Start&Stock: la proposta su Hormuz non convince Trump, Casa Bianca pronta a rispondere

Start&Stock: la proposta su Hormuz non convince Trump, Casa Bianca pronta a rispondere

Clima prudente tra Stati Uniti ed Europa con la crisi Iran-Usa ancora senza svolta e la proposta di Teheran su Hormuz accolta con scetticismo da Washington, che prepara una controfferta. La mancanza di progressi nei negoziati mantiene elevata l’incertezza e alimenta timori di uno shock prolungato. Settimana ricca di appuntamenti tra banche centrali e trimestrali, con la Fed al centro dell’attenzione. In Asia segnali contrastanti con la Bank of Japan che lascia i tassi invariati ma apre a possibili rialzi. Il petrolio resta sostenuto dal blocco dello stretto, mentre l’oro si muove in modo incerto tra inflazione e politica monetaria.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un rialzo dello 0,1%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,3%).

A due mesi esatti dall’inizio degli attacchi contro l’Iran, il flusso di notizie entra in una fase di relativa pausa, pur mantenendo un contesto di tensione latente. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Donald Trump e i suoi collaboratori guardano con scetticismo alla proposta iraniana (già emersa nei giorni precedenti) di riaprire lo Stretto di Hormuz rinviando a una fase successiva i negoziati sul nucleare. La Casa Bianca starebbe valutando una controproposta da presentare a Teheran nei prossimi giorni. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato che Trump ha discusso il piano con il team per la sicurezza nazionale, ribadendo la presenza di “linee rosse” su qualsiasi accordo volto a porre fine al conflitto. In assenza di progressi concreti e con lo Stretto di Hormuz che resta sostanzialmente chiuso, il petrolio continua a rafforzarsi.

Prima dell’avvio delle contrattazioni asiatiche, il sentiment globale risultava contenuto per l’assenza di sviluppi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, anche se l’azionario statunitense ha continuato a sovraperformare. L’indice S&P 500 ha segnato un nuovo massimo storico con un incremento del +0,1%. Su nuovi massimi anche il Nasdaq +0,20% e le Magnificent 7 avanzano del +0,6%, in attesa dei risultati di Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta. Tra i titoli spicca Nvidia, che guadagna il +4,00% e raggiunge una capitalizzazione record di 5.260 miliardi di dollari, con un incremento di 1.250 miliardi nelle ultime quattro settimane. Nonostante il rialzo del comparto, l’indice dei semiconduttori di Philadelphia registra una flessione dell’-1%, interrompendo una serie record di 18 sedute consecutive in crescita, durante le quali aveva accumulato un progresso del +47,2%. In Europa prevale un clima più cauto, con lo Stoxx 600 in calo del -0,3%, quinta flessione nelle ultime sei sedute e livelli più bassi dalla tregua di aprile.

Il blocco dello Stretto di Hormuz e la durata del conflitto, arrivata a due mesi, stanno alimentando nei mercati l’ipotesi di uno shock stagflazionistico prolungato. La mancanza di notizie rilevanti pesa sul sentiment, poiché gli operatori restano sensibili a qualsiasi segnale di dialogo. Il report di Axios pubblicato nella notte tra domenica e lunedì aveva sostenuto parzialmente le quotazioni, indicando una nuova proposta iraniana per riaprire lo stretto, ma l’assenza di sviluppi immediati ha mantenuto la pressione rialzista sul greggio.

In Germania, secondo quanto riportato da Bloomberg, il ministero delle Finanze starebbe valutando opzioni per affrontare l’impatto economico del conflitto, inclusa una possibile sospensione del vincolo costituzionale sul debito. Gli economisti ritengono che una misura simile richiederebbe l’ingresso dell’economia in recessione, scenario che al momento non si è materializzato.

Si apre una settimana particolarmente intensa per le banche centrali con l’avvio in serata della riunione della Federal Reserve, che potrebbe essere l’ultima sotto la guida di Jerome Powell. Il board dovrebbe annunciare domani una conferma dei tassi nell’intervallo 3,50%-3,75%, livello invariato da dicembre. L’attenzione degli investitori resta focalizzata sulle eventuali indicazioni relative agli effetti del conflitto in Iran sull’economia.

