Start&Stock: Fed sotto i riflettori con petrolio in crescita e negoziati Iran-Usa ancora bloccati

Start&Stock: Fed sotto i riflettori con petrolio in crescita e negoziati Iran-Usa ancora bloccati

I mercati restano improntati alla cautela nel giorno della Fed, condizionati dal rialzo del petrolio e dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran senza progressi concreti sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il sentiment tecnologico risente dei timori su OpenAI, riaccendendo dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nel settore. Crescono le preoccupazioni per uno shock stagflazionistico prolungato, mentre l’attenzione si concentra sulle indicazioni delle banche centrali. In Europa emergono segnali di debolezza con pressioni inflazionistiche in aumento, mentre sullo sfondo si moltiplicano i fattori geopolitici ed energetici che alimentano l’incertezza globale.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,2%. Sulla stessa scia i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,5%).

Alla vigilia della decisione del Federal Open Market Committee della Fed, i mercati si presentano con un atteggiamento prudente, influenzati dal rialzo continuo dei prezzi del petrolio nelle ultime 24 ore e da un peggioramento del sentiment tecnologico dopo le notizie su OpenAI. Il quadro resta comunque in parziale recupero, con i futures sul Nasdaq che durante la notte hanno recuperato oltre metà delle perdite della seduta precedente.

La situazione in Medio Oriente non mostra progressi. Stati Uniti e Iran restano distanti su una soluzione per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il Wall Street Journal ha riportato che il presidente Donald Trump ha chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato nei confronti dell’Iran, mentre lo stesso Trump ha scritto che Teheran desidera una riapertura dello stretto “il prima possibile”. Secondo la CNN, funzionari iraniani sarebbero pronti a presentare una nuova proposta di pace nei prossimi giorni. Le preoccupazioni per uno shock stagflazionistico prolungato risultano in crescita, anche considerando che i futures sul Brent a 3-6 mesi si avvicinano ai livelli massimi registrati a fine marzo.

Se da un lato il petrolio ha contribuito a rafforzare un clima di cautela, dall’altro le vendite sull’azionario sono state guidate principalmente dalle preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale. Il fattore scatenante è stato un report del Wall Street Journal secondo cui OpenAI non avrebbe raggiunto i propri obiettivi interni di ricavi e utenti entro fine 2025. Nonostante la società abbia respinto le criticità, sottolineando la solidità delle attività consumer ed enterprise, il mercato ha riacceso i timori sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nel settore. Dopo i massimi storici raggiunti lunedì, l’S&P 500 ha perso il -0,5%, il Nasdaq il -0,9% e il gruppo delle Magnificent 7 il -0,3%, mentre l’indice dei semiconduttori di Philadelphia ha registrato un calo del -3,6%, la flessione più ampia delle ultime quattro settimane. Le vendite si sono estese lungo la filiera tecnologica, coinvolgendo società come Oracle (-4%), Coreweave (-5,8%), Qnity Electronics (-4,3%) e Applied Materials (-5,9%). Questo scenario pesa sul clima alla vigilia delle trimestrali, con Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta attese ai conti dopo la chiusura.

Tra le notizie rilevanti per il mercato energetico, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’OPEC a partire dal 1° maggio, dopo una permanenza iniziata nel 1967. Il Paese, terzo produttore del gruppo con circa 3,5 milioni di barili al giorno prima del conflitto, rappresentava circa il 12% dell’offerta dell’organizzazione. La decisione riflette la volontà di aumentare la flessibilità produttiva alla luce degli investimenti effettuati negli ultimi anni. L’impatto immediato appare limitato a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, ma nel lungo periodo potrebbe ridurre l’influenza dell’OPEC.

