Start&Stock: dialogo Usa e Iran riaccende la fiducia con petrolio stabile e rischio ridimensionato

Start&Stock: dialogo Usa e Iran riaccende la fiducia con petrolio stabile e rischio ridimensionato

Clima costruttivo tra Stati Uniti ed Europa con mercati cauti ma sostenuti dalle aspettative di un accordo tra Washington e Teheran, mentre resta operativo il blocco navale sullo Stretto di Hormuz. Le aperture diplomatiche alimentano la fiducia, nonostante tensioni ancora presenti su rotte energetiche e commercio globale. In Asia prevale un tono positivo. Il Fondo monetario rivede al ribasso la crescita globale e al rialzo l’inflazione. Petrolio e oro restano guidati dagli sviluppi geopolitici e dalle prospettive sui negoziati.

STATI UNITI ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un ribasso dello 0,2%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).

Le aspettative di una de-escalation tra Stati Uniti e Iran continuano a sostenere i mercati, con Donald Trump che ha dichiarato che il conflitto sarebbe “vicino alla fine”. In questo contesto, il petrolio resta stabile, mentre prosegue il rally degli asset più rischiosi. Lo S&P 500 ha chiuso la seduta di ieri in rialzo del +1,2%, portandosi a ridosso dei massimi storici e registrando un progresso del +9,8% nelle ultime 10 sedute, una velocità superiore anche al rimbalzo osservato dopo il Liberation Day dello scorso anno e la più intensa dai tempi del recupero post-Covid dell’aprile 2020.

In Europa, la seduta ieri ha mostrato una dinamica positiva, con lo Stoxx 600 in rialzo del +1% sui massimi di un mese. Il calo del petrolio ha rappresentato il principale fattore di supporto, insieme alle dichiarazioni della presidente della Bce Christine Lagarde, che ha escluso un orientamento restrittivo. Le aspettative di un rialzo dei tassi ad aprile sono scese al 28%, dal 42% del giorno precedente. Il miglioramento del quadro si riflette anche sulla volatilità, con il VIX in calo a 18, ai minimi da fine febbraio.

Il miglioramento del sentiment segue una serie di segnali positivi sul fronte diplomatico nelle ultime 24 ore. Trump ha indicato al New York Post che nuovi colloqui potrebbero tenersi “nei prossimi due giorni” in Pakistan, in linea con quanto anticipato da Reuters, secondo cui le delegazioni di Washington e Teheran potrebbero tornare a Islamabad già questa settimana. A rafforzare queste aspettative si aggiungono le dichiarazioni riportate da ABC, secondo cui il presidente avrebbe parlato di “due giorni straordinari in arrivo”. Anche dall’Iran emergono aperture, con indiscrezioni secondo cui Teheran starebbe valutando una sospensione temporanea delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz per evitare escalation e favorire il dialogo.

Il blocco navale statunitense resta comunque operativo. Il Comando centrale Usa ha comunicato che sei navi commerciali sono state costrette a invertire la rotta e rientrare in un porto iraniano nel primo giorno di applicazione delle misure. Nelle ore successive è stato ribadito che il blocco è stato “completamente implementato” e che il traffico economico via mare da e verso l’Iran è stato interrotto integralmente. Nonostante questo, gli operatori continuano a scommettere su una possibile riapertura dello stretto, anche alla luce delle indiscrezioni del Wall Street Journal su un piano europeo per creare una coalizione internazionale con navi sminatrici per garantire la sicurezza della rotta.

Sul fronte della politica monetaria, si avvicina un passaggio rilevante con l’audizione di Kevin Warsh per la presidenza della Fed, prevista oggi. Il processo resta legato anche alle dinamiche politiche, con il senatore Thom Tillis che ha dichiarato di non voler sostenere nuove nomine finché non sarà conclusa l’indagine del Dipartimento di Giustizia su Jerome Powell. Il presidente della commissione Tim Scott ha indicato che la procedura potrebbe chiudersi nelle prossime settimane. Resta aperto anche il nodo sulla permanenza di Powell nel Board dopo la fine del mandato da presidente, con scadenza del seggio fissata a gennaio 2028.

