Rivalità Usa-Cina e sovranità europea, i nuovi trend di mercato

Rivalità Usa-Cina e sovranità europea, i nuovi trend di mercato

Il 2026 si apre con una mappa degli investimenti sempre più guidata dalla geopolitica e dalla ricerca di resilienza. Da un lato la rivalità tra Stati Uniti e Cina, capace di rimodellare le dinamiche economiche globali; dall’altro un’Europa che accelera sulla sovranità, trasformando difesa, cybersecurity e decarbonizzazione in temi di allocazione strutturale. In questo contesto, le opportunità non mancano ma richiedono disciplina.

Rivalità Usa-Cina e sovranità europea, i due assi del 2026

Il 2026 sarà probabilmente dominato da due temi principali. Il primo è la rivalità tra Stati Uniti e Cina, il cui sviluppo potrebbe rimodellare in modo profondo le dinamiche economiche globali. Il secondo è rappresentato dagli sforzi dell’Europa per avanzare ulteriormente nel percorso verso l’indipendenza. Nel report di Thomas Friedberger, Group Deputy CEO e Co-Chief Investment Officer di Tikehau Capital, il quadro statunitense include anche due variabili che continuano a pesare sul pricing degli asset: l’aumento del debito pubblico e il dibattito sul ruolo del dollaro come valuta di riferimento globale.

Dentro questa cornice, Friedberger sostiene che nei prossimi anni l’Europa offrirà opportunità di investimento uniche in quasi tutte le asset class, dal private debt al private equity, dalle azioni alle obbligazioni, fino ai real assets. Gli sforzi europei verso l’indipendenza, nella lettura di Friedberger, dovrebbero avvantaggiare in particolare difesa, cybersecurity e decarbonizzazione. In parallelo viene indicato un potenziale elevato in segmenti specifici dei mercati privati: Private Debt Secondaries, real estate value-add e debito immobiliare.

Il rischio chiave: compiacenza e dispersione tra investitori

Il rischio principale è la compiacenza negli investimenti. Friedberger descrive un contesto in cui condizioni di finanziamento meno stringenti, valutazioni elevate sull’azionario con spazio limitato per l’espansione dei multipli, spread creditizi compressi e pressioni sui tassi a lungo termine possono creare una forte dispersione tra investitori disciplinati e gli altri. In questo scenario, la selezione diventa determinante: non basta essere esposti al rischio, conta come e dove si prende rischio.

Un ulteriore rischio per il 2026 è l’inflazione. Friedberger osserva che le pressioni inflazionistiche legate a deglobalizzazione ed espansione fiscale sono state mitigate da due fattori: prezzi dell’energia bassi e una valuta cinese debole che esporta deflazione. La traiettoria potrebbe cambiare se si verificassero due movimenti: un’impennata dei prezzi dell’energia e una rivalutazione delle valute asiatiche sottovalutate, in particolare RMB e JPY. In quella combinazione, le forze deflazionistiche si ridurrebbero, i tassi a lungo termine in Occidente finirebbero sotto pressione e potrebbe persino deragliare il boom degli investimenti in conto capitale legati all’IA.

Crescita trainata dal CAPEX e valore che si sposta verso resilienza

Nel 2026, secondo Friedberger, la crescita sarà trainata più dagli investimenti (CAPEX) che dai consumi. Il punto di partenza è una spinta macro ampia: tutte le principali economie sono impegnate in una forte espansione fiscale e in politiche monetarie più accomodanti. Gli Stati Uniti aggiungono a questo quadro anche tagli fiscali e deregulation bancaria.

La conseguenza è una nuova fase di investimenti massicci: difesa, deglobalizzazione, decarbonizzazione e digitalizzazione, con l’obiettivo di rafforzare resilienza e sovranità. Friedberger sottolinea che queste spese saranno finanziate tramite deficit di bilancio e investimenti privati e avranno due effetti principali: pressione sui tassi di interesse a lungo termine e crescita concentrata nei settori che beneficiano direttamente di questa spesa.

Friedberger descrive anche un cambiamento più profondo: la creazione di valore economico si sposta dalla generazione di efficienza alla creazione di resilienza e sovranità. In Europa, questo trend viene rafforzato da un mix che Tikehau giudica favorevole: espansione fiscale, politica monetaria, valutazioni ragionevoli, bassi livelli di leva nel settore privato e fine del deleveraging del sistema bancario, elementi che, nel loro insieme, creano opportunità di investimento significative.

Portafogli: meno duration, più credito e selettività sull’Europa

A livello di costruzione del portafoglio, Friedberger indica una direzione chiara: evitare la duration e privilegiare il rischio di credito, con focus su private credit, high yield e CLO, mantenendo un approccio selettivo su condizioni, settori e aree geografiche. In questa lettura, l’Europa offre il miglior profilo rischio-rendimento, anche perché il tema della sovranità può diventare una fonte di creazione di valore più stabile e prevedibile.

Friedberger segnala inoltre un’opportunità specifica: il finanziamento di acquisizioni che consente la creazione di campioni europei tramite private credit. È un segmento che, nella logica di Tikehau, unisce il tema della sovranità industriale a una struttura di rendimento legata al credito, in un contesto in cui la disciplina sulle valutazioni diventa un vincolo per l’azionario.

Situazioni speciali, azionario “resilienza” e real estate value-add

Emergono opportunità anche nelle situazioni speciali, finanziando in modo selettivo aziende in salute ma con strutture di capitale deboli, infrastrutture strategiche e asset che necessitano di riposizionamento in location di qualità. È un approccio, spiegea Friedberger, che mira a catturare valore dove l’asimmetria tra fondamentali e struttura finanziaria crea spazio per interventi mirati.

Sull’azionario, quotato e privato, Friedberger insiste su due pilastri: disciplina sulle valutazioni e focus su elevati potenziali di crescita legati ai fattori abilitanti della resilienza. Friedberger richiama in particolare società attive in aerospace e defence, sovranità industriale, transizione energetica, infrastrutture strategiche e cybersecurity. La sovranità europea, nella sua lettura, è un tema destinato a generare valore significativo.

Nel real estate, infine, la preferenza di Friedberger va a strategie value-add e al finanziamento degli asset, coerentemente con un contesto in cui la selezione e la capacità di riposizionamento diventano decisive per creare rendimento senza affidarsi all’espansione dei multipli.

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