In vista della giornata odierna, l’attenzione si concentra sulla decisione della Federal Reserve, con i tassi attesi invariati e il focus sulle indicazioni prospettiche. Gli economisti ritengono centrale la possibilità che l’istituto adotti un linguaggio più bilanciato sui rischi e sulle prospettive di politica monetaria, mentre il presidente Jerome Powell potrebbe fornire ulteriori indicazioni nella conferenza stampa. Lo scenario base prevede eventuali cambiamenti più significativi a partire da giugno, con il rischio di una comunicazione orientata verso posizioni più restrittive. La probabilità di una riduzione entro dicembre è scesa al 24%, rispetto al 35% del giorno precedente.

In Europa emerge un quadro macroeconomico più debole. Le indagini della Bce su prestiti bancari e aspettative di inflazione indicano una combinazione di rischi al rialzo sui prezzi e al ribasso sulla crescita. Le aspettative di inflazione a un anno e a tre anni salgono rispettivamente al 4,0% e al 3,0%, massimi dal 2023, mentre quelle di lungo periodo restano più stabili al 2,4%. Il sondaggio sul credito segnala condizioni più restrittive, ai livelli più rigidi dall’inizio del 2024. I mercati tornano a scontare un rialzo dei tassi da parte della Bce già nella riunione di giugno. In questo contesto, l’azionario europeo arretra con lo Stoxx 600 -0,4%, il Dax -0,3% e il Cac 40 -0,5%.

Nel Regno Unito, oltre alle pressioni inflazionistiche, pesa l’incertezza politica legata al primo ministro Keir Starmer. Il Parlamento ha votato sulla possibilità di aprire un’indagine riguardo alla nomina di Peter Mandelson come ambasciatore negli Stati Uniti, senza approvare la richiesta. La questione resta al centro del dibattito politico, anche in vista delle elezioni locali della prossima settimana e delle implicazioni sulle politiche fiscali future.

ASIA

In Asia prevale un tono positivo, con l’Hang Seng in crescita del +1,3%, seguito da Kospi +0,7%, CSI +0,6% e Shanghai Composite +0,4%, mentre l’S&P/ASX 200 scende del -0,2%. I mercati giapponesi restano chiusi per festività.

In Australia, l’inflazione ha mostrato segnali contrastanti: l’indice dei prezzi al consumo è salito del +4,6% su base annua a marzo, al di sotto delle attese del +4,8% ma in aumento rispetto al +3,7% del trimestre precedente. L’inflazione core, misurata dal trimmed mean, si attesta al +3,3%, stabile ma ancora sopra il target della Reserve Bank of Australia. Il dato trimestrale del primo trimestre è risultato pari a +0,81%, leggermente inferiore alle attese, anche se il livello elevato dei prezzi energetici limita l’impatto positivo. La probabilità di un rialzo dei tassi nella prossima riunione cala di 15 punti percentuali al 68%.

SPREAD E NUOVE EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,88%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 82 punti base, in un contesto che riflette le recenti tensioni sui tassi.

Nella giornata precedente si è registrato un aumento dei rendimenti, innescato dal sondaggio della Bce sulle aspettative dei consumatori, che ha evidenziato un balzo dell’inflazione attesa a un anno fino al 4% nel mese di marzo. L’indagine ha inoltre segnalato un irrigidimento delle condizioni di credito, elemento che contribuisce a delineare un quadro più restrittivo per famiglie e imprese.

Sul fronte delle emissioni, il Tesoro italiano si presenta sul mercato con un’offerta complessiva fino a 9 miliardi di euro tra Btp e Ccteu. L’attenzione è rivolta in particolare al nuovo Btp a cinque anni con scadenza 1° giugno 2031 e al nuovo Ccteu con scadenza 15 aprile 2036. Le indicazioni di mercato suggeriscono rendimenti in calo rispetto alle aste precedenti: sul mercato grigio, il titolo a cinque anni rendeva in chiusura circa 3,27%, in diminuzione rispetto al 3,48% registrato dal Btp febbraio 2031 nell’asta di fine marzo, livello che rappresentava un massimo da giugno 2024.

