STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,6%. Leggermente positivi, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,2%).
I prezzi del petrolio proseguono la loro corsa all’inizio della settimana, sostenuti da un’escalation del conflitto in Medio Oriente che continua ad alimentare l’incertezza. Tra i fattori più rilevanti, l’ingresso nel conflitto dei miliziani Houthi sostenuti dall’Iran, che nel fine settimana hanno lanciato attacchi contro Israele, aprendo il rischio di un nuovo fronte. A questo si aggiungono le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui Donald Trump starebbe valutando un’operazione militare per il controllo dell’uranio iraniano, mentre in un’intervista al Financial Times lo stesso presidente ha ipotizzato la possibilità di prendere il controllo dell’hub di esportazione di Kharg Island. Il quadro resta privo di una chiara via d’uscita e gli operatori continuano a prezzare un rischio crescente di escalation.
L’impatto sui mercati si sta facendo sempre più evidente. L’S&P 500 è in calo da cinque settimane consecutive, una dinamica che non si registrava dal 2022 in un contesto analogo di shock stagflattivo. Il Nasdaq ha perso oltre il -3% nell’ultima settimana, segnando la peggiore performance dalla fase successiva agli annunci del Liberation Day dello scorso anno.
Il mercato si sta progressivamente adattando a uno scenario di prezzi energetici elevati e persistenti, con implicazioni stagflattive per l’economia globale. In questo contesto, l’attenzione si sposta verso la crescita più che sull’inflazione, portando a una revisione delle aspettative sui tassi. Le probabilità di un rialzo della Bce nella riunione di aprile scendono al 47%, per la prima volta sotto il 50% da oltre una settimana.
Sul piano diplomatico non emergono segnali concreti di svolta. Sono in corso tentativi di mediazione, con il presidente iraniano Pezeshkian che ha discusso con il primo ministro pakistano Sharif e Islamabad che si è detta disponibile a facilitare il dialogo tra le parti. Trump ha dichiarato che i negoziati stanno procedendo in modo positivo, ma le sue stesse parole sull’intenzione di “prendere il petrolio” indicano una linea che può evolvere verso un’escalation. Secondo il Washington Post, il Pentagono starebbe preparando settimane di operazioni terrestri in Iran, con azioni mirate che potrebbero coinvolgere forze speciali e unità convenzionali, senza arrivare a un’invasione su larga scala. Il livello di incertezza resta quindi estremamente elevato.
In Italia, il governo ritiene che i conti pubblici siano in grado di assorbire l’impatto della crisi in Medio Oriente, mentre si avvicina l’aggiornamento del quadro macroeconomico e dei target di bilancio per il 2026 e gli anni successivi. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato di confidare ancora in una revisione al ribasso del deficit 2025 da parte dell’Istat, atteso al 3% del Pil dal 3,1%, un passaggio che permetterebbe all’Italia di uscire in anticipo dalla procedura europea per deficit eccessivo già nel corso dell’anno.
Le nuove stime, ancora in fase di definizione e attese entro il 10 aprile, indicano una crescita del Pil pari allo 0,5%-0,6% nel 2026 e allo 0,7% nel 2027 a politiche invariate, secondo quanto riferito da una fonte vicina al dossier. Si tratta di valori leggermente inferiori rispetto agli obiettivi fissati a settembre, rispettivamente allo 0,7% e allo 0,8%. Le proiezioni non includono eventuali interventi di sostegno che l’esecutivo potrebbe introdurre per fronteggiare il rialzo dei prezzi energetici.
Questa settimana l’attenzione si concentra sui dati sul mercato del lavoro degli Stati Uniti di marzo, in uscita venerdì e considerati determinanti per le prossime mosse della Fed. Le attese indicano un rimbalzo dell’occupazione dopo la debolezza registrata a febbraio, con un tasso di disoccupazione previsto stabile al 4,4%. Le aspettative di politica monetaria restano orientate alla prudenza: i mercati prezzano una probabilità del 96% di tassi invariati ad aprile e del 23% di un rialzo di 25 punti base entro fine anno. In questo contesto, l’intervento del presidente della Fed Jerome Powell previsto nel pomeriggio a un convegno all’università di Harvard sarà seguito con particolare attenzione.
