Nvidia supera i 200 miliardi di ricavi, ma Wall Street resta scettica sul boom AI

Nvidia supera i 200 miliardi di ricavi, ma Wall Street resta scettica sul boom AI

Numeri record, guidance sopra le attese e margini al 75%. Nvidia continua a macinare risultati straordinari e consolida il suo ruolo centrale nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Eppure, il mercato reagisce con freddezza. Dietro lo scetticismo emergono dubbi sulla sostenibilità degli investimenti miliardari in data center, sulla dipendenza dagli hyperscaler e su un contesto globale segnato da debito record e tensioni geopolitiche.

Conti oltre ogni aspettativa

Nvidia ha archiviato l’esercizio fiscale con risultati definiti blockbuster. Per il trimestre in corso il gruppo prevede ricavi per 78 miliardi di dollari, ben oltre i 72,1 miliardi stimati dal consenso. Nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale, chiuso a fine gennaio, il fatturato ha raggiunto 68,1 miliardi di dollari, in crescita del 73% su base annua e sopra le attese di 66,2 miliardi.

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Per la prima volta il fatturato annuo (barre bianche) ha superato quota 200 miliardi di dollari, mentre l’utile netto annuale (barre blu) ha toccato 120 miliardi.

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Solo nell’ultimo trimestre l’utile si è attestato a 43 miliardi, oltre i 36,4 miliardi previsti dagli analisti.

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I ricavi dei data center, cuore dell’offerta AI e comprensivi della nuova generazione Blackwell, hanno raggiunto 62,3 miliardi, superando le stime di 60,5 miliardi.

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I margini lordi si sono confermati al 75%, livello che la società prevede di mantenere nel trimestre in chiusura ad aprile e intorno alla “metà dei settanta punti percentuali” per il resto dell’anno.

Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato, ha ribadito che “la domanda di capacità di calcolo sta crescendo in modo esponenziale” e che i clienti stanno accelerando gli investimenti in infrastrutture AI.

Reazione tiepida dei mercati

Nonostante dati definiti “perfetti” da diversi osservatori, il titolo dopo un iniziale rialzo del 4% nell’after-hours ha annullato i guadagni, avviandosi a un’apertura piatta. Da inizio anno l’azione è in rialzo di appena il 5%, un rallentamento rispetto alla corsa che ha portato la capitalizzazione a 4.700 miliardi di dollari.

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Secondo Melissa Otto, head of research di Visible Alpha, il mercato resta concentrato su un punto cruciale: come verranno finanziate le centinaia di miliardi di dollari di investimenti AI da parte dei grandi clienti tecnologici e delle startup. La visibilità sulla seconda parte dell’anno appare limitata, elemento che frena l’entusiasmo.

Gli analisti di TD Cowen parlano di “tutti i sistemi go” per Nvidia, ma evidenziano come lo scetticismo continui a permeare i titoli AI a grande capitalizzazione. Il timore è che il boom possa assumere i contorni di una bolla.

Dipendenza dagli hyperscaler e maxi capex

Una delle principali aree di attenzione riguarda la concentrazione dei ricavi su pochi grandi operatori di data center, i cosiddetti hyperscaler, oltre a startup come OpenAI. Microsoft, Google, Amazon e Meta prevedono complessivamente 660 miliardi di dollari di spese in conto capitale nel 2026, in larga parte destinate ai data center per l’intelligenza artificiale.

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Questi gruppi si trovano a bruciare liquidità a ritmi elevati, con la prospettiva di ricorrere ai mercati obbligazionari e azionari. Huang ha respinto le preoccupazioni, dichiarandosi fiducioso nella crescita dei flussi di cassa degli hyperscaler e sostenendo che nel nuovo paradigma tecnologico “compute equals revenues”, ovvero più potenza di calcolo si traduce in maggiori ricavi.

Le startup AI, forti consumatrici di capacità di calcolo per addestrare modelli come ChatGPT o Claude, devono a loro volta chiudere round di finanziamento sempre più consistenti. Nvidia partecipa con 30 miliardi di dollari all’ultimo round di OpenAI, sostituendo una precedente partnership strategica pluriennale da 100 miliardi. Huang ha definito OpenAI “un’azienda che nasce una volta per generazione”.

Debito globale e rischio sistemico

Il contesto finanziario globale aggiunge un ulteriore elemento di cautela. Nel 2025 il debito mondiale è aumentato di 29.000 miliardi di dollari, raggiungendo il livello record di 348.000 miliardi, secondo l’Institute of International Finance. La spesa pubblica per sicurezza nazionale e gli investimenti legati all’AI hanno contribuito in modo significativo all’incremento.

Il rapporto debito/Pil globale è sceso per il quinto anno consecutivo al 308%, grazie soprattutto alla riduzione dell’indebitamento privato, mentre il debito pubblico in rapporto al Pil continua a crescere. L’espansione del credito a sostegno dell’infrastruttura AI alimenta interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo.

Il giudizio degli Memory chip e incognita Cina

Sul piano operativo, Nvidia deve fare i conti con la carenza globale di memory chip ad alta banda, forniti da un numero ristretto di player come SK Hynix, Samsung e Micron. La stretta sull’offerta rende più complessa la previsione dei margini, dato che i processori avanzati richiedono memoria in abbinamento.

Il direttore finanziario Colette Kress ha spiegato che la società dispone di impegni su scorte e forniture fino al 2027 per sostenere la domanda.

Un’altra variabile riguarda la Cina. La guidance non include ricavi da chip AI nel mercato cinese. Un accordo con la Casa Bianca a dicembre ha autorizzato la vendita del chip H200, ma le revisioni di sicurezza statunitensi hanno rallentato il rilascio delle licenze. Kress ha precisato che solo “piccole quantità” sono state approvate e che non è stato ancora generato alcun ricavo dalla Cina, né vi è certezza sulle future importazioni.

In un mercato che chiede conferme continue, Nvidia continua a produrre risultati eccezionali. Ma la vera sfida, per investitori sempre più esigenti, è dimostrare che il boom dell’intelligenza artificiale può sostenersi senza trasformarsi in eccesso.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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