Start&Stock: Medio Oriente verso la de-escalation con spiragli di dialogo tra Usa, Iran e Libano

Start&Stock: Medio Oriente verso la de-escalation con spiragli di dialogo tra Usa, Iran e Libano

Apertura europea attesa positiva e futures Usa poco mossi, con il clima che resta costruttivo grazie alla stabilità del petrolio e all’attesa per i colloqui tra Stati Uniti e Iran. La fiducia è sostenuta dai segnali di dialogo in Medio Oriente, anche se restano tensioni su Hormuz. I mercati guardano ai dati sull’inflazione Usa, attesi in forte rialzo, mentre persistono timori sui prezzi e sulla politica monetaria. In Italia crescita rivista al ribasso, in Asia segnali contrastanti dalla Cina. Petrolio volatile su rischi di offerta, oro sostenuto da geopolitica e acquisti delle banche centrali.

STATI UNITI, ASIA ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,5%. Piatti, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,1%).

Il sentiment di mercato resta orientato al rischio, con un tono complessivamente positivo nelle prime ore della giornata, sostenuto dalla stabilità del petrolio e da nuovi progressi degli asset azionari globali in vista dei colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti a Islamabad.

La seduta di ieri a Wall Street è stata caratterizzata da volatilità legata ai titoli geopolitici, seguita da un recupero guidato dalle prospettive di dialogo tra Israele e Libano. L’S&P 500 (+0,6%) ha chiuso la settima seduta consecutiva di rialzi sui massimi da un mese, a meno del 2,5% dai record storici. Le aspettative su un possibile allentamento della politica monetaria si sono rafforzate, con una probabilità del 33% di taglio dei tassi entro dicembre, contribuendo al calo dei rendimenti del Treasury decennale.

In Europa, la seduta precedente ha mostrato una dinamica più debole, con prese di profitto dopo i forti rialzi: lo Stoxx 600 (-0,1%) e il DAX (-1,1%) hanno chiuso in calo. Le preoccupazioni legate all’inflazione, amplificate dall’esposizione ai prezzi energetici, hanno spinto al rialzo il tasso swap inflazione a un anno. In parallelo, il VIX è sceso sotto 20 punti, tornando sotto i livelli precedenti all’inizio del conflitto, segnale di una riduzione significativa dello stress finanziario.

A sostenere il clima costruttivo è stata soprattutto l’apertura di Israele a negoziati diretti con il Libano, accompagnata dalle dichiarazioni di Donald Trump su un ridimensionamento delle operazioni militari israeliane. Il dossier libanese rappresenta uno dei punti più delicati per la tenuta del cessate il fuoco, alla luce delle recenti evacuazioni a Beirut e delle accuse iraniane di violazione dell’accordo. Le prospettive di de-escalation su questo fronte hanno contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori alla vigilia dei negoziati del weekend.

Il tono resta positivo anche sul fronte diplomatico tra Washington e Teheran. Trump si è detto “molto ottimista” sulla possibilità di un accordo, sottolineando un atteggiamento più pragmatico da parte della leadership iraniana nei colloqui riservati. Permangono però elementi di tensione, con il presidente americano che ha minacciato l’Iran sulla questione delle tariffe sul transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz, denunciando una gestione non conforme agli accordi.

Nonostante il raffreddamento dei prezzi energetici, le pressioni inflazionistiche restano elevate, con l’attenzione oggi concentrata sulla pubblicazione del dato CPI statunitense di marzo, il primo a incorporare gli effetti del conflitto. Le stime indicano un balzo mensile dello 0,95%, il più alto da giugno 2022, con il tasso annuo atteso al 3,4%. L’indice core, al netto di energia e alimentari, è previsto in crescita dello 0,33% mensile e al 2,7% annuo.

Dai dati macro Usa emergono segnali di un’economia ancora solida ma con inflazione persistente. L’indice PCE di febbraio si è attestato al +0,4% mensile sia per la componente headline sia per quella core, con il dato annuo al +2,8% e il core al +3,0%, ancora sopra il target della Fed. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite a 219 mila, oltre le attese, mentre la crescita del Pil del quarto trimestre è stata rivista al ribasso allo 0,5% annualizzato.

