MERCATI AZIONARI
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire sopra la parità, con il future che segna un rialzo dello 0,4%. Rimbalzano i futures sull’S&P 500 (+1,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+1,8%), incoraggiati dai segnali di apertura al dialogo arrivati nel weekend da Washington e Pechino.
La settimana si apre in una scena internazionale densa e complicata, dove la chiusura del governo americano (lockdown federale), che fino a poco tempo fa sarebbe stata la notizia principale, è quasi passata in secondo piano. Le questioni che agitano i mercati sono tante e intrecciate. In primo piano c’è la ripresa improvvisa delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, poi la ri-nomina di Lecornu a primo ministro in Francia, che dovrà di nuovo provare a formare un governo e far passare la legge di bilancio, e infine il crollo della coalizione di governo in Giappone, avvenuto appena una settimana dopo l’elezione di Sanae Takaichi a leader del Partito Liberal Democratico. A rendere il quadro ancora più complesso ci sono anche l’intervento degli Stati Uniti a sostegno del peso argentino, in vista delle elezioni di metà mandato nel Paese sudamericano e un fragile accordo di pace tra Israele e Hamas che dovrebbe portare oggi al rilascio degli ultimi ostaggi dopo due anni. A tutto questo si aggiungono segnali di tensione nel credito americano, dopo il collasso di First Brands, e un’ondata di vendite improvvisa sulle criptovalute, con Bitcoin crollato di 10.000 dollari in poche ore.
Dopo la forte correzione di venerdì, con lo S&P 500 in calo del 2,7%, anche le borse asiatiche hanno aperto la settimana in rosso. L’indice Hang Seng Tech è sceso del 4,5%, seguito dall’Hang Seng principale (-3,5%), appesantito dalle vendite sulle big tech cinesi. Il CSI ha perso l’1,8%, e lo Shanghai Composite l’1,3%. Le borse di Tokyo sono rimaste chiuse per festività, mentre il KOSPI coreano e l’australiano S&P/ASX 200 hanno ceduto rispettivamente l’1,6% e lo 0,9%. In controtendenza, i futures americani segnano un rimbalzo: +1,2% per lo S&P 500 e +1,6% per il Nasdaq, incoraggiati dai segnali di apertura al dialogo arrivati nel weekend da Washington e Pechino.
Quando Trump è tornato alla Casa Bianca, era facile pensare che si sarebbe aperta una stagione di rottura definitiva nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, e invece negli ultimi mesi la tensione sembrava essersi spostata più sugli alleati tradizionali che su Pechino. Tuttavia, gli eventi di venerdì hanno ricordato che la diffidenza tra le due superpotenze è tutt’altro che superata. Probabilmente, il recente miglioramento dei rapporti è stato dettato più da timori logistici e commerciali: l’amministrazione americana non poteva permettersi scaffali vuoti se i dazi minacciati dopo il “Liberation Day” fossero stati davvero applicati. Ora, con il tempo di adattarsi, entrambe le parti sembrano rafforzare la propria posizione negoziale in vista dei prossimi incontri, ma la competizione per la leadership globale è destinata a rimanere.
La Cina ha ancora una leva strategica enorme nel mercato delle terre rare, e sembra pronta a usarla per ottenere vantaggi, soprattutto nel campo dei chip e dell’intelligenza artificiale, dove gli Stati Uniti hanno imposto limiti severi all’export. È come se la partita si stesse giocando su due fronti: terre rare contro chip AI.
I dati economici pubblicati stamattina mostrano che Pechino sta diversificando le proprie esportazioni. Le vendite verso gli Stati Uniti sono scese del 27% su base annua a settembre, il sesto mese consecutivo di calo a doppia cifra, ma le esportazioni complessive sono cresciute dell’8,3%, oltre le aspettative (+6,6%), segnando il miglior risultato in sei mesi. Anche le importazioni hanno superato le previsioni, salendo del 7,4%, contro l’1,8% stimato, e portando il surplus commerciale a 90,5 miliardi di dollari.
