Il nodo fiscale
Il Regno Unito si trova davanti a un esercizio di bilancio particolarmente delicato, mentre i mercati attendono le cifre della manovra fissata per oggi. Come evidenziato nell’analisi a cura di Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, il governo deve colmare un disavanzo stimato tra 25 e 30 miliardi di sterline senza ricorrere né a tagli drastici della spesa né a interventi fiscali che contraddicano apertamente le promesse elettorali.
La questione centrale riguarda l’equilibrio tra credibilità politica ed esigenze finanziarie. L’esecutivo valuta aumenti mirati di imposta sul reddito, IVA e contributi previdenziali, ma ogni passo comporta un costo reputazionale in un momento in cui la fiducia dell’elettorato è già fragile. In parallelo, la scarsità di margini per ridurre la spesa pubblica rende l’intero impianto più rigido, costringendo Downing Street a operare in un perimetro estremamente ristretto.
Debito e costi di finanziamento
Il principale freno alla capacità di intervento resta l’elevato costo del debito pubblico per Willis. Oltre il 7% del bilancio statale è destinato al pagamento degli interessi, una cifra superiore ai 100 miliardi di sterline annui che limita in modo evidente la possibilità di adottare politiche espansive. Gran parte del debito è indicizzata all’inflazione o ha scadenze ravvicinate, rendendo il profilo di rifinanziamento particolarmente esposto ai movimenti dei tassi.
L’economia britannica esce inoltre da quindici anni segnati da shock successivi, dalla crisi finanziaria alla Brexit, dalla pandemia alla crisi energetica. Produttività debole, investimenti insufficienti e fiducia sotto tono costituiscono una combinazione che lascia pochi margini alla crescita e complica ulteriormente la gestione delle finanze pubbliche.
Il ruolo dei mercati
Finora la reazione dei mercati, e in particolare dei gilt, è stata tutto sommato ordinata, pur con qualche episodio di tensione. La retromarcia sull’aumento dell’imposta sul reddito ha mostrato quanto rapidamente la fiducia degli investitori possa incrinarsi, soprattutto in un Paese che ricorda ancora bene gli effetti del mini Budget del 2022.
Il governo si muove quindi con estrema cautela: come spiega Willis, da una parte deve rassicurare gli investitori sulla sostenibilità del debito, dall’altra deve evitare interventi che scarichino ulteriori pressioni sulle famiglie e sulle imprese in un contesto già difficile. L’obiettivo reale sembra essere quello di guadagnare tempo, mantenendo un fragile equilibrio tra esigenze politiche e vincoli finanziari.
Le prospettive
Alla domanda se questo Budget sarà sufficiente a riportare il Regno Unito su un percorso stabile, la risposta è nella prudenza degli analisti. La manovra permetterà probabilmente di superare la scadenza di breve periodo, ma raramente un intervento così limitato è in grado di modificare la traiettoria di un Paese che deve affrontare problemi strutturali molto profondi.
Esiste, conclude Willis, un elemento positivo: il pacchetto non dovrebbe risultare inflazionistico, un fattore che offre alla Bank of England lo spazio necessario per procedere a un taglio dei tassi già nella riunione di dicembre. Resta però da capire se la politica monetaria, da sola, potrà compensare i limiti di un’economia che da anni fatica a ritrovare slancio.

di Francesco Sicuro













































