Un contesto di resilienza che mette alla prova le valutazioni
Dall’inizio dell’anno i mercati hanno continuato a salire, dimostrando una capacità di tenuta sorprendente nonostante le tensioni legate alla politica commerciale statunitense. Secondo Raphaël Thuin e Nina Majstorovic di Tikehau Capital, a sostenere questa dinamica sono stati tre fattori chiave. La resilienza del contesto macroeconomico, sia in Europa sia negli Stati Uniti, ha mantenuto solide le prospettive di crescita, con la possibilità di un’accelerazione nel 2026 su entrambe le sponde dell’Atlantico. La normalizzazione delle politiche monetarie, più avanzata in Europa con la BCE giunta al termine del ciclo di tagli, ha ridotto l’incertezza sull’inflazione, mentre negli Stati Uniti la Federal Reserve resta divisa tra il fronte prezzi e quello occupazionale. La crescita degli utili, confermata dai risultati del terzo trimestre, continua a fornire supporto ai mercati, con aziende che, almeno finora, sono riuscite ad assorbire l’impatto dei dazi.
Questo equilibrio, però, appare più fragile. Le valutazioni si sono estese su azioni e credito, lasciando poco margine di errore in un contesto ancora esposto a rischi geopolitici, fiscali e tecnologici. È qui che il 2026 si presenta come un vero bivio ciclico.
Credito, carry ancora interessante ma con maggiore selettività
All’interno delle allocazioni, il credito resta un pilastro essenziale per la capacità di generare rendimento e carry. Nel segmento high yield europeo, Tikehau Capital evidenzia come i fondamentali degli emittenti rimangano solidi, con tassi di default contenuti e margini ancora stabili, nonostante alcune difficoltà settoriali legate ai dazi. A sostenere il quadro contribuiscono anche fattori tecnici favorevoli: flussi in entrata persistenti a fronte di un mercato che si è progressivamente ridotto di dimensioni, con un conseguente calo della volatilità.
In questo contesto, la strategia privilegiata resta quella di portafogli focalizzati su emittenti con indebitamento ragionevole e rendimenti compresi tra il 4% e il 7%, senza la necessità di inseguire strutture eccessivamente complesse. Accanto a questa base, trovano spazio approcci più tattici per sfruttare distorsioni di prezzo.
Rating più bassi e subordinati finanziari, opportunità con cautela
La compressione dei premi nel segmento BB ha ridotto l’attrattiva relativa di questa fascia del mercato. Per questo, secondo Thuin e Majstorovic, guardare a emittenti di qualità con rating inferiori, in particolare CCC, può offrire carry aggiuntivo, a fronte di rendimenti intorno al 15% e tassi di default ancora gestibili. L’approccio resta però estremamente selettivo, privilegiando strutture di capitale che consentano di estrarre rendimento aggiuntivo senza aumentare in modo sproporzionato il rischio.
Nel comparto finanziario, le obbligazioni subordinate AT1 continuano a offrire rendimenti interessanti rispetto al credito corporate, sostenute da fondamentali bancari solidi in Europa. L’attenzione si concentra soprattutto sulle banche dell’Europa meridionale, che hanno rafforzato significativamente i bilanci negli ultimi anni. La compressione degli spread, però, rende il segmento più vulnerabile a eventuali correzioni, motivo per cui l’approccio tattico resta prudente, con una forte selettività sulle nuove emissioni e una preferenza per durate più contenute in un contesto di curve piatte e pressioni sui tassi a lungo termine.
Azioni, dispersione crescente come fonte di opportunità
Sul fronte azionario, le valutazioni elevate, in particolare negli Stati Uniti, impongono cautela, ma la crescente dispersione tra settori e aree geografiche apre spazi di investimento mirati. In Europa, lo sconto storico rispetto ai mercati statunitensi, combinato con politiche fiscali più attive e una leva finanziaria mediamente inferiore, crea un contesto favorevole. Il tema della sovranità europea sta emergendo come driver strutturale, con settori come difesa, tecnologia e industria al centro delle opportunità.
Nel comparto della difesa, in particolare, l’Europa dispone di un ecosistema industriale ampio e competitivo. Gli ordini sono a livelli record e la sfida principale non riguarda le competenze, ma la capacità di aumentare rapidamente la produzione. Nonostante le forti performance già registrate, le valutazioni restano inferiori a quelle delle controparti statunitensi, a fronte di prospettive di crescita sensibilmente più elevate.
Stati Uniti e intelligenza artificiale, megatrend da gestire
Negli Stati Uniti, la tecnologia resta imprescindibile in qualsiasi allocazione azionaria. Negli ultimi dieci anni gli utili del settore sono cresciuti più rapidamente del mercato, trainati da cloud, pubblicità digitale e intelligenza artificiale. I risultati di Nvidia rappresentano, secondo Tikehau Capital, un esempio emblematico della forza di questo ciclo. Permangono però interrogativi sulla sostenibilità della domanda nel medio periodo, sul ritorno degli investimenti e sui vincoli energetici necessari a supportare una diffusione su larga scala.
Nonostante queste incognite, l’IA resta un megatrend strutturale, con segnali concreti di aumento della produttività e hyperscaler dotati di bilanci solidi e flussi di cassa adeguati a finanziare gli investimenti. La strategia suggerita è quindi quella di mantenere l’esposizione nel lungo periodo, adottando un approccio selettivo che privilegi operatori con visibilità sulla domanda, potere di prezzo e capacità di autofinanziamento, monitorando attentamente disciplina finanziaria, accesso all’energia e traiettoria degli investimenti.
Nel complesso, il 2026 si profila come un anno in cui la direzione dei mercati non sarà più uniforme, ma guidata dalla capacità degli investitori di leggere correttamente i nuovi cicli e di posizionarsi nei segmenti dove fondamentali, politiche e valutazioni offrono ancora un equilibrio sostenibile tra rischio e rendimento.

di Francesco Sicuro













































