Operazione da 18 miliardi con richieste oltre tredici volte superiori all’offerta
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato i dettagli dell’operazione sindacata che ha riguardato la riapertura di due benchmark strategici della curva italiana: il BTP 3,30% con scadenza 15 giugno 2033 e il BTP 4,65% con scadenza 1° ottobre 2055.
L’importo complessivamente collocato è stato pari a 18 miliardi di euro, suddivisi tra 13 miliardi sul titolo settennale e 5 miliardi sul trentennale.
La domanda complessiva ha raggiunto quota 238 miliardi di euro, uno dei livelli più elevati registrati negli ultimi anni per un’operazione sindacata del Tesoro italiano. Nel dettaglio, il BTP a 7 anni ha raccolto richieste per circa 126 miliardi, mentre il BTP a 30 anni ha attirato ordini per circa 112 miliardi.
L’operazione ha coinvolto circa 300 investitori sul titolo a 7 anni e oltre 330 investitori sul trentennale, confermando una partecipazione estremamente ampia e diversificata.
I dettagli del BTP a 7 anni
La riapertura ha riguardato il BTP 3,30% con scadenza 15 giugno 2033, titolo che rappresenta uno dei principali benchmark sul tratto intermedio della curva dei rendimenti italiana.
Il titolo era stato collocato nei giorni precedenti al prezzo di 98,597, corrispondente a un rendimento lordo all’emissione del 3,559%.
L’elevata domanda registrata evidenzia il forte interesse degli investitori per le scadenze intermedie, considerate particolarmente interessanti nell’attuale fase di mercato grazie al buon equilibrio tra rendimento e rischio di durata.
Il successo del BTP a 30 anni
Ottima anche la risposta del mercato alla riapertura del BTP 4,65% con scadenza 1° ottobre 2055, uno dei titoli più lunghi oggi presenti nel programma di finanziamento del Tesoro.
La tranche da 5 miliardi di euro è stata accompagnata da richieste per circa 112 miliardi, oltre venti volte superiori all’offerta.
Il titolo è stato collocato a 100,631, con un rendimento lordo del 4,663%.
La forte domanda sul tratto ultra-long della curva viene generalmente interpretata come un segnale di fiducia da parte degli investitori istituzionali di lungo periodo, come fondi pensione e compagnie assicurative.
Fund manager protagonisti dell’operazione
Analizzando la composizione della domanda emerge il ruolo centrale dei fund manager, che hanno rappresentato la principale categoria di investitori su entrambe le emissioni.
Per il BTP a 7 anni i gestori hanno sottoscritto il 42,8% dell’emissione, mentre sul trentennale la quota è stata pari al 42,5%.
Molto rilevante anche il contributo delle banche, che hanno assorbito il 26,9% del settennale e il 21% del trentennale.
Importante la presenza degli investitori istituzionali di lungo periodo. Fondi pensione e compagnie assicurative hanno acquistato il 7,5% del BTP a 7 anni e l’11,8% del titolo a 30 anni, mentre banche centrali e istituzioni governative hanno sottoscritto rispettivamente il 19,2% e il 20,5% delle due emissioni.
Più contenuta la quota destinata agli hedge fund, pari al 3,6% sul settennale e al 4,2% sul trentennale.
Investitori esteri oltre l’80% del collocamento
Uno degli aspetti più significativi dell’operazione riguarda la forte partecipazione internazionale.
Gli investitori esteri hanno infatti acquistato l’83,7% del BTP a 7 anni e addirittura l’89% del BTP a 30 anni, mentre la quota domestica si è fermata rispettivamente al 16,3% e all’11%.
Il dato conferma la capacità del debito pubblico italiano di attrarre capitali internazionali anche in una fase caratterizzata da incertezza sui tassi e sulle prospettive economiche globali.
Regno Unito primo mercato per entrambe le emissioni
Dal punto di vista geografico, il Regno Unito si conferma il principale centro finanziario coinvolto nell’operazione.
Gli investitori britannici hanno sottoscritto il 35,5% del BTP a 7 anni e il 40,9% del BTP a 30 anni, risultando la componente più rilevante della domanda internazionale.
Molto significativa anche la partecipazione della Penisola Iberica, con quote pari al 9,5% sul settennale e al 10% sul trentennale, e dei Paesi Scandinavi, che hanno assorbito il 6,7% e il 9,9% delle rispettive emissioni.
Interessante inoltre il contributo degli investitori del Medio Oriente, che hanno acquistato il 7,8% del titolo a 7 anni e l’8,1% del trentennale.
Sul BTP a 7 anni si segnala anche una forte presenza di investitori asiatici, pari al 7,9%, mentre sul titolo a 30 anni la quota asiatica è stata molto più contenuta, allo 0,4%.
Un segnale positivo per il debito italiano
L’esito dell’operazione rappresenta un ulteriore segnale della solidità della domanda internazionale per i titoli di Stato italiani.
La capacità di raccogliere 238 miliardi di euro di richieste a fronte di 18 miliardi collocati conferma l’elevata liquidità del mercato dei BTP e la fiducia degli investitori nella capacità dell’Italia di continuare a finanziare il proprio debito a condizioni favorevoli.
Il collocamento è stato gestito da un sindacato composto da Banco Santander, BNP Paribas, BofA Securities Europe, Goldman Sachs Bank Europe, J.P. Morgan e Morgan Stanley Europe, affiancati dagli altri Specialisti in titoli di Stato italiani in qualità di co-lead manager.
Per il Tesoro si tratta di una delle operazioni più riuscite del 2026, capace di rafforzare ulteriormente la presenza dei benchmark italiani sui mercati internazionali e di consolidare il profilo del debito pubblico lungo l’intera curva delle scadenze.

di Francesco Sicuro















