Resta ancora molto margine per la diplomazia: Trump e Xi Jinping dovrebbero incontrarsi al vertice APEC in Corea del Sud tra il 31 ottobre e il 1° novembre, e la sospensione dei nuovi dazi Usa sulle merci cinesi scade solo il 10 novembre. Secondo Polymarket, la probabilità di un incontro tra i due leader entro fine mese è ora al 62%, in calo dall’88% di una settimana fa ma in risalita rispetto al 35% toccato venerdì sera. In molti leggono questa altalena come il segnale che si tratta più di tattica negoziale che di un vero scontro.
Trump ha cercato di rassicurare i mercati anche via social: “Non preoccupatevi della Cina, andrà tutto bene! Il presidente Xi, che rispetto molto, ha solo avuto un brutto momento. Nessuno di noi vuole la depressione per il proprio Paese. Gli Stati Uniti vogliono aiutare la Cina, non danneggiarla!”. Anche JD Vance si è detto favorevole a riaprire il dialogo.
Infine, lo sguardo torna in Francia, dove sembra valere il motto “se non ci riesci la prima volta, riprova ancora”. Sébastien Lecornu, appena rinominato primo ministro dopo le dimissioni della settimana scorsa, tenterà di formare un nuovo governo e di far approvare la legge di bilancio già nei prossimi giorni. Secondo Polymarket, c’è il 30% di probabilità che si vada a nuove elezioni entro ottobre, il 63% entro fine anno e una possibilità su cinque che vengano annunciate già entro venerdì.
SPREAD ED EMISSIONI
Il Btp decennale italiano segna un rendimento del 3,48%, con lo spread Btp-Bund in calo a 83 punti base, confermando il premio che il debito sovrano nazionale deve offrire rispetto all’equivalente tedesco (2,65% di rendimento per il Bund decennale).
Nelle ultime settimane il mercato obbligazionario dell’Eurozona non ha mostrato una direzione precisa, con i rendimenti rimasti sostanzialmente stabili e un tono di cautela generalizzato. La crisi politica francese, pur avendo innalzato la volatilità sui titoli d’Oltralpe, non ha avuto effetti di contagio sull’Italia, i cui BTP restano ben sostenuti dagli investitori.
Sul fronte delle emissioni, l’offerta di titoli di Stato dell’Eurozona è destinata a salire a 36 miliardi di euro questa settimana, rispetto ai 26 miliardi della precedente, secondo le stime di IFR. In Italia, il Tesoro tornerà domani sul mercato con quattro BTP a 3, 7, 10 e 15 anni, per un ammontare complessivo fino a 8,5 miliardi di euro. Si tratta della prima asta sull’estremità lunga della curva dei rendimenti da luglio, dopo che il MEF aveva cancellato l’emissione di metà agosto e rinunciato a collocare titoli a lunga scadenza a settembre, in seguito al lancio sindacato del BTP ottobre 2055.
Il clima resta comunque leggermente ribassista, complice l’idea che la Bce possa prolungare la pausa nei tagli dei tassi, rinviando ulteriori allentamenti della politica monetaria. In settimana sono previsti numerosi interventi dei membri del board della Bce, tra cui quello particolarmente atteso della presidente Christine Lagarde, che mercoledì interverrà al meeting congiunto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale a Washington.
PETROLIO
Il prezzo del petrolio è tornato a salire dopo che l’amministrazione Trump ha segnalato apertura verso un accordo con la Cina, nel tentativo di attenuare le nuove tensioni commerciali tra i due maggiori consumatori di greggio al mondo. Il Brent è risalito oltre 63 dollari al barile, dopo un crollo del 3,8% venerdì, il più ampio da agosto, mentre il West Texas Intermediate (WTI) si è attestato intorno ai 60 dollari.
