Mercati: un 2026 da “cauto ottimismo” con dazi, AI e politiche fiscali

Mercati: un 2026 da “cauto ottimismo” con dazi, AI e politiche fiscali

Il 2026 potrebbe aprirsi con mercati più resilienti di quanto suggerisca il clima di incertezza. Tra dazi, politica monetaria in transizione e nuove traiettorie fiscali, il quadro resta complesso, ma emergono elementi di sostegno che possono mantenere costruttivo l’orizzonte per gli investitori. L’ascesa dell’intelligenza artificiale, l’allentamento monetario in alcune economie avanzate e un’impostazione fiscale più espansiva in diversi Paesi disegnano uno scenario che richiede prudenza, senza però imporre un approccio difensivo generalizzato.

Ottimismo con prudenza tra dazi e politiche più espansive

L’idea di fondo è quella di un “cauto ottimismo”, con l’incertezza legata ai dazi che, nel complesso, presenterebbe più potenziale positivo che negativo. È la lettura che emerge dal Global Market Outlook annuale di State Street Investment Management, quarto asset manager al mondo, che considera i mercati sostenuti dall’avanzata dell’intelligenza artificiale e da politiche fiscali sempre più favorevoli in molti Paesi. In questo quadro, la società rimane ottimista sull’azionario e mantiene una leggera preferenza per i titoli statunitensi, pur riconoscendo che le valutazioni sono elevate e che la concentrazione del mercato resta un tema rilevante.

Un punto tecnico che pesa in modo particolare sugli investitori non statunitensi riguarda il dollaro. Secondo State Street, la debolezza della valuta americana potrebbe annullare i guadagni per chi investe dall’estero, rendendo opportuna una valutazione sulla copertura valutaria. Anche sul reddito fisso l’approccio resta costruttivo, ma più selettivo: State Street indica una preferenza per i titoli di Stato rispetto al credito in gran parte delle economie avanzate, alla luce di spread ridotti, del contesto politico e delle preoccupazioni per possibili ulteriori shock.

Lori Heinel, Global Chief Investment Officer di State Street Investment Management, descrive un contesto in cui l’ottimismo resta accompagnato da prudenza. Heinel sottolinea che i mercati appaiono in generale ben posizionati per una crescita solida, sostenuta da misure di politica economica più espansive nei mercati sviluppati e da una normalizzazione della politica monetaria, elementi che creerebbero condizioni favorevoli per l’azionario. Nella lettura di State Street, la spinta legata agli investimenti in intelligenza artificiale e i benefici strutturali del tema rappresentano un ulteriore supporto, mentre per i mercati obbligazionari sarà necessaria abilità, con una preferenza per il debito sovrano e un approccio opportunistico sul credito qualora emergano occasioni.

Outlook macro: tagli attesi, stimoli fiscali e divergenze tra aree

Sul piano macroeconomico, State Street prevede che l’economia statunitense e quella globale possano beneficiare di una crescita continua nel 2026, pur in presenza di un persistente senso di incertezza. Nel quadro delineato dalla società, la Federal Reserve avrebbe margine per attuare fino a tre tagli dei tassi nel 2026. La Banca d’Inghilterra, rimasta indietro nel percorso di allentamento, sarebbe invece attesa recuperare nei prossimi trimestri, mentre la BCE dovrebbe effettuare una pausa nel breve termine. In Asia, la Banca del Giappone potrebbe prolungare un approccio prudente di aumento dei tassi.

Negli Stati Uniti, il percorso di allentamento monetario è indicato in continuità con stimoli fiscali legati al One Big Beautiful Bill Act, oltre ai numerosi incentivi e rimborsi attivati a gennaio 2026. State Street segnala inoltre l’agenda di deregolamentazione come prioritaria, con attenzione in particolare ai settori finanziario ed energetico, un’impostazione che potrebbe stimolare la generazione di credito e mantenere bassi i prezzi dell’energia.

Al di fuori degli Stati Uniti, sono previste misure moderatamente espansive in grado di contrastare l’effetto frenante di un’incertezza commerciale che resta presente. Un caso centrale è la Germania, dove il programma combinato di difesa e infrastrutture sostenuto da un pacchetto fiscale da 500 miliardi di euro dovrebbe portare a un miglioramento degli indicatori macro a inizio 2026. State Street evidenzia però che la portata degli investimenti in intelligenza artificiale in Europa rimane più contenuta rispetto agli Stati Uniti, un elemento che può incidere sulla competitività nel medio periodo.

In Asia, State Street vede Cina e Giappone pronte ad aumentare gli stimoli fiscali netti nel corso dell’anno. La Cina si orienterebbe verso politiche volte a stimolare consumi interni e investimenti infrastrutturali, con una forte enfasi su leadership e innovazione nell’intelligenza artificiale. In Giappone, il nuovo primo ministro Takaichi sta perseguendo espansione fiscale e modernizzazione della difesa, insieme a investimenti strategici in intelligenza artificiale multilingue e nello sviluppo integrato di hardware e software, misure che, secondo State Street, potrebbero sostenere la crescita degli utili. Nel quadro complessivo, l’impatto delle misure già annunciate sarebbe più evidente nel 2026, con effetti positivi come l’OBBBA e l’allentamento del vincolo sul debito tedesco che inizierebbero a riflettersi nei dati nel corso del prossimo anno e oltre.