Nel corso della settimana sono attesi anche altri indicatori rilevanti per l’economia statunitense, tra cui le vendite al dettaglio di febbraio e gli indici sull’attività manifatturiera e dei servizi, che contribuiranno a delineare il quadro congiunturale in una fase caratterizzata da elevata incertezza globale.
ASIA
Le vendite si estendono anche all’Asia, con ribassi diffusi: Nikkei -3,3%, Kospi -2,9%, Hang Seng -0,9%, CSI 300 -0,1%, riflesso di aspettative sempre più orientate verso un conflitto prolungato.
Si registra un rafforzamento dello yen giapponese, in rialzo del +0,3% a 159 contro dollaro, sostenuto dalle dichiarazioni del responsabile valutario Atsushi Mimura, che ha segnalato un aumento delle attività speculative e la possibilità di interventi nel caso in cui le pressioni dovessero intensificarsi.
Dai verbali della Bank of Japan emergono inoltre indicazioni di orientamento più restrittivo, con alcuni membri che sottolineano la necessità di valutare un’accelerazione nel percorso di rialzo dei tassi qualora le tensioni in Medio Oriente dovessero protrarsi nel tempo.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 4%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 99 punti base, livelli che riflettono le nuove tensioni legate al contesto energetico e geopolitico.
L’avvio di una settimana parzialmente festiva si apre con gli investitori ancora concentrati sugli effetti del conflitto in Medio Oriente, che continua a riflettersi sui prezzi dell’energia e a determinare un marcato repricing dei tassi di interesse. Il primo trimestre, ormai in chiusura, evidenzia un quadro di forte discontinuità: il petrolio registra il secondo maggiore rialzo trimestrale del secolo, mentre in Europa i prezzi del gas risultano quasi raddoppiati. In parallelo, i tassi globali mostrano un cambio di direzione, con aspettative orientate verso un percorso di crescita invece che di riduzione.
Sul fronte delle emissioni, la Francia torna sul mercato con una serie di collocamenti di Btf: tra 3 e 3,4 miliardi con scadenza 8 luglio 2026, tra 200 e 600 milioni con scadenza 29 luglio 2026, tra 1,3 e 1,7 miliardi con scadenza 23 settembre 2026 e tra 1,6 e 2 miliardi con scadenza 24 marzo 2027. Anche la Germania si presenta sul primario con l’offerta di 2 miliardi di Bubill con scadenza 15 luglio 2026 e 3 miliardi con scadenza 13 gennaio 2027, contribuendo a un calendario di emissioni che resta intenso in un contesto di elevata volatilità sui tassi.
PETROLIO
Il petrolio torna a salire con forza mentre il conflitto in Medio Oriente si amplia, dopo l’ingresso dei miliziani Houthi sostenuti dall’Iran e il rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione, elementi che alimentano timori di ulteriori tensioni sui mercati energetici. Il Brent, verso un rialzo mensile record, balza fino al +3,7% a 116 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate supera la soglia dei 100 dollari, prima di ridurre parte dei guadagni. Nel fine settimana gli Houthi hanno lanciato missili contro Israele, dichiarando l’intenzione di proseguire le operazioni finché non cesseranno gli attacchi contro l’Iran e i gruppi a esso collegati.
Gli Stati Uniti hanno disposto l’invio di migliaia di soldati, alimentando i timori di una possibile operazione terrestre. In un’intervista, Donald Trump ha dichiarato di voler “prendere il petrolio in Iran”, ipotizzando anche il controllo dell’hub di esportazione di Kharg Island, una mossa che potrebbe provocare una risposta significativa da parte di Teheran. All’inizio del mese, le forze statunitensi avevano già colpito obiettivi militari sull’isola.
Il Brent registra un balzo di circa +60% nel mese di marzo, in un contesto in cui la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha scosso i mercati globali e riacceso i timori di un doppio shock, con inflazione in aumento e crescita in rallentamento. Il conflitto è entrato nella quinta settimana e non mostra segnali di attenuazione, nonostante i tentativi diplomatici di Washington e i colloqui tenuti in Pakistan nel fine settimana.