Venerdì Trump aveva annunciato un nuovo dazio del 100% sulle importazioni cinesi, insieme a controlli sulle esportazioni di software strategico a partire dal 1° novembre. La decisione era arrivata in risposta alle mosse di Pechino, che aveva introdotto nuove tasse portuali sulle navi statunitensi e limitazioni all’export di terre rare e materiali critici. Tuttavia, nel fine settimana, il presidente americano ha adottato un tono più conciliante, dichiarando la propria disponibilità a trovare un’intesa, mentre Pechino ha invitato Washington a negoziare, ribadendo che non esiterà a reagire a nuove minacce commerciali.
“Andrà tutto bene con la Cina”, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One nelle prime ore di lunedì in Asia, pur confermando che i dazi del 1° novembre restano in programma. Il presidente ha inoltre dichiarato di stare valutando la possibilità di fornire all’Ucraina missili a lungo raggio Tomahawk, in grado di colpire in profondità il territorio russo, aumentando così il rischio di nuove tensioni geopolitiche e interruzioni dell’offerta di greggio proveniente da paesi membri dell’OPEC+.
“Il mercato aveva già prezzato uno scenario estremo, quindi anche un tono più morbido da parte di Trump dà un po’ di respiro al petrolio”, ha spiegato Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital. “Ma si tratta più di un rimbalzo tecnico che di un vero cambio di direzione. Gli operatori stanno solo ricoprendo le posizioni dopo le vendite della scorsa settimana. Senza progressi concreti sul fronte commerciale, il rialzo potrebbe esaurirsi rapidamente.”
La decisione della Cina di imporre tariffe sulle navi di proprietà statunitense dirette ai suoi porti ha provocato cancellazioni dell’ultimo minuto su varie tipologie di imbarcazioni, comprese le petroliere, facendo impennare i noli marittimi. Le nuove tasse, in vigore dal 14 ottobre, replicano le misure applicate da Washington alle navi cinesi, mentre l’amministrazione americana tenta di contrastare il dominio di Pechino nella logistica e nella cantieristica navale.
Queste tensioni si aggiungono alle incertezze sull’offerta globale, con il petrolio che nelle ultime due settimane ha perso terreno a causa dell’aumento di produzione da parte dell’OPEC+, che rischia di aggravare l’eccesso di scorte previsto per la fine dell’anno. Parallelamente, il fragile cessate il fuoco tra Israele e Hamas ha contribuito a ridurre i timori di un nuovo conflitto in Medio Oriente, da cui proviene circa un terzo della produzione mondiale di greggio.
ORO E ARGENTO
L’argento ha toccato i massimi degli ultimi decenni, spinto da uno storico short squeeze sul mercato di Londra che ha amplificato un rally già straordinario da inizio anno, mentre l’oro ha aggiornato i propri record, sostenuto dall’entusiasmo degli investitori verso l’intero comparto dei metalli preziosi. Il prezzo spot dell’argento è salito fino al 3%, sfiorando quota 52 dollari l’oncia, oltrepassando il massimo intraday della scorsa settimana, mentre l’oro ha superato i 4.068 dollari l’oncia, estendendo la serie positiva a otto settimane consecutive. Anche platino e palladio hanno registrato forti guadagni, completando un rally che, nel corso del 2025, ha visto i principali metalli preziosi apprezzarsi tra il 50% e l’80%, dominando la scena delle materie prime.
A sostenere l’oro è stata una combinazione di fattori: acquisti record da parte delle banche centrali, aumento delle partecipazioni negli ETF legati al metallo giallo e possibili tagli dei tassi da parte della Fed. A questi si è aggiunta la crescente domanda di beni rifugio, alimentata da nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, dai rischi percepiti sull’indipendenza della Fed e dallo shutdown del governo americano.
