STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dell’1,7%. Meno tonici, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,4%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,6%).
Il mese di marzo, segnato da forti tensioni sui mercati, si è chiuso con una seduta in netto recupero, sostenuta dalle aspettative di una possibile de-escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. L’S&P 500 ha registrato un balzo del +2,9%, la migliore performance giornaliera dallo scorso maggio, trainando un miglioramento diffuso su più asset class.
Il rimbalzo di fine periodo arriva dopo un trimestre complesso, dominato dal conflitto in Medio Oriente. Il Brent si avvia a registrare il maggiore rialzo trimestrale dal terzo trimestre del 1990, periodo della Guerra del Golfo. La fase è stata caratterizzata da vendite diffuse su più asset, con lo Stoxx 50 europeo che segna il peggior mese da marzo 2020 e i rendimenti dei Treasury decennali in aumento mensile ai massimi da dicembre 2024. Il comparto software dell’S&P 500 registra il calo trimestrale più ampio dalla crisi finanziaria del 2008, mentre anche l’oro segna la peggiore performance mensile dallo stesso periodo.
Il catalizzatore principale del rally emerge dopo la chiusura dei mercati europei, quando il presidente iraniano Pezeshkian dichiara la disponibilità a porre fine alla guerra, a condizione di ottenere garanzie contro nuove aggressioni. Le parole, pur in linea con richieste già espresse, contribuiscono a rafforzare il movimento positivo già in atto, sostenuto anche da segnali statunitensi orientati alla ricerca di una via d’uscita dal conflitto.
Le dichiarazioni provenienti da Washington consolidano questo scenario. Donald Trump indica la possibilità di una conclusione della guerra entro due o tre settimane, precisando che un accordo con Teheran non rappresenta un requisito indispensabile. Il presidente lascia intendere che gli Stati Uniti non intendono occuparsi direttamente dello Stretto di Hormuz, suggerendo che la sua riapertura non sia una condizione necessaria per chiudere il conflitto. Le indicazioni si inseriscono in un quadro comunicativo frammentato, che include inviti agli alleati a prendere il controllo del passaggio e dichiarazioni secondo cui il traffico potrebbe riprendere automaticamente dopo il ritiro americano.
L’incertezza resta elevata, soprattutto in assenza di un accordo negoziato. Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano conferma scambi di messaggi con gli Stati Uniti, escludendo però l’esistenza di negoziati formali.
ASIA
Il sentiment positivo si riflette anche sui mercati asiatici, dove si registrano rialzi generalizzati. Il Kospi guida i guadagni con un +7,7%, sostenuto anche da dati robusti sulle esportazioni, seguito dal Nikkei a +5%. In rialzo anche Hang Seng (+2%), CSI 300 (+1,4%), Shanghai Composite (+1,4%) e S&P/ASX 200 (+1,9%).
Il quadro macro asiatico evidenzia segnali contrastanti, con la manifattura cinese che resta in espansione per il quarto mese consecutivo, sostenuta dall’aumento della produzione e dei nuovi ordini, ma accompagnata da una decisa accelerazione delle pressioni sui prezzi. L’indice Pmi manifatturiero China RatingDog, elaborato da S&P Global, scende a 50,8 dai 52,1 di febbraio, collocandosi al di sotto delle attese degli analisti fissate a 51,6, segnalando un rallentamento del ritmo di crescita pur mantenendosi sopra la soglia di espansione.
In Giappone emerge un quadro più moderato, con un raffreddamento della dinamica manifatturiera nel mese di marzo. L’indice Pmi manifatturiero di S&P Global si attesta a 51,6, leggermente sopra la stima preliminare ma in calo rispetto al 53 di febbraio, che rappresentava il livello più elevato degli ultimi 45 mesi. Il rallentamento riflette un indebolimento degli ordini e della fiducia delle imprese, mentre le pressioni sui costi raggiungono il massimo degli ultimi 19 mesi, indicando un contesto produttivo ancora sotto tensione.
Sempre in Giappone, l’indagine Tankan della Bank of Japan mostra un miglioramento della fiducia tra le grandi imprese manifatturiere a +17 da +16, quarto trimestre consecutivo in crescita, con segnali di aumento degli investimenti ma anche maggiore cautela sulle prospettive future.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,83%, dopo aver toccato nei giorni precedenti i massimi da dicembre 2022, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 88 punti base, confermando una fase di stabilizzazione dopo le recenti tensioni.