L’offerta include anche la sedicesima tranche del Btp a 15 anni off-the-run, ampliando il ventaglio di scadenze disponibili per gli investitori. Parallelamente, anche altri Paesi dell’area euro si muovono sul primario: la Germania colloca 5 miliardi di euro del Bund febbraio 2036, mentre la Grecia interviene sul segmento a 13 settimane.

In Italia, emergono osservazioni critiche da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha espresso dubbi sulla sostenibilità delle previsioni governative di riduzione del debito a partire dal prossimo anno. Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il decreto Lavoro prevede lo stanziamento di quasi un miliardo di euro per il rinnovo di incentivi all’occupazione, con l’obiettivo di sostenere le assunzioni.

Il governo sta inoltre valutando una possibile ulteriore proroga del taglio delle accise, che potrebbe avere una durata più limitata rispetto agli interventi precedenti e un impatto più marcato sul gasolio rispetto alla benzina.

PETROLIO

Il petrolio si mantiene su livelli elevati mentre gli investitori concentrano l’attenzione sui prossimi sviluppi dei negoziati per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran, con la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz che continua a prolungare le interruzioni e a influenzare i mercati globali. Il Brent si attesta intorno ai 111 dollari al barile, dopo un rialzo del +2,8% nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate supera i 99 dollari. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran ha chiesto a Washington di rimuovere il blocco navale sullo stretto durante i negoziati per la fine delle ostilità che hanno limitato le forniture energetiche dal Medio Oriente.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un prolungamento del blocco, scegliendo di continuare a esercitare pressione sull’economia iraniana e sulle esportazioni di petrolio impedendo il traffico marittimo verso e dai porti del Paese. Il presidente avrebbe valutato più rischiose altre opzioni, inclusa una ripresa delle operazioni militari.

Il cessate il fuoco regge dall’inizio di aprile, ma le trattative restano in una fase di stallo tra Stati Uniti e Iran, mentre il blocco marittimo continua a esercitare una forte pressione su Teheran. Secondo i dati di Kpler, l’Iran sta rapidamente esaurendo la capacità di stoccaggio del greggio, situazione che potrebbe accelerare i tagli alla produzione.

Michelle Brouhard di Kpler ha sottolineato che lo stallo potrebbe protrarsi per settimane, indicando due possibili scenari: una reazione del mercato globale incapace di sostenere ulteriori carenze di offerta, oppure una decisione dell’Iran di riaprire i flussi per esportare il proprio petrolio.

Fonti vicine ai negoziati, citate da CNN, indicano che i mediatori si aspettano una nuova proposta iraniana nei prossimi giorni. Trump ha affermato su Truth Social che Teheran punta a riaprire lo stretto il prima possibile, anche alla luce delle dinamiche interne legate alla leadership del Paese.

Dall’inizio del conflitto alla fine di febbraio, lo Stretto di Hormuz è diventato quasi impraticabile, interrompendo i flussi di petrolio, gas naturale e prodotti raffinati e contribuendo all’aumento dei prezzi energetici. La situazione ha alimentato i timori di una crisi inflazionistica, con l’Agenzia Internazionale dell’Energia che ha definito l’evento il più grande shock dell’offerta mai registrato.

Le conseguenze del conflitto si riflettono anche sulle dinamiche del mercato energetico globale, con gli Emirati Arabi Uniti che hanno deciso di uscire dall’OPEC il prossimo mese dopo oltre sessant’anni di adesione. Abu Dhabi ha motivato la scelta con la necessità di maggiore flessibilità per rispondere alle esigenze del mercato senza i vincoli delle decisioni collettive del cartello.

Gli Stati Uniti stanno intensificando la pressione sull’Iran anche su altri fronti. L’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro ha avvertito le istituzioni finanziarie sui rischi di sanzioni legati ai rapporti con le raffinerie cinesi, in particolare quelle indipendenti della provincia dello Shandong, per i loro legami con la Repubblica islamica.

