Start&Stock: Iran apre al dialogo ma restano nodi su nucleare e riapertura Stretto di Hormuz

Start&Stock: Iran apre al dialogo ma restano nodi su nucleare e riapertura Stretto di Hormuz

Clima costruttivo in avvio di giornata con lo Stoxx 600 visto poco distante dalla parità e futures Usa poco mossi, sostenuti dal calo del petrolio e dalle attese di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Lo S&P 500 torna sopra i livelli precedenti alla crisi, mentre l’Europa mostra una dinamica più debole. Spicca l’Ungheria con un forte rafforzamento degli asset finanziari dopo le elezioni. In Asia prevalgono gli acquisti grazie alle prospettive di dialogo. Il petrolio resta sotto i 100 dollari tra segnali di negoziato, mentre l’oro recupera terreno in un contesto ancora segnato da tensioni geopolitiche e incertezza sull’inflazione.

STATI UNITI, ASIA ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo dello 0,2%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,1%).

Il clima di fiducia sui mercati prosegue anche in avvio di giornata, sostenuto dal calo del petrolio e dalle crescenti aspettative di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. In questo contesto, lo S&P 500 (+1%) ha chiuso ieri sopra i livelli precedenti all’inizio delle tensioni del 27 febbraio, portando il rialzo complessivo a +8,5% dai minimi del 30 marzo, una delle migliori performance degli ultimi anni su nove sedute. Goldman Sachs (-1,9%) arretra dopo risultati inferiori alle attese nel comparto FICC. In calendario oggi nuovi risultati da parte di grandi istituti finanziari statunitensi come JPMorgan, Citigroup e BlackRock.

L’azionario europeo ha registrato un arretramento, con lo Stoxx 600 (-0,2%) in calo rispetto ai massimi recenti, pur recuperando parte delle perdite intraday. Un’eccezione significativa arriva dall’Ungheria, dove gli asset finanziari hanno reagito con forza all’esito elettorale. Il fiorino è salito del +3,7% contro il dollaro, risultando la valuta più performante della giornata, mentre l’indice BUX (+5%) ha registrato il miglior risultato dal 2022.

Il miglioramento del sentiment si è consolidato nel corso della seduta precedente, trainato dalle dichiarazioni di Donald Trump, che ha parlato di contatti diretti con Teheran e della volontà di raggiungere un accordo. Sulla stessa linea il vicepresidente JD Vance, che ha indicato progressi nei negoziati, mentre emergono indiscrezioni su un possibile nuovo round di colloqui prima della scadenza della tregua di due settimane. In parallelo, mediatori internazionali continuano a lavorare per favorire un’intesa tra le parti.

Le dichiarazioni provenienti da entrambe le parti alimentano la prospettiva di una soluzione negoziale. L’Iran ha ribadito la disponibilità a proseguire i colloqui nel rispetto del diritto internazionale. Secondo alcune ricostruzioni, Washington avrebbe proposto una sospensione ventennale delle attività nucleari, mentre Teheran si sarebbe detta disponibile a un impegno più limitato nel tempo. Resta centrale il nodo nucleare, insieme alla questione della riapertura dello Stretto di Hormuz, ancora al centro delle tensioni.

Nonostante l’avvio del blocco navale statunitense, il mercato continua a concentrarsi sulle prospettive diplomatiche. L’operazione coinvolge oltre 15 navi militari e prevede misure severe contro eventuali interferenze iraniane. Da parte di Teheran arrivano avvertimenti sulla sicurezza delle rotte nel Golfo Persico e nel Mare di Oman, mentre pressioni diplomatiche emergono anche dall’Arabia Saudita, favorevole alla revoca del blocco per evitare un’escalation su altre rotte strategiche.

ASIA

Sui mercati asiatici prevale un clima più disteso, con listini in rialzo mentre dollaro e petrolio arretrano, sostenuti dalle indiscrezioni secondo cui i negoziati tra Stati Uniti e Iran proseguono nonostante il blocco dei porti iraniani, come riportato da diverse fonti vicine al dossier.

