Start&Stock: Iran e Fed, doppio shock con Trump che spinge sull’escalation e Powell resta nel mirino

Start&Stock: Iran e Fed, doppio shock con Trump che spinge sull’escalation e Powell resta nel mirino

La crisi iraniana torna al centro: il messaggio di Trump “help is on its way” riaccende le ipotesi di intervento Usa, spinge oro e argento su nuovi massimi e mantiene alta la tensione anche sul petrolio. Oggi riflettori su Ppi e vendite al dettaglio Usa, interventi di esponenti Fed, nuove trimestrali bancarie e possibile verdetto della Corte Suprema sui dazi IEEPA. In Asia il Giappone guida ancora tra attese di elezioni anticipate e yen debole, mentre la Cina chiude il 2025 con un surplus record grazie a export in accelerazione.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio positivo, con il future che segna un rialzo dello 0,2%. Leggermente negativi, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,2%).

La geopolitica torna al centro della scena e gli ultimi sviluppi in Iran alimentano l’incertezza su cosa accadrà nelle prossime ore. A far salire la tensione è stato soprattutto un messaggio di Donald Trump rivolto ai manifestanti iraniani, in cui ha scritto che “help is on its way”, frase che ha riacceso le speculazioni su una possibile forma di intervento americano e ha spinto i metalli preziosi su nuovi massimi. Il quadro si è così complicato per la maggior parte degli asset, perché il rischio di escalation ha riportato in primo piano i timori di pressioni inflazionistiche, che hanno finito per prevalere sull’impulso positivo arrivato nelle prime ore dalla lettura morbida del Cpi Usa. In questo contesto sia l’S&P 500 (-0,2%) sia lo STOXX 600 europeo (-0,1%) hanno arretrato dai record, con Wall Street appesantita anche da un avvio debole della stagione delle trimestrali, dopo i conti di JPMorgan (-4,2%).

Il flusso di notizie resta intenso anche oggi, con in agenda i dati Usa su Ppi e vendite al dettaglio, numerosi interventi di esponenti della Fed, nuove trimestrali bancarie e la prospettiva di conoscere la decisione della Corte Suprema sui dazi IEEPA. La Corte tiene le “Opinion Days” e il prossimo è proprio oggi, senza indicare in anticipo quali casi verranno trattati. L’attenzione resta alta anche su eventuali titoli legati alla Groenlandia, perché i ministri degli Esteri di Groenlandia e Danimarca dovrebbero incontrare a Washington il vicepresidente Usa JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.

Sul dossier Iran, la svolta chiave è arrivata con un post di Trump nella giornata di ieri: il presidente ha scritto di aver annullato tutti gli incontri con funzionari iraniani e ha invitato i manifestanti a prendere il controllo delle istituzioni, alimentando subito un’impennata del petrolio. Trump avrebbe dovuto discutere la situazione iraniana in una riunione del National Security Council ieri sera, ma al momento non c’è chiarezza sui possibili passi americani. Il presidente ha anche suggerito che gli Stati Uniti “will take very strong action” contro l’Iran se il regime dovesse iniziare a giustiziare individui nel tentativo di reprimere le proteste in escalation.

Sul fronte Fed, l’indagine penale continua a produrre effetti e ha portato a una lettera aperta definita storica, firmata da altre banche centrali in sostegno di Powell. Tra i firmatari figurano la presidente della Bce Christine Lagarde e il governatore della Bank of England Andrew Bailey.

ASIA

I listini asiatici sono per lo più in rialzo, mostrando capacità di assorbire il flusso di notizie. Il Giappone continua a guidare con nuovi massimi, alimentati dall’ottimismo su ulteriori stimoli fiscali da Tokyo e con elezioni che restano una possibilità concreta: il Nikkei avanza dell’1,4%.

La Cina chiude il 2025 con un avanzo commerciale record vicino a 1.200 miliardi di dollari, sostenuto dall’accelerazione delle esportazioni verso mercati extra-Usa come risposta diretta alla guerra dei dazi, che sta spingendo i produttori ad ampliare la base geografica della domanda. Le imprese, sollecitate dalle autorità, hanno puntato sulla diversificazione della clientela orientandosi soprattutto verso Sud-est asiatico, Africa e America Latina, con l’obiettivo di attenuare l’impatto delle tariffe statunitensi e delle crescenti tensioni commerciali, tecnologiche e geopolitiche riemerse da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. L’attivo della bilancia estera si attesta a 1.189 miliardi di dollari, un valore paragonabile al Pil di un Paese del G20 come l’Arabia Saudita, e rappresenta un segnale di forza della proiezione esterna dell’economia cinese.