Il mercato dei titoli di Stato italiani beneficia del miglioramento del sentiment innescato dalle indiscrezioni del Wall Street Journal su una possibile fine della campagna militare statunitense in Iran, anche in assenza della riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il quadro resta comunque caratterizzato da cautela. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta richiama l’attenzione su un contesto di elevata incertezza destinato a protrarsi, sottolineando come anche una rapida cessazione delle ostilità non garantirebbe un ritorno immediato a condizioni ordinarie nel mercato dell’energia, che richiederà tempi più lunghi per normalizzarsi.
Oggi la Germania colloca 4 miliardi di euro di Bund con scadenza 15 novembre 2032 e cedola al 2,50%, in un contesto in cui il mercato primario continua a confrontarsi con una fase di volatilità legata agli sviluppi geopolitici e alle aspettative di politica monetaria.
PETROLIO
Le quotazioni del greggio si muovono in lieve rialzo mentre gli operatori valutano segnali contrastanti tra ipotesi di una rapida conclusione del conflitto e il rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione, con lo Stretto di Hormuz che resta di fatto quasi bloccato. Il Brent recupera sopra i 105 dollari al barile dopo aver ceduto il -3,2% ieri, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 103 dollari, in un contesto dominato da elevata volatilità.
Donald Trump indica una possibile uscita degli Stati Uniti dall’Iran entro due o tre settimane, affermando che un accordo con Teheran potrebbe essere raggiunto ma non è una condizione necessaria per chiudere il conflitto. Le dichiarazioni restano altalenanti, con aperture a una soluzione rapida affiancate alla disponibilità ad ampliare le operazioni militari. La Casa Bianca annuncia un discorso del presidente oggi, dedicato all’evoluzione della crisi iraniana.
Anche in caso di una conclusione nei tempi indicati, il ritorno alla normalità appare graduale: i flussi attraverso Hormuz restano compromessi e alcune infrastrutture energetiche risultano danneggiate. Intanto un terzo gruppo d’attacco con portaerei statunitense si dirige verso il Medio Oriente, mentre cresce l’attenzione sul rischio di un intervento terrestre. Il mercato resta sensibile a questo scenario, con timori legati a un’ulteriore escalation.
Secondo diversi osservatori, le valutazioni attuali non riflettono pienamente la portata dello shock sull’offerta. Il blocco del passaggio strategico tra Golfo Persico e mercati globali ha ridotto drasticamente le forniture di petrolio e gas, alimentando il rialzo dei prezzi energetici e riaccendendo i timori di pressioni inflazionistiche globali. Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina supera i 4 dollari al gallone per la prima volta da agosto 2022, aumentando la pressione politica sull’amministrazione.
Sul piano diplomatico, i contatti restano incerti. Le autorità statunitensi non chiariscono con precisione i canali di dialogo, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma di aver ricevuto messaggi ma senza l’avvio di negoziati formali. Teheran ribadisce le proprie condizioni, tra cui il mantenimento della sovranità sullo Stretto di Hormuz.
Trump sostiene che gli obiettivi militari siano in gran parte raggiunti e che il ritiro avverrà quando l’Iran non sarà più in grado di sviluppare armi nucleari. In parallelo invita gli alleati a prendere il controllo dello stretto, mentre secondo indiscrezioni gli Emirati Arabi Uniti spingono per la creazione di una coalizione internazionale per riaprire il passaggio anche con la forza.
Gli analisti sottolineano che, in assenza di una piena riapertura di Hormuz, le correzioni dei prezzi potrebbero essere limitate, con un mercato orientato ad acquistare sui ribassi. Anche in uno scenario di de-escalation, costi di trasporto, assicurazioni e flussi logistici richiederanno tempo per tornare alla normalità.
Sul piano internazionale, Cina e Pakistan lanciano un appello congiunto per un cessate il fuoco immediato e per la tutela della navigazione nello stretto, presentando una proposta articolata in cinque punti per ristabilire stabilità nella regione. Intanto si osserva un lieve incremento dei transiti marittimi autorizzati da Teheran, con una media di sette navi a settimana rispetto alle cinque della settimana precedente.
