STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio negativo con il future che segna un ribasso del 2,2%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-1,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (-1,6%).
L’escalation militare in Medio Oriente riporta i mercati in modalità risk-off, con l’attenzione concentrata soprattutto sull’energia. L’impatto iniziale degli attacchi contro l’Iran si riflette in un deciso balzo del petrolio legato allo stop quasi totale del traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, dopo che nel fine settimana l’Iran ha colpito tre navi cisterna, anche se il ministro degli Esteri di Teheran ha dichiarato che non vi sarebbe l’intenzione di chiudere formalmente il passaggio. Gli investitori monitorano la durata delle eventuali restrizioni e l’entità dei danni alle infrastrutture petrolifere iraniane. L’OPEC+ ha annunciato un aumento dell’offerta di 206 mila barili al giorno in aprile, dopo i 137 mila aggiunti a dicembre, ma un’interruzione significativa dei flussi renderebbe marginale questo incremento.
Con i mercati tradizionali chiusi nel weekend, il Bitcoin ha offerto un primo termometro del sentiment, cedendo circa il 4% alla diffusione delle notizie sugli attacchi e rimbalzando poi del 7% tra sabato e domenica, quando si è diffusa la conferma della morte della Guida Suprema Khamenei, ipotesi che ha alimentato l’idea di un’operazione rapida. Attualmente la criptovaluta resta circa -2% sotto i massimi del rimbalzo, ma ancora +2% rispetto ai livelli precedenti agli strike.
Il sentiment ha mostrato segnali di stabilizzazione dopo l’apertura asiatica, complice la possibilità evocata dal presidente Donald Trump di revocare le sanzioni in presenza di una leadership iraniana pragmatica, pur affermando che la campagna militare potrebbe proseguire per “quattro-cinque settimane”. Il Wall Street Journal ha riferito di un tentativo di Ali Larijani di riaprire il dialogo nucleare tramite mediatori omaniti, ma lo stesso Larijani ha successivamente escluso negoziati con Washington. Il petrolio ha recuperato dai minimi intraday in scia a queste notizie.
ASIA
In Asia, Hang Seng -1,6% e Nikkei -1,5% guidano i ribassi, mentre lo Shanghai Composite segna +0,3%.
In Asia, la settimana è dominata dalle Two Sessions in Cina, con il Congresso Nazionale del Popolo e l’atteso quindicesimo Piano Quinquennale.
L'indice Pmi sul settore manifatturiero del Giappone è salito in febbraio a 53,0 da 51,5 del mese precedente, registrando la maggior crescita dal maggio 2022 e superando anche la lettura 'flash' di 52,8.
Tuttavia, gli analisti avvertono che il Giappone corre il rischio di registrare una crescita bassa e un'inflazione elevata se il protrarsi del conflitto in Medio Oriente manterrà alti i prezzi del petrolio e colpirà l'economia, complicando gli sforzi della banca centrale di alzare i tassi.
Il vice governatore della Banca del Giappone, Ryozo Himino, ha detto che sono attesi altri rialzi dei tassi.
SPREAD ED EMISSIONI
Il Btp decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,27%, ancora sui livelli più bassi da dicembre 2024, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 63 punti base.
Venerdì sera S&P Global ha migliorato l’outlook del Portogallo a positivo, elemento che potrebbe influenzare il clima sul debito periferico.
Parte alle 9 di questa mattina il collocamento del nuovo Btp Valore con scadenza 10 marzo 2032, destinato alla clientela retail. Il Tesoro ha fissato venerdì le cedole minime garantite: 2,5% per il primo biennio, 2,8% per il terzo e quarto anno e 3,5% per gli ultimi due anni di vita del titolo. In assenza di una chiusura anticipata, la raccolta degli ordini proseguirà fino alle 13 di venerdì; al termine dell’offerta il Ministero dell’Economia potrà confermare o rivedere al rialzo i livelli cedolari annunciati.
Nel mercato primario dell’Eurozona, oltre alle aste già previste in calendario, non si escludono operazioni sindacate. Tra le ipotesi circolate figura un possibile collocamento tedesco, con un titolo green a 15 anni oppure un trentennale. Anche Lisbona potrebbe tornare sul mercato con una nuova emissione.