Nel dettaglio, a dicembre le esportazioni sono cresciute del 6,6% su base annua, in accelerazione dal 5,9% di novembre e sopra le attese del 3% rilevate da Reuters. Sul fronte import, il dato segna un rimbalzo del 5,7% dopo la flessione dell’1,9% del mese precedente, superando nettamente il consensus che indicava un incremento dello 0,9%.

Dal Giappone arrivano segnali di raffreddamento sul comparto industriale. L’indagine Tankan sulla fiducia delle grandi imprese mostra a gennaio un valore di 7 per la manifattura, minimo da sei mesi, in calo da 10 di dicembre, mentre il settore dei servizi scende marginalmente a 32 da 33, confermando un quadro più stabile sul terziario.

La prospettiva di elezioni anticipate in Giappone, con indiscrezioni che indicano la data dell’8 febbraio, e l’ipotesi di ulteriori misure di stimolo fiscale mantengono lo yen sui minimi da luglio 2024 contro dollaro, in un contesto in cui la politica interna torna a pesare sulle attese degli investitori.

SPREAD ED EMISSIONI

Il Btp decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,44%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 63 punti base.

Potrebbe entrare nel vivo già oggi il fronte dell’offerta in euro, con la possibile partenza dell’emissione sindacata di un nuovo Oat a 20 anni per la quale Parigi ha conferito mandato nella giornata di ieri a un pool di banche. Il mercato guarda al precedente più immediato arrivato da Atene, che ieri ha raccolto 4 miliardi con un decennale a fronte di una domanda record pari a 51 miliardi, un segnale di appetito ancora elevato per il rischio sovrano dell’area euro.

L’Unione europea ha prezzato un’operazione dual-tranche da 11 miliardi, confermando la continuità dell’attività sul mercato primario e l’interesse degli investitori per le emissioni con rating elevato.

Resta attivo anche il canale delle aste regolari, con la Germania che propone fino a 3 miliardi sul medio e lungo termine, in una seduta in cui l’attenzione resta alta sui volumi di offerta e sulla tenuta della domanda.

PETROLIO

Il petrolio si muove con passo più cauto dopo il maggiore rialzo di quattro sedute in oltre sei mesi, mentre a Washington i funzionari Usa preparano un confronto sull’Iran nel corso di una riunione alla Casa Bianca. Il Brent tratta vicino a 65 dollari al barile dopo aver guadagnato oltre il 9% nelle quattro sessioni precedenti, mentre il Wti resta sotto 61 dollari. Il presidente Donald Trump ha invitato gli iraniani a proseguire le proteste contro il governo della Guida Suprema Ali Khamenei e ha affermato che “agirà di conseguenza” quando avrà un quadro più chiaro su quanti manifestanti siano stati uccisi. Trump ha lasciato intendere che la prossima mossa dipenderà da un’imminente riunione del National Security Council, dopo che l’organismo si è riunito martedì senza la presenza del presidente per predisporre opzioni da sottoporgli, secondo quanto riportato dal Washington Post, citando una fonte a conoscenza del meeting. “L’Iran è nei miei pensieri”, ha detto Trump parlando con i giornalisti sulla pista della Joint Base Andrews.

Gli operatori seguono con attenzione i disordini in Iran e la possibilità di un intervento americano, una combinazione che potrebbe mettere a rischio la produzione del Paese, stimata in circa 3,3 milioni di barili al giorno. Sullo sfondo, il segretario all’Energia Chris Wright ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti sarebbero “felici di essere un partner commerciale” per il greggio iraniano nel caso in cui il regime cadesse. Il petrolio ha avviato il nuovo anno in rialzo perché le turbolenze nel quarto produttore dell’Opec, insieme agli sconvolgimenti in Venezuela, hanno reintrodotto un premio geopolitico nelle quotazioni dopo una sequenza di cinque mesi consecutivi di cali alimentati dalle aspettative di eccesso di offerta. La risalita ha colto di sorpresa un mercato che era fortemente posizionato su scenari ribassisti.

“Il mercato resta sospeso tra la realtà di una sovrabbondanza ancora in corso e l’escalation dei rischi geopolitici”, osserva Zhou Mi, analista di un istituto di ricerca affiliato a Chaos Ternary Futures. “Nel breve termine, gli sviluppi in Iran potrebbero innescare un’altra fase di forti oscillazioni, e un’eventuale azione militare statunitense spingerebbe con ogni probabilità i prezzi del petrolio più in alto”. Segnali di tensione arrivano anche dai derivati: la volatilità del Brent sul secondo mese è salita mercoledì al livello più alto da giugno, mentre il prompt spread, la differenza tra i due contratti più vicini, si è rafforzato in una struttura di backwardation più rialzista rispetto a un mese fa.

