Rivoluzione silenziosa
Dall’assemblaggio delle automobili alla loro guida autonoma, fino alla gestione dei data center e all’esecuzione di procedure mediche con supervisione umana, i robot stanno passando dalla fantascienza alla realtà operativa. Come si legge nell’analisi di Anjali Bastianpillai, Senior Product Specialist di Pictet Asset Management, questa trasformazione sta accelerando per due ragioni profonde.
La prima è di natura demografica. L’invecchiamento della popolazione globale riduce progressivamente la disponibilità di forza lavoro. La quota di individui con più di 60 anni è destinata a raddoppiare, passando dall’11% del 2010 al 22% entro il 2050. Questo implica un aumento del rapporto di dipendenza, con più pensionati rispetto ai lavoratori attivi. In assenza di compensazioni, produttività e crescita economica rischiano di rallentare in modo significativo, come sottolinea Bastianpillai.
La seconda forza è tecnologica. I progressi nell’apprendimento automatico e nell’intelligenza artificiale generativa stanno cambiando radicalmente il modo in cui le macchine interagiscono con l’ambiente. I robot possono oggi svolgere compiti più complessi e operare in contesti sempre più diversificati, dalla fabbrica ai servizi. Secondo l’analisi del Pictet Research Institute, l’interazione tra demografia e innovazione sta inaugurando una nuova era economica basata su automazione, IA e produttività.
Aumentare la produttività

Fonte: Pictet Research Institute. Basato su sintesi empirica da Acemoglu (2025), Acemoglu & Restrepo (2020), Atkeson & Kehoe (2007), Autor (2024), Brynjolfsson et al. (2021), Brynjolfsson & Hitt (2003), Devine (1983), IFR (2024b), Jorgenson & Stiroh (2000), McKinsey (2023).
Produttività in crescita
L’impatto della robotica sulla crescita è già misurabile. I dati internazionali del settore manifatturiero indicano che l’aumento della densità di robot contribuisce per circa lo 0,4% alla crescita annua del PIL. Ma il punto più rilevante, secondo Bastianpillai, riguarda la natura stessa dell’intelligenza artificiale rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche.
A differenza di innovazioni come elettricità o Internet, l’IA sembra destinata a evitare una lunga fase di “J-curve”, ovvero quel periodo in cui gli investimenti crescono senza generare ritorni immediati. Come osserva Bastianpillai, il passaggio più rapido alla redditività è reso possibile dall’esperienza accumulata nelle precedenti ondate di innovazione. Questo elemento accelera la trasformazione economica e rende più immediato l’impatto sulla produttività.
La combinazione tra domanda strutturale e maturità tecnologica crea quindi le condizioni per una crescita più sostenuta, in cui la robotica non è più un fattore marginale ma un motore diretto di espansione economica.
Domanda in espansione
L’adozione della robotica segue un percorso evolutivo chiaro. In una prima fase, spiega Bastianpillai, i robot sono stati sviluppati per sostituire la manodopera in contesti di scarsità. In una seconda fase, oggi dominante, diventano strumenti per aumentare produttività ed efficienza.
Negli ultimi anni, come evidenzia Bastianpillai, il settore tecnologico ha introdotto una nuova generazione di soluzioni, dai robotaxi ai veicoli autonomi, fino ai robot umanoidi e ai bracci robotici avanzati. Il 2026 segna un punto di accelerazione, con il lancio di nuovi modelli di guida autonoma e l’ingresso dei robotaxi nelle strade di Londra.
Le prospettive di mercato riflettono questa espansione. Il segmento dei veicoli autonomi è atteso raddoppiare fino a 400 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, per poi continuare a crescere rapidamente. Allo stesso tempo, la domanda di robot collaborativi aumenta soprattutto negli ambienti chiusi come fabbriche e data center, dove condizioni operative e continuità produttiva favoriscono l’automazione.
Secondo Bastianpillai, entro il 2050 potrebbero essere operativi oltre 5 miliardi di robot umanoidi, dando vita a un mercato globale da circa 5.000 miliardi di dollari. Una scala che evidenzia come la robotica sia destinata a diventare un’infrastruttura economica diffusa.
Filiera degli investimenti
Nonostante la crescita del settore, precisa Bastianpillai, il numero di aziende direttamente impegnate nella produzione di robot resta limitato, e molte non sono quotate. Le opportunità più interessanti si trovano lungo la filiera tecnologica che rende possibile lo sviluppo della robotica.
Come sottolinea Bastianpillai, il valore si concentra nelle aziende che forniscono componenti e soluzioni chiave: semiconduttori, visione artificiale, sensori, software e sistemi di controllo. Il contenuto tecnologico è particolarmente rilevante: il valore dei semiconduttori in un robot umanoide è quasi tre volte superiore a quello di un’auto tradizionale. Secondo Morgan Stanley, il mercato potenziale dei chip per umanoidi potrebbe superare i 300 miliardi di dollari entro vent’anni.
Nella strategia Pictet-Robotics, come evidenzia Bastianpillai, l’esposizione si concentra su questi abilitatori tecnologici. Aziende come Keyence e Cognex sviluppano sistemi di percezione e interpretazione dell’ambiente, mentre player come Nvidia, AMD e Marvell progettano i chip che costituiscono il “cervello” dei robot. Altri operatori, come Infineon e NXP, forniscono semiconduttori analogici per la gestione dell’energia e il controllo dei motori.
A monte, i produttori di apparecchiature per semiconduttori completano la catena, offrendo gli strumenti necessari per la fabbricazione dei dispositivi. L’intero ecosistema, conclude Bastianpillai, crea condizioni favorevoli a una crescita economica più robusta e a un aumento strutturale della produttività, aprendo opportunità lungo tutta la filiera della robotica.

di Francesco Sicuro













