PETROLIO
Il petrolio registra il balzo più forte degli ultimi quattro anni mentre il mercato valuta l’impatto della sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dal successivo scambio di raid nell’area. Il Brent guadagna circa l’8% attestandosi vicino a 79 dollari al barile, dopo aver toccato in precedenza un picco intraday del +13%, ai massimi da gennaio 2025. Il traffico delle petroliere attraverso il passaggio strategico al largo delle coste iraniane, snodo da cui transita un quinto del petrolio mondiale e ingenti volumi di gas, risulta in gran parte fermo per una sospensione decisa da armatori e trader con l’estendersi del conflitto.
Le ostilità si sono intensificate tra domenica sera e lunedì. Testimoni a Dubai e Abu Dhabi hanno riferito di esplosioni nella mattinata, mentre l’Agence France-Presse ha riportato la presenza di fumo in prossimità dell’ambasciata statunitense a Kuwait City. In Libano, Hezbollah, alleato di Teheran, ha lanciato attacchi contro Israele, che ha risposto colpendo obiettivi locali. I prezzi del greggio segnano l’aumento più marcato da marzo 2022, periodo dell’invasione russa dell’Ucraina.
Il conflitto apre una fase ad alto rischio per il mercato energetico globale. Sabato Stati Uniti e Israele hanno colpito con missili diversi obiettivi in Iran, invitando la popolazione a rovesciare il regime islamico. Teheran ha reagito con una serie di attacchi contro Israele e contro basi e obiettivi statunitensi in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein. Nel corso degli eventi è stato ucciso la Guida Suprema iraniana, Ayatollah Ali Khamenei. Anche i prodotti raffinati hanno accelerato insieme al greggio, con i futures sul diesel in rialzo fino al 17%.
Le autorità iraniane hanno dichiarato che il passaggio a Hormuz resta formalmente aperto, pur confermando l’attacco a tre petroliere. Il presidente Donald Trump ha affermato che le forze americane hanno affondato nove unità navali iraniane e che le operazioni militari proseguiranno fino al completamento degli obiettivi. Secondo Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital LP a Chicago, una rapida ripresa del traffico o segnali credibili di de-escalation potrebbero attenuare il rally, mentre in assenza di sviluppi il mercato rischia di consolidare su livelli elevati.
In risposta all’escalation, l’OPEC+ ha deciso nel fine settimana di aumentare le quote produttive di 206.000 barili al giorno dal prossimo mese, mossa già prevista prima dell’inizio delle ostilità. Il greggio ha registrato due rialzi mensili consecutivi quest’anno, sostenuto da tensioni geopolitiche persistenti e da interruzioni localizzate dell’offerta, nonostante le diffuse attese di un surplus legato agli incrementi produttivi del cartello e di Paesi esterni.
Citigroup stima nel caso base un Brent compreso tra 80 e 90 dollari al barile almeno per la prossima settimana, ipotizzando un cambio di leadership in Iran o una riduzione del conflitto entro una o due settimane, oppure una scelta statunitense di allentare la pressione dopo aver colpito le capacità missilistiche e nucleari iraniane. Morgan Stanley ha rivisto al rialzo la previsione sul Brent per il secondo trimestre a 80 dollari dai precedenti 62,50 dollari.
L’Iran produce circa 3,3 milioni di barili al giorno, pari al 3% dell’offerta globale, e la sua posizione geografica lungo lo Stretto di Hormuz amplifica il peso strategico sul mercato. Il greggio del Golfo Persico diretto verso grandi economie come Cina, India e Giappone deve attraversare questo corridoio. In un’intervista al New York Times, Trump ha dichiarato che l’offensiva americana potrebbe protrarsi per quattro-cinque settimane, aggiungendo di essere disposto a revocare le sanzioni qualora la nuova leadership si dimostrasse pragmatica.
Secondo Wood Mackenzie, in caso di mancata riapertura rapida dei flussi attraverso Hormuz, il prezzo del petrolio potrebbe superare i 100 dollari al barile. Anche con l’aumento produttivo dell’OPEC in aprile, le capacità aggiuntive e le riserve inutilizzate resterebbero di fatto bloccate se la via marittima restasse chiusa. Gli analisti di JPMorgan ritengono che, con una chiusura protratta per 25 giorni, i principali produttori mediorientali potrebbero essere costretti a sospendere parte della produzione per saturazione degli stoccaggi a terra e offshore.