Il tono positivo si riflette anche in Asia, con il Nikkei (+2,5%), il Kospi (+3,5%) e il CSI 300 (+0,8%) avviati verso i massimi di un mese, accompagnati dai rialzi dello Shanghai Composite (+0,5%) e dell’Hang Seng (+0,4%).

Il commercio estero della Cina mostra segnali contrastanti nel mese di marzo, con un rallentamento marcato delle esportazioni in un contesto reso più complesso dalla guerra in Medio Oriente. L’export cresce del +2,5% su base annua, segnando il livello più basso degli ultimi cinque mesi e risultando nettamente inferiore sia al +21,8% registrato tra gennaio e febbraio sia alle attese del mercato ferme a +8,3%.

Di segno opposto l’andamento delle importazioni, che evidenziano un’accelerazione significativa con un incremento del +27,8%, il dato più elevato da novembre 2021. Il risultato supera sia il +19,8% del bimestre precedente sia il consensus degli analisti, indicato a +11,2%, suggerendo una dinamica interna più sostenuta rispetto alla domanda esterna.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,84%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base, livelli che riflettono un quadro ancora condizionato dall’incertezza geopolitica.

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha indicato la necessità per la Fed di mantenere un approccio prudente, sottolineando l’importanza di “attendere e osservare” l’evoluzione dello scenario prima di valutare eventuali tagli dei tassi, in un contesto ancora fortemente influenzato dal conflitto in Medio Oriente.

Le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed tornano a rafforzarsi, con una probabilità del 36% entro dicembre, sostenuta anche da dati macro più deboli, tra cui le vendite di case esistenti scese a 3,98 milioni annualizzati, sotto le attese.

PETROLIO

Le quotazioni del petrolio tornano a scendere in un contesto di forte volatilità, dopo segnali di una possibile riapertura del dialogo tra Washington e Teheran anche dopo l’avvio del blocco statunitense sullo Stretto di Hormuz. Il Brent scivola sotto i 99 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si attesta in area 97 dollari. Secondo fonti vicine ai negoziati, le due parti stanno valutando un nuovo ciclo di incontri diretti con l’obiettivo di estendere la tregua oltre la pausa di due settimane annunciata il 7 aprile.

Il presidente americano Donald Trump ha riferito di contatti in corso con interlocutori iraniani, sottolineando la volontà di arrivare a un’intesa. Da Teheran, il presidente Masoud Pezeshkian ha confermato la disponibilità a proseguire il confronto, purché nel rispetto del diritto internazionale. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, giunto alla settima settimana, continua a generare forti tensioni sui mercati energetici dopo gli attacchi alle infrastrutture e la drastica riduzione dei flussi attraverso Hormuz.

L’introduzione del blocco navale statunitense ha rappresentato un ulteriore elemento di escalation, colpendo le navi dirette o provenienti dai porti iraniani nel Golfo Persico. In questo contesto, un tanker collegato alla Cina, il Rich Starry, ha attraversato lo stretto mettendo alla prova le nuove restrizioni, anche se restano incertezze sulla sua provenienza e sul carico trasportato.

Pressioni diplomatiche emergono anche da parte dell’Arabia Saudita, che spinge per la revoca del blocco e il ritorno al tavolo negoziale, temendo un allargamento delle tensioni ad altre rotte strategiche. Secondo diversi osservatori, la prospettiva di nuovi colloqui potrebbe contribuire a contenere i movimenti dei prezzi, anche se il quadro resta caratterizzato da una stretta sull’offerta che continua a sostenere le quotazioni energetiche.

I riflessi sull’economia reale sono già evidenti. Negli Stati Uniti, i prezzi al dettaglio di benzina e diesel hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2022, mentre in Europa le quotazioni di jet fuel e gasolio hanno toccato o sfiorato nuovi record sopra i 200 dollari al barile. Il vicepresidente JD Vance ha riconosciuto l’impatto sui consumatori, sostenendo che il blocco rafforza la leva negoziale americana e potrebbe favorire una de-escalation.