Ieri, Pechino ha invitato Washington a sospendere le minacce di nuovi dazi e a riprendere i negoziati, avvertendo che sarebbe pronta a ritorsioni in caso di ulteriori misure. Il presidente Donald Trump, che la scorsa settimana aveva ipotizzato un aumento del 100% delle tariffe sulle importazioni cinesi, ha adottato toni più concilianti nel fine settimana. Come osserva Kyle Rodda, analista di Capital.com, “proprio quando i rischi geopolitici e commerciali sembravano attenuarsi, l’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Cina ha riportato vento in poppa all’oro. La volatilità commerciale può tacere, ma non scompare mai: ed è un segnale positivo per il metallo giallo”.
Per quanto riguarda l’argento, le preoccupazioni per la scarsità di liquidità a Londra hanno spinto i prezzi vicini al record storico di 52,50 dollari l’oncia del 1980, stabilito su un contratto ormai defunto della Chicago Board of Trade. I prezzi di riferimento londinesi si sono impennati rispetto a quelli di New York, tanto da spingere alcuni operatori a spedire lingotti in aereo attraverso l’Atlantico per sfruttare i forti premi nella piazza britannica — una pratica solitamente riservata all’oro.
La tensione è stata aggravata dall’attesa per la conclusione dell’indagine statunitense “Section 232” sui minerali critici, che include anche argento, platino e palladio. Il timore che questi metalli possano essere colpiti da nuovi dazi ha contribuito a irrigidire ulteriormente il mercato, preparando il terreno per lo short squeeze dopo un drastico calo delle scorte disponibili a Londra.
DATI MACRO E RATING ITALIA
In settimana l’attenzione degli investitori sarà concentrata su due indicatori chiave per l’economia dell’Eurozona: l’indice ZEW tedesco, in uscita domani, e la produzione industriale del blocco, attesa mercoledì. Secondo le previsioni, l’indicatore ZEW dovrebbe mostrare un leggero rimbalzo della fiducia, ma restano dubbi sulla solidità della ripresa. Come osserva Citi, cresce infatti lo scetticismo sull’efficacia della prossima espansione fiscale in Germania, alla luce dei recenti dati macroeconomici deboli diffusi la scorsa settimana.
Per quanto riguarda la produzione industriale, agosto dovrebbe segnare un calo netto nell’area euro, con una contrazione stimata da Citi al -2,5% su base mensile. Gli analisti prevedono che l’indice chiuda il terzo trimestre con una flessione superiore all’1%, evidenziando una fase di rallentamento più intensa del previsto. Questa dinamica, spiegano, potrebbe avere ripercussioni significative sulla crescita del Pil dell’Eurozona, alimentando le preoccupazioni su un’economia ancora fragile e dipendente dal sostegno politico e monetario.
La traiettoria dei giudizi delle agenzie di rating sull’Italia continua a mostrarsi più favorevole rispetto a quella della Francia, confermando la percezione di una maggiore stabilità nei conti pubblici di Roma. Come previsto, S&P ha mantenuto invariati il rating “BBB+” e l’outlook stabile sull’Italia nella revisione di venerdì. All’orizzonte ci sono ora le valutazioni di DBRS (attesa per il 17 ottobre), Scope (il 31 ottobre) e Moody’s (il 21 novembre). Proprio l’appuntamento con Moody’s è considerato il più rilevante, poiché l’agenzia americana mantiene per l’Italia un outlook positivo.
MERCATI EMERGENTI IN RALLY, COSA C’È DIETRO?

I mercati emergenti hanno registrato un rialzo del 28% da inizio anno, superando l’MSCI World di oltre 850 punti base e lo S&P 500 di oltre 1000 punti base. Gli EM hanno sovraperformato anche il Nasdaq di ben 700 punti base, sempre da inizio anno.
Secondo Kunjal Gala, Head of Global Emerging Markets di Federated Hermes, questa sovraperformance è trainata da diversi fattori. In primo luogo, i mercati emergenti sono significativamente sottovalutati dagli investitori globali e, a inizio 2025, erano scambiati con uno sconto del 40-50% rispetto ai mercati sviluppati. A ciò si aggiungono le incertezze sulla traiettoria del dollaro statunitense, direttamente collegate alle politiche commerciali ed estere del presidente Trump, che rappresentano un ulteriore fattore favorevole alle prospettive di rivalutazione dei mercati emergenti.
