Start&Stock: escalation senza tregua in Medio Oriente, tregua sui dazi al 10% tra Europa e Usa

Start&Stock: escalation senza tregua in Medio Oriente, tregua sui dazi al 10% tra Europa e Usa

I futures degli indici di Stati Uniti e Europa preannunciano una seduta debole. Washington e Teheran confermano posizioni rigide e la durata del conflitto rimane imprevedibile, mentre gli investitori ridimensionano le aspettative di tagli dei tassi della Fed. In Asia si osserva un forte rimbalzo dopo le vendite della seduta precedente. Dalla Cina arrivano indicazioni sulla strategia economica del governo. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran continua a sostenere i prezzi del petrolio. L’oro resta vicino ai massimi recenti.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,8%. Meno deboli, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,3%).

I mercati finanziari hanno mostrato segnali di stabilizzazione nella seduta di ieri, sostenuti da una serie di dati macroeconomici statunitensi particolarmente solidi e dall’assenza di nuovi sviluppi rilevanti nel conflitto in Medio Oriente. Si è ridotta la tensione complessiva sui mercati finanziari: l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,8%, tornando a meno del 2% dai massimi storici, e anche l’Europa ha registrato un rimbalzo diffuso con lo Stoxx 600 che ha guadagnato l’1,4%, mentre l’indice di volatilità VIX è sceso a 21.

Il miglioramento del sentiment non ha cancellato le incertezze geopolitiche. Il quadro rimane in rapida evoluzione e le quotazioni del petrolio sono tornate a salire durante la notte. Stati Uniti e Iran hanno ribadito di non voler arretrare nel confronto, mentre altri asset hanno mostrato una lieve perdita di slancio.

Nonostante un temporaneo allentamento della pressione sui mercati globali, non emergono segnali concreti di de-escalation e i prezzi dell’energia continuano a muoversi verso l’alto. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’intenzione di intensificare ed estendere gli attacchi nei prossimi giorni, mentre Washington ha confermato di aver affondato una nave militare iraniana nell’Oceano Indiano, vicino allo Sri Lanka. Restano incerte anche le prospettive temporali del conflitto: il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha indicato che le operazioni militari potrebbero durare “tre, sei o anche otto settimane”. L’incertezza riguarda anche la riapertura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, con i primi segnali di cambiamento nelle strategie degli importatori di greggio. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Cina ha chiesto alle principali raffinerie di sospendere le esportazioni di diesel e benzina.

I mercati continuano a reagire con grande sensibilità alle notizie provenienti dal fronte geopolitico. Nella giornata precedente il petrolio ha registrato una flessione intraday dopo che il New York Times aveva riferito di contatti indiretti tra emissari iraniani e la CIA per discutere possibili condizioni di cessazione delle ostilità. La notizia è stata successivamente smentita da Teheran, ma ha contribuito a limitare la pressione rialzista sull’energia. Nello stesso contesto, i future europei sul gas naturale a breve scadenza sono scesi del 10,2%, dopo il balzo complessivo vicino al 70% registrato nei due giorni precedenti. Il movimento ha contribuito ad attenuare le speculazioni su un possibile rialzo dei tassi da parte della Bce nel corso dell’anno.

Si sono ridotte ulteriormente le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed nella prima metà dell’anno. La probabilità di una riduzione al meeting di giugno, il primo presieduto dal nuovo presidente della banca centrale, è scesa al 39%, il livello più basso registrato nel corso dell’anno. Gli investitori mostrano crescente scetticismo sulla possibilità che il nuovo vertice della Fed possa avviare rapidamente un ciclo di allentamento monetario, soprattutto alla luce della solidità dei dati economici.

Nel continente europeo sono emersi anche nuovi sviluppi sul fronte commerciale. Bloomberg ha riportato che l’Unione europea avrebbe ricevuto assicurazioni dagli Stati Uniti sul mantenimento di dazi universali al 10%, evitando quindi l’innalzamento al 15% ipotizzato dall’amministrazione Trump. Gli Stati Uniti hanno introdotto la tariffa universale del 10% dopo la decisione della Corte Suprema che ha bloccato i precedenti dazi basati sull’IEEPA. Trump ha successivamente dichiarato l’intenzione di alzarla al 15%, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato che l’aumento potrebbe essere introdotto entro la settimana.