Venerdì Washington ha imposto sanzioni alla Hengli Petrochemical (Dalian) Refinery, tra i principali raffinatori privati cinesi, per i rapporti con Teheran, una decisione che potrebbe aumentare le tensioni tra Stati Uniti e Cina in vista di un possibile incontro tra i rispettivi leader. La società ha dichiarato di non aver mai intrattenuto relazioni commerciali con l’Iran.

Il Dipartimento del Tesoro ha inoltre diffuso indicazioni stringenti sui rischi legati al pagamento di un “pedaggio” al governo iraniano per attraversare lo Stretto di Hormuz, mentre Teheran starebbe lavorando a una normativa nazionale per formalizzare un sistema di pagamenti per le navi in transito.

Secondo Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova, l’attenzione del mercato resterà concentrata sugli sviluppi dell’offerta e sui segnali geopolitici provenienti dal Golfo. In un contesto di fondo ancora orientato al rialzo, le quotazioni potrebbero continuare a mostrare movimenti bruschi e volatilità intraday.

ORO

L’oro mostra segnali di stabilizzazione dopo due sedute consecutive in calo, con l’attenzione degli investitori che resta concentrata sui negoziati tra Stati Uniti e Iran e sulla chiusura a tempo indefinito dello Stretto di Hormuz, fattore che continua ad alimentare i rischi inflazionistici. Il metallo prezioso si posiziona intorno ai 4.590 dollari l’oncia, dopo aver registrato una flessione complessiva del -2,4% nelle due sessioni precedenti, scendendo ai livelli più bassi delle ultime quattro settimane. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran ha chiesto a Washington di rimuovere il blocco navale sullo stretto mentre proseguono i contatti per mettere fine al conflitto ormai in corso da due mesi, che ha profondamente alterato gli equilibri delle forniture energetiche globali. Secondo quanto riportato da CNN, i mediatori in Pakistan si attendono una nuova proposta iraniana nei prossimi giorni.

Gli operatori monitorano anche le imminenti decisioni di politica monetaria negli Stati Uniti, nell’Unione europea, nel Regno Unito e in Canada. In Giappone, la Bank of Japan ha mantenuto invariato il tasso di riferimento allo 0,75%, con una votazione divisa che segnala una maggiore probabilità di un rialzo già nel mese di giugno. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve dovrebbe confermare i tassi al termine della riunione di oggi, secondo le attese, mentre resta sotto osservazione il futuro di Jerome Powell alla guida dell’istituto una volta concluso il suo mandato.

Il contesto resta condizionato da uno shock sull’offerta energetica che alimenta le pressioni sui prezzi e rafforza l’ipotesi che le banche centrali mantengano i tassi elevati più a lungo o possano procedere con ulteriori rialzi. Uno scenario che penalizza un asset privo di rendimento come l’oro, anche alla luce dell’aumento dei rendimenti obbligazionari che accresce il costo opportunità del suo possesso. Dall’inizio del conflitto a fine febbraio, il metallo prezioso ha perso circa il -13%, mentre il petrolio ha registrato un forte rialzo.

Sul piano tecnico, secondo Ole Hansen di Saxo Bank, sono emerse vendite dopo la rottura del supporto in area 4.650 dollari, con il mercato che continua a focalizzarsi sugli sviluppi diplomatici. Una riapertura dello stretto e una conseguente riduzione dei prezzi del petrolio rappresenterebbero il principale fattore di sostegno per le quotazioni dei metalli nel breve periodo.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In Italia, l’attenzione si concentra sulle rilevazioni diffuse da Istat relative alla fiducia di consumatori e imprese nel mese di aprile, attese entrambe in rallentamento. Il consenso indica un livello di 91,2 per i consumatori e 88,0 per le imprese, dopo che a marzo il clima di fiducia delle famiglie ha registrato un deciso arretramento fino ai minimi da quasi due anni e mezzo, mentre il comparto produttivo ha mostrato una maggiore tenuta. I dati sono attesi alle 10:00 per entrambe le componenti. Nella stessa mattinata, alle 11:00, verranno diffusi anche i numeri sulle retribuzioni contrattuali del primo trimestre e il saldo del commercio estero extra Ue relativo a marzo, elementi utili per valutare dinamica salariale e contributo della domanda estera.