Trump ha dichiarato che l’Iran avrebbe accettato gran parte delle 15 richieste avanzate dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra, senza fornire dettagli sulle concessioni. Teheran aveva in precedenza respinto pubblicamente il piano, proponendo condizioni alternative tra cui il mantenimento del controllo sullo Stretto di Hormuz. Gli analisti sottolineano come il conflitto stia diventando sempre più complesso, costringendo il mercato a continui aggiustamenti delle aspettative e lasciando spazio a ulteriori rialzi del petrolio, con possibili livelli intorno ai 120 dollari nel breve termine.
L’Iran ha ridotto drasticamente il traffico nello stretto che collega il Golfo Persico ai mercati globali, consentendo il passaggio solo a un numero limitato di navi, in particolare da Pakistan, Thailandia e Malesia. Secondo Trump, il numero di petroliere autorizzate a transitare come gesto di apertura sarebbe salito a 20 unità, dato confermato anche dal ministro degli Esteri pakistano.
L’ingresso degli Houthi introduce un nuovo elemento di rischio per il mercato del greggio. Il gruppo aveva già compromesso i traffici nel Mar Rosso durante il conflitto di Gaza del 2023, costringendo molte navi a modificare le rotte. Eventuali attacchi alle spedizioni legate al porto saudita di Yanbu, utilizzato come alternativa allo Stretto di Hormuz, potrebbero aggravare ulteriormente le tensioni sull’offerta.
Gli analisti evidenziano che il rischio principale riguarda le rotte marittime e la logistica, più che un’immediata riduzione dell’offerta globale, anche se la situazione resta altamente volatile. Le banche stanno aggiornando le stime sull’evoluzione del conflitto e dei prezzi: secondo alcune proiezioni, il petrolio potrebbe arrivare fino a 200 dollari al barile in uno scenario in cui la guerra si prolunghi fino a giugno con Hormuz chiuso.
Sul piano militare, emergono indiscrezioni su preparativi per possibili operazioni terrestri in Iran, mentre altre fonti indicano che Washington starebbe valutando anche opzioni legate al controllo delle risorse nucleari iraniane. Le dichiarazioni ufficiali restano più caute, con l’amministrazione che ridimensiona l’ipotesi di un intervento diretto su larga scala.
Le conseguenze del conflitto si estendono all’intera area Asia-Pacifico. La Corea del Sud valuta restrizioni alla circolazione in caso di prezzi oltre i 120 dollari, misura che non veniva adottata dalla Guerra del Golfo del 1991. L’Australia riduce temporaneamente le accise sui carburanti, mentre le compagnie aeree vietnamite pianificano tagli ai voli a partire da aprile per l’aumento dei costi del carburante.
La struttura del mercato segnala una forte tensione sull’offerta nel breve periodo, con il Brent in backwardation e uno spread tra le scadenze superiore a 7 dollari al barile, rispetto a livelli quasi nulli prima dell’inizio del conflitto. Gli effetti si estendono anche ad altri settori industriali: impianti di produzione di alluminio negli Emirati e in Bahrain sono stati colpiti da attacchi, mentre i prezzi del metallo a Londra registrano un balzo fino al +6% all’apertura.
ORO
L’oro si stabilizza dopo aver registrato il primo rialzo settimanale dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, sostenuto da acquisti sui ribassi mentre il mercato resta in attesa di maggiore chiarezza sulla durata della guerra. Il metallo prezioso recupera parte delle perdite iniziali e si mantiene in area 4.500 dollari l’oncia, mostrando una certa tenuta nonostante il rialzo del petrolio e la debolezza dei listini azionari. Il movimento segnala un ritorno degli investitori, attratti da prezzi che erano stati penalizzati nelle settimane precedenti dal conflitto, in un contesto segnato da crescenti timori inflazionistici e da un ridimensionamento delle attese di taglio dei tassi.