In Italia, il quadro macroeconomico si indebolisce e il governo si prepara a rivedere al ribasso le stime di crescita. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato che le nuove previsioni potrebbero collocarsi tra 0,5% e 0,6% per il 2026 e tra 0,6% e 0,7% per l’anno successivo, rispetto ai livelli precedenti più elevati. Il peggioramento delle prospettive, attribuito a fattori esterni temporanei legati in particolare alla crisi energetica, rischia di complicare il percorso di rientro del deficit sotto la soglia europea del 3% del Pil.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto alla possibilità di una sospensione temporanea del Patto di stabilità, nel caso in cui le tensioni in Medio Oriente dovessero intensificarsi, segnalando una crescente attenzione agli effetti macroeconomici del conflitto.

Da Via Nazionale arrivano infine i dati sul sistema bancario italiano relativi a febbraio. A gennaio, i prestiti alle imprese non finanziarie hanno mostrato una crescita del 2,2%, mentre i depositi hanno accelerato al +3,9% annuo, ai massimi da novembre 2024, e la raccolta complessiva si è attestata al +1,9%, offrendo indicazioni sulla tenuta del credito e della liquidità nel sistema.

ASIA

In Asia si registra un’ulteriore fase di rialzo diffuso, con il Nikkei (+1,8%), il Kospi (+1,8%), il CSI 300 (+1,2%), lo Shanghai Composite (+0,6%) e l’Hang Seng (+0,6%) tutti in territorio positivo.

I segnali che arrivano dalla Cina indicano un cambio di dinamica sul fronte dei prezzi. A marzo l’indice dei prezzi alla produzione ha registrato un +0,5% su base annua, superando le attese e interrompendo una lunga fase negativa durata 41 mesi, offrendo una prima evidenza dell’impatto della crisi energetica sui costi nella seconda economia mondiale. La natura di questa ripresa, legata più all’aumento dei costi che a una domanda solida, alimenta le preoccupazioni degli analisti su un possibile ridimensionamento dello spazio per nuovi stimoli da parte di Pechino in un contesto già fragile.

Sul versante dei consumi, l’inflazione mostra un rallentamento: il Cpi si attesta all’1%, in calo rispetto all’1,3% di febbraio e sotto le previsioni, un movimento che secondo gli economisti potrebbe rivelarsi temporaneo alla luce delle pressioni legate al contesto energetico.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,73%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 72 punti base, confermando un livello di rischio percepito ancora contenuto ma sensibile al contesto macro e geopolitico.

Sul fronte dell’offerta, il Tesoro mette a disposizione degli investitori fino a 8 miliardi di euro in titoli a medio-lungo termine, articolati tra il BTP a tre anni con scadenza marzo 2029, il nuovo sette anni giugno 2033 e la seconda tranche del quindicennale ottobre 2041, già collocato via sindacato all’inizio di febbraio.

Le indicazioni provenienti dal mercato secondario mostrano rendimenti in crescita: il triennale si attesta intorno al 2,91%, il sette anni al 3,52% e il quindicennale al 4,26%. Se questi livelli dovessero essere confermati in fase di assegnazione, si tratterebbe dei valori più elevati da luglio 2024 per le scadenze a tre e sette anni, segnalando una pressione al rialzo sui tassi lungo la curva italiana.

PETROLIO

Le quotazioni del greggio registrano un nuovo rialzo, con il Brent in area 96 dollari dopo un progresso del +1,2% ieri, mentre il West Texas Intermediate si attesta vicino ai 98 dollari. Nonostante il recupero, il bilancio settimanale resta fortemente negativo, con il Brent in calo di oltre il -11%, segnando la peggiore performance da giugno dopo l’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran.

A sostenere i prezzi contribuiscono le notizie provenienti dall’Arabia Saudita, che segnala una riduzione della capacità produttiva di circa 600.000 barili al giorno a seguito di attacchi alle infrastrutture energetiche, pari a circa il 10% delle esportazioni abituali del regno. Le tensioni hanno colpito anche il sistema logistico, con un attacco a una stazione di pompaggio dell’oleodotto East-West che ha ridotto i flussi giornalieri di circa 700.000 barili, limitando l’utilizzo della rotta alternativa verso il Mar Rosso.