In Europa, l’attenzione si sposta sull’inflazione, con Germania e Spagna al centro della scena. La stima preliminare dei prezzi al consumo tedeschi rappresenta uno dei principali driver di giornata: dopo il balzo al 2,8% registrato a marzo, alimentato dalle tensioni energetiche, il mercato si attende un’ulteriore accelerazione al 3,1% su base annua. Il dato complessivo è previsto alle 14:00, con una variazione mensile attesa dello 0,8%, mentre in mattinata saranno diffusi gli aggiornamenti dei singoli Länder. In anticipo, alle 9:00, arriva il dato della Spagna, con l’indice armonizzato previsto in crescita al 3,5% annuo, dopo il 3,4% di marzo, confermando la pressione sui prezzi nell’area.

Il calendario europeo include anche altre pubblicazioni rilevanti: in Grecia, alle 11:00, sono attesi i prezzi alla produzione di marzo e il tasso di disoccupazione, mentre in Portogallo si attendono alle 10,30 gli indicatori di fiducia di consumatori e imprese e alle 12,00 il dato sulla disoccupazione. A livello di area euro, alle 10:00 verranno diffusi i prestiti alle famiglie relativi a marzo, seguiti alle 11:00 dall’economic sentiment di aprile, atteso a 95,2, indicatore chiave per valutare il clima economico complessivo.

Negli Stati Uniti, la seconda parte della giornata è caratterizzata da una serie di dati su attività economica e immobiliare. Alle 14:00 è prevista la revisione delle licenze edilizie di marzo, mentre alle 14:30 verranno pubblicati i numeri su beni durevoli, attesi in crescita dello 0,5%, insieme a licenze edilizie, avvio di nuove abitazioni e bilancia commerciale. Nel pomeriggio, alle 16:30, l’attenzione si sposterà sulle scorte settimanali di prodotti petroliferi EIA, particolarmente osservate alla luce delle tensioni energetiche globali.

Sul fronte delle banche centrali, il calendario è altrettanto fitto. In Italia, alle 18:00, la Banca d’Italia pubblicherà il rapporto sulla stabilità finanziaria 2026, documento che offrirà una fotografia aggiornata dei rischi per il sistema. In Europa prende il via la riunione del consiglio direttivo della Bce, destinata a concludersi il giorno successivo, mentre è previsto anche un intervento del membro del board Buch.

Negli Stati Uniti, riflettori puntati sulla Federal Reserve: a Washington si conclude la riunione del Federal Open Market Committee, con il verdetto sui tassi atteso alle 20:00 e la conferenza stampa del presidente alle 20:30, appuntamenti centrali per orientare le aspettative sui prossimi passi della politica monetaria. In parallelo, alle 15:45, la banca centrale canadese annuncerà la propria decisione sui tassi, accompagnata dalla pubblicazione del rapporto di politica monetaria, completando una giornata dominata da dati macro e decisioni delle autorità monetarie. Sul fronte societario, l’attenzione resta alta per i risultati di Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

ENI. Il gruppo ha avviato il processo per la cessione dell’impianto di cracking di Brindisi, informando il ministro delle Imprese Adolfo Urso della scelta di un advisor incaricato di individuare un partner industriale interessato all’asset, individuato secondo una fonte in JP Morgan. Parallelamente, la società ha siglato un’intesa con il Venezuela per sostenere il rilancio della produzione di idrocarburi nell’area dell’Orinoco, rafforzando la propria presenza nel Paese sudamericano.

NEXI. Il fondo di private equity Cvc Capital starebbe valutando la possibilità di presentare un’offerta da circa 9 miliardi di euro per il gruppo dei pagamenti, secondo indiscrezioni riportate dalla stampa finanziaria internazionale. L’analisi risulta ancora preliminare e potrebbe non tradursi in una proposta concreta, come indicato da una fonte. Intanto è prevista per oggi alle 15,00 l’assemblea degli azionisti chiamata ad approvare il bilancio.