L’ingresso nel conflitto dei miliziani Houthi sostenuti dall’Iran e l’arrivo di ulteriori truppe statunitensi nella regione alimentano i timori di un’escalation. Parallelamente, incontri tra Pakistan, Egitto, Arabia Saudita e Turchia mirano a individuare una via d’uscita diplomatica. Le tensioni restano elevate: l’Iran ha colpito impianti di alluminio in Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, mentre a Teheran si registrano blackout in seguito ad attacchi missilistici israeliani.
L’evoluzione del conflitto rafforza le preoccupazioni su uno scenario prolungato, con possibili implicazioni per la politica monetaria. Il rischio è che le banche centrali possano intervenire con vendite di oro e rialzi dei tassi per contenere le pressioni inflazionistiche. In questo contesto, il metallo ha perso circa il 14% dall’inizio della guerra a fine febbraio, risentendo anche di tensioni sulla liquidità nei mercati globali.
Le aspettative sui tassi restano influenzate anche dal quadro macroeconomico. Il rischio di un rallentamento marcato dell’economia potrebbe limitare la necessità di ulteriori strette monetarie, con alcuni grandi gestori che ritengono i mercati sottovalutino la probabilità di una fase recessiva. Uno scenario di crescita più debole porterebbe a un calo dei rendimenti obbligazionari, riducendo il costo opportunità di detenere oro e sostenendo l’appeal del metallo.
Nel breve periodo, il quadro resta fragile. Secondo alcuni gestori, l’oro può rimanere esposto a ulteriori pressioni, legate sia a possibili vendite da parte delle banche centrali sia alla liquidazione di posizioni da parte degli investitori. Gli acquisti istituzionali hanno sostenuto il rally degli ultimi anni, ma emergono segnali di inversione: la banca centrale turca ha venduto e utilizzato in operazioni di swap circa 60 tonnellate di oro per oltre 8 miliardi di dollari nelle prime settimane del conflitto. Molti dei Paesi acquirenti sono anche importatori di energia, e l’aumento dei prezzi del petrolio riduce le risorse disponibili da destinare al metallo prezioso.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
La giornata macro si apre con l’attenzione rivolta all’Italia, dove l’Istat pubblica alle 10:00 i dati sui prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni di febbraio, un indicatore rilevante per valutare le pressioni a monte della filiera produttiva.
In Germania è attesa la stima preliminare dell’inflazione di marzo alle 14:00, con un incremento previsto dell’1,2% su base mensile e del 2,8% su base annua. Il dato rappresenta un passaggio chiave in vista delle rilevazioni aggregate dell’Eurozona attese il giorno successivo. Dopo una fase prolungata intorno al target del 2%, l’inflazione dell’area euro è stimata in forte accelerazione al 2,7% dall’1,9% precedente, trainata soprattutto dalla componente energetica. L’indice core è visto in lieve rallentamento al 2,3% dal 2,4%, segnalando una dinamica meno intensa al netto delle componenti più volatili.
Il quadro complessivo di marzo evidenzia un deterioramento delle condizioni economiche: la crescita del settore privato rallenta bruscamente, mentre i costi degli input raggiungono i massimi da oltre tre anni e si intensificano le interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Questo contesto aumenta le pressioni sulla Bce, spingendo i mercati a prezzare con maggiore convinzione un possibile rialzo dei tassi in tempi ravvicinati, uno scenario che prima dell’escalation in Iran appariva poco probabile.
La Grecia diffonde i dati sui prezzi alla produzione di febbraio alle 11:00, mentre in Portogallo vengono pubblicati gli indici di fiducia di imprese e consumatori di marzo alle 10:30. In Spagna è atteso il dato sulle vendite al dettaglio di gennaio alle 10:00, utile per monitorare la dinamica dei consumi. A livello di area, l’Eurozona presenta l’indice di economic sentiment di marzo alle 11:00, con una stima a 96,8, indicatore chiave per valutare il clima economico complessivo.