Un aumento duraturo dei costi energetici rischia di alimentare pressioni inflazionistiche a livello globale, complicando il compito delle banche centrali, inclusa la Fed, chiamate a bilanciare stabilità dei prezzi, crescita e occupazione. Prima del conflitto con l’Iran, l’amministrazione Trump aveva già adottato una linea di politica estera più aggressiva: a fine gennaio forze statunitensi erano intervenute in Venezuela arrestando l’ex presidente Nicolás Maduro, con Washington che aveva poi assunto il controllo dell’industria petrolifera del Paese.
ORO E ARGENTO
L’oro ha proseguito la sua corsa per il quarto giorno consecutivo mentre il conflitto in Medio Oriente ha scosso i mercati e spinto gli investitori verso gli asset considerati più sicuri. Il metallo prezioso è salito fino al +2,2% toccando oltre 5.390 dollari l’oncia nelle prime contrattazioni, prima di ridurre parte dei guadagni, segnando un rally sostenuto dall’incertezza globale e dalla fuga verso rifugi come l’oro innescata dalle tensioni geopolitiche. Il conflitto si è intensificato nel fine settimana dopo che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, causando la morte della Guida Suprema islamica Ayatollah Ali Khamenei e scatenando onde di missili iraniani contro obiettivi in più Paesi, innescando nuovi timori sui mercati.
Le tensioni geopolitiche e la politica estera aggressiva del presidente americano Donald Trump hanno alimentato un rally di lungo periodo per l’oro, sostenuto anche da acquisti da parte delle banche centrali e da un movimento degli investitori lontano dai titoli di Stato e dalle valute sovrane verso beni rifugio. Il metallo ha guadagnato circa un quarto del suo valore da inizio anno, nonostante un brusco ritracciamento dai massimi oltre 5.595 dollari l’oncia raggiunti alla fine di gennaio.
Secondo gli analisti del Franklin Templeton Institute, l’oro tende a beneficiare di un contesto in cui il sentimento di mercato privilegia “premi per il rischio prima dei fondamentali”, suggerendo un’esposizione selettiva al metallo piuttosto che scommesse ampie al ribasso sull’azionario.
Il conflitto ha visto un’escalation con attacchi statunitensi e israeliani su obiettivi in Iran, seguiti da una risposta missilistica di Teheran verso Israele e basi americane in diversi Paesi del Golfo, mantenendo viva la percezione di rischio geopolitico sui mercati. Trump ha affermato che le forze Usa continueranno i bombardamenti fino al raggiungimento degli obiettivi, mentre l’autorità di sicurezza iraniana ha dichiarato che Teheran non negozierà con gli Stati Uniti.
Anche il petrolio ha reagito con un forte impulso, segnando il più grande aumento in anni all’apertura di mercato, quando la minaccia alla continuità degli approvvigionamenti attraverso lo Stretto di Hormuz ha aggiunto pressione sui prezzi, sebbene come l’oro abbia poi ridotto parte dei guadagni. Il dollaro Usa è salito, con l’indice Bloomberg Dollar Spot in progresso dello 0,4%, segnalando come, malgrado la forza della valuta, i beni reali continuino a essere percepiti come “vera valuta dura” in questa fase straordinaria, secondo Hong Hao di Lotus Asset Management.
L’oro resta osservato speciale degli investitori in un quadro globale segnato da conflitti e tensioni politiche, confermandosi uno strumento privilegiato per proteggere capitale e correnti di capitale in periodi di incertezza estrema.
DATI MACRO IN ARRIVO
Giornata densa di appuntamenti macro per l’Italia, con i dati Istat su crescita e deficit 2024 al centro dell’attenzione. Il calo dell’indebitamento è visto come il passaggio chiave per consentire a Roma di uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo, obiettivo su cui l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni punta in modo esplicito. Nel Documento di economia e finanza la stima sul Pil 2025 è pari allo 0,5%, dopo lo 0,7% registrato l’anno precedente, mentre il rapporto deficit/Pil è indicato al 3% dal 3,4%.