All’interno dell’amministrazione statunitense, il segretario al Tesoro Bessent ha dichiarato che i dazi annullati dalla Corte Suprema potrebbero essere ripristinati entro metà estate, attraverso nuove indagini ai sensi della Section 301. Attualmente è in vigore una tariffa globale del 10%, destinata a scadere il 24 luglio in assenza di approvazione del Congresso.

ASIA

In Asia si registrano nuovi progressi con Nikkei +0,8%, Kospi +2,9%, Hang Seng +0,8% e CSI 300 +0,2%, tutti avviati verso i massimi di un mese.

Dal Giappone arrivano segnali contrastanti sull’andamento dell’economia. Gli ordinativi di beni durevoli nella componente core registrano un forte balzo, con un aumento del +13,6% su base mensile e del +24,7% su base annua, superando nettamente le attese di mercato che indicavano un calo del -1,1% mese su mese e una crescita dell’+8,5% tendenziale.

Sul fronte della fiducia emerge invece un quadro più debole. L’indagine Tankan di aprile evidenzia un peggioramento del sentiment nel settore manifatturiero, mentre resta solido l’indicatore relativo al comparto dei servizi, segnalando una tenuta dell’attività nel terziario.

Nonostante la divergenza tra i dati sugli ordinativi e quelli sulla fiducia, il quadro complessivo non altera le aspettative di mercato: gli operatori continuano a prezzare una stretta monetaria imminente da parte della Banca del Giappone.

Infine, il Fondo monetario internazionale ha aggiornato le proprie previsioni nel World Economic Outlook, riducendo le stime di crescita globale al +3,1% per quest’anno, in calo di due decimi rispetto a gennaio. Le revisioni più marcate riguardano le aree direttamente coinvolte nel conflitto, con Medio Oriente e Asia centrale tagliate al +1,9%. Sul fronte inflazionistico, le previsioni sono state riviste al rialzo, con un aumento dei prezzi globali atteso al +4,4%, sei decimi sopra le stime precedenti.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,77%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 76 punti base, dopo una seduta che ha visto i titoli italiani registrare un calo marcato dei rendimenti, più accentuato rispetto al resto dell’Eurozona, sostenuto dalle rinnovate aspettative di dialogo tra Stati Uniti e Iran.

Sul mercato primario, la Germania mette in offerta un miliardo di euro nella riapertura del Bund 15 agosto 2052, un miliardo sul Bund 15 agosto 2056 con cedola al 2,90% e un miliardo sul titolo con scadenza 15 agosto 2048, ampliando così l’offerta lungo la parte lunga della curva.

La presidente della Bce Christine Lagarde ha indicato che l’economia dell’area euro si colloca attualmente tra lo scenario base e quello avverso delineati dall’istituto. La linea resta improntata alla prudenza, con Francoforte pronta ad agire sulla base dei dati, ribadendo che non esiterà a intervenire se necessario.

Le prospettive per l’Italia si deteriorano nel contesto del conflitto in Medio Oriente. In un’intervista, Alfred Kammer del Fondo monetario internazionale ha sottolineato che il Paese, privo di margini fiscali, rischia una fase recessiva. L’impatto della guerra potrebbe tradursi in una riduzione del Pil compresa tra lo 0,5% e lo 0,9%, a seconda dell’evoluzione dello scenario.

A livello più ampio, il Fondo monetario internazionale prevede un rallentamento della crescita nell’Eurozona accompagnato da un’accelerazione dell’inflazione, dinamica che potrebbe spingere la Bce verso ulteriori rialzi dei tassi anche in caso di attenuazione delle tensioni entro metà anno. L’istituzione ha inoltre evidenziato il rischio di una recessione globale nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente dovesse intensificarsi e il prezzo del petrolio mantenersi oltre i 100 dollari al barile fino al 2027.

