Piani di pace tra spiragli negoziali e tensioni persistenti, mercati guidati dalla geopolitica

Piani di pace tra spiragli negoziali e tensioni persistenti, mercati guidati dalla geopolitica

Il flusso ininterrotto di notizie dal Medio Oriente continua a dettare l’agenda dei mercati, in un contesto caratterizzato da rapide alternanze tra fasi di distensione e momenti di forte incertezza. Le dinamiche geopolitiche hanno avuto un impatto diretto sui prezzi dell’energia e, a cascata, sugli asset rischiosi e sui rendimenti obbligazionari. Gli indici globali hanno registrato performance disomogenee: andamento positivo o invariato in Europa, mentre negli Stati Uniti si è osservata una chiara debolezza, in particolare nel settore tecnologico.

Geopolitica: negoziati fragili e tensioni sul campo

Sul fronte geopolitico, l’attenzione si è concentrata sulla proposta di pace statunitense articolata in quindici punti, che include tra le principali richieste la trasformazione dello Stretto di Hormuz in zona franca, il blocco del programma nucleare iraniano e una significativa limitazione delle capacità missilistiche di Teheran. L’Iran ha respinto la proposta, avanzando a sua volta cinque condizioni per una possibile de-escalation, tra cui garanzie sulla non ripresa delle ostilità, risarcimenti per i danni subiti e il riconoscimento della propria sovranità su Hormuz. Un parziale allentamento delle tensioni si è registrato venerdì, quando Donald Trump ha annunciato un’estensione della finestra negoziale: per dieci giorni, fino al 6 aprile, le forze statunitensi non colpiranno le infrastrutture energetiche iraniane. Durante questo periodo, l’Iran avrebbe consentito il passaggio di alcune navi commerciali nello stretto come segnale distensivo.

Nonostante questi sviluppi, si legge nel report a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, il quadro sul terreno resta critico, con combattimenti diffusi nella regione e la possibilità di un incremento della presenza militare statunitense. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti valutano un coinvolgimento diretto in caso di attacchi alle proprie infrastrutture, pur mantenendo cautela per evitare un’escalation ulteriore.

Macro e inflazione: segnali contrastanti

In un contesto dominato dalla geopolitica, osserva Intermonte, i dati macroeconomici hanno mostrato un miglioramento dei PMI manifatturieri sia nell’Eurozona sia negli Stati Uniti, a fronte di un peggioramento del settore servizi.

Particolarmente rilevante il tema inflazionistico per Intermonte: l’aumento dei prezzi dell’energia si è riflesso sui costi sostenuti dalle imprese, con un parziale trasferimento sui prezzi finali. Negli Stati Uniti si è registrato l’incremento più marcato degli ultimi tre anni.

Nel Regno Unito, l’inflazione core di febbraio ha mostrato un’accelerazione, con prospettive di ulteriore aumento a marzo. Il mercato prezza una probabilità del 70% di un rialzo dei tassi da parte della Bank of England ad aprile.

Mercati finanziari: energia e tassi in rialzo

Sul fronte degli asset, evidenzia Intermonte, si è osservato un significativo rialzo delle materie prime energetiche, con il WTI a 100 dollari al barile e il Brent a 114 dollari.

Contestualmente, i rendimenti obbligazionari hanno continuato a salire: il Treasury decennale ha raggiunto il 4,42%, il Bund ha superato il 3% e il BTP a 10 anni si è attestato intorno al 4,05%.

Le dichiarazioni di Christine Lagarde hanno contribuito a sostenere il movimento secondo Intermonte: la BCE ha ribadito la disponibilità ad agire in modo deciso qualora lo shock energetico si traducesse in un aumento significativo dell’inflazione, sottolineando al contempo come i mercati appaiano eccessivamente ottimisti su un rapido ritorno alla normalità. Anche dalla Federal Reserve emergono segnali di cautela, con alcuni membri che evidenziano rischi crescenti sia per la crescita sia per l’inflazione.

Altri fattori di mercato

Permangono tensioni nel mercato del credito statunitense, precisa Intermonte, dove alcuni operatori di private credit, come Apollo Global Management e Ares Management, hanno introdotto limitazioni ai riscatti dai fondi.

Particolarmente debole il settore tecnologico statunitense, penalizzato da fattori in gran parte slegati al conflitto. La pressione, secondo Intermonte, è riconducibile anche a dinamiche idiosincratiche, tra cui l’introduzione da parte di Google di una nuova tecnologia capace di ridurre significativamente il fabbisogno di memoria per i modelli di intelligenza artificiale, con effetti negativi sui produttori di componenti hardware.

Il dollaro ha recuperato forza, mentre l’oro ha registrato variazioni contenute.

Sul fronte sovrano, osserva Intermonte, Moody’s ha rivisto leggermente al ribasso le stime di crescita per l’Italia e al rialzo quelle sull’inflazione. L’agenzia ha tuttavia confermato il rating con outlook stabile, sostenuto dalla solidità e diversificazione dell’economia, dall’ampia base di investitori domestici a supporto del finanziamento pubblico e da un quadro di politica economica ancorato all’appartenenza all’Unione Europea e all’area euro.

La prossima settimana sarà caratterizzata da una ridotta attività sui mercati, a causa della chiusura per festività di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa. Dal punto di vista macroeconomico, conclude Intermonte, l’attenzione sarà rivolta ai dati sul mercato del lavoro statunitense e alle vendite al dettaglio, indicatori che tuttavia potrebbero avere un impatto limitato, essendo precedenti all’attuale fase di escalation geopolitica.

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