Il traffico nello Stretto di Hormuz resta ridotto, con un nuovo calo registrato ieri dopo il temporaneo recupero del giorno precedente. Solo tre petroliere sono riuscite ad attraversare il passaggio, segnale di un contesto operativo ancora estremamente fragile. Secondo analisti del settore, la misura americana aumenterà la pressione economica sull’Iran ma allo stesso tempo rischia di amplificare le tensioni sui prezzi e di pesare sull’economia globale.

L’attenzione degli operatori si sposta ora sui prossimi aggiornamenti macro e di settore. L’Agenzia internazionale dell’energia è attesa con il report mensile su domanda e offerta, mentre il Fondo monetario internazionale pubblicherà nuove stime economiche in occasione degli incontri primaverili a Washington. Il direttore generale Kristalina Georgieva ha già anticipato una revisione al ribasso delle previsioni, riflesso diretto dell’impatto del conflitto sul quadro globale.

ORO

Le quotazioni dell’oro tornano a salire dopo due sedute consecutive di ribasso, sostenute da un rinnovato ottimismo su una possibile soluzione negoziata del conflitto tra Stati Uniti e Iran che contribuisce ad allentare le pressioni inflazionistiche. Il metallo prezioso guadagna fino al +0,8%, portandosi in area 4.770 dollari l’oncia e recuperando parte delle perdite recenti.

Nonostante l’avvio del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz, il presidente Donald Trump ha segnalato nuovi contatti con Teheran per un possibile accordo, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito la disponibilità a proseguire i negoziati nel rispetto del diritto internazionale. Sullo sfondo resta un contesto ancora fragile, con il conflitto che continua a influenzare profondamente le dinamiche dei mercati.

Il calo del petrolio sotto i 100 dollari al barile, accompagnato dal rafforzamento degli asset rischiosi e da un indebolimento del dollaro pari a circa -0,2%, offre supporto all’oro, che beneficia della denominazione in valuta statunitense. La discesa dei prezzi energetici contribuisce a ridurre le pressioni sui prezzi, elemento che aveva penalizzato il metallo nelle settimane precedenti spingendo gli operatori a scontare tassi più elevati o più a lungo.

Restano comunque timori legati a possibili nuovi shock sull’offerta energetica e alle ricadute economiche del conflitto, anche alla luce della strategia americana di limitare il traffico verso i porti iraniani. I mercati monetari negli Stati Uniti continuano a prezzare una probabilità inferiore al 20% di un taglio dei tassi entro dicembre, segnale di aspettative ancora restrittive.

Secondo diversi analisti, l’oro si muove sempre più in funzione delle aspettative sui tassi di interesse piuttosto che come bene rifugio tradizionale, mostrando una correlazione crescente con l’andamento degli asset rischiosi. In questo quadro, un contesto di prezzi energetici elevati potrebbe rallentare la crescita economica, un fattore storicamente favorevole per il metallo prezioso.

Nonostante il recupero delle ultime sedute, il bilancio resta negativo: dall’inizio del conflitto a fine febbraio l’oro registra ancora un calo di circa -10%, penalizzato nelle prime fasi da tensioni di liquidità che hanno spinto gli investitori a ridurre l’esposizione per coprire perdite su altre asset class.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Il Fondo monetario internazionale si prepara a pubblicare le nuove stime su crescita e inflazione globali nell’ambito degli Spring Meetings con Banca Mondiale, attraverso il World Economic Outlook, in un contesto profondamente segnato dalla guerra in Medio Oriente. Nell’ultimo aggiornamento del 19 gennaio, l’Fmi indicava per l’Italia una crescita dello 0,7% sia per quest’anno sia per il prossimo, con una lieve revisione al ribasso per il 2026 e un miglioramento per il 2027. Da allora, il protrarsi del conflitto, ormai alla settima settimana, ha spinto numerosi centri studi a ridurre le prospettive di crescita e ad aumentare le attese sull’inflazione.

