Wall Street vede un altro anno di rialzi: le banche puntano a ritorni a doppia cifra per il 2026

Wall Street vede un altro anno di rialzi: le banche puntano a ritorni a doppia cifra per il 2026

Nonostante i recenti timori su una possibile bolla nell’intelligenza artificiale e l’aumento degli investimenti dei colossi tecnologici, le grandi banche d’affari continuano a prevedere un 2026 in forte crescita per l’azionario USA. Le stime raccolte dal Financial Times delineano un consenso sorprendentemente rialzista, alimentato da politica fiscale espansiva, attese di tagli dei tassi e dalla resilienza dei titoli tech dopo una primavera estremamente volatile.

Previsioni in rialzo nonostante volatilità e timori tech

Secondo la media di nove grandi banche d’investimento, l’indice S&P 500 dovrebbe superare quota 7.500 entro fine 2026, segnando un progresso di circa il 10% dai livelli attuali.

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Non sarebbe una performance record — inferiore al +16,6% messo a segno fino ad ora nel 2025 — ma rappresenterebbe comunque il settimo anno di aumenti a doppia cifra negli ultimi otto, un ritmo impressionante nel contesto di un mercato in cui l’AI ha alimentato tanto entusiasmo quanto nervosismo.

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La fase di avversione al rischio vissuta dopo la correzione di ottobre — innescata dal timore di valutazioni eccessive sui titoli legati all’intelligenza artificiale — sembra già archiviata per molti strategist, sostenuti dal mix di tagli fiscali, probabili riduzioni dei tassi della Federal Reserve e da un quadro regolatorio complessivamente più leggero.

Il ruolo di Big Tech e della politica economica nel nuovo ciclo

Il rimbalzo dei listini dopo il crollo legato al “Liberation Day” tariffario di aprile — quando lo S&P 500 perse fino al 15% in poche sedute — è stato guidato dagli stessi titoli che da anni trainano il mercato: i colossi tecnologici. Nvidia, in particolare, ha più che raddoppiato il proprio valore dai minimi primaverili, diventando a ottobre la prima società al mondo da 5.000 miliardi di dollari.

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Parallelamente, la prospettiva di tre o quattro tagli dei tassi entro il prossimo anno — secondo i prezzi impliciti nei futures — ha contribuito a rafforzare l’orientamento positivo degli investitori. Ad oggi le previsioni vedono tagli complessivi nel 2026 per 75 punti base, con una probabilità del 29,4%.

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Morgan Stanley ritiene che “il bull market sia ancora intatto”, grazie alla combinazione di politiche fiscali, monetarie e regolamentari favorevoli, oltre al contributo dei megatrend legati all’AI. L’amministrazione Trump ha già alimentato il sentiment con un maxi-pacchetto di 129 miliardi di dollari di tagli fiscali a favore delle imprese, destinato secondo alcuni analisti a sostenere margini e buyback.

Strategie divergenti tra le banche: dall’ottimismo estremo alla prudenza

Tra gli istituti più ottimisti spicca Deutsche Bank, che vede il principale indice USA arrivare a 8.000 punti entro fine 2026, sostenuto da un ampliamento dei driver di crescita degli utili e da un mercato meno concentrato sugli stessi pochi titoli. Il capo strategist Binky Chadha avverte che il suo scenario è considerato “aggressivo”, ma teme che possa addirittura non essere abbastanza rialzista. Sul fronte opposto, Bank of America mantiene la previsione più cauta — 7.100 punti — segnalando che l’enorme spesa per data center e infrastrutture AI non si è ancora tradotta in un miglioramento diffuso degli utili aziendali. “Gli investitori stanno ancora comprando un sogno”, afferma Savita Subramanian, responsabile dell’equity strategy USA.

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Anche al di fuori degli Stati Uniti il 2026 dovrebbe essere positivo, ma con intensità minore: secondo le stime raccolte dal FT, lo Stoxx Europe 600 dovrebbe guadagnare circa il 6,4%, mentre il giapponese Topix è atteso in rialzo del 5,6%. Un quadro complessivamente favorevole, ma nel quale gli USA restano — almeno per il momento — la locomotiva indiscussa.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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