Le aspettative di mercato indicano tassi fermi negli Stati Uniti fino a settembre, anche in vista della possibile nomina di Kevin Warsh alla guida della banca centrale, con un primo taglio atteso entro la fine dell’anno. Il calendario prosegue giovedì con le decisioni di Bank of England e Banca centrale europea, entrambe attese orientate verso una pausa nella politica monetaria.

ASIA

Nel corso della notte, la Bank of Japan, guidata da Kazuo Ueda, ha deciso di mantenere il tasso di riferimento allo 0,75%, con una votazione divisa 6 a 3, la più ampia divergenza registrata sotto l’attuale governance.

Un segnale che riflette le preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente. L’istituto ha inoltre rivisto in modo significativo al rialzo le stime sui prezzi, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione e indicando una probabilità elevata di un aumento dei tassi nei prossimi mesi.

In Asia, l’indice Nikkei arretra del -1% dopo i recenti massimi storici. Il quadro resta eterogeneo con Hang Seng -0,7% e S&P/ASX 200 -0,5%, mentre i listini della Cina continentale mostrano un andamento stabile. Il Kospi si distingue con un progresso del +1%.

SPREAD E NUOVE EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,83%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base, in un contesto ancora influenzato dalle tensioni energetiche e dalle prospettive macroeconomiche.

Il Tesoro offre in mattinata 4,5 miliardi di euro complessivi in Bot con scadenza a luglio e settembre. In presenza di segnali più concreti rispetto a un mese fa su una possibile evoluzione del conflitto, i rendimenti di assegnazione potrebbero risultare inferiori rispetto al collocamento di fine marzo, quando il Bot semestrale aveva toccato il livello più elevato da gennaio 2025, pari al 2,482%.

In ambito politico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sollecitato la Commissione europea a concedere agli Stati membri maggiore flessibilità di bilancio, analoga a quella prevista per le spese militari, per affrontare l’aumento dei costi energetici. Una misura di questo tipo consentirebbe all’Italia di attivare interventi a sostegno di imprese e famiglie per un ammontare vicino ai 35 miliardi di euro.

Nel Documento di finanza pubblica diffuso la scorsa settimana, il governo ha indicato una riduzione del rapporto deficit/Pil al 2,9% per l’anno in corso, in discesa dal 3,1% del 2025 e leggermente al di sotto della soglia del 3% fissata dalle regole europee, nonostante un contesto economico che mostra segnali di indebolimento legati al conflitto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno ribadito l’intenzione di rinegoziare gli obiettivi di deficit con le istituzioni europee per fronteggiare l’emergenza energetica.

Nella riunione del Consiglio dei ministri prevista per oggi potrebbe essere affrontato anche il tema della proroga del taglio delle accise sui carburanti, misura considerata rilevante per contenere l’impatto dei rincari energetici su famiglie e imprese.

PETROLIO

Il petrolio si muove ancora al rialzo mentre gli operatori valutano i possibili sviluppi dei negoziati sulla guerra in Iran, con gli Stati Uniti impegnati nell’esame di una proposta avanzata da Teheran e lo Stretto di Hormuz che resta quasi impraticabile. Il Brent si attesta vicino ai 109 dollari al barile dopo un incremento del +2,8% nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate supera i 97 dollari. Il presidente Donald Trump ha convocato una riunione per discutere l’offerta iraniana, mantenendo però linee rosse rigide su un eventuale accordo, tra cui il divieto per Teheran di ottenere armi nucleari.

Il cessate il fuoco tiene in larga misura dall’inizio di aprile, ma il blocco dello Stretto di Hormuz imposto da Iran e Stati Uniti ha ridotto i transiti giornalieri quasi a zero, comprimendo i flussi di petrolio, gas naturale e prodotti raffinati. Questa situazione continua a sostenere i prezzi dell’energia e ad alimentare i timori di una crisi inflazionistica su scala globale.

Secondo Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth Group, resta diffusa l’aspettativa che i flussi possano tornare gradualmente alla normalità tra maggio e giugno, fattore che contribuisce a contenere le quotazioni. La stessa analista sottolinea che il tempo gioca un ruolo decisivo, poiché ogni giorno di blocco riduce i margini di sicurezza e aumenta il rischio di movimenti rialzisti più marcati.