La questione dei rimborsi tariffari resta aperta. Un giudice federale ha ordinato alla Customs and Border Protection di interrompere il calcolo dei dazi IEEPA nei documenti doganali degli importatori, chiedendo che il processo di restituzione venga gestito in modo rapido e lineare. In precedenza l’amministrazione aveva confermato alla corte la disponibilità a pagare interessi su eventuali rimborsi tariffari, rendendo la vicenda rilevante anche per gli equilibri di bilancio pubblici.

ASIA

Le Borse asiatiche hanno registrato un forte recupero dopo le vendite della seduta precedente. Il KOSPI sudcoreano avanza dell’11,02%, avviandosi verso la migliore performance giornaliera dal 2008, dopo il crollo del 12,06% registrato il giorno prima. Anche gli altri principali indici della regione mostrano progressi: il Nikkei giapponese sale del 2,37% dopo tre sedute consecutive di calo, mentre avanzano anche CSI 300 (+1,36%), Hang Seng (+1,04%) e Shanghai Composite (+0,98%).

Dalla Cina arrivano inoltre indicazioni sulla strategia economica del governo. Nel corso dell’apertura della sessione annuale del Parlamento cinese, il premier Li Qiang ha sottolineato la capacità dell’economia del Paese di assorbire gli effetti delle tariffe introdotte dall’amministrazione Trump, evidenziando allo stesso tempo come il contesto internazionale stia diventando più complesso. Il capo del governo ha avvertito che multilateralismo e libero scambio sono oggi sottoposti a forti pressioni, annunciando parallelamente un aumento del 7% del bilancio della difesa e un rafforzamento degli investimenti destinati a ricerca e sviluppo.

Nel quadro del quindicesimo piano quinquennale, Pechino ha inoltre indicato per l’anno in corso un obiettivo di crescita compreso tra il 4,5% e il 5%, in linea con le attese degli analisti. Il target risulta leggermente inferiore rispetto al 5% fissato lo scorso anno, un risultato raggiunto soprattutto grazie alla forte espansione dell’avanzo commerciale.

Il surplus della bilancia commerciale cinese ha infatti registrato un aumento di circa un quinto, arrivando a 1.200 miliardi di dollari, il livello più elevato mai registrato e uno dei fattori principali che hanno sostenuto la crescita economica del Paese nel corso dell’ultimo anno.

SPREAD ED EMISSIONI

Il Btp decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,43%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 66 punti base. Il mercato obbligazionario dell’area euro apre la seduta con rendimenti in moderata flessione dopo la forte volatilità registrata a inizio settimana, mentre gli operatori continuano a valutare le conseguenze del conflitto in Medio Oriente su energia, inflazione e politiche monetarie.

Il movimento segue la fase di tensione che aveva colpito i titoli di Stato nei giorni precedenti. Dopo il sell-off che aveva spinto al rialzo i rendimenti dell’Eurozona, nella seduta di ieri si è registrato un rientro delle pressioni mentre il mercato ha iniziato a ricalibrare le aspettative sulle decisioni delle banche centrali. L’attenzione resta concentrata sull’evoluzione del conflitto e sulle sue possibili ricadute sui prezzi dell’energia, fattore destinato a influenzare direttamente le prospettive di inflazione e le prossime mosse di politica monetaria.

In questo scenario gli investitori hanno ridotto le scommesse su un possibile rialzo dei tassi della Bce entro la fine dell’anno. Le probabilità implicite nei mercati monetari sono scese al 30% dal 60% registrato martedì, segnalando un ridimensionamento delle aspettative di un irrigidimento della politica monetaria.

Indicazioni in questa direzione sono arrivate anche dalle dichiarazioni di Francois Villeroy de Galhau, membro del board della Bce, secondo cui la stabilità finanziaria non risulta minacciata e al momento non emergono motivazioni che giustifichino un aumento dei tassi di interesse. L’esponente dell’istituto di Francoforte ha sottolineato che l’impatto del conflitto su crescita e inflazione dell’Eurozona dipenderà soprattutto dalla durata delle tensioni geopolitiche.

Parallelamente prosegue l’offerta del Btp Valore a sei anni destinato alla clientela retail, giunto alla quarta giornata di collocamento. Al termine della terza sessione di sottoscrizioni la raccolta ha superato i 13 miliardi di euro, un livello sostanzialmente in linea con quello registrato nell’edizione di ottobre, quando il titolo aveva una durata di sette anni.

Secondo una fonte vicina al dossier, il Tesoro starebbe valutando la possibilità di ritoccare al rialzo le cedole minime garantite alla luce dell’elevata incertezza legata alla crisi in Iran. Attualmente il titolo prevede cedole del 2,5% per i primi due anni, del 2,8% per il terzo e quarto anno e del 3,5% per gli ultimi due anni. Le condizioni definitive dell’emissione saranno comunicate al termine del collocamento, previsto per le ore 13 di domani.

PETROLIO

Le quotazioni del greggio proseguono la corsa mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran continua a interrompere i flussi energetici verso alcuni dei principali Paesi importatori, in un contesto in cui le parti coinvolte hanno ribadito la volontà di proseguire le operazioni militari e la Cina, primo acquirente mondiale di petrolio, ha iniziato a muoversi per preservare le proprie scorte di carburante. Il Brent si avvicina alla soglia degli 85 dollari al barile, dopo aver registrato un balzo complessivo del 12% nei primi tre giorni della settimana, mentre il West Texas Intermediate scambia intorno ai 78 dollari. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso fiducia nella campagna militare, pur senza indicare una tempistica chiara per la durata delle operazioni, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’intenzione di intensificare ed estendere gli attacchi nei prossimi giorni.

Le ripercussioni della crisi stanno iniziando a riflettersi direttamente sulle politiche energetiche dei principali consumatori. Il governo cinese ha chiesto alle sue maggiori raffinerie di sospendere le esportazioni di diesel e benzina, misura che punta a privilegiare la domanda interna mentre la situazione geopolitica si deteriora. Nei giorni precedenti anche un grande gruppo indiano di raffinazione aveva comunicato ai clienti lo stop alle esportazioni di prodotti petroliferi, mentre in Giappone le raffinerie stanno sollecitando il governo a liberare parte delle riserve strategiche di petrolio.

L’attenzione del mercato resta concentrata sul Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio energetico mondiale, dove il traffico di petroliere di petrolio e gas risulta quasi completamente fermo. La chiusura di fatto del corridoio marittimo sta intrappolando le forniture di greggio provenienti dall’Iran e da altri produttori del Golfo Persico, costringendo alcuni di loro a iniziare a ridurre la produzione.

Il conflitto, giunto al sesto giorno, sta scuotendo l’intero sistema energetico globale senza che emergano segnali di una soluzione imminente. L’escalation ha coinvolto gran parte del Medio Oriente e ha spinto al rialzo petrolio, gas e prodotti raffinati, con effetti anche sui costi di trasporto marittimo, generando un’ondata crescente di disagi sia per i Paesi produttori sia per le economie che dipendono dalle importazioni energetiche della regione.

Secondo Priyanka Sachdeva di Phillip Nova, il mercato resta estremamente vulnerabile a nuovi sviluppi militari. “Se dovessimo assistere anche a un solo attacco riuscito contro una petroliera o infrastrutture energetiche, oppure a una perturbazione prolungata dei flussi, i prezzi potrebbero registrare nuovi forti rialzi”, ha affermato.

Gli indicatori di mercato segnalano già una tensione significativa sulle forniture nel breve periodo. Lo spread tra i due contratti Brent più vicini si è ampliato fino a 3,89 dollari al barile in backwardation, configurazione che indica una scarsità immediata dell’offerta. Solo un mese fa il differenziale era pari a 57 centesimi. Più avanti sulla curva dei futures i prezzi risultano decisamente inferiori: il contratto con scadenza ottobre quota quasi 11 dollari al barile in meno rispetto a quello di maggio.

Per cercare di sbloccare l’impasse nello Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico con l’Oceano Indiano, Washington ha proposto un piano che prevede garanzie assicurative per le navi e la possibile scorta militare delle petroliere. Secondo Marsh, il più grande broker assicurativo al mondo, l’organizzazione di una simile operazione richiederebbe comunque diverse settimane.

I dati di monitoraggio delle rotte marittime raccolti da Bloomberg indicano che il traffico attraverso lo stretto è crollato di oltre il 95%, con molte delle principali petroliere di greggio e gas che evitano completamente la zona. Le poche navi ancora in movimento stanno lasciando il Golfo con i transponder di localizzazione disattivati, una pratica diffusa nelle aree di conflitto.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 circa 15 milioni di barili di petrolio al giorno transitavano attraverso lo stretto, ai quali si aggiungevano altri 5 milioni di barili di prodotti raffinati. L’ente con sede a Parigi sottolinea che la quantità di greggio esportata tramite questo corridoio marittimo e la limitata disponibilità di rotte alternative rendono qualsiasi interruzione dei flussi potenzialmente di enorme impatto per il mercato globale del petrolio.

Il quadro resta caratterizzato da elevata incertezza, secondo il presidente e amministratore delegato di Goldman Sachs David Solomon, che in un’intervista a Bloomberg Television a Sydney ha spiegato come gli investitori stiano cercando di capire quale direzione prenderà il conflitto e in che modo potrà essere risolto.

Prima dello scoppio delle ostilità numerosi osservatori del mercato, tra cui la stessa IEA, avevano segnalato il rischio di un ampio surplus globale di petrolio, sostenuto da scorte elevate, in particolare in Cina. Per Alvin Lee di IG Asia, il mercato potrebbe tornare rapidamente a condizioni di eccesso di offerta una volta attenuate le tensioni geopolitiche. “L’offerta rimane abbondante. La Cina dispone ancora di riserve significative e, se la situazione dovesse stabilizzarsi, il prezzo del greggio potrebbe tornare nell’area dei 60 dollari al barile”, ha dichiarato.

Negli Stati Uniti, intanto, le scorte nazionali di petrolio continuano ad aumentare. Secondo i dati diffusi dalla Energy Information Administration, gli stock di greggio sono cresciuti di circa 3,5 milioni di barili nella scorsa settimana, raggiungendo il livello più elevato dallo scorso maggio.

ORO E ARGENTO

Il prezzo dell’oro torna a salire mentre il dollaro arretra e il conflitto in Medio Oriente entra nel sesto giorno senza segnali di soluzione, alimentando la ricerca di beni rifugio da parte degli investitori. Il metallo prezioso ha registrato un progresso fino allo 0,9%, superando quota 5.180 dollari l’oncia, dopo il guadagno dell’1% messo a segno nella seduta precedente. La domanda di asset difensivi cresce mentre le forze statunitensi e israeliane continuano i bombardamenti contro l’Iran, con Teheran che risponde lanciando missili verso diversi Paesi della regione e colpendo infrastrutture energetiche cruciali, arrivando di fatto a bloccare il passaggio strategico dello Stretto di Hormuz.

Il quadro geopolitico resta teso. Il presidente Donald Trump ha ribadito la fiducia nella campagna militare americana, mentre fonti militari riferiscono che gli Stati Uniti hanno affondato una nave da guerra iraniana in acque internazionali. Teheran ha respinto come “completamente falsa” la notizia secondo cui il proprio ministero dell’Intelligence avrebbe contattato Washington per aprire negoziati e porre fine alle ostilità.

Con il conflitto che si prolunga e i prezzi dell’energia in forte rialzo, cresce il rischio di nuove ripercussioni sul commercio globale. Washington si prepara infatti a introdurre dazi più elevati sulle importazioni, nell’ambito della strategia commerciale dell’amministrazione Trump. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che il piano per aumentare l’aliquota universale dal 10% al 15% potrebbe entrare in vigore già questa settimana. L’Unione europea dovrebbe essere esclusa dall’inasprimento tariffario.

Nel complesso, l’oro ha guadagnato circa il 20% dall’inizio dell’anno, sostenuto dall’aumento delle tensioni geopolitiche e commerciali e dalle preoccupazioni riguardo all’indipendenza della Fed. A fine gennaio il metallo ha raggiunto un massimo storico oltre i 5.595 dollari l’oncia, consolidando un rally che prosegue ormai da mesi.

Ulteriore supporto alle quotazioni è arrivato dalla flessione del dollaro, che mercoledì ha registrato il calo più marcato delle ultime tre settimane. Il rafforzamento dei prezzi del petrolio e il recupero dei mercati azionari hanno esercitato pressioni sulla valuta statunitense. Un dollaro più debole tende a favorire l’oro, rendendolo più conveniente per gli investitori che operano con altre valute. Un indice chiave che misura l’andamento del biglietto verde ha perso circa lo 0,4% negli ultimi due giorni, pur mantenendo un progresso vicino all’1% su base settimanale.

All’inizio della settimana la dinamica era stata opposta. La forza del dollaro e le vendite diffuse sui mercati azionari avevano provocato martedì un brusco calo giornaliero dei metalli preziosi. Da allora, secondo Rhona O’Connell di StoneX Financial, oro e argento hanno registrato un ridimensionamento delle posizioni speculative, con gli investitori che hanno progressivamente ridotto le esposizioni eccessive accumulate in precedenza.