MPS. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio starebbe pianificando la convocazione dell’assemblea tra giugno e luglio per approvare l’operazione di integrazione con Mediobanca, con l’obiettivo di completare il processo entro il quarto trimestre. Secondo indiscrezioni, Riccardo Mulone, attuale responsabile di Ubs Italia, sarebbe tra i possibili candidati alla guida della futura entità risultante dall’operazione, in sostituzione di Alessandro Melzi d’Eril.

EDISON. Il gruppo francese EDF avrebbe sospeso ogni decisione relativa alla cessione di una quota della controllata italiana, alla luce delle criticità emerse nelle forniture di gas naturale liquefatto dal Qatar, interrotte a causa del conflitto in Iran. La valutazione è stata rinviata in attesa di maggiore chiarezza sul contesto energetico.

TREVI. Nel primo trimestre la società ha registrato nuove commesse e ordini per un valore complessivo pari a 220 milioni di euro, evidenziando una dinamica commerciale significativa nel periodo.

MOLTIPLY. Il gruppo ha rivisto al rialzo il prezzo dell’offerta pubblica di acquisto parziale sulle proprie azioni, portandolo da 33 a 35 euro per azione, rafforzando le condizioni dell’operazione.

MAIRE. Il consiglio di amministrazione esaminerà i risultati del primo trimestre, seguiti da una conference call programmata alle 17,30.

DIASORIN. L’assemblea degli azionisti è convocata alle 15,00.

FINECOBANK. Assemblea degli azionisti in calendario alle 9,30.

HERA. Assemblea prevista alle 10,00.

RECORDATI. Assemblea convocata alle 9,00.

SNAM. Assemblea degli azionisti fissata alle 14,15.

UNIPOL. Assemblea ordinaria e straordinaria prevista alle 10,30.

BREMBO. Assemblea degli azionisti alle 11,00.

INDUSTRIE DE NORA. Assemblea degli azionisti in calendario.

A livello internazionale sono da monitorare:

UBS GROUP, DEUTSCHE BANK, MERCEDES-BENZ GROUP, BANCO SANTANDER, SEB, AIRBUS, ADIDAS. Sul fronte europeo delle trimestrali emergono risultati eterogenei: UBS e Banco Santander hanno superato le attese, così come Deutsche Bank e SEB sul fronte dei ricavi e dell’interesse netto, mentre Mercedes-Benz ha riportato un calo degli utili nel primo trimestre. Airbus ha registrato una flessione dei profitti, mentre Adidas ha diffuso conti trimestrali positivi.

STARBUCKS, VISA. Negli Stati Uniti, Starbucks e Visa hanno pubblicato risultati superiori alle stime degli analisti, confermando una dinamica operativa migliore delle attese.

KONE. Il gruppo sarebbe vicino a un accordo che prevede una combinazione di contanti e azioni per acquisire TK Elevator, in un’operazione destinata a rappresentare una delle più rilevanti uscite di private equity in Europa.

BROWN-FORMAN, PERNOD RICARD. Le due società hanno interrotto le trattative per una possibile fusione, ponendo fine al dialogo su una potenziale integrazione nel settore degli alcolici.

CHINA MERCHANTS, CK HUTCHISON. Il gruppo portuale China Merchants starebbe valutando la partecipazione a un consorzio interessato all’acquisizione di numerosi porti detenuti da CK Hutchison Holdings, secondo fonti vicine al dossier.

SETTORE RAFFINAZIONE CINESE. Le autorità statunitensi hanno avvertito gli istituti finanziari del rischio di sanzioni secondarie qualora supportassero raffinerie indipendenti cinesi coinvolte nell’acquisto di petrolio iraniano, aumentando la pressione su Teheran e al tempo stesso inasprendo i rapporti con Pechino.

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