Il quadro resta instabile anche in altri Paesi della regione. Il Kuwait segnala l’intercettazione di droni e il coinvolgimento di infrastrutture strategiche, evidenziando la persistenza dei rischi per l’offerta. Il ridimensionamento dei flussi lungo l’oleodotto saudita riduce l’efficacia delle strategie per aggirare lo Stretto di Hormuz e rende più complessa la disponibilità di greggio, in particolare per i mercati asiatici.

Di fronte a queste tensioni, diversi Paesi fortemente dipendenti dalle forniture mediorientali iniziano a intervenire sulle scorte. Il Giappone prevede di rilasciare circa 20 giorni di riserve petrolifere nel mese di maggio, mentre in Cina le autorità autorizzano le raffinerie statali ad attingere alle riserve commerciali. In India, il principale raffinatore privato introduce limiti agli acquisti di carburante per gestire i livelli di stock.

Il presidente statunitense Donald Trump mantiene un tono cauto ma fiducioso, dichiarandosi “molto ottimista” su un accordo con l’Iran e indicando un atteggiamento più contenuto da parte di Israele nelle operazioni contro Hezbollah in Libano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ribadisce che tali azioni non rientrano nell’intesa tra Washington e Teheran. Trump torna poi ad alzare i toni sulla gestione dello Stretto di Hormuz, criticando eventuali tariffe imposte dall’Iran sul transito delle petroliere.

L’attenzione si sposta ora su Islamabad, dove è atteso un nuovo round di colloqui con la partecipazione del vicepresidente JD Vance. Al centro dei negoziati resta proprio lo Stretto di Hormuz, la cui quasi totale chiusura dalla fine di febbraio ha interrotto circa un quinto dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto, generando un forte shock sull’offerta.

Le dichiarazioni provenienti da Teheran mantengono elevata l’incertezza. Se da un lato Trump descrive la leadership iraniana come più disponibile al dialogo rispetto alle posizioni pubbliche, dall’altro emergono segnali di una possibile revisione della gestione dello stretto, con riferimenti a un nuovo approccio al controllo della via marittima.

Il mercato torna quindi a concentrarsi sulla realtà dei flussi energetici, che restano lontani da una piena normalizzazione e difficilmente torneranno rapidamente ai livelli precedenti al conflitto. In questo contesto, la volatilità rimane estremamente elevata: dall’inizio della guerra i prezzi del petrolio registrano oscillazioni medie superiori ai 9 dollari al giorno, un livello che non si osservava da anni e che spinge gli operatori a ridurre l’esposizione e accorciare gli orizzonti operativi.

ORO

Il prezzo dell’oro si avvia verso la terza settimana consecutiva di rialzi, sostenuto dalle aspettative di una soluzione diplomatica al conflitto in Iran e dagli acquisti delle banche centrali, in un contesto ancora segnato da rischi inflazionistici. Il metallo prezioso si mantiene in area 4.760 dollari l’oncia, con un progresso settimanale vicino al +2%.

L’attenzione degli operatori resta concentrata sugli sviluppi geopolitici, con i negoziati previsti a Islamabad tra la delegazione statunitense guidata dal vicepresidente JD Vance e le autorità iraniane. Il presidente Donald Trump si dice “ottimista” su un accordo, pur tornando a minacciare Teheran in merito all’ipotesi di tariffe sul transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Le tensioni restano elevate anche per le operazioni militari israeliane in Libano, che mettono sotto pressione la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi.

Il contesto di mercato resta favorevole al metallo giallo anche grazie alla debolezza di altre asset class. Il petrolio si avvia a chiudere la settimana in calo, mentre gli indici azionari recuperano e il dollaro registra una flessione dell’1,3%, elemento che sostiene le quotazioni dell’oro. Dall’inizio della guerra a fine febbraio, il metallo prezioso segna comunque una perdita complessiva di circa il -10%, con la funzione di bene rifugio indebolita dalla necessità degli investitori di coprire perdite su altri asset.

