STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parotà con il future che segna un ribasso dello 0,1%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (+0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).
Nelle ultime 24 ore si è osservato un parziale ridimensionamento del rischio a livello globale, pur in un contesto in cui i mercati continuano a mantenere un orientamento complessivamente costruttivo. Il petrolio arretra leggermente in avvio di seduta in un contesto influenzato dalle dichiarazioni di Donald Trump, che ha adottato un tono ottimistico sulla possibilità di un accordo, affermando che “le prospettive di un’intesa con l’Iran sono molto buone” e che si tratterebbe di un accordo positivo. Il presidente ha indicato che un’intesa potrebbe arrivare in tempi relativamente brevi, lasciando aperta la possibilità di estendere la tregua di due settimane attualmente in vigore qualora i negoziati fossero vicini alla conclusione. Trump ha inoltre sostenuto che “quasi tutti i punti sono stati concordati”, compresa la consegna della cosiddetta “polvere nucleare”, affermazione che non trova conferme ufficiali da parte iraniana. In precedenza, aveva anche annunciato un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano, dichiarando di voler invitare alla Casa Bianca il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun. La tregua è entrata formalmente in vigore nel corso della notte.
Ieri il petrolio aveva invece registrato un movimento al rialzo alimentato da notizie meno favorevoli sul fronte negoziale, che avevano ridotto le aspettative di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riportato da Reuters, citando due fonti iraniane, le delegazioni avrebbero ridimensionato gli obiettivi, puntando non più a un’intesa complessiva ma a un memorandum temporaneo in grado di evitare una ripresa del conflitto. A ciò si aggiungono le dichiarazioni dell’agenzia iraniana Tasnim, secondo cui Teheran avrebbe ribadito, tramite mediazione pakistana, che Washington dovrebbe prima rispettare i propri impegni, sottolineando che senza un quadro preliminare adeguato i negoziati non porterebbero benefici concreti.
Nonostante ciò, il rally dell’azionario statunitense ha proseguito il proprio slancio. L’S&P 500 (+0,3%) ha toccato un nuovo massimo storico, mentre il Nasdaq 100 (+0,5%) ha registrato la dodicesima seduta consecutiva in rialzo, una sequenza che non si osservava dal 2009. Un ulteriore progresso porterebbe la serie a 13 sedute, il livello più elevato dal 1992. I mercati azionari europei hanno invece chiuso in lieve calo, con lo Stoxx 600 in flessione dello -0,1%, risentendo della dinamica del petrolio.
L’orientamento degli operatori resta favorevole all’ipotesi di una soluzione nelle prossime settimane, anche se il percorso appare destinato a restare irregolare. In questo contesto, gli analisti di Deutsche Bank richiamato un precedente storico significativo: l’ultima volta in cui l’S&P 500 aveva registrato un rialzo superiore al +10,7% in 11 sedute, come avvenuto dal 30 marzo, risale a marzo 2022, quando le aspettative di un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina avevano alimentato un rimbalzo poi rivelatosi temporaneo, con la successiva ripresa del mercato ribassista.
Non emergono segnali rilevanti dal lato della politica monetaria: il presidente della Fed di New York, John Williams, ha dichiarato che l’elevata incertezza rende poco opportuno fornire indicazioni precise sulla traiettoria dei tassi. Il governatore Miran ha ribadito la necessità di tagli, ipotizzando tre o quattro interventi nel corso dell’anno, una posizione leggermente meno accomodante rispetto alle precedenti indicazioni che prevedevano quattro riduzioni. In precedenza, Miran aveva prospettato un allentamento complessivo di 150 punti base nel 2026. La giornata odierna rappresenta inoltre l’ultima occasione per interventi pubblici dei membri della Fed prima dell’inizio del periodo di silenzio in vista della prossima riunione. L’attenzione si sposterà poi sull’audizione di Kevin Warsh per la presidenza della banca centrale, prevista per martedì.
Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, la Bce sarebbe orientata a mantenere invariati i tassi nella prossima riunione. Questo ha ridotto i timori di una risposta restrittiva all’aumento dei prezzi energetici, portando le probabilità di un rialzo ad aprile al 13%, il livello più basso da oltre un mese, rispetto all’86% registrato ai recenti massimi.
Nel Regno Unito, secondo un’inchiesta del Guardian l’ex ambasciatore statunitense Peter Mandelson non avrebbe superato le verifiche di sicurezza per il proprio incarico, decisione poi annullata dal Foreign Office. La notizia ha sollevato interrogativi sulla posizione del primo ministro Keir Starmer, che aveva assicurato il rispetto delle procedure, alimentando timori di instabilità politica e di possibili pressioni per un allentamento delle regole fiscali, con conseguente aumento dell’emissione di debito.
ASIA
In Asia prevalgono prese di beneficio in vista del fine settimana, con l’Hang Seng in flessione dell’-1,4%, seguito da Nikkei (-0,2%) e Kospi (-0,9%), mentre gli altri listini dell’area segnano ribassi più contenuti.
Il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, non ha fornito indicazioni che facciano pensare a un imminente rialzo dei tassi già nel corso di questo mese, ponendo l’accento sul livello ancora contenuto dei tassi reali e sulla solidità degli utili societari. Le sue dichiarazioni rafforzano l’ipotesi che la banca centrale giapponese possa mantenere un atteggiamento prudente, rinviando eventuali interventi almeno fino al mese di giugno.
SPREAD E RATING ITALIA
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,82%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 76 punti base, in un contesto che resta influenzato dalle dinamiche geopolitiche e dalle aspettative di politica monetaria.
Dalla Bce arrivano segnali improntati alla cautela. Alcuni esponenti di Francoforte hanno ridimensionato l’ipotesi di un rialzo dei tassi già nel corso del mese, sottolineando la necessità di attendere ulteriori dati macroeconomici e indicando come secondaria la tempistica precisa di un eventuale intervento.
In serata è atteso il giudizio di DBRS sul rating dell’Italia. Il mercato non si aspetta modifiche, dopo che a metà ottobre l’agenzia aveva migliorato il merito di credito a ‘A (low)’ da ‘BBB (high)’, portando al contempo l’outlook da positivo a stabile. La revisione era stata motivata da una maggiore resilienza dell’economia e dalla previsione che il consolidamento fiscale possa contribuire a stabilizzare il rapporto tra debito pubblico e