STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dell’1,8%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-1,4%) e quelli sul Nasdaq 100 (-1,8%).
Il tono dei mercati si deteriora dopo il discorso di Donald Trump, che non ha fornito indicazioni concrete sui tempi o sulle condizioni per una possibile fine del conflitto con l’Iran. Il presidente ha dichiarato che l’operazione è “molto vicina” alla conclusione, ma ha anche annunciato che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “con estrema forza nelle prossime 2-3 settimane”, tornando a minacciare attacchi contro le infrastrutture energetiche in assenza di un accordo. Resta invariata anche la posizione sullo Stretto di Hormuz, considerato un problema che dovrà essere gestito da altri Paesi. Il messaggio lascia aperti più scenari, senza segnali di una rapida uscita dal conflitto.
La reazione dei mercati è immediata, con un’inversione del clima positivo visto nella seduta precedente. Ieri l’S&P 500 ha chiuso in rialzo del +0,72%, mentre lo Stoxx 600 a +2,5%, il miglior risultato dell’ultimo anno. Prima delle notizie arrivate nella notte, il rialzo dei mercati appariva guidato più dalla speranza che da convinzioni solide, in un contesto caratterizzato da un flusso continuo di notizie contrastanti. Tra queste, un messaggio di Trump secondo cui il nuovo presidente iraniano avrebbe chiesto un cessate il fuoco, condizione che Washington avrebbe valutato solo con uno Stretto di Hormuz completamente aperto. La risposta di Teheran è stata immediata, definendo la ricostruzione “falsa e priva di fondamento”, in parallelo a indiscrezioni su contatti tra le due parti. Il presidente iraniano Pezeshkian ha diffuso una lettera aperta sostenendo che l’Iran non nutre ostilità verso il popolo americano.
Tra gli altri elementi emersi, Trump ha ventilato l’ipotesi di un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, tema poi non ripreso nel discorso ufficiale. Il segretario generale dell’Alleanza Rutte è atteso a Washington la prossima settimana. Sul piano operativo, il Regno Unito organizza oggi un incontro virtuale con circa 35 Paesi, esclusi gli Stati Uniti, per discutere un piano volto a ripristinare la navigazione attraverso Hormuz.
I dati macro suggeriscono che lo shock energetico legato al conflitto sta generando pressioni inflazionistiche e problemi di offerta, ma con effetti differenziati tra le economie. Le dinamiche dei prezzi di produzione nei Paesi del G10 appaiono più contenute rispetto alla fase inflazionistica del 2021-2022, offrendo un margine di manovra alle banche centrali.
Secondo il consigliere della Bce Primož Dolenc, l’economia dell’Eurozona potrebbe già trovarsi nello scenario avverso delineato dall’istituto, con il rischio che l’inflazione si consolidi più rapidamente rispetto a quanto osservato nel 2022. I mercati monetari stanno adeguando le aspettative, prezzando un tasso sui depositi Bce al 2,68% entro fine anno, rispetto all’attuale 2%, ipotizzando due rialzi e una probabilità intorno al 70% di una terza stretta.
Negli Stati Uniti, i dati macroeconomici confermano una tenuta dell’economia, rafforzando lo scenario di tassi elevati per un periodo più lungo. Le rilevazioni più recenti mostrano occupazione privata e vendite al dettaglio superiori alle attese, mentre dal comparto manifatturiero emerge una forte pressione sui costi, con l’indicatore dei prezzi pagati dalle imprese salito ai livelli più alti degli ultimi quattro anni. L’attenzione resta ora concentrata sul mercato del lavoro americano, con le richieste settimanali di sussidio in uscita oggi e il report ufficiale di venerdì. Le stime indicano un incremento degli occupati di +50.000 unità rispetto al calo precedente di -92.000, con il settore privato atteso a +60.000, in linea con il ritmo medio della seconda metà del 2025.
ASIA
Prevalgono le vendite, con il Kospi in calo del -4,2%, il Nikkei del -2,4%, l’Hang Seng del -1,1% e l’S&P/ASX 200 del -1,1%, mentre in Cina il CSI 300 (-0,7%) e lo Shanghai Composite (-0,5%) mostrano una maggiore tenuta.