Le tensioni energetiche legate al conflitto continuano ad alimentare le aspettative di inflazione, spingendo gli operatori a rivedere le previsioni di politica monetaria. Il mercato sconta la possibilità che le banche centrali rinviino i tagli dei tassi o adottino nuove strette, uno scenario che rappresenta un ostacolo per l’oro, privo di rendimento.

Le prospettive restano strettamente legate all’evoluzione del quadro geopolitico. Se il cessate il fuoco dovesse consolidarsi e si arrivasse a un accordo duraturo, accompagnato da un contenimento delle pressioni inflazionistiche, le quotazioni potrebbero rafforzarsi. Al contrario, un deterioramento della situazione riporterebbe volatilità e rischi al ribasso.

I dati macroeconomici offrono segnali contrastanti. Negli Stati Uniti la spesa per consumi mostra una crescita molto contenuta a febbraio, in un contesto di inflazione persistente già prima dell’escalation militare. Maggiore chiarezza è attesa con la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di marzo, per il quale gli economisti prevedono il maggiore aumento mensile da giugno 2022.

Uno scenario di conflitto prolungato potrebbe rallentare la crescita economica e incidere negativamente sul mercato del lavoro, aprendo la strada a condizioni monetarie più accomodanti. Le minute della Fed relative alla riunione di marzo evidenziano infatti una valutazione complessa dei rischi, con implicazioni sia per l’inflazione sia per la crescita.

A sostenere il mercato dell’oro contribuiscono anche gli acquisti istituzionali. La banca centrale polacca conferma l’obiettivo di portare le riserve a 700 tonnellate, mentre la Cina ha incrementato le proprie disponibilità di circa 5 tonnellate nel mese di marzo, segnando il maggiore acquisto mensile da oltre un anno.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L’agenda si apre con l’attenzione rivolta all’Italia, dove l’Istat pubblica alle 10:00 i dati sulla produzione industriale di febbraio, attesa in crescita dello 0,5% su base mensile dopo il calo dello 0,6% registrato a gennaio. Le stime indicano quindi un recupero moderato dell’attività, in linea con la mediana delle previsioni raccolte. Secondo le analisi di Prometeia, il rimbalzo potrebbe essere leggermente più marcato, fino allo 0,7%, prima di una nuova flessione attesa a marzo pari a -0,4%, in un contesto influenzato dallo shock energetico.

Nel pomeriggio i riflettori si spostano sugli Stati Uniti, con la pubblicazione alle 14:30 dei dati sull’inflazione di marzo, che iniziano a riflettere l’impatto della crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente. Il consenso indica un’accelerazione significativa, con l’indice generale atteso al 3,3% annuo dal 2,4% precedente, il rialzo più marcato degli ultimi quattro anni, mentre la componente core è prevista in aumento al 2,7% dal 2,5%. Numeri di questo tipo potrebbero rafforzare l’orientamento prudente della Fed, riducendo le probabilità di ulteriori tagli dei tassi nel breve termine.

Dai dati diffusi in precedenza emerge un quadro di crescita più debole per l’economia americana, con il Pil del quarto trimestre rivisto al ribasso allo 0,5% annualizzato, rispetto allo 0,7% della stima precedente e all’1,4% iniziale. Tra gli altri indicatori in uscita figurano alle 16:00 gli ordinativi di beni durevoli di febbraio, attesi in calo dello 0,2% mensile, e l’indice preliminare sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, stimato a 52,0.

In Europa l’attenzione si concentra anche sulle valutazioni delle agenzie di rating, con Moody’s attesa sul giudizio sovrano della Francia e S&P su quello del Regno Unito, appuntamenti che potrebbero influenzare il sentiment sui titoli di Stato dell’area. Infine, è atteso un intervento del vicepresidente della Bce, Luis de Guindos.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. L’ipotesi di acquisire il controllo di Commerzbank comporterebbe per il gruppo l’obbligo di lanciare un’offerta su circa il 30% di mBank non già detenuto dall’istituto tedesco, con un conseguente aumento del costo complessivo dell’operazione, come emerge dalla documentazione pubblicata in vista dell’assemblea degli azionisti del 4 maggio.