Azionario: AI motore, ma attenzione a valutazioni e concentrazione

Sul mercato azionario, State Street mantiene una visione costruttiva, pur riconoscendo che le valutazioni sono elevate e non solo negli Stati Uniti. L’intelligenza artificiale viene indicata come tema centrale del 2026. State Street sottolinea che, oltre all’attenzione sulle Magnificent 7, il vero punto chiave riguarda il ruolo dell’AI come motore di allocazione del capitale, leadership settoriale e trend macroeconomico. In questo contesto, gli investimenti in conto capitale delle Magnificent 7 sono attesi crescere fino a circa 520 miliardi di dollari nel 2026, con un aumento superiore al 30% su base annua, e questo flusso di investimenti guidati dall’AI starebbe sostenendo crescita del PIL e degli utili anche oltre la tecnologia, con il potenziale di sbloccare incrementi di produttività più ampi.

State Street evidenzia però anche i rischi legati a questa dinamica. Un rallentamento inatteso della spesa per l’AI, soprattutto tra gli hyperscaler, potrebbe interrompere una ripresa del mercato che, nella lettura della società, ha trovato radici nella crescita degli utili. L’attenzione, inoltre, non resta concentrata sulle big cap tecnologiche USA: emergono segnali di ripresa delle small cap, che storicamente hanno sovraperformato quando l’economia migliora e la politica monetaria si allenta.

L’Europa, secondo State Street, ha ridotto parte del divario di performance con gli Stati Uniti grazie a nuovi stimoli fiscali incentrati sulla spesa per la difesa, sia militare sia legata alla sicurezza informatica. Resta però il tema della competitività sull’AI, con gli Stati Uniti che mantengono una scala di investimento molto superiore. Per colmare il gap, la società indica come essenziale superare ostacoli normativi e promuovere ecosistemi tecnologici. Nel 2026, Tech, Utilities e Industrials vengono indicati tra i settori destinati a restare al centro dell’attenzione.

Il Giappone viene descritto come un altro mercato chiave, con nuovi massimi sostenuti da dinamica reflazionistica, riforme di governance e dall’ottimismo generato dal programma politico di Takaichi, che mira a rendere il Paese “più AI-friendly” attraverso l’AI Promotion Act. State Street richiama anche l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, che elimina l’incertezza, pur introducendo dazi al 15%, e consente a policymaker e investitori di tornare a concentrarsi sulle opportunità. Sui mercati emergenti, State Street mantiene una prospettiva costruttiva grazie a crescita globale guidata dall’AI, liquidità abbondante e dollaro debole, fattori che supportano Paesi come India, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, dove i governi stanno promuovendo lo sviluppo dell’AI e delle infrastrutture. Le azioni cinesi vengono infine indicate come utili per la diversificazione per via della loro correlazione relativamente bassa con altri mercati rilevanti.

Obbligazionario e alternativi: sovrano preferito, diversificazione più ampia

Per quanto riguarda il reddito fisso, State Street mantiene una visione costruttiva su gran parte del mercato obbligazionario, con una preferenza generale per il debito sovrano rispetto alle obbligazioni societarie. Il contesto delineato prevede Fed orientata a ulteriori tagli, BCE su una posizione neutrale e Bank of Japan ancora impegnata nel rialzo dei tassi. Il debito sovrano resta interessante, ma la società sottolinea la necessità di selettività sulla duration e consapevolezza dei rischi di inflazione.

Sebbene la Fed abbia rivisto leggermente al rialzo la previsione mediana di inflazione per il 2026 nelle proiezioni di settembre, State Street indica un’inflazione media attesa in calo al 2,1% entro fine 2027, favorendo la parte della curva statunitense tra 5 e 10 anni. Nell’Eurozona la situazione appare simile, ma più vincolata dalle minori prospettive di tagli e dalle preoccupazioni fiscali, mentre viene indicato potenziale valore nel debito sovrano del Regno Unito. In Asia, i titoli di Stato giapponesi potrebbero rappresentare un’opportunità nel 2026: la fine evidente del ciclo di rialzi e il possibile impiego delle consistenti riserve liquide delle banche giapponesi potrebbero agire da catalizzatore, soprattutto nella parte centrale della curva.

Sul credito, pur riconoscendo fondamentali ancora solidi, State Street fatica a intravedere un significativo potenziale di rialzo dai livelli attuali. Il debito dei mercati emergenti viene valutato positivamente, con una leggera preferenza per le obbligazioni in valuta locale.

State Street amplia infine il discorso agli strumenti alternativi, ritenendo che in un contesto macro più eterogeneo la necessità di diversificazione sia più ampia, con portafogli costruiti per resistere non solo alla volatilità ma anche ai cambi di regime. Secondo State Street, private equity e private credit, oro e alcune strategie hedge fund risultano tra gli strumenti più indicati per offrire diversificazione strutturale a un portafoglio 60/40. Il private credit viene descritto come un segmento cresciuto fino a 2.800 miliardi di dollari, colmando in parte il vuoto lasciato dalle banche con soluzioni di finanziamento flessibili per aziende di fascia media e operazioni di M&A.

In questo contesto, Heinel richiama l’importanza della selezione dei gestori con processi rigorosi e track record consolidato, per affrontare i cicli del credito e mitigare i rischi idiosincratici. Gli alternativi vengono descritti non solo come strumenti di cashflow e gestione del rischio, ma anche come leve per cogliere crescita in un mondo in cui i driver tradizionali sono sotto pressione o appaiono come trade affollati.

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