In Asia, l’inflazione al consumo della Corea del Sud è salita dal +2,0% al +2,2% a marzo, sotto le attese del +2,3%, fornendo un segnale di parziale sollievo per i decisori politici alle prese con gli effetti del caro energia.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,84%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 82 punti base, in un contesto ancora dominato dall’incertezza geopolitica. Il movimento riflette la dinamica osservata nella seduta precedente, quando il calo del petrolio e le aspettative di una possibile fine del conflitto hanno favorito un rientro dei rendimenti europei, poi parzialmente riassorbito nel corso della giornata con il ritorno della cautela tra gli investitori.
Oggi il Tesoro italiano si prepara a intervenire con un’operazione di riacquisto fino a 3 miliardi di euro di Btp in scadenza tra il 2027 e il 2028, includendo i titoli con cedola 0,85% gennaio 2027, 2,05% agosto 2027, 0,25% marzo 2028 e 0,50% luglio 2028. Sul mercato primario dell’area euro, l’attenzione si concentra sulla Francia, che prevede emissioni fino a 12,5 miliardi di euro su diverse scadenze a medio-lungo termine.
PETROLIO
Il mercato petrolifero torna sotto pressione con il greggio in forte rialzo, dopo che Donald Trump ha annunciato un’intensificazione delle operazioni militari contro l’Iran nelle prossime settimane, raffreddando le aspettative di una rapida soluzione del conflitto e prolungando le interruzioni nei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Brent supera i 107 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si avvicina ai 105 dollari, in seguito al discorso serale alla nazione in cui il presidente ha definito la guerra un successo.
Trump ha indicato che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “con estrema forza” nelle prossime due o tre settimane, sostenendo che lo stretto tornerà operativo in modo naturale al termine del conflitto, senza fornire dettagli o tempistiche. Secondo diversi osservatori, questo quadro non modifica la realtà di mercato: il passaggio resta di fatto bloccato da circa un mese e i flussi energetici continuano a essere fortemente limitati, con settimane di disagi ancora probabili. Le stime indicano un Brent in un intervallo compreso tra 95 e 110 dollari nel breve periodo.
Negli ultimi giorni il petrolio aveva registrato una correzione, accompagnata da un recupero più ampio degli asset finanziari, sulla scia delle dichiarazioni di Trump che lasciavano intravedere una possibile conclusione del conflitto. Il discorso dalla Casa Bianca ha riaperto l’incertezza, con nuove minacce dirette alle infrastrutture petrolifere iraniane. Il conflitto, ormai vicino alla sesta settimana, continua a comprimere l’offerta globale di greggio, gas e prodotti raffinati, alimentando il rischio di una crisi inflattiva. Il bilancio resta significativo: il Brent mantiene un rialzo superiore al +40% rispetto ai livelli pre-conflitto.
La questione di Hormuz resta centrale. Trump ha alternato posizioni, passando dalla minaccia di colpire impianti energetici iraniani all’invito ad altri Paesi affinché assumano il controllo del passaggio. Alcuni Stati del Golfo, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, spingono per un intervento internazionale sotto egida delle Nazioni Unite. Dall’altra parte, Teheran ribadisce che il destino dello stretto dipenderà da Iran e Oman, respingendo le pressioni statunitensi.
Nel suo intervento, Trump ha affermato che la guerra è prossima alla conclusione, ma ha anche anticipato una fase di escalation imminente, parlando di operazioni capaci di riportare l’Iran a condizioni estremamente arretrate. Ha inoltre invitato i Paesi che dipendono dalle forniture energetiche a farsi carico della sicurezza delle rotte. Le dichiarazioni mantengono aperte diverse opzioni militari nel breve termine e contribuiscono a mantenere elevata la volatilità.
Anche in uno scenario di cessazione delle ostilità in tempi rapidi, il ritorno alla normalità nei flussi energetici appare graduale. Le infrastrutture danneggiate richiederanno tempi lunghi di ripristino. L’Agenzia Internazionale dell’Energia avverte che lo shock sull’offerta potrebbe portare a razionamenti energetici in alcuni Paesi già nel breve periodo.
