STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,6%. Positivi, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,5%).
I mercati si avviano verso l’ultima seduta della settimana in un clima di cautela, con le tensioni tra Stati Uniti e Iran che non mostrano segnali di allentamento e lo Stretto di Hormuz che resta sostanzialmente chiuso. In vista del fine settimana non emergono sviluppi sul fronte diplomatico, con Donald Trump che ha dichiarato di non voler accelerare un accordo affermando che “non voglio affrettarmi” e che “quello che sto facendo sembra funzionare molto bene”. Sul versante iraniano, il presidente, il ministro degli Esteri e il presidente del Parlamento hanno diffuso messaggi coordinati di “unità del regime”, rispondendo alle dichiarazioni di Trump su presunti contrasti interni tra “falchi” e “moderati”. I toni restano elevati dopo che il presidente americano ha ordinato alla marina di colpire le imbarcazioni impegnate nella posa di mine nello stretto. Il quadro resta incerto, nonostante l’estensione di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano annunciata dalla Casa Bianca.
Dal punto di vista dei mercati, il petrolio che continua a salire ha pesato sull’azionario statunitense, con l’S&P 500 in calo del -0,4% dopo un’improvvisa discesa legata a notizie sull’attivazione delle difese aeree a Teheran, poi ridimensionate a episodi legati a droni di piccole dimensioni.
In controtendenza si muove il comparto dei semiconduttori, con l’indice di Philadelphia in rialzo del +1,7%, segnando la diciassettesima seduta consecutiva di crescita e un progresso complessivo del +41,1% nel periodo. Il sentiment positivo prosegue anche nelle contrattazioni after-hours grazie a Intel, che ha fornito una guidance sui ricavi del secondo trimestre tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari, superiore alle attese di 13 miliardi, spingendo il titolo a un balzo del +20%.
Il comparto tecnologico nel suo complesso ha mostrato segnali di debolezza nella seduta precedente, con il Nasdaq in calo del -0,9% e i titoli delle cosiddette Magnificent 7 in flessione del -1,6%, la peggiore performance in quattro settimane. Meta ha perso il -2,3% dopo l’annuncio di un piano di riduzione del personale del 10%, mentre Microsoft -4% ha comunicato programmi di uscite volontarie fino al 7% della forza lavoro. Tesla ha ceduto il -3,6% dopo la pubblicazione dei risultati.
Gli asset europei faticano a trovare direzione, con lo Stoxx 600 a +0,1%, dopo tre sedute negative consecutive. I mercati prezzano un aumento delle probabilità di rialzi dei tassi da parte della Bce, con circa 59 punti base attesi entro dicembre, in aumento di +10,5 punti base nella giornata.
Sul fronte macro emerge una divergenza tra Stati Uniti ed Europa nei dati Pmi preliminari di aprile. Negli Stati Uniti, il Pmi composito sale a 52,0, sopra le attese di 50,6, con il manifatturiero a 54,0 e i servizi a 51,3, entrambi superiori alle previsioni e accompagnati da pressioni sui prezzi in aumento. Questo scenario ha portato a una revisione delle aspettative sui tassi, con la probabilità di un taglio della Fed entro fine anno ridotta al 20%, rispetto al 30% del giorno precedente.
In Europa, i dati mostrano un indebolimento diffuso, con il Pmi composito dell’area euro in calo a 48,6, sotto le attese di 50,1 e al minimo da 17 mesi, scendendo sotto la soglia di espansione. L’aumento dei prezzi energetici si riflette nelle componenti dei prezzi, con i costi di input ai massimi da dicembre 2022 e i prezzi di vendita ai livelli più elevati da marzo 2023. Il quadro alimenta timori di una fase di stagflazione.
ASIA
In Asia prevalgono i ribassi, con Hang Seng -0,2%, CSI -0,9%, Shanghai Composite -0,6%, S&P/ASX 200 -0,3% e KOSPI -0,4%, mentre il Nikkei +0,6% beneficia del comparto tecnologico nonostante dati sull’inflazione leggermente più elevati.
In Giappone l’inflazione di fondo resta al di sotto dell’obiettivo del 2% della Bank of Japan per il secondo mese consecutivo a marzo, secondo i dati diffusi nella notte, con i sussidi governativi sui carburanti e il rallentamento dei prezzi alimentari che compensano le pressioni provenienti dal comparto energetico. L’indice dei prezzi al consumo core registra un incremento del +1,8% su base annua, in linea con le attese di mercato, dopo il +1,6% di febbraio.
