Spread ai minimi e un mercato che continua a sorprendere
Il 2025 si chiude con spread corporate ai livelli più compressi degli ultimi quindici anni, una fotografia che evidenzia la solidità percepita del settore anche nelle fasi più delicate del ciclo. Come osserva Paul Saint-Pasteur, gestore del Team Global Fixed Income di Payden & Rygel, alcune società sono riuscite a collocare debito con spread negativi, un segnale di fiducia che supera perfino quello rivolto ai rispettivi governi.
Questa condizione, per quanto positiva, riduce lo spazio per extra-rendimento rispetto ai titoli di Stato. Nelle fasi di spread così contenuti, il margine di rialzo si assottiglia mentre il rischio di ribasso aumenta qualora il mercato tornasse a prezzare un premio più alto per il credito corporate.
Valutazioni elevate e un equilibrio più delicato tra rischio e rendimento
Il confronto con i titoli governativi torna centrale secondo Saint-Pasteur. Le aziende mostrano fondamentali robusti, utili solidi e tassi di insolvenza attesi su livelli contenuti, condizioni che giustificano spread nella parte bassa del loro intervallo storico. Per i governi la situazione è diversa. Deficit più ampi, debito crescente e necessità di finanziamenti consistenti rendono la componente sovrana più complessa da gestire.
La divergenza tra i due universi nasce anche dall’ampio sostegno pubblico garantito alle imprese nelle fasi di crisi, un elemento che ha contribuito a rafforzare la qualità media degli emittenti corporate. Con politiche fiscali destinate a restare espansive nel breve periodo, il credito societario continua a godere di dinamiche dell’offerta più favorevoli rispetto ai titoli governativi.
Il ruolo del credito nei portafogli e la logica dell’orizzonte lungo
Sebbene gli spread compressi possano ridurre l’appeal tattico, non ne annullano l’utilità nelle strategie con orizzonte più esteso. Come spiega Saint-Pasteur, per chi mantiene le obbligazioni in portafoglio fino alla scadenza, il rendimento complessivo resta positivo grazie allo spread aggiuntivo rispetto ai governativi, anche se più ridotto rispetto al passato.
Il credito corporate offre inoltre un altro vantaggio: una diversificazione più ampia, che contribuisce a rendere i portafogli più resilienti nelle fasi di incertezza macroeconomica. I rendimenti complessivi restano superiori alle medie storiche, un punto che continua ad attirare investitori intenzionati a bloccare livelli interessanti nonostante la compressione degli spread.

di Francesco Sicuro













