Stiamo inoltre assistendo a un’inversione significativa del sentiment degli investitori verso mercati rimasti indietro come Cina e Corea, in rialzo rispettivamente di circa il 40% e il 50% da inizio anno. Infine, spiega Gala, il rally delle materie prime preziose sta sostenendo mercati come il Sudafrica, mentre le prospettive di tagli dei tassi a livello globale stanno ulteriormente alimentando diversi mercati in EMEA e America Latina, dove i tassi d’interesse reali sono ancora molto elevati.
TITOLI DI PIAZZA AFFARI
Le azioni italiane da tenere sotto osservazione oggi:
BANCHE. Secondo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, il governo mira a un nuovo accordo con il settore bancario per contribuire alla prossima manovra, replicando il modello già adottato lo scorso anno. L’intervento dovrebbe riguardare un differimento delle Dta (Deferred Tax Assets), ovvero un nuovo slittamento dei tempi in cui gli istituti di credito potranno utilizzare questi crediti fiscali per compensare le imposte dovute.
INTERPUMP. Il fondatore e presidente Fulvio Montipò ha dichiarato di voler concludere un paio di acquisizioni tra Italia ed estero entro la fine dell’anno, sottolineando inoltre che il 2025 potrebbe chiudersi con un margine operativo lordo superiore ai 460 milioni stimati dagli analisti. “Forse sui margini faremo meglio”, ha affermato Montipò in un’intervista rilasciata a L’Economia del Corriere, ribadendo la solidità del gruppo e la strategia di crescita per linee esterne.
RECORDATI E DIASORIN. L’industria farmaceutica italiana si prepara a chiudere il 2025 con risultati record, raggiungendo una produzione vicina ai 70 miliardi di euro e un export oltre i 65 miliardi, in crescita del 20% su base annua. Lo ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, in un’intervista a La Stampa. Cattani ha spiegato che i dazi statunitensi del 15% non hanno avuto finora alcun impatto rilevante, poiché il costo verrà assorbito principalmente dai consumatori americani. Ha poi definito “irrealistici” eventuali dazi al 100%.
LEONARDO. La joint venture tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall ha ottenuto un ordine da circa 700 milioni di euro dall’Esercito Italiano per la fornitura dei veicoli da combattimento Lynx, blindati su ruote di nuova generazione. Lo riferisce Il Fatto Quotidiano, sottolineando che l’accordo consolida la collaborazione tra i due gruppi europei nel settore della difesa.
ENI. Il gruppo energetico ha finalizzato un accordo di ingegneria con l’argentina YPF per il progetto di gas naturale liquefatto (GNL) di Vaca Muerta, uno dei giacimenti più vasti al mondo.
AEFFE. La Camera di Commercio della Romagna Forlì-Cesena e Rimini ha nominato Riccardo Ranalli come esperto incaricato della composizione negoziata della crisi d’impresa relativa al gruppo Aeffe e alla controllata Pollini. Le due società hanno infatti depositato istanza di accesso alla procedura, che mira a individuare una soluzione sostenibile per il rilancio industriale e finanziario.
AMBROMOBILIARE, MIT, 4AIM SICAF. Ambromobiliare ha siglato accordi di integrazione con alcuni soci di MIT e 4AIM Sicaf, con l’obiettivo di creare un polo indipendente di consulenza per le PMI. L’operazione prevede il conferimento ad Ambromobiliare del 56,78% di MIT e del 56,17% di 4AIM Sicaf, cui seguiranno due offerte pubbliche di scambio obbligatorie sulle società coinvolte.

di Francesco Sicuro













