Domenica i media iraniani hanno riferito che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi intende comunicare al Pakistan, impegnato nella mediazione, che il conflitto potrebbe concludersi a condizione che gli Stati Uniti rimuovano il blocco navale, accettino un nuovo quadro legale per il traffico nello stretto e garantiscano l’assenza di future azioni militari contro l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione americana mantiene un atteggiamento prudente ma continuerà il dialogo, preparando una risposta con possibili controproposte. Trump ha ribadito che Teheran non ha ancora soddisfatto richieste fondamentali come la fine dell’arricchimento nucleare e l’impegno a non sviluppare armi atomiche.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha indicato che l’Iran punta a mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz, posizione ritenuta inaccettabile da Washington. Prima del conflitto, circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto transitava attraverso questo passaggio strategico.

Nel frattempo, due petroliere legate all’Iran intercettate dalle forze statunitensi nei pressi dello Sri Lanka la scorsa settimana hanno interrotto la loro rotta verso ovest nell’Oceano Indiano, invertendo la direzione. Il blocco marittimo avviato il 13 aprile ha già costretto decine di navi a cambiare percorso.

L’Iran si trova inoltre a fronteggiare una crescente difficoltà nello stoccaggio del greggio, con il rischio di dover ridurre ulteriormente la produzione secondo i dati della società Kpler. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che l’industria petrolifera iraniana sta iniziando a ridurre l’output a causa delle restrizioni.

Per Linh Tran, analista di XS.com, i mercati dei futures stanno incorporando uno scenario di offerta sempre più limitata e rischi geopolitici elevati, anche se eventuali progressi concreti nei negoziati potrebbero innescare una correzione significativa dei prezzi.

ORO

L’oro registra una lieve flessione mentre gli operatori valutano gli ultimi sviluppi nei tentativi di mediazione tra Stati Uniti e Iran per porre fine a un conflitto che dura da due mesi e continua a comprimere le forniture energetiche, alimentando le pressioni inflazionistiche. Il metallo prezioso si attesta intorno ai 4.665 dollari l’oncia, dopo aver ceduto il -0,6% nella seduta precedente. Il presidente Donald Trump ha riunito il team per la sicurezza nazionale per esaminare la nuova proposta iraniana, mantenendo linee invalicabili su un eventuale accordo, come confermato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Le dichiarazioni arrivano dopo indiscrezioni secondo cui Teheran avrebbe avanzato un’intesa temporanea che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco navale statunitense sulle navi dirette verso i porti iraniani. Il confronto ha ridotto i transiti giornalieri attraverso il passaggio strategico quasi a zero, interrompendo i flussi di petrolio, gas naturale e prodotti energetici. La proposta iraniana includerebbe anche il rinvio dei negoziati più complessi sul programma nucleare.

Secondo Marc Loeffert di Heraeus Precious Metals, la proroga indefinita del cessate il fuoco con Hormuz ancora chiuso contribuisce a prolungare l’incertezza sui mercati, creando nel lungo periodo le condizioni per un possibile rafforzamento del trend rialzista dell’oro in presenza di stagnazione economica e aumento dei prezzi.

L’attenzione degli investitori resta concentrata anche sulle decisioni di politica monetaria attese negli Stati Uniti, nell’Unione europea, nel Regno Unito e in Canada. In Giappone, la Bank of Japan ha lasciato invariato il tasso di riferimento allo 0,75%, con una votazione divisa che segnala una crescente probabilità di un rialzo nel mese di giugno.

Lo shock sull’offerta energetica provocato da otto settimane di conflitto continua a spingere al rialzo i rischi inflazionistici, aumentando la probabilità che le banche centrali mantengano i tassi elevati più a lungo o valutino ulteriori strette, scenario che penalizza un asset privo di rendimento come l’oro, in calo di quasi -12% dall’inizio della guerra a fine febbraio.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In Italia sono attesi i dati sul fatturato dell’industria e dei servizi di febbraio, seguiti dai prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni di marzo, elementi utili per valutare l’andamento dell’attività economica e delle pressioni sui costi. In Spagna, l’attenzione si rivolge alle vendite al dettaglio di marzo, indicatore chiave della domanda interna.

Negli Stati Uniti sono in programma diversi aggiornamenti, a partire dall’indice Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni di febbraio, atteso in crescita dello 0,2% su base mensile e dell’1,1% su base annua, seguito dall’indice di fiducia dei consumatori di aprile, stimato a 89,2. In uscita anche i dati sulle scorte settimanali di prodotti petroliferi pubblicati dall’API.