Questi elementi rappresentano uno dei fattori chiave che l’istituto centrale valuterà nella riunione di politica monetaria prevista per la prossima settimana, nella quale il board dovrebbe mantenere i tassi invariati, pur lasciando intendere una possibile apertura a futuri rialzi nel caso in cui le pressioni sui prezzi dovessero rafforzarsi.
Il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha rinnovato stanotte gli avvertimenti su un possibile intervento sul mercato valutario, sottolineando la necessità di “un’azione decisa” in stretto coordinamento con gli Stati Uniti, mentre lo yen si mantiene nei pressi della soglia psicologica di 160 per dollaro.
SPREAD E NUOVE EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,79%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 76 punti base, in un contesto in cui gli investitori mantengono un atteggiamento prudente, frenati dalle tensioni che riemergono nella fragile tregua tra Stati Uniti e Iran.
Sul fronte delle emissioni, il Tesoro italiano mette a disposizione fino a 2,5 miliardi di euro nella settima tranche del Btp short con scadenza febbraio 2028, collocato a fine marzo con un rendimento lordo del 2,89%. L’attenzione resta focalizzata anche sul calendario delle prossime operazioni: ieri sera il Tesoro ha annunciato che nell’asta di martedì saranno offerti 4,5 miliardi di euro attraverso riaperture di Bot a tre e sei mesi, mentre sono attesi per oggi in serata i dettagli del collocamento di medio-lungo termine di Btp e Ccteu previsto per il 29 aprile.
Il debito pubblico italiano è destinato a diventare il più elevato dell’eurozona entro la fine dell’anno, con il sorpasso rispetto alla Grecia atteso nei prossimi mesi. Secondo stime riportate da fonti vicine al dossier, il debito greco dovrebbe scendere a circa il 137% del Pil, in calo rispetto al 145% del 2025, mentre quello italiano è previsto in aumento dal 137,1% al 138,6% del Pil nel 2026, sulla base del quadro delineato nel Documento di finanza pubblica.
Il trend evidenzia un progressivo peggioramento della posizione relativa dell’Italia nel contesto europeo, in un momento caratterizzato da pressioni macroeconomiche e incertezza sui conti pubblici. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha validato il quadro macroeconomico tendenziale del Dfp 2026, pur segnalando come le stime restino esposte a rischi elevati legati al contesto economico e geopolitico internazionale. Secondo l’Upb, tali fattori potrebbero determinare revisioni anche significative in tempi rapidi, rendendo il percorso del debito particolarmente sensibile all’evoluzione dello scenario globale.
PETROLIO
Il petrolio consolida i rialzi dopo quattro sedute consecutive in crescita, sostenuto dall’incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran che continua a ritardare il ripristino dei flussi dal Golfo Persico. Il Brent si mantiene vicino ai 105 dollari al barile, avviato verso un guadagno settimanale di circa +17%, mentre il West Texas Intermediate scambia intorno ai 96 dollari. Secondo due funzionari statunitensi, i messaggi pubblicati da Donald Trump su Truth Social, insieme alla decisione di proseguire con il blocco navale dei porti iraniani, hanno avuto un impatto negativo sui tentativi di mediazione condotti anche attraverso Paesi come il Pakistan.
Dall’inizio del conflitto a fine febbraio, i mercati energetici sono stati profondamente scossi, con la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz che ha determinato una forte contrazione dei flussi provenienti dai principali produttori di petrolio e gas della regione. Le nuove preoccupazioni legate allo stallo nei colloqui, l’inasprimento dei toni e l’aumento delle minacce militari stanno contribuendo ad amplificare il premio geopolitico incorporato nei prezzi del greggio. Mona Yacoubian, direttrice del Middle East Program presso il Center for Strategic and International Studies, ha osservato che la durata del conflitto aumenta la probabilità che gli effetti dirompenti si estendano per mesi, con il rischio che il mercato finanziario si allinei alla realtà di un’offerta fisica limitata.