LEONARDO, ENI, ENEL, ENAV. Il governo indica Lorenzo Mariani come nuovo amministratore delegato di Leonardo al posto di Roberto Cingolani, mentre conferma Flavio Cattaneo ed Enrico Descalzi alla guida rispettivamente di Enel ed Eni; in Enav, Igor de Biasio è destinato a subentrare a Pasqualino Monti.

MONTE DEI PASCHI. Il fondo Calstrs, titolare di una quota dello 0,09%, annuncia il proprio sostegno alla lista di Plt Holding per il rinnovo del consiglio di amministrazione e si esprime contro alcune figure chiave, tra cui il presidente Nicola Maione e altri membri del board, in vista di una possibile seconda votazione.

BRUNELLO CUCINELLI. Il gruppo chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 14% a cambi costanti, raggiungendo i 369 milioni di euro grazie al contributo positivo di Americhe e Asia, mentre a cambi correnti l’incremento si attesta all’8,1%.

ENI. Il progetto sviluppato con BP nella concessione offshore di Temsah, in Egitto, entrerà nella fase produttiva nella seconda metà del 2027, secondo quanto indicato dal ministro del Petrolio egiziano.

LEONARDO. Il Canada valuta l’ingresso nel programma Gcap, l’iniziativa congiunta tra Italia, Giappone e Regno Unito per lo sviluppo di un nuovo caccia di ultima generazione.

SNAM, EDISON. Le offerte preliminari per Bioenerys, società interamente controllata da Snam attiva nel biometano, sono attese all’inizio di maggio, con Verdalia tra i soggetti più accreditati e Edison indicata tra gli altri potenziali interessati.

CREDITO EMILIANO. L’istituto figura tra i soggetti interessati al dossier relativo a BdM Banca, insieme ad altri operatori, con la possibilità allo studio di una acquisizione dell’intero gruppo e l’avvio imminente della fase di analisi con il supporto di advisor.

ANIMA. Il mese di marzo si chiude con una raccolta netta negativa per 5,63 miliardi di euro, penalizzata dal contesto geopolitico che ha frenato gli investimenti retail e dall’andamento dei mercati che ha inciso sulle masse gestite.

A livello internazionale sono da monitorare:

ANTHROPIC. Il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dalla società spinge il Tesoro statunitense e la Fed a convocare con urgenza i vertici di Wall Street per valutare i potenziali rischi legati alla sicurezza informatica.

CARLYLE GROUP. Un fondo di private credit da 7 miliardi di dollari ha limitato i riscatti dopo richieste di uscita pari al 15,7% delle quote nel primo trimestre, evitando una fuoriuscita più ampia di capitali.

INTEL, ALPHABET. Google si impegna a utilizzare le future generazioni di processori Xeon e altri chip prodotti da Intel, rafforzando la collaborazione tra le due società nel campo delle infrastrutture tecnologiche.

PIMCO, ORACLE. La società di gestione valuta la cessione di una parte dei 14 miliardi di dollari di finanziamento destinati a un grande data center Oracle in Michigan, secondo fonti vicine al dossier.

CHEVRON, EXXON MOBIL. Chevron segnala una riduzione della produzione fino al 6% nel primo trimestre anche per effetto della guerra in Iran, in linea con indicazioni analoghe fornite nei giorni precedenti da Exxon Mobil.

BERKSHIRE HATHAWAY. Il gruppo ha collocato obbligazioni denominate in yen per 272,3 miliardi, pari a circa 1,7 miliardi di dollari, segnando la prima operazione di questo tipo dopo l’uscita di Warren Buffett dal ruolo di amministratore delegato.

TAIWAN SEMICONDUCTOR MANUFACTURING. Il colosso dei semiconduttori registra un incremento del 35% dei ricavi trimestrali, indicando una domanda globale di chip per l’intelligenza artificiale ancora robusta nelle prime settimane del conflitto in Medio Oriente.

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