Dalla lunga sottoperformance al cambio di passo: cosa sta cambiando per le small cap USA
Negli ultimi mesi, le small cap statunitensi hanno messo a segno una ripresa significativa, segnando una netta inversione di tendenza dopo un periodo prolungato di debolezza relativa. Dal 31 dicembre 2022 al 31 ottobre 2025, l’indice S&P SmallCap 600 aveva sottoperformato l’S&P 500 di quasi 30 punti percentuali su base cumulativa. Una divergenza che aveva spinto molti investitori a ridurre l’esposizione verso le società a minore capitalizzazione.
La svolta è arrivata alla fine del 2025. Dalla fine di ottobre al 27 gennaio 2026, le small cap hanno registrato un rendimento dell’8,95%, contro il 2,33% delle large cap. La sottoperformance cumulativa dal 2022 si è così ridotta a circa 25 punti percentuali, attirando nuovamente l’attenzione del mercato.

Secondo Tim Murray, CFA, Capital Markets Strategist della Multi-Asset Division di T. Rowe Price, il punto centrale è capire se si tratti di un semplice rimbalzo tecnico o di un movimento più duraturo. La risposta, nella lettura di T. Rowe Price, non può prescindere dai fondamentali.
Il miglioramento non è stato infatti guidato solo dal sentiment. Dopo quasi tre anni di contrazione, gli utili delle small cap hanno iniziato a recuperare rapidamente. Gli utili trailing 12 mesi dell’indice S&P 600 sono rimbalzati del 27% fino al 27 gennaio 2026, riducendo la distanza dal picco del 2022 al -19%, rispetto al calo del -36% registrato tra fine 2022 e settembre 2025. Si tratta di un’inversione rilevante, considerando che il deterioramento degli utili era stato uno dei principali freni alla performance.
Diversi fattori stanno ora agendo in senso favorevole. In primo luogo, la Fed ha ripreso a tagliare i tassi a settembre, alleviando la pressione su aziende più sensibili al costo del denaro. Le small cap tendono ad avere un indebitamento maggiore, una quota più elevata di debito a breve termine e tassi variabili: per questo beneficiano in modo più marcato dell’allentamento monetario.
In secondo luogo, l’incertezza tariffaria si è attenuata. Con minori timori legati alla politica commerciale, consumatori e imprese hanno mostrato maggiore fiducia nelle decisioni di spesa e investimento. Molte piccole imprese, più esposte ai flussi commerciali, hanno visto i ricavi recuperare. Anche l’indebolimento del dollaro ha fornito un sostegno aggiuntivo alle small cap con ricavi in valuta estera.
Un ulteriore elemento è il miglioramento del contesto bancario regionale. Una curva dei rendimenti più normalizzata, segnali di allentamento normativo, qualità del credito solida e maggiore domanda di prestiti hanno stabilizzato le banche regionali. Questo aspetto è cruciale: le piccole imprese dipendono in misura maggiore dalle banche regionali per il finanziamento rispetto alle grandi multinazionali. Inoltre, le stesse banche regionali rappresentano una quota significativa dell’universo small cap, contribuendo direttamente agli utili dell’indice.
A ciò si aggiunge un elemento nuovo: i benefici dell’intelligenza artificiale stanno iniziando ad ampliarsi. Nelle prime fasi, l’AI ha favorito soprattutto le mega cap tecnologiche, ma ora la domanda si sta diffondendo anche verso società più piccole. Alcune small cap beneficiano direttamente della spesa in infrastrutture legate all’AI; altre registrano guadagni di produttività grazie all’adozione dell’AI nei propri processi operativi.
Infine, anche gli stimoli fiscali stanno iniziando a fornire sostegno. Il recente One Big Beautiful Bill Act ha contribuito a rilanciare l’attività economica tramite maggiore spesa pubblica e incentivi agli investimenti domestici. Sebbene l’impatto immediato appaia contenuto, T. Rowe Price ritiene che gli effetti possano diventare più evidenti nel corso dell’anno, sostenendo ulteriormente gli utili delle small cap.
Asset allocation: sovrappeso confermato sulle small cap USA
Alla luce di questi sviluppi, T. Rowe Price osserva che non solo la performance è migliorata, ma soprattutto la traiettoria degli utili ha preso una direzione più favorevole. Questo elemento, nella visione di Tim Murray, rappresenta la base più solida per valutare la sostenibilità del recupero.
In previsione di questo cambiamento, il comitato di asset allocation della società ha mantenuto una posizione di sovrappeso sulle small cap USA rispetto alle large cap, aumentando gradualmente tale sovrappeso negli ultimi mesi. L’idea è che il miglioramento dei fondamentali, combinato con un contesto macro più favorevole e con valutazioni relative ancora interessanti rispetto alle large cap, possa offrire spazio a una prosecuzione della fase positiva.
Dopo quasi tre anni di difficoltà relative, le small cap statunitensi mostrano dunque segnali concreti di ripresa. La vera discriminante, secondo T. Rowe Price, non è tanto la velocità del rimbalzo quanto la qualità della sua base: e oggi quella base appare più solida di quanto non fosse negli ultimi anni.

di Francesco Sicuro













