PETROLIO

Le quotazioni del greggio si muovono in modo incerto mentre gli operatori valutano la possibilità di un nuovo ciclo di negoziati tra Stati Uniti e Iran e l’impatto del doppio blocco quasi totale dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Brent si riporta verso i 96 dollari al barile, dopo aver lasciato sul terreno il -4,6% ieri, mentre il West Texas Intermediate si attesta in area 92 dollari. Il presidente Donald Trump ha indicato che i colloqui potrebbero riprendere “nei prossimi due giorni”, secondo quanto riportato dal New York Post, aggiungendo che il conflitto sarebbe “molto vicino alla conclusione”, come riferito da Fox Business.

Gli Stati Uniti proseguono con la strategia di pressione, mantenendo il blocco navale su Hormuz con l’obiettivo di limitare le esportazioni iraniane. L’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Central Command, ha dichiarato che le forze americane hanno “completamente fermato il traffico marittimo da e verso l’Iran”, mentre Trump ha parlato apertamente di una “stretta” sul sistema energetico di Teheran, ipotizzando anche un esaurimento delle capacità di stoccaggio del Paese. Sul fronte opposto, l’Iran starebbe valutando una sospensione delle spedizioni lungo la rotta per evitare uno scontro diretto con il dispositivo militare statunitense. Dall’inizio del conflitto, Teheran ha di fatto impedito il passaggio della quasi totalità delle navi lungo questo snodo strategico che collega il Golfo Persico ai mercati globali.

Il mercato energetico globale resta sotto pressione per effetto di uno shock dell’offerta senza precedenti, con rincari del greggio e dei prodotti raffinati, tra cui la benzina, che stanno comprimendo la domanda. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede infatti un calo dei consumi nel corso dell’anno. Secondo Dilin Wu, strategist di Pepperstone, nel breve periodo il petrolio potrebbe muoversi in un intervallo laterale con una tendenza più debole, mentre il mercato assimila il ritorno del dialogo diplomatico. Wu sottolinea che anche in presenza di un allentamento delle tensioni, il recupero dell’offerta sarà graduale, frenato da colli di bottiglia logistici legati proprio all’area di Hormuz, elemento che contribuisce a sostenere i prezzi.

Dopo il primo round negoziale concluso senza accordo a Islamabad, l’obiettivo resta quello di organizzare un nuovo incontro prima della scadenza della tregua prevista la prossima settimana. Tra le opzioni sul tavolo figura un ritorno in Pakistan, anche se sono allo studio sedi alternative. In uno scenario di riduzione dei rischi geopolitici, ANZ stima una ripresa progressiva dell’offerta mediorientale, con un recupero iniziale compreso tra 2 e 3 milioni di barili al giorno nelle prime quattro settimane, seguito da ulteriori incrementi.

L’amministrazione Trump intensifica la pressione su Teheran lasciando scadere nel fine settimana una deroga che consentiva l’acquisto di alcune tipologie di greggio iraniano, secondo quanto indicato dal Dipartimento del Tesoro. Per Rebecca Babin di CIBC Private Wealth, i movimenti dei prezzi restano guidati dalle notizie, con il mercato che guarda a una graduale normalizzazione dei flussi entro la fine di aprile. Il segnale chiave sarà rappresentato da un aumento stabile del traffico marittimo, insieme all’evoluzione dei negoziati.

Negli Stati Uniti, i dati dell’American Petroleum Institute indicano un aumento delle scorte di greggio di 6,1 milioni di barili nella scorsa settimana. Se confermato dai dati ufficiali, si tratterebbe dell’ottavo incremento consecutivo, elemento che contribuisce ad alimentare il quadro di forte volatilità che continua a caratterizzare il mercato energetico globale.

ORO

Le quotazioni dell’oro consolidano i recenti progressi in un contesto segnato da crescente ottimismo su una soluzione negoziata tra Stati Uniti e Iran, elemento che contribuisce ad attenuare le pressioni inflazionistiche legate allo shock energetico. Il metallo prezioso si mantiene in area 4.850 dollari l’oncia, dopo aver toccato un progresso intraday fino a +0,6%, movimento che segue il rialzo di oltre il +2% registrato ieri in scia alle indiscrezioni su un possibile secondo round di colloqui tra Washington e Teheran nei prossimi giorni. Il presidente Donald Trump ha indicato che le trattative potrebbero riprendere “nei prossimi due giorni”, secondo quanto riportato dal New York Post.

