Nuovo scenario politico-economico e impatto sulla crescita
Gli ultimi mesi hanno portato maggiore chiarezza sulle politiche commerciali e fiscali perseguite dal presidente Donald Trump. Gli accordi con i principali partner indicano che l’aliquota tariffaria effettiva dovrebbe stabilizzarsi tra il 10% e il 20%, a fronte del 2,5% registrato a inizio 2025, una variazione che ridefinisce le dinamiche dei flussi commerciali.
Nonostante l’inasprimento delle barriere, secondo Tim Murray, Capital Markets Strategist della Multi-Asset Division di T. Rowe Price, l’attività economica statunitense ha mostrato una tenuta sorprendente, con un indebolimento solo modesto degli indicatori di crescita in tempo reale. In questo quadro, la spesa per l’intelligenza artificiale è divenuta un sostegno essenziale, capace di compensare la stagnazione prolungata del comparto manifatturiero e delle costruzioni.
Sul fronte fiscale, la legislazione approvata dal Congresso a luglio introduce misure moderatamente espansive, con un trattamento più favorevole per gli investimenti in conto capitale e per i progetti di ricerca e sviluppo. Queste politiche alimentano aspettative di crescita, ma anche timori inflazionistici: dazi più elevati, tassazione più bassa per le imprese e norme restrittive sull’immigrazione hanno contribuito a mantenere alta la percezione di pressioni sui prezzi, con possibili effetti su margini aziendali e consumi.
In questo contesto, il mercato del lavoro emerge come elemento cruciale. Le piccole imprese, responsabili di oltre il 70% dell’occupazione, mostrano una vulnerabilità accentuata a un eventuale rallentamento, mentre la Federal Reserve si muove in equilibrio tra l’esigenza di contenere l’inflazione e la necessità di sostenere la crescita, con pressioni politiche sempre più forti per un taglio dei tassi. Per Murray, una comprensione top-down delle dinamiche che interconnettono politica governativa, economia e asset allocation diventa indispensabile per una lettura efficace dell’evoluzione dei mercati.
Dazi, tagli fiscali e rischi geopolitici
L’analisi di T. Rowe Price mette in rilievo come, fino ad ora, l’aumento dei dazi non abbia prodotto un impatto decisivo sull’economia, anche se un aggravio delle tariffe potrebbe incidere su consumi, crescita e redditività aziendale. Le pressioni sui prezzi dovrebbero però attenuarsi nel corso del prossimo anno, rendendo più gestibile la dinamica inflazionistica.
La sostenibilità del debito pubblico statunitense, trainato dal deficit e da tassi di interesse più elevati, rappresenta un altro fronte di attenzione. Resta da verificare in quale misura i benefici fiscali introdotti possano stimolare investimenti in impianti, macchinari e ricerca, con un potenziale effetto volano proprio sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale. L’estensione dei tagli fiscali della prima amministrazione Trump, approvata a luglio, rafforza questa direzione, pur mantenendo un carattere di stimolo solo moderato.
Sul piano macro-finanziario, Murray segnala che tensioni geopolitiche crescenti potrebbero rappresentare un ulteriore elemento di rischio, influenzando sia la fiducia delle imprese sia il comportamento degli investitori.
Immigrazione, deregolamentazione, energia e sanità
Le politiche migratorie più restrittive, osserva Murray, rischiano di comprimere ulteriormente il mercato del lavoro, esercitando pressioni su salari e prezzi. Parallelamente, la spinta alla deregulation avviata durante il primo mandato presidenziale prosegue con l’obiettivo di ridurre i costi per le imprese e sostenere la competitività.
Sul fronte energetico, l’amministrazione punta a ridurre gli oneri normativi sui combustibili fossili, mentre la riforma delle autorizzazioni e il sostegno all’espansione nucleare potrebbero accelerare per rispondere alla crescente domanda energetica generata dall’IA. La recente abrogazione dei crediti d’imposta per i veicoli elettrici previsti dall’Inflation Reduction Act introduce un nuovo elemento di discontinuità per l’industria auto elettrica.
Nel settore sanitario, le incertezze politiche continuano a pesare sul sentiment. Eventuali tagli al Medicaid potrebbero penalizzare le società più esposte ai programmi pubblici, mentre le azioni legate all’health care potrebbero soffrire per il timore di interventi regolatori più aggressivi.
Implicazioni per mercati, asset allocation e opportunità globali
La visione di T. Rowe Price colloca i titoli growth statunitensi tra i potenziali beneficiari del boom dell’intelligenza artificiale, grazie a fondamentali capaci di offrire protezione in caso di rallentamento dell’economia. I titoli value USA, invece, potrebbero trarre vantaggio dalle politiche fiscali espansive pur mostrando un’esposizione più contenuta al paradigma dell’IA.
Un clima normativo più favorevole potrebbe sostenere società più piccole e comparti value, anche se la loro sensibilità alla fase ciclica resta elevata. Murray evidenzia come si aprano opportunità nei titoli value e nelle small cap internazionali, specialmente nelle aree dove la spesa pubblica cresce e la politica monetaria mantiene un’impostazione accomodante. In questa prospettiva, i mercati europei e britannici presentano elementi di interesse.
I possibili cambiamenti ai vertici delle agenzie federali potrebbero agevolare il settore finanziario attraverso una regolamentazione più leggera, mentre l’industria farmaceutica potrebbe affrontare ostacoli in caso di approcci più duri nella definizione dei prezzi dei farmaci previsti dalle normative dell’Inflation Reduction Act. Anche i dazi continuano a rappresentare una fonte di incertezza, soprattutto per le aziende specializzate in strumenti per le scienze della vita, già sensibili a eventuali tagli ai fondi per la ricerca.
Nel reddito fisso, T. Rowe Price esprime una preferenza per asset a duration breve e per i TIPS a breve scadenza, in un contesto di maggiori emissioni di titoli del Tesoro e di pressioni sui rendimenti. Il dubbio sulla capacità dei Treasury a lunga scadenza di offrire una copertura efficace contro scenari di debolezza economica alimenta un orientamento prudente verso la parte lunga della curva.
Gli asset reali emergono come strumenti di copertura contro l’inflazione: comparti come energia, metalli industriali, oro e utilità legate all’espansione della rete potrebbero beneficiare del nuovo quadro politico ed economico. Una menzione particolare va alle società minerarie di uranio, che potrebbero trarre vantaggio dalla crescita della domanda energetica collegata al boom dell’intelligenza artificiale, mentre le aziende della filiera dei veicoli elettrici appaiono più esposte a rischi regolatori e commerciali.

di Francesco Sicuro













