La strategia americana resta incerta. Trump continua ad alternare segnali di apertura a un accordo con minacce di escalation, mentre il vicepresidente JD Vance è stato incaricato di presentare un ultimatum a Teheran. Dal lato iraniano, le autorità dichiarano di essere pronte a qualsiasi scenario, definendo le richieste statunitensi massimaliste e prive di logica.
Gli investitori si posizionano su scenari divergenti, con un aumento dell’attività sulle opzioni che consente di beneficiare sia di un eventuale calo dei prezzi in caso di accordo sia di un ulteriore rally. Emergono anche scommesse estreme su possibili livelli del greggio fino a 450 dollari al barile. Alcuni gestori sottolineano che il recente movimento rappresenta un cambiamento strutturale nella percezione del rischio, con strategie che tornano a privilegiare esposizione sull’energia e coperture difensive in un contesto in cui il rapporto rischio-rendimento viene considerato sempre più favorevole.
ORO
Il mercato dell’oro torna sotto pressione dopo il discorso di Trump, che non ha fornito indicazioni concrete su una soluzione del conflitto in Medio Oriente, lasciando prevalere l’incertezza. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -2,3%, annullando i guadagni iniziali, mentre il presidente statunitense ha dichiarato che la guerra è vicina alla conclusione ma ha annunciato al tempo stesso una nuova fase di attacchi contro l’Iran nelle prossime due o tre settimane.
Nel suo intervento in prima serata, Trump ha descritto l’operazione militare come ormai prossima al raggiungimento degli obiettivi strategici, invitando i Paesi alleati, dipendenti dalle forniture energetiche mediorientali, a gestire la crisi legata alla quasi chiusura dello Stretto di Hormuz. Il messaggio ha rafforzato un quadro già fragile, con il Brent in rialzo e il prezzo dell’oro sotto pressione.
La reazione dei mercati si è estesa ad altre asset class: i listini azionari hanno registrato un calo, il dollaro ha segnato un apprezzamento fino al +0,3%, mentre il petrolio ha accelerato al rialzo per i timori legati ai flussi energetici attraverso il passaggio strategico, snodo che prima del conflitto garantiva circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto.
La dinamica riflette uno schema già emerso nelle ultime settimane, con il ruolo dell’oro come bene rifugio indebolito dalla necessità per gli investitori di liquidare posizioni per coprire perdite su altri asset. Il movimento arriva dopo una fase di forte rialzo che aveva spinto il metallo fino a un massimo intraday di 4.800 dollari l’oncia, prima dell’inversione.
Secondo diversi operatori, il tono del discorso presidenziale ha inquadrato il conflitto come un successo militare più che come un segnale di tregua, riducendo lo slancio del metallo prezioso. Le prospettive restano legate all’evoluzione del rischio geopolitico e alla possibilità di un coinvolgimento diretto con operazioni terrestri, fattore che potrebbe incidere ulteriormente sul sentiment.
L’inversione delle quotazioni mette a rischio una serie positiva di quattro sedute consecutive. Nelle ultime settimane, le aspettative di un possibile rallentamento economico avevano spinto gli operatori a ipotizzare un allentamento della politica monetaria da parte della Fed, elemento favorevole per l’oro.
Il bilancio del mese resta fortemente negativo: il metallo registra una flessione vicina al -12% a marzo, la peggiore performance mensile da ottobre 2008. L’aumento dei prezzi energetici e il ritorno delle pressioni inflazionistiche hanno ridotto le probabilità di un calo dei tassi, limitando l’attrattività dell’oro nonostante il contesto di elevata incertezza globale.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
L’attenzione si concentra sull’Italia, dove l’Istat diffonde alle 11:00 i dati sulle vendite al dettaglio di febbraio, attesi al confronto con il +0,6% mensile e il +2,3% annuo registrati a gennaio, in un contesto utile a valutare la tenuta dei consumi interni.