Le condizioni di mercato restano fragili anche sul piano tecnico, con volumi di scambio ridotti nella sessione asiatica a causa dell’incertezza sui flussi. Una liquidità più contenuta amplifica i movimenti dei prezzi, accentuando la volatilità.
Secondo alcuni operatori, segnali di tensione eccessiva stanno iniziando a rientrare nelle curve dei futures, con il mercato che inizia a prezzare una possibile de-escalation nel breve periodo e un aumento delle probabilità di nuovi negoziati, pur in un contesto che resta fortemente esposto agli sviluppi geopolitici.
ORO
L’oro estende il movimento rialzista per la terza seduta consecutiva, sostenuto dai segnali di una possibile de-escalation del conflitto in Medio Oriente e da un cambio di narrativa che sposta l’attenzione dagli aumenti dei tassi ai rischi per la crescita globale. Il metallo prezioso sale fino al +1,2% superando i 4.700 dollari l’oncia, dopo aver registrato un balzo del +3,5% ieri, prima di ridurre parte dei guadagni.
A sostenere il movimento sono le dichiarazioni di Donald Trump, che indica una possibile conclusione della guerra con l’Iran entro due o tre settimane, affermando che gli obiettivi militari degli Stati Uniti sarebbero in gran parte raggiunti e che spetterà ad altri attori riaprire lo Stretto di Hormuz. Le parole del presidente alimentano un miglioramento del sentiment, con mercati azionari in rialzo e un indebolimento del dollaro.
Sul fronte obbligazionario si osserva un cambiamento nelle aspettative: gli operatori riducono le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, concentrandosi sull’impatto del conflitto sulla crescita economica. Il presidente della Fed Jerome Powell sottolinea che le aspettative di inflazione di lungo periodo restano ancorate, rafforzando la percezione di una politica monetaria meno aggressiva.
In questo contesto, il ruolo dell’oro come bene rifugio torna in evidenza quando il mercato inizia a privilegiare i rischi legati al ciclo economico rispetto a quelli inflazionistici. L’aspettativa di tassi più bassi rappresenta un elemento favorevole per un asset che non offre rendimento, aumentando l’attrattività del metallo prezioso.
Nonostante il recupero delle ultime sedute, il bilancio mensile resta negativo: il metallo giallo registra una flessione di circa -12% in marzo, la più ampia da ottobre 2008. Il conflitto in Medio Oriente, giunto alla quinta settimana, ha alterato gli equilibri dei mercati globali e ridotto le forniture di energia e materie prime, generando timori inflazionistici che hanno inizialmente limitato la domanda di oro come rifugio.
Le prospettive di lungo periodo restano comunque costruttive secondo alcune istituzioni finanziarie. Tra queste, Goldman Sachs mantiene una visione positiva, confermando una stima di 5.400 dollari l’oncia a fine anno, sostenuta dagli acquisti delle banche centrali e dall’ipotesi di ulteriori tagli dei tassi negli Stati Uniti nel corso dell’anno.
Il quadro geopolitico resta incerto. Trump è atteso con un intervento pubblico per fornire aggiornamenti sulla situazione iraniana, mentre le dichiarazioni della Casa Bianca continuano ad alternare aperture a una soluzione negoziale e minacce di escalation militare. Anche Teheran mantiene una linea definita, indicando tra le condizioni per la fine del conflitto il riconoscimento della propria autorità su Hormuz, snodo strategico che prima della guerra veicolava circa un quinto dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’attenzione dei mercati si concentra sulla pubblicazione dei dati finali Pmi manifatturieri di marzo in Europa e negli Stati Uniti, in un contesto segnato da crescente incertezza dopo le letture preliminari che hanno evidenziato un rallentamento della crescita nell’area euro e un aumento delle pressioni sui costi legato al conflitto in Medio Oriente. In mattinata sono attesi gli aggiornamenti per Spagna (50,4), Italia (50,9), Francia (50,2), Germania (51,7), Gran Bretagna (51,4) e per l’intera zona euro (51,4), valori che restano sopra la soglia di espansione ma indicano una dinamica più moderata.
