essere pronti a garantire la protezione del passaggio di navi neutrali nello Stretto di Hormuz attraverso il cosiddetto “Project Freedom”, contendendo così all’Iran il controllo strategico dello snodo marittimo. Pur proseguendo lo scambio di proposte di pace, le parti non hanno ancora avviato un secondo round di negoziati. Ciò avviene nonostante le ricorrenti indiscrezioni relative a un possibile incontro in Pakistan. Da un lato, Teheran intende attribuire priorità alla cessazione del conflitto e alla riapertura dello stretto, rinviando a una fase successiva il confronto sul programma nucleare; tale impostazione continua, tuttavia, a incontrare le resistenze di Washington.

Sebbene il cessate il fuoco rimanga in vigore, secondo Intermonte una rapida de-escalation appare al momento improbabile e il fronte tra Israele e Libano continua a registrare tensioni. In tale contesto, le quotazioni petrolifere hanno mantenuto un’impostazione sostenuta, con il Brent risalito fino all’area dei 120 dollari al barile, prima di ridimensionarsi intorno ai 110 dollari. A incidere ulteriormente sul quadro contribuisce l’annuncio dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC e il lancio di missili iraniani proprio verso questo Paese facendo sempre temere un nuovo inizio dei conflitti nel Golfo.

Banche centrali: Fed divisa, BCE prudente ma più “falco”

Sul fronte delle banche centrali, si legge nel report di Intermonte, l’ultima riunione della Fed guidata da Powell ha lasciato i tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, mostrando un board mai così diviso dal 1992. Su otto membri, uno era favorevole a un taglio di 25 punti base, mentre tre si sono opposti al linguaggio utilizzato nel comunicato, ritenuto troppo aperto alla possibilità di futuri tagli dei tassi. L’attenzione della Fed si è concentrata soprattutto sul Medio Oriente, con un’incertezza elevata e rischi inflattivi ancora molto concreti. Nonostante Kevin Warsh abbia ricevuto il via libera della Commissione bancaria del Senato per portare la nomina in Senato come prossimo presidente della Fed, rendendo l’insediamento quasi certo, Powell rimarrà nel board finché l’indagine legale del DOJ non sarà conclusa.

Un atteggiamento da “falco”, evidenzia Intermonte, è emerso anche dalla riunione della Bce, che ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al 2%, con una decisione unanime ma molto dibattuta. Lagarde ha sottolineato come i rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita si siano intensificati, con l’economia dell’Eurozona che si sta progressivamente allontanando dallo scenario base delineato nelle prime settimane successive allo scoppio della guerra. La presidente della Bce ha però rifiutato il termine “stagflazione”, ritenendolo inappropriato: nonostante il PIL del primo trimestre sia cresciuto solo dello 0,8% su base annua e l’inflazione di aprile sia salita al 3%, l’inflazione core è scesa al 2,2% e il mercato del lavoro continua a mostrarsi resiliente. Al momento, negli scenari della Bce sono incorporati due rialzi da 25 punti base entro fine anno, con il primo probabilmente già nella riunione di giugno.

Trimestrali USA: risultati solidi, ma reazioni di mercato selettive

Sul fronte azionario, osserva Intermonte, le trimestrali di cinque dei sette principali colossi tecnologici statunitensi (Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta Platforms e Apple) hanno mostrato risultati solidi: sia il fatturato sia gli utili per azione hanno superato le attese di mercato, in alcuni casi anche nettamente.

Le reazioni in Borsa sono però state disomogenee: Meta e Microsoft sono state penalizzate rispettivamente per l’aumento dei capex e per il calo del flusso di cassa, mentre Alphabet, Amazon e Apple hanno registrato reazioni positive. Ancora una volta, il mercato premia la crescita accompagnata da una maggiore disciplina sui costi, ma il vero motore dei listini resta comunque il settore dei semiconduttori, con il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) che ha segnato una crescita vicina al 50% da inizio anno.

Eurozona: energia, dazi e dati macro in primo piano

In Europa, evidenzia Intermonte, i mercati azionari e obbligazionari stanno soffrendo maggiormente la crisi energetica, con il Bund decennale tedesco che ha toccato i massimi dal 2011 a 3,12%. A questo si aggiungono le crescenti tensioni con gli Stati Uniti: Trump ha annunciato l’aumento al 25% dei dazi su auto e camion importati dall’Unione Europea, in un’ulteriore escalation commerciale con Bruxelles. In un post su Truth Social, il presidente americano ha accusato l’UE di “non rispettare pienamente l’accordo commerciale”, senza però fornire dettagli specifici. A ciò si somma l’annuncio del ritiro di migliaia di soldati statunitensi da Germania, Italia e Spagna, motivato dal mancato sostegno europeo nella crisi iraniana.

Con riferimento all’Italia, nel mese di aprile 2026 l’inflazione ha registrato un incremento al +2,8% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,7% di marzo, e al +1,2% su base mensile, sostenuta prevalentemente dal marcato rialzo dei prezzi dell’energia e degli alimentari freschi. Nel complesso, precisa Intermonte, i prezzi dei beni hanno evidenziato un’accelerazione al +3,2%, mentre quelli dei servizi hanno mostrato un rallentamento al +2,4%, anche in virtù della dinamica più contenuta osservata in comparti quali i trasporti e le attività ricreative.

Parallelamente, conclude Intermonte, secondo le stime Istat, nel primo trimestre 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% su base trimestrale e dello 0,7% su base annua, sostenuto soprattutto dai servizi, a fronte di una persistente debolezza di industria e agricoltura, con una domanda interna ancora negativa ma un contributo positivo delle esportazioni nette.

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