Negli Stati Uniti sono previsti interventi di rilievo con il presidente della Fed Jerome Powell e il presidente della Fed di New York John Williams, attesi fornire indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria in un contesto segnato da inflazione persistente e rischi geopolitici elevati.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
MONTE DEI PASCHI DI SIENA. Il consiglio di amministrazione ha motivato la proposta di avvicendamento al vertice con la necessità di rafforzare il coordinamento interno tra management e board. In una comunicazione agli azionisti, il presidente Nicola Maione e il presidente del Comitato Nomine Domenico Lombardi sottolineano che la lista presentata per il rinnovo del consiglio punta a migliorare complessivamente la qualità della governance. Sul fronte regolatorio, una fonte indica che la Consob ha escluso profili di illegittimità per una delle tre liste depositate per il rinnovo dell’organo amministrativo.
TELECOM ITALIA, POSTE ITALIANE. Il consiglio di amministrazione di Tim ha rinviato la decisione relativa alla scelta degli advisor per l’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane. Secondo fonti vicine al dossier, il confronto è stato aggiornato a dopo le festività pasquali, quando l’amministratore delegato di Poste incontrerà il board per illustrare nel dettaglio i contenuti dell’operazione.
INWIT. Tim ha notificato alla società delle torri la disdetta del Master Service Agreement, con efficacia alla scadenza prevista per agosto 2030, facendo leva sulla clausola di cambio di controllo esercitata nel 2022. Inwit ha replicato contestando la validità della decisione, ritenuta priva di basi giuridiche, annunciando l’intenzione di tutelare i propri interessi e quelli degli stakeholder in tutte le sedi competenti.
BANCO BPM. Il proxy advisor Iss ha espresso supporto alla lista del consiglio uscente che conferma Massimo Tononi alla presidenza e Giuseppe Castagna nel ruolo di amministratore delegato. Secondo quanto riportato, l’advisor invita gli azionisti a non sostenere né la lista di Crédit Agricole né quella presentata dai fondi.
RECORDATI. In caso di completamento dell’operazione di acquisizione, Cvc Capital Partners starebbe valutando diverse opzioni strategiche per il gruppo farmaceutico, incluse possibili cessioni di asset, secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg e basate su fonti vicine alla vicenda.
EDISON. QatarEnergy ha esteso la situazione di forza maggiore sulle forniture di gas naturale liquefatto destinate all’Italia, a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz. L’impatto riguarda circa dieci carichi tra aprile e metà giugno 2026. La società riunisce oggi l’assemblea degli azionisti.
BFF BANK. Banca d’Italia ha disposto la nomina di due commissari straordinari, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, con il compito di affiancare temporaneamente il consiglio di amministrazione nella gestione del percorso di risanamento operativo e contabile e degli interventi già avviati sul business del factoring e sui controlli interni. Nel corso dell’ispezione sono emerse criticità contabili che potrebbero tradursi in crediti deteriorati aggiuntivi fino a 1,3 miliardi di euro.
TREVI. Il gruppo ha approvato una manovra finanziaria collegata al piano industriale 2026-2029 che prevede un aumento di capitale in opzione da 100 milioni di euro, con completamento stimato entro il terzo trimestre 2026 e un accordo di pre-garanzia con Mediobanca. L’operazione include anche un nuovo finanziamento a medio-lungo termine da 170 milioni di euro con durata quinquennale, destinato al rifinanziamento del debito e al supporto delle attività operative e delle nuove commesse.
A livello internazionale sono da monitorare:
TOYOTA MOTOR. Le vendite del gruppo hanno registrato un lieve calo a febbraio, penalizzate dalla crescente pressione competitiva nel mercato dei veicoli elettrici in Cina e dalla domanda debole sul mercato domestico giapponese.
BYD. Il presidente Wang Chuanfu ha avvertito che il settore cinese dei veicoli elettrici potrebbe affrontare ulteriori difficoltà dopo tre trimestri consecutivi di risultati inferiori alle attese da parte del principale produttore mondiale di auto elettriche.
AZIONI ALLUMINIO ASIA. I titoli del comparto dell’alluminio in Asia hanno registrato un rialzo in seguito agli attacchi iraniani contro due produttori mediorientali, alimentando le aspettative di un possibile aumento dei prezzi del metallo a livelli record.

di Francesco Sicuro













