In arrivo anche il dato sul tasso di disoccupazione dell’area euro di febbraio, previsto al 6,1%, mentre in Italia si attendono le statistiche su occupati e disoccupati dello stesso mese, con un tasso indicato al 5,3%.
Nel pomeriggio l’attenzione si sposta sugli Stati Uniti, con la pubblicazione degli occupati del settore privato Adp di marzo, attesi in aumento di 40.000 unità. Il quadro resta influenzato dai segnali emersi dai dati JOLTS diffusi nella giornata precedente, che hanno mostrato una riduzione delle offerte di lavoro superiore alle attese e un calo delle assunzioni ai minimi degli ultimi sei anni, evidenziando un raffreddamento del mercato del lavoro.
Sul fronte delle banche centrali, in Europa è in programma la riunione del consiglio della Riksbank svedese, mentre per la Bce è previsto l’intervento del consigliere esecutivo Piero Cipollone. Negli Stati Uniti sono attesi gli interventi di Michael Barr e del presidente della Fed di St. Louis Alberto Musalem, in un contesto in cui le aspettative di politica monetaria restano sensibili all’evoluzione del quadro macroeconomico e geopolitico.
Infine, la Bank of Canada pubblica i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria, offrendo ulteriori indicazioni sull’orientamento futuro dell’istituto centrale.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
STELLANTIS. Leapmotor ha raggiunto un’intesa per trasferire alle controllate del gruppo i crediti di emissione generati in Europa e nel Regno Unito nel corso del 2026. L’accordo riguarda i crediti derivanti dalla vendita e immatricolazione di veicoli elettrici a batteria e modelli elettrici a autonomia estesa del marchio Leapmotor nel periodo compreso tra il 31 marzo e il 31 dicembre.
MONTE DEI PASCHI DI SIENA. Enpam, la cassa di previdenza di medici e odontoiatri, ha ridotto in modo significativo la propria partecipazione negli ultimi due mesi, portandola sotto lo 0,3% del capitale rispetto all’1,34% detenuto in occasione dell’assemblea straordinaria del 4 febbraio.
ENI. Alphavalue ha rivisto al rialzo il giudizio sul titolo, portandolo a reduce da sell.
LEONARDO. Citigroup ha migliorato la raccomandazione sul gruppo, portandola a buy da neutral.
FERRARI. Jefferies ha aggiornato il proprio giudizio sul titolo, alzandolo a buy da hold.
CAMPARI. Il gruppo ha istituito un programma di emissioni obbligazionarie Euro Medium Term Note per un importo massimo di 2 miliardi di euro, destinato esclusivamente a investitori istituzionali, con validità di 12 mesi e aggiornamento su base annuale.
MAIRE. Nextchem ha ottenuto un contratto relativo alle attività di ingegneria preliminare e alla fornitura di tecnologie proprietarie per un impianto di Sustainable Aviation Fuel in Indonesia.
RAI WAY. Rai, F2i e Mfe-MediaForEurope hanno aggiornato il memorandum d’intesa sull’eventuale integrazione tra Rai Way ed Ei Towers, estendendo la scadenza al 15 giugno.
FERRETTI. Il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi netti pari a 1,23 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 2024, un Ebitda adjusted di circa 203 milioni (+6,7%) con margine al 16,5% in aumento di 30 punti base e un utile netto di circa 90 milioni (+2,2%). Il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo ordinario di 0,11 euro per azione.
A livello internazionale sono da monitorare:
NIKE. Il titolo estende i ribassi dopo che la società ha indicato un calo dei ricavi nel trimestre in corso, alimentando le preoccupazioni degli investitori su un possibile impatto negativo della guerra in Iran sul percorso di rilancio.
OPENAI. La società ha concluso un’operazione di raccolta di capitali per 122 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 852 miliardi, nel più grande round di finanziamento mai realizzato.
NVIDIA, MARVELL TECHNOLOGY. Nvidia acquisisce una partecipazione da 2 miliardi di dollari in Marvell Technology e apre la propria piattaforma all’integrazione di chip di intelligenza artificiale personalizzati e soluzioni di networking sviluppate dalla società.

di Francesco Sicuro













