Il contesto di mercato offre ulteriore supporto al bullion, con il petrolio che si stabilizza, le borse statunitensi protagoniste di un forte recupero e il dollaro in calo dello -0,3%, fattore che sostiene un asset denominato nella valuta americana. Il recente arretramento dei prezzi energetici ha contribuito a ridurre parte delle pressioni inflazionistiche che avevano penalizzato l’oro dall’inizio del conflitto, ormai in corso da oltre sei settimane.

Le aspettative di inflazione restano un elemento centrale per il mercato. I timori su un’accelerazione dei prezzi al consumo avevano spinto gli operatori a scontare una politica monetaria più restrittiva, con banche centrali orientate a mantenere i tassi più elevati più a lungo o a procedere con ulteriori rialzi, scenario sfavorevole per un asset privo di rendimento. Dall’inizio della guerra, l’oro registra ancora una flessione di circa -8%, anche a causa delle tensioni di liquidità che nelle prime fasi hanno indotto gli investitori a ridurre l’esposizione per coprire perdite su altre asset class.

Secondo gli analisti di Standard Chartered, tra cui Sudakshina Unnikrishnan, al di là delle esigenze di breve periodo legate alla liquidità, il metallo prezioso è destinato a ricostruire gradualmente i guadagni nei prossimi mesi, sostenuto da un contesto caratterizzato da rischi geopolitici elevati e tensioni commerciali.

A rafforzare il quadro di incertezza contribuiscono anche le prospettive sulla politica commerciale statunitense. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato che i dazi voluti da Trump potrebbero essere ripristinati entro luglio ai livelli precedenti alla bocciatura di molte misure da parte della Corte Suprema. Le tariffe introdotte lo scorso anno avevano rappresentato uno dei principali fattori di sostegno per la corsa dell’oro verso nuovi massimi storici.

Lo scenario in Medio Oriente resta delicato, con la situazione nello Stretto di Hormuz ancora al centro delle tensioni. Gli Stati Uniti portano avanti il blocco navale per limitare le esportazioni iraniane, mentre Teheran valuta una sospensione temporanea delle spedizioni. Anche in caso di cessazione del conflitto, le interruzioni nell’offerta energetica sono destinate a protrarsi, alla luce dei danni subiti dalle infrastrutture nella regione del Golfo a causa degli attacchi con missili e droni.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In Francia sono attesi i prezzi al consumo finali di marzo, con il dato armonizzato visto confermato al +1,1% su base mensile e +1,9% su base annua, in linea con la stima preliminare. Il dato assume rilievo per possibili riflessi sull’avvio dei mercati, anche alla luce del confronto con la Spagna, dove l’inflazione è salita al +3,4% a marzo dal +2,5% di febbraio.

Sempre sul fronte prezzi, sono in agenda i dati di marzo per la Grecia, mentre a livello di area euro l’attenzione si concentra sulla produzione industriale di febbraio, attesa in recupero del +0,3% su mese ma ancora in calo del -1% su base annua, dopo la contrazione registrata a gennaio pari a -1,5% mensile e -1,2% tendenziale. Il dato resta ancora privo degli effetti legati al conflitto in Medio Oriente.

Dall’Italia sono attesi gli aggiornamenti di Bankitalia sul debito pubblico e sulla composizione dei portafogli detenuti da investitori esteri e retail. Il confronto sarà con gennaio, quando il debito è aumentato di oltre 16 miliardi, e con dicembre, mese in cui si era registrata una lieve riduzione delle consistenze di titoli di Stato in mano sia agli investitori esteri sia al comparto retail.

Negli Stati Uniti riflettori sul comparto manifatturiero con l’indice della Fed di New York di aprile, insieme ai dati sui prezzi all’import di marzo, attesi al +2,0%, e sui prezzi all’export, previsti al +1,5%. In calendario anche le scorte settimanali di prodotti petroliferi Eia nel pomeriggio.

