Nike delude il mercato nonostante i conti sopra le attese: Cina e Converse pesano sulla ripresa

Nike delude il mercato nonostante i conti sopra le attese: Cina e Converse pesano sulla ripresa

I risultati trimestrali superano le stime, ma il titolo crolla in Borsa. Gli investitori guardano oltre i numeri e si concentrano sulle aree ancora in difficoltà, mentre il gruppo ammette che il rilancio sarà lungo e irregolare.

Conti migliori delle stime, ma il mercato guarda avanti

La trimestrale di Nike ha mostrato numeri migliori delle attese, ma non è bastata a rassicurare gli investitori. Nel secondo trimestre fiscale chiuso a fine novembre, il colosso dell’abbigliamento sportivo ha registrato ricavi (barre grigie) in crescita dell’1% a 12,4 miliardi di dollari, sopra le previsioni degli analisti, e utili adjusted (barre blu) pari a 53 centesimi per azione, ben oltre il consenso.

image loading

Il mercato, però, ha reagito con un forte ribasso: il titolo ha perso circa il 10% nelle contrattazioni pre-market, proseguendo un trend negativo che porta il calo da inizio anno oltre il 13%.

image loading

A pesare non sono stati tanto i risultati del trimestre, quanto le indicazioni sul breve termine e le fragilità strutturali ancora evidenti.

image loading

Cina e Converse restano i punti deboli

Il quadro geografico e di portafoglio prodotti ha confermato una ripresa a più velocità. Nord America ed Emea hanno sostenuto i ricavi, con crescite rispettivamente del 9% e del 3%, ma la Greater China ha registrato un nuovo calo del 17%, in peggioramento rispetto al trimestre precedente.

image loading

Ancora più marcata la debolezza di Converse, il marchio storicamente trainato dalle Chuck Taylor, che ha visto le vendite scendere di circa il 30% su base annua e il 18% trimestre su trimestre.

image loading

In Cina Nike continua a soffrire sia nei canali fisici sia online, dove ha perso terreno rispetto a concorrenti locali come Anta, in un contesto di consumi deboli e forte competizione sui prezzi.

image loading

Margini sotto pressione e nodo tariffe

Sul fronte della redditività, il trimestre ha mostrato segnali contrastanti. L’utile netto (barre verdi) è sceso del 32% su base annua a 792 milioni di dollari, mentre il margine lordo (linea arancione) si è ridotto di tre punti percentuali.

image loading

A incidere sono stati soprattutto l’impatto delle tariffe in Nord America, il calo delle vendite direct-to-consumer – più redditizie rispetto al wholesale – e gli sconti necessari per smaltire scorte obsolete. Anche l’aumento degli investimenti in marketing e “demand creation”, cresciuti a doppia cifra, ha contribuito a comprimere i margini nel breve periodo.

La guidance raffredda le aspettative

Il vero elemento che ha spinto il mercato a vendere è arrivato con le prospettive per il trimestre in corso. Nike prevede ricavi in calo di qualche punto percentuale, contro attese di una lieve crescita, e un’ulteriore pressione sui margini.

image loading

Il gruppo continua, inoltre, a non fornire una guidance annuale, segnale che il management è ancora nel pieno del processo di riorganizzazione. Secondo il ceo Elliott Hill, la ripresa è “nelle fasi centrali” e non seguirà una traiettoria lineare, con la Cina indicata apertamente come la priorità su cui intervenire.

Una ripresa che richiede tempo

Il messaggio del management è chiaro: i progressi ci sono, soprattutto nel running e in Nord America, ma Nike è ancora lontana dal suo potenziale. Dopo anni di scelte che hanno privilegiato il lifestyle a scapito dei prodotti più tecnici e una riduzione dei rapporti con i grossisti tradizionali, il gruppo sta cercando di ricostruire l’offerta per gli atleti e riallacciare i legami con i retailer, investendo su innovazione e velocità di sviluppo. Per il mercato, però, questo significa accettare un percorso di rilancio graduale, con risultati disomogenei e visibilità ancora limitata sui tempi del pieno recupero.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
Potrebbero interessarti anche