Un report di settore indica che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5,3 milioni di barili nella scorsa settimana, un incremento che sarebbe il più ampio in due mesi se confermato dai dati ufficiali attesi più tardi in giornata. La fotografia dell’American Petroleum Institute segnala anche accumuli su benzina e distillati. Nel Mar Nero, due petroliere sono state attaccate vicino al terminale del Caspian Pipeline Consortium, complicando le esportazioni del Kazakistan, con spedizioni già condizionate dal maltempo e da danni alle infrastrutture di ormeggio.

ORO E ARGENTO

Argento oltre quota 90 dollari l’oncia per la prima volta e oro ancora in spinta dopo un dato di inflazione Usa più debole del previsto, che rafforza l’ipotesi di tagli dei tassi più avanti nell’anno, mentre il quadro geopolitico resta teso. Il metallo bianco ha guadagnato oggi fino al 3,6% toccando 90,0394 dollari l’oncia, mentre l’oro si mantiene a circa 15 dollari dal massimo storico. L’inflazione “di fondo” statunitense di dicembre è risultata meno elevata di quanto temuto, anche se diversi economisti hanno segnalato che il dato potrebbe essere stato artificialmente depresso dal prolungato shutdown governativo della fine dello scorso anno.

Il rally dei preziosi prosegue sulla scia dei guadagni del 2025, con la prospettiva di una incriminazione penale nei confronti del presidente della Fed Jerome Powell che ha riacceso i timori sull’indipendenza della banca centrale. Attorno a Powell si è registrato un sostegno trasversale da parte di banchieri centrali a livello globale, mentre l’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha avvertito che un intervento politico potrebbe rivelarsi controproducente.

La domanda da bene rifugio trova ulteriore carburante nelle tensioni internazionali, tra la cattura del leader venezuelano da parte di Trump, le nuove minacce sulla Groenlandia e le proteste violente in Iran che potrebbero spingere verso un cambio di regime. In questo contesto, gli analisti di Citigroup hanno alzato le stime per i prossimi tre mesi indicando obiettivi di 5.000 dollari l’oncia per l’oro e 100 dollari per l’argento.

La ricerca di oro e argento come copertura contro inflazione e instabilità finanziaria dovrebbe proseguire anche nel 2026, pur con rialzi potenzialmente meno esplosivi rispetto al 2025, secondo David Chao, global market strategist di Invesco Asset Management. Nella sua analisi, l’oro potrebbe fare meglio dell’argento quest’anno per effetto dell’incertezza geopolitica.

Nel 2025 l’argento ha sovraperformato l’oro con un balzo vicino al 150%, sostenuto da una short squeeze in ottobre e da una persistente tensione dell’offerta a Londra. Ora gli operatori guardano anche all’esito dell’indagine Usa ai sensi della Section 232, che potrebbe aprire la strada a dazi sull’argento: il rischio di una misura ha già spinto parte del metallo verso magazzini negli Stati Uniti, contribuendo a irrigidire le scorte globali.

DATI MACRO IN ARRIVO

La seduta si concentra su una serie di appuntamenti macro e di politica monetaria, con un’attenzione particolare ai dati Usa dopo i numeri di ieri sull’inflazione. In Italia, alle 12:00, l’Ocse pubblica il Composite Leading Indicator di dicembre, un indicatore seguito per cogliere segnali anticipatori sul ciclo economico.

Negli Stati Uniti, alle 14:30, arrivano i prezzi alla produzione di novembre, con attese per un +0,2% su base mensile e +2,7% su base annua. I dati Ppi sono osservati alla luce del Cpi di dicembre, che ha mostrato un rallentamento dell’inflazione giudicato da molti ancora non abbastanza rapido da consentire a Jerome Powell di procedere con un nuovo taglio dei tassi prima della fine del mandato a maggio. La Casa Bianca ha ribadito che la scelta del successore di Powell sarà presa nelle prossime settimane, con una decisione considerata probabile entro fine mese. Gli operatori vedono come scenario più probabile un primo taglio a giugno, dopo la scadenza del mandato di Powell, seguito da altri due interventi entro fine anno.

Sempre alle 14:30, sono in calendario anche le vendite al dettaglio di novembre, attese in rimbalzo del +0,4% congiunturale dopo la variazione nulla del mese precedente. Nel pomeriggio seguono le scorte all’industria di ottobre alle 16:00, le vendite di case esistenti di dicembre sempre alle 16:00, e alle 16:30 le scorte settimanali dei prodotti petroliferi EIA, un dato chiave per il comparto energia.