Negli Stati Uniti, il calendario prevede il rapporto Challenger sui licenziamenti di marzo alle 13:30, seguito alle 14:30 dal dato sulla bilancia commerciale di febbraio, con un disavanzo atteso di 61 miliardi di dollari, e dalle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione, stimate a 212.000 unità, indicatori chiave per monitorare la dinamica del mercato del lavoro e della domanda esterna.
In Europa, alle 10:00 viene pubblicato il bollettino mensile della Bce, documento utile per cogliere le valutazioni dell’istituto sull’evoluzione economica e sulle prospettive di politica monetaria.
Alle 17:00 è inoltre atteso un intervento della presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, che potrà fornire ulteriori indicazioni sull’orientamento della banca centrale statunitense.
Domani, nonostante la chiusura dei mercati per il Good Friday, verrà pubblicato il rapporto ufficiale sul mercato del lavoro americano di marzo.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
STELLANTIS. Il gruppo automobilistico sta esaminando diverse soluzioni per sviluppare la produzione di veicoli elettrici in Canada insieme al partner cinese Zhejiang Leapmotor Technology, secondo fonti citate da Bloomberg. Sul fronte commerciale, le vendite negli Stati Uniti registrano nel primo trimestre una crescita del 4% su base annua, accompagnata da un rafforzamento della quota di mercato. In Italia, le immatricolazioni di auto segnano a marzo un aumento del 7,6%, mentre Stellantis, includendo il contributo di Leapmotor, evidenzia un progresso del 10,8% e una quota di mercato pari al 30,8%, secondo elaborazioni Reuters.
POSTE, LEONARDO. È previsto per oggi il deposito della lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione, con la conferma dell’amministratore delegato Matteo Del Fante. Le indiscrezioni riguardano anche le nomine nelle società partecipate pubbliche, tra cui resta ancora incerta la posizione dell’attuale amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani.
A2A. I comuni di Milano e Brescia si esprimono a favore della riconferma dell’amministratore delegato Renato Mazzoncini, secondo quanto riportato dalla stampa nazionale.
SNAM. Il progetto governativo di cedere le scorte di gas acquistate da Snam e Gse all’inizio della guerra in Ucraina incontra l’opposizione dell’Arera. L’autorità ritiene che la misura, pensata per ridurre i costi delle imprese energivore, possa configurarsi come aiuto di Stato, in quanto destinata solo a specifiche categorie di aziende.
UNICREDIT. L’istituto comunica di rispettare i requisiti MREL stabiliti dalle autorità di risoluzione, confermando la solidità del proprio profilo regolamentare.
BANCA SISTEMA. Banca CF+ punta a completare la fusione con Banca Sistema entro la fine dell’anno e prevede la presentazione di un nuovo piano industriale tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. L’obiettivo è rafforzare la presenza internazionale, con priorità alla Spagna e ulteriori sviluppi in Grecia e Portogallo, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Iacopo De Francisco.
PIRELLI. Il vicepresidente esecutivo Marco Tronchetti Provera ha fatto visita a Palazzo Chigi, in un contesto che diversi quotidiani collegano ai tentativi di affrontare il tema dell’influenza dell’azionista cinese all’interno del gruppo.
ITALMOBILIARE. L’amministratore delegato Carlo Pesenti lavorerà nei prossimi tre anni alla selezione di un nuovo vertice operativo, con l’obiettivo di assumere successivamente il ruolo di presidente, secondo quanto riportato dalla stampa.
BFF. Moody’s ha ridotto di un notch tutti i rating della banca, avviando una revisione per un possibile ulteriore downgrade, mentre i rating sui depositi restano in area investment grade. Sul titolo si registra un aumento delle posizioni ribassiste, che superano il 5% del capitale e potrebbero crescere ulteriormente, considerando che circa il 10% delle azioni è attualmente in prestito.
INWIT. Il consiglio di amministrazione è convocato per l’approvazione del bilancio.

di Francesco Sicuro













