In agenda i prezzi al consumo finali in Spagna per marzo, attesi in crescita del +3,3% su base annua, mentre negli Stati Uniti l’attenzione è rivolta ai prezzi alla produzione, previsti in aumento del +1,1% mensile e del +4,6% annuo, oltre ai dati Api sulle scorte settimanali di prodotti petroliferi.

Numerosi interventi da parte delle banche centrali accompagneranno la giornata. In Europa sono attesi i discorsi del governatore della Bank of England Andrew Bailey, della presidente della Bce Christine Lagarde, del consigliere Piero Cipollone, oltre agli interventi di Olli Rehn e del capo economista Philip Lane.

Negli Stati Uniti prenderanno la parola diversi esponenti della Federal Reserve, tra cui Adriana Kugler Miran, Austan Goolsbee, Michael Barr, Susan Collins, Thomas Barkin e Anna Paulson, offrendo indicazioni sulle prospettive di politica monetaria in un contesto ancora dominato dall’incertezza geopolitica.

Sul fronte societario prosegue la stagione delle trimestrali con i conti di JPMorgan, Johnson & Johnson, Citigroup e BlackRock.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCA MPS. BlackRock, tra i principali azionisti con una quota del 4,9%, si prepara a sostenere la lista presentata da Plt Holding che prevede la conferma di Luigi Lovaglio alla guida della banca senese, secondo quanto riportato da fonti qualificate citate dall’Ansa. Un orientamento diverso emerge invece per Vanguard, che detiene circa il 3% del capitale e sarebbe intenzionata ad appoggiare la lista proposta dal consiglio di amministrazione.

TELECOM ITALIA. Il gruppo ha affidato a Goldman Sachs ed Evercore il ruolo di consulenti finanziari per supportare la valutazione dell’offerta pubblica di acquisto promossa da Poste Italiane, secondo quanto indicato da fonti vicine al dossier.

PIRELLI. Sinochem valuta il ricorso a vie legali per difendere i propri interessi dopo il decreto con cui il governo italiano ha esercitato i poteri speciali sulla governance della società, provvedimento comunicato la scorsa settimana.

BPER, BANCA POPOLARE DI SONDRIO. La fusione tra i due istituti entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 20 aprile, segnando il completamento formale dell’operazione.

FERRETTI. Il fondo europeo Kkcg ha portato la propria partecipazione al 23,2% al termine dell’offerta pubblica di acquisto parziale volontaria annunciata a gennaio e conclusa oggi, secondo elaborazioni Reuters. Parallelamente, l’imprenditore kuwaitiano Bader Nasser al-Karafi ha incrementato la propria quota al 5% all’1 aprile, rispetto al 3% comunicato a inizio anno, come risulta dagli aggiornamenti Consob.

DANIELI. Il gruppo ha ottenuto da Marcegaglia un contratto del valore complessivo di circa 450 milioni di euro, comprensivo di opzioni e ricambi, per la realizzazione in Francia, a Fos-sur-Mer, di un impianto dedicato alla produzione di acciaio e alla laminazione di prodotti piani.

MEDIOBANCA, HERA, STELLANTIS. In calendario le assemblee degli azionisti previste rispettivamente nella mattinata e nel pomeriggio della giornata.

A livello internazionale sono da monitorare:

UNITED AIRLINES, AMERICAN AIRLINES. L’amministratore delegato di United Airlines avrebbe ipotizzato una possibile integrazione con American Airlines, secondo fonti informate sui colloqui, prospettiva che ha spinto i titoli American a registrare un forte rialzo nelle contrattazioni after-hours.

CONTEMPORARY AMPEREX TECHNOLOGY. Il gruppo starebbe valutando una nuova operazione sul capitale a Hong Kong per raccogliere fino a 5 miliardi di dollari, dopo il significativo apprezzamento registrato dal titolo dalla quotazione avvenuta a maggio.

SANDISK. Le azioni della società specializzata in chip di memoria hanno registrato un progresso dopo l’annuncio dell’ingresso nell’indice Nasdaq 100.

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