In agenda anche l’intervento del vice presidente della Bce Luis de Guindos, mentre negli Stati Uniti, la giornata prevede anche una serie di interventi di esponenti della Fed: il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari, il governatore del board Miran, il presidente della Fed di New York John Williams, il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic e il presidente della Fed di Filadelfia Paulson.

Oggi pubblicano i conti altre grandi banche come Bank of America e Citigroup, mentre domani tocca a Goldman Sachs e Morgan Stanley.

AZIONARIO, MAGGIORE VELOCITÀ E MAGGIORI RISCHI

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Il contesto di mercato attuale è caratterizzato da forte slancio economico negli Stati Uniti e in Europa, crescita degli utili superiore al consenso e un posizionamento degli investitori solo lievemente sovrappesato, elementi che continuano a offrire un quadro favorevole, secondo gli analisti di Deutsche Bank.

Dopo un’ulteriore fase di solida sovraperformance, la banca chiude la preferenza tattica per l’azionario europeo rispetto a quello statunitense, ritenendo che nel primo trimestre gli Stati Uniti possano temporaneamente estendere il vantaggio sia in termini di crescita degli utili sia di crescita economica. Fa eccezione la Germania, che secondo le attese dovrebbe continuare a sovraperformare la maggior parte degli altri mercati, con i dati recenti che hanno confermato una lettura positiva e dovrebbero sostenere il forte momentum dell’equity tedesco.

Tra i principali rischi individuati da Deutsche Bank figurano gli interventi del governo Usa sui mercati, le incertezze sulla monetizzazione degli investimenti in intelligenza artificiale e il possibile aumento dei tassi legato alle preoccupazioni sul deficit statunitense. Anche se nessuno di questi fattori appare imminente, la loro combinazione rende più probabili correzioni di breve periodo, con potenziali ribassi più accentuati negli Stati Uniti rispetto all’Europa.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. Nel risiko della finanza europea spunta anche il nome di Andrea Orcel: Il Giornale lo indica tra i profili valutati per la successione a Sergio Ermotti alla guida di Ubs, con l’ipotesi di un passaggio di testimone legato a possibili dimissioni dell’attuale ceo nella primavera del 2027.

STELLANTIS. La riorganizzazione della controllata polacca entra in una fase operativa, con l’avvio delle procedure per un licenziamento collettivo che, secondo MF, riguarda 320 addetti dello stabilimento di Tychy.

BANCA SISTEMA. L’operazione su Piazza Affari fa un passo avanti dopo che Banca CF+ ha comunicato di aver ottenuto tutte le autorizzazioni preventive necessarie per l’offerta pubblica di acquisto sull’istituto.

HERA. Il gruppo accelera sul fronte M&A e conferma che sono in corso trattative per rilevare un “perimetro significativo” del Gruppo Sostelia, società controllata da Xenon Fidec.

BANCO BPM. In vista del rinnovo del consiglio di amministrazione previsto ad aprile, l’istituto valuta un rafforzamento della rappresentanza delle minoranze raddoppiando i posti a loro riservati, secondo due fonti, dopo che Crédit Agricole ha ulteriormente consolidato la propria presenza nella banca di Piazza Meda.

BANCA IFIS. Si chiude con successo l’emissione di un subordinato Tier 2 da 400 milioni di euro, con richieste complessive che hanno superato quota un miliardo.

A livello internazionale sono da monitorare:

NETFLIX, WARNER BROS DISCOVERY. Netflix sta lavorando a termini rivisti per l’operazione su Warner Bros. Discovery e ha discusso la possibilità di presentare un’offerta interamente in contanti per gli studi e le attività di streaming del gruppo, secondo fonti a conoscenza dei colloqui.

NOVO NORDISK. È tornata a valutare nuove acquisizioni per rafforzare il portafoglio sull’obesità dopo aver perso la biotech statunitense Metsera in una gara con Pfizer verso la fine dello scorso anno.

NVIDIA. L’amministrazione Trump si è avvicinata a consentire la vendita in Cina dei chip H200 per l’intelligenza artificiale, introducendo criteri rivisti per ottenere l’approvazione del governo Usa alle spedizioni verso acquirenti cinesi.

AP MOLLER - MAERSK. L’analista di Goldman Sachs Patrick Creuset ha tagliato la raccomandazione sulle azioni di classe B a “sell” da “neutral”.

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