I contratti futures hanno registrato un ulteriore rialzo nella seduta di ieri dopo che Trump ha dichiarato sui social di aver ordinato alla marina statunitense di “sparare e distruggere” le imbarcazioni impegnate nella posa di mine nello stretto. Parallelamente, le forze americane hanno abbordato una superpetroliera carica di greggio iraniano nell’Oceano Indiano, intensificando il blocco delle rotte marittime legate alla Repubblica islamica. Una nave cisterna soggetta a sanzioni statunitensi, carica di petrolio iraniano, è apparsa in movimento nello Stretto di Hormuz nella giornata di venerdì, mentre il traffico nell’area resta sostanzialmente fermo.
I tentativi di riaprire il dialogo tra Washington e Teheran restano bloccati su diversi dossier centrali, tra cui il programma nucleare iraniano e gli attacchi israeliani in Libano. Il cessate il fuoco in Libano è stato esteso di tre settimane, secondo quanto comunicato dallo stesso Trump. La produzione di greggio nel Golfo Persico richiederà alcuni mesi per tornare a livelli prossimi alla normalità, anche in caso di piena riapertura dello stretto e assenza di nuovi attacchi, secondo Goldman Sachs. La banca stima una riduzione della produzione di circa 14,5 milioni di barili al giorno, oltre il 50% nel mese di aprile.
Charu Chanana di Saxo Markets, sottolinea che la spinta al rialzo del petrolio deriva principalmente da uno shock sull’offerta fisica più che da un semplice premio per il rischio geopolitico. Il rischio legato al conflitto può attenuarsi, ma le interruzioni nei flussi restano un fattore determinante per le quotazioni.
ORO
L’oro si avvia a chiudere la settimana in calo, interrompendo una serie positiva durata quattro settimane, mentre il confronto marittimo tra Stati Uniti e Iran si intensifica e i negoziati per porre fine al conflitto restano senza progressi, in un contesto che continua a comprimere le forniture energetiche e ad alimentare i rischi inflazionistici. Il metallo prezioso scivola verso 4.670 dollari l’oncia, registrando una flessione superiore al -3% su base settimanale. Entrambe le parti mantengono blocchi sulle rotte marittime, con il presidente Donald Trump che ha ordinato alla marina statunitense di colpire qualsiasi imbarcazione impegnata nella posa di mine nello Stretto di Hormuz. Le forze americane hanno inoltre intercettato due superpetroliere che tentavano di aggirare il blocco, mentre Teheran ha attaccato almeno tre navi nel corso della settimana.
Le prospettive di nuovi colloqui diretti tra Washington e Teheran risultano ostacolate dalle minacce e dalla comunicazione aggressiva dell’amministrazione statunitense, secondo fonti coinvolte negli sforzi diplomatici. Il calo dell’oro segue una fase di maggiore fiducia legata all’estensione a tempo indefinito del cessate il fuoco annunciata da Trump, ma la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, ormai prossima all’ottava settimana, insieme alla rinnovata volatilità nell’area, ha sostenuto i prezzi del petrolio.
Le interruzioni nelle forniture energetiche stanno contribuendo ad accrescere le pressioni inflazionistiche, rafforzando l’ipotesi che le banche centrali mantengano i tassi elevati più a lungo o valutino ulteriori rialzi, scenario che penalizza un asset privo di rendimento come l’oro, in calo di circa -11% dall’inizio della guerra. I gestori di Zhishui Investment Management sottolineano che l’andamento del metallo resta influenzato da aspettative ridotte di tagli dei tassi e da un clima di crescente pessimismo sulle tensioni con l’Iran, con gli investitori inclini a ridurre l’esposizione in prossimità del fine settimana.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In Francia è atteso l’indice di fiducia dei consumatori di aprile a 88, mentre in Germania l’attenzione è rivolta all’indice Ifo sulla fiducia delle imprese, previsto a 85,5. Negli Stati Uniti sarà diffuso il dato finale di aprile dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, stimato a 48,0, livello che riflette un clima ancora debole tra le famiglie.
Tra gli appuntamenti principali, in Italia è atteso in serata il giudizio di Scope Ratings sul rating sovrano della Repubblica italiana, con l’attuale valutazione a ‘BBB+’ e outlook positivo. Dopo il miglioramento dell’outlook dello scorso ottobre, il mercato non si attende modifiche al rating in una fase caratterizzata da forte incertezza, anche alla luce delle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente su inflazione e crescita. In Germania è inoltre previsto l’aggiornamento sul rating sovrano da parte di S&P Global.