In Europa è prevista la riunione del board esecutivo della Riksbank svedese, mentre negli Stati Uniti prende il via la riunione del Federal Open Market Committee, che si concluderà il 29 aprile. Tra le trimestrali in calendario figurano Visa, Coca-Cola e Starbucks.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

STELLANTIS. Il marchio automobilistico cinese di fascia alta Hongqi sta negoziando con Stellantis per avviare la produzione di veicoli in uno degli impianti spagnoli del gruppo, come parte della strategia di espansione sul mercato europeo, secondo fonti informate.

GENERALI, UNICREDIT. La presidente della Fondazione Crt, Anna Maria Poggi, ha espresso una valutazione molto favorevole sul rafforzamento dei rapporti tra UniCredit e Generali, sottolineando il valore strategico dell’intesa tra i due gruppi.

ENI. Il gruppo, insieme a Repsol attraverso una joint venture, punta ad aumentare la produzione del giacimento di gas Cardon IV in Venezuela fino a 645 milioni di piedi cubi al giorno, come dichiarato dal responsabile del progetto durante un evento del settore petrolifero a Caracas.

TELECOM ITALIA. L’amministratore delegato Pietro Labriola ha evidenziato la necessità di un cambiamento strutturale nel comparto delle telecomunicazioni italiane, sostenendo l’introduzione di prezzi al dettaglio più elevati e una riduzione degli obblighi normativi, come quello relativo ai call center gratuiti attivi 24 ore su 24 con operatori.

MPS, GENERALI. Gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio hanno approvato a maggioranza il trasferimento delle quote della holding Delfin dai fratelli Luca e Paola a Leonardo Maria tramite il veicolo Lmdv Fin. In base all’accordo, Leonardo Maria salirà al 37,5% della holding, diventandone il principale azionista. Delfin controlla il 32,4% di EssilorLuxottica e detiene partecipazioni pari al 10% in Generali e al 17,5% in Mps.

WEBSOLUTE. La società ha varato il piano industriale al 2028 che prevede ricavi compresi tra 26,2 e 27,9 milioni di euro ed Ebitda tra 5,5 e 6,3 milioni, con un recupero della marginalità atteso in un intervallo tra il 19,9% e il 21,5% a fine periodo.

HIGH QUALITY FOOD. Il gruppo agro-industriale quotato sull’Egm dovrà procedere a una nuova approvazione dei bilanci 2025, sia individuale sia consolidato, a causa di un errore contabile relativo alla registrazione di un prestito obbligazionario convertibile da 3 milioni di euro concesso da Proposta Terza Srl.

CARRARO. Il gruppo ha presentato richiesta di quotazione a Hong Kong per la controllata attiva in Cina, secondo quanto riportato dalla stampa.

A2A. Assemblea degli azionisti prevista alle ore 10.

AVIO. Assemblea degli azionisti convocata alle ore 14:30.

A livello internazionale sono da monitorare:

NOVARTIS. Il gruppo farmaceutico ha registrato un utile inferiore alle attese degli analisti e un calo inatteso delle vendite, penalizzato dalla crescente concorrenza dei farmaci generici sui prodotti di punta .

CONTEMPORARY AMPEREX TECHNOLOGY. La società ha fissato il prezzo del collocamento azionario a Hong Kong nella parte bassa della forchetta indicata agli investitori, secondo i termini dell’operazione.

MICROSOFT, OPENAI. Le due società hanno deciso di modificare i termini della partnership eliminando l’esclusiva che consentiva al gruppo tecnologico di distribuire i modelli di intelligenza artificiale della startup, aprendo la strada a possibili accordi con altri operatori del cloud come Amazon.

ANGELINI PHARMA, CATALYST PHARMACEUTICALS. Il gruppo farmaceutico italiano sta valutando una possibile acquisizione della società statunitense, nell’ambito della strategia di espansione internazionale.

FRONTIER, AVELO. Alcune compagnie aeree low cost stanno negoziando con il governo statunitense un pacchetto di aiuti da 2,5 miliardi di dollari in cambio di strumenti finanziari convertibili in partecipazioni azionarie.

CHINA MERCHANTS GROUP, CK HUTCHISON HOLDINGS. L’operatore portuale cinese è in trattative per entrare in un consorzio interessato all’acquisto di numerosi porti controllati da CK Hutchison Holdings.

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