Sul fronte delle banche centrali, in Europa sono previsti interventi del governatore della Bank of England Bailey e di diversi esponenti della Bce, tra cui Cipollone, Lagarde e Schnabel. Negli Stati Uniti, oltre agli interventi di membri della Federal Reserve come Michael Barr e Michelle Bowman, è attesa la pubblicazione del Beige Book, che offrirà un aggiornamento qualitativo sullo stato dell’economia americana. Sul fronte societario sono previsti i risultati di Bank of America e Morgan Stanley.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

POPOLARE SONDRIO, BPER. È stato formalizzato il progetto di integrazione con la registrazione dell’atto di fusione per incorporazione della Popolare di Sondrio in Bper, con efficacia fissata a partire dal 1° gennaio 2026.

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA. L’assemblea degli azionisti è convocata alle 10 per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Il board uscente indica Fabrizio Palermo come nuovo amministratore delegato, mentre una lista alternativa sostiene la conferma di Luigi Lovaglio nello stesso ruolo.

UNICREDIT. L’istituto sarebbe orientato a ritirare il ricorso in appello contro la decisione del Tar che ha bloccato l’operazione su Banco Bpm, secondo quanto riportato dalla stampa. La scelta maturerebbe anche alla luce degli elementi emersi nella memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato in risposta al ricorso.

COMMERZBANK, UNICREDIT. L’amministratore delegato della banca tedesca ha confermato contatti con il gruppo italiano dopo l’annuncio di un’offerta, sottolineando che permangono divergenze sulla valutazione tra le parti.

ENI. La società ha completato il carico di un milione di barili di greggio pesante proveniente dal Venezuela e destinato alla Spagna, prima spedizione ricevuta dopo quasi due anni grazie al via libera delle licenze statunitensi che consentono l’export.

STELLANTIS. Le consegne consolidate del primo trimestre sono stimate in circa 1,4 milioni di veicoli, con una crescita del 12% su base annua. Il risultato è trainato principalmente dalle performance in Europa allargata e Nord America, con contributi positivi anche da Medio Oriente, Africa e Sud America.

TELECOM ITALIA. Il consiglio di amministrazione della controllata brasiliana ha dato il via libera alla partecipazione alla gara per le frequenze a 700 MHz. Prevista inoltre l’assemblea degli azionisti in giornata.

MFE MEDIAFOREUROPE. Il gruppo è impegnato in negoziati con Sky per l’acquisizione dei diritti in chiaro degli Internazionali di tennis di Roma, in competizione con altri operatori televisivi. In agenda anche il consiglio di amministrazione per l’approvazione del bilancio.

FERRARI. Assemblea degli azionisti prevista in mattinata.

MAIRE. Assemblea convocata con eventuale seconda chiamata fissata per il 16 aprile.

A livello internazionale sono da monitorare:

JPMORGAN, CITIGROUP. Il titolo della prima ha registrato un calo nonostante ricavi record nel trading trimestrale, mentre Citigroup ha beneficiato dei risultati con un rialzo dopo aver riportato il miglior ritorno trimestrale sul capitale tangibile degli ultimi cinque anni.

BLACKROCK. Il gruppo ha registrato afflussi netti per 130 miliardi di dollari nel primo trimestre, con gli investitori che continuano a conferire capitali nonostante la volatilità dei mercati e l’incertezza legata al conflitto in Iran. Il titolo ha segnato un progresso del 3%.

ASML. La società ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato per l’intero anno, sostenuta dall’espansione della domanda globale legata agli investimenti nell’intelligenza artificiale e alle tecnologie avanzate per la produzione di semiconduttori.

ANTHROPIC. La società attiva nell’intelligenza artificiale ha ricevuto diverse proposte di investimento per un nuovo round di finanziamento che potrebbe portare la valutazione fino a circa 800 miliardi di dollari o oltre, offerte che al momento non sono state accettate.

NVIDIA. I titoli asiatici del comparto software e tecnologia hanno registrato forti rialzi dopo la presentazione da parte del gruppo di una nuova gamma di modelli open source per accelerare lo sviluppo nel campo del quantum computing.

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