DATI MACRO IN ARRIVO

In Italia l’Istat pubblica alle 10:00 i dati sul commercio al dettaglio di gennaio, un indicatore utile per misurare l’andamento dei consumi delle famiglie e la tenuta della domanda interna all’inizio dell’anno.

In Francia è attesa alle 8:45 la diffusione della produzione industriale di gennaio, per la quale il consenso degli economisti indica un incremento dello 0,5% su base mensile, segnale di possibile recupero dell’attività manifatturiera dopo le recenti fasi di debolezza.

In Spagna alle 9:00 vengono pubblicati i dati sulla produzione industriale di gennaio, con una previsione di crescita dell’1,7% su base annua, che fornirebbe indicazioni sulla dinamica del comparto industriale nel Paese.

Per l’Eurozona l’appuntamento principale è alle 11:00 con le vendite al dettaglio di gennaio. Le attese indicano un aumento dello 0,3% su base mensile e dell’1,7% su base annua, dati che contribuiranno a delineare il quadro della domanda dei consumatori nell’area euro.

Negli Stati Uniti alle 14:30 vengono pubblicati diversi indicatori. Sono attesi i dati sui prezzi all’importazione di gennaio, stimati in crescita dello 0,2% su base mensile, e sui prezzi all’esportazione, previsti in aumento dello 0,3% su mese. Nello stesso orario sarà diffuso anche il dato sulle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, per le quali il mercato prevede 215.000 domande, un indicatore chiave per monitorare l’andamento del mercato del lavoro statunitense nel breve periodo.

Sono previsti interventi della presidente della Bce Christine Lagarde, del vicepresidente Luis de Guindos, dei membri del board Joachim Nagel e Olli Rehn, oltre al presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee. La Bce pubblicherà inoltre il resoconto della riunione di politica monetaria di febbraio.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

CAMPARI. Il gruppo conclude il 2025 con risultati in miglioramento sul piano operativo, grazie a un incremento organico di ricavi e redditività che ha permesso di accelerare la riduzione dell’indebitamento finanziario e di sostenere un aumento della cedola destinata agli azionisti.

MAIRE. La società attribuisce alla controllata Nextchem una valutazione intorno ai 4 miliardi di euro e sarebbe disponibile a cedere una partecipazione di minoranza soltanto a questi livelli, rinunciando quindi all’ipotesi di una quotazione in Borsa. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato Alessandro Bernini.

AMPLIFON. Il gruppo archivia il 2025 con un utile netto adjusted pari a 159,2 milioni di euro, in flessione del 15,4% rispetto all’anno precedente, un risultato influenzato soprattutto da un minore contributo della leva operativa.

AZIMUT. Il consiglio di amministrazione è convocato per l’approvazione del bilancio.

MEDIOBANCA. Riunione del consiglio di amministrazione per l’esame del bilancio, dopo la pubblicazione dei risultati avvenuta il 9 marzo.

NEXI. In programma una conference call dedicata alla presentazione del bilancio e del piano strategico.

SNAM. Diffusione dei conti e del piano industriale 2026-2030 prima dell’apertura dei mercati, seguita da una presentazione alle 10.00 e da una conferenza stampa alle 13.30 con l’amministratore delegato Agostino Scornajenchi e il direttore finanziario Luca Passa.

A livello internazionale sono da monitorare:

MORGAN STANLEY. La banca d’investimento statunitense sta procedendo con un piano di riduzione del personale che riguarda circa il 3% della forza lavoro complessiva, pari a circa 2.500 dipendenti, secondo fonti a conoscenza della situazione.

NVIDIA. L’amministratore delegato Jensen Huang ha indicato che gli investimenti della società in OpenAI non dovrebbero raggiungere i 100 miliardi di dollari, cifra che in passato il gruppo dei semiconduttori aveva indicato come possibile tetto massimo per il sostegno alla startup.

BROADCOM. Il ceo Hock Tan ha affermato che l’azienda prevede di superare i 100 miliardi di dollari di ricavi dalle vendite di chip dedicati all’intelligenza artificiale nel prossimo anno.

BLUE OWL CAPITAL. Gli investitori stanno aumentando le posizioni corte sul titolo della società, scommettendo su ulteriori ribassi dopo che il valore delle azioni ha già perso quasi un terzo dall’inizio dell’anno.

ANTHROPIC. L’amministratore delegato Dario Amodei ha riaperto i colloqui con il Pentagono riguardo all’impiego dei modelli di intelligenza artificiale sviluppati dall’azienda nell’ambito delle attività militari statunitensi.

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