Oggi si riunisce il consiglio della Riksbank svedese. Tra gli interventi delle banche centrali è previsto quello di Fabio Panetta della Bce, mentre sul fronte societario sono attesi i risultati di Procter & Gamble.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
ENI. Il gruppo chiude il trimestre con un utile netto adjusted pari a 1,3 miliardi di euro, in calo del -8% rispetto allo stesso periodo del 2025 e al di sotto del consensus di 1,5 miliardi indicato dalla società. La redditività risente dell’impatto negativo derivante dall’apprezzamento dell’11,2% del cambio euro/dollaro e dal confronto con proventi straordinari contabilizzati nel 2025. Il management ha deciso di aumentare di circa il 90% il programma di buyback, portandolo a 2,8 miliardi di euro. Conference call prevista alle ore 14.
STELLANTIS. Il gruppo orienterà la maggior parte degli investimenti sui marchi chiave Jeep, Ram, Peugeot e Fiat nell’ambito del piano strategico guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa, la cui presentazione è attesa per maggio. Secondo fonti, è previsto un incremento significativo delle risorse destinate a questi brand.
MPS. Il consiglio di amministrazione ha nominato Cesare Bisoni presidente, Carlo Corradini e Flavia Mazzarella vice presidenti, mentre Luigi Lovaglio assume il ruolo di amministratore delegato e direttore generale.
MPS, GENERALI, BANCO BPM. Un portavoce dell’istituto senese ha escluso qualsiasi valutazione in corso sulla cessione della partecipazione in Generali, sottolineando che la banca resta concentrata sul processo di integrazione e fusione con Mediobanca. La precisazione segue indiscrezioni del Financial Times secondo cui l’amministratore delegato Luigi Lovaglio starebbe considerando la vendita della quota in Generali per finanziare un’eventuale acquisizione di Banco Bpm.
AEFFE. Il consiglio di amministrazione ha approvato la situazione patrimoniale al 31 marzo, evidenziando un patrimonio netto negativo per 1,91 milioni di euro, sceso sotto i limiti minimi previsti dall’articolo 2327 del Codice Civile e rientrante nella fattispecie dell’articolo 2447. Il board ha incaricato il presidente e l’amministratore delegato di convocare l’assemblea degli azionisti.
KME, CULTI. A seguito della cessione del 77,17% di Culti Milano da parte di Kme a Berger International, holding del gruppo Emosia, quest’ultima promuoverà un’offerta pubblica di acquisto totalitaria su Culti con l’obiettivo di procedere al delisting dal segmento Euronext Growth Milan.
PIRELLI. Il consiglio di amministrazione ha convocato l’assemblea degli azionisti per il 25 giugno, con all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio e il rinnovo del board.
A livello internazionale sono da monitorare:
META PLATFORMS, MICROSOFT. Le due società stanno pianificando riduzioni del personale o programmi di uscite volontarie che potrebbero coinvolgere fino a 23.000 dipendenti, nel quadro di un processo di ottimizzazione dei costi volto a sostenere gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale.
DEEPSEEK. La società ha presentato versioni preliminari di un nuovo modello di intelligenza artificiale di punta, a un anno dal lancio che aveva scosso il settore tecnologico statunitense.
TAIWAN SEMICONDUCTOR MANUFACTURING. Il titolo ha raggiunto un nuovo massimo storico dopo che l’autorità finanziaria di Taiwan ha allentato i limiti sugli investimenti in singoli titoli nei fondi, misura che secondo JPMorgan Chase potrebbe attrarre oltre 6 miliardi di dollari di nuovi flussi.
VOLVO. Gli ordini di camion sono cresciuti del +14% nel primo trimestre, sostenuti da una maggiore domanda nelle Americhe e in Europa.
WARNER BROS DISCOVERY, PARAMOUNT SKYDANCE. Gli azionisti hanno approvato a larga maggioranza la fusione tra le due società, nonostante un diffuso dissenso nell’industria cinematografica.
SPIRIT AVIATION HOLDINGS. La società è impegnata in trattative molto avanzate con il governo degli Stati Uniti per definire un importante pacchetto di finanziamento, secondo quanto dichiarato dal legale Marshall Huebner.
COMCAST. Il gruppo ha riportato risultati del primo trimestre superiori alle attese degli analisti, grazie a una riduzione delle perdite nel segmento broadband che ha compensato una crescita debole della piattaforma di streaming Peacock.

di Francesco Sicuro













