Il quadro congiunturale resta debole sul fronte industriale. Per febbraio il comparto manifatturiero è atteso ancora in contrazione: la mediana delle stime raccolte da Reuters indica un Pmi a 49,2, in miglioramento rispetto al 48,1 di gennaio ma ancora sotto la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione. In serata arriveranno ulteriori indicazioni sullo stato dell’economia con i dati sul saldo del settore statale e sulle immatricolazioni di auto riferiti a febbraio.
In Francia è atteso il Pmi manifatturiero finale di febbraio a 49,9 alle 9,50; in Germania il dato finale è visto a 50,7 alle 9,55; nel Regno Unito l’indice è stimato a 52 alle 10,30; in Grecia è in calendario il Pmi manifatturiero alle 10,00; in Spagna la lettura finale è attesa a 50,1 alle 9,15. Per l’intera Zona euro il Pmi manifatturiero finale di febbraio è previsto a 50,8 alle 10,00.
Negli Stati Uniti sono in agenda il Pmi manifatturiero finale S&P Global di febbraio alle 15,45 e l’indice Ism manifatturiero, atteso a 52,0, alle 16,00.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
LEONARDO. Il governo britannico, attraverso la ministra delle Finanze Rachel Reeves, si prepara ad affidare al gruppo italiano un contratto per la realizzazione di una nuova flotta di elicotteri militari, secondo quanto riferito da una fonte del Tesoro del Regno Unito.
UNICREDIT. L’istituto ha ritirato a gennaio il ricorso presentato al Tribunale dell’Unione europea contro la richiesta della Banca centrale europea di abbandonare le attività in Russia, come emerge da un documento pubblicato venerdì. In base a documentazione interna, la remunerazione massima dell’amministratore delegato Andrea Orcel per il 2026 resterà allineata a quella del 2025, pari a 16,4 milioni di euro, di cui 4,15 milioni come parte fissa e fino a 11,8 milioni di componente variabile interamente in azioni con maturazione distribuita su otto anni.
FINECOBANK. Il nuovo piano industriale in presentazione il 4 marzo conterrà indicazioni sui vantaggi derivanti da un utilizzo più esteso dell’intelligenza artificiale, secondo quanto riportato dall’edizione domenicale de Il Sole 24 Ore.
PIRELLI. L’esecutivo italiano sta esaminando misure per ridurre il peso di Sinochem nel capitale del gruppo, tra cui la sospensione dei diritti di voto, il trasferimento della quota cinese a un veicolo italiano o il ricorso a un blind trust, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore. Nei prossimi giorni sono previsti incontri a Roma con la partecipazione del vertice della società.
EDISON. La controllante francese sta valutando la quotazione in Borsa o la cessione di una partecipazione nella controllata italiana, nonostante l’incertezza normativa legata al decreto bollette, secondo tre fonti vicine al dossier.
IREN, ENI, A2A. Iren ha affidato a Rothschild e a IMI di Intesa Sanpaolo il mandato per la cessione del proprio portafoglio di impianti fotovoltaici ed eolici, come riportato da Il Sole 24 Ore citando Mergermarket. Tra i potenziali interessati figurano Plenitude di Eni, A2A, Dolomiti Energia e la utility toscana Plures. Gli asset in vendita superano complessivamente i 200 megawatt di capacità e l’avvio formale del processo è atteso per marzo.
JUVENTUS, LAZIO. La Juventus ha ottenuto un pareggio in trasferta contro la Roma nel confronto di vertice, restando fuori dalla zona utile per la qualificazione alla Champions League. La Lazio è stata sconfitta a Torino nella gara disputata in trasferta.
MARE GROUP, ELES. Il Tribunale di Perugia ha emesso un provvedimento cautelare che sospende in via temporanea l’esercizio del diritto di voto di Mare su un milione di azioni Eles, pari al 4,98% del capitale e al 4,71% dei diritti di voto, in vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il 2 e 3 marzo.
STELLANTIS. Il Ministero dei Trasporti rende noto il dato relativo alle immatricolazioni di febbraio in Italia.
LOTTOMATICA. Il consiglio di amministrazione si riunisce per l’approvazione del bilancio.

di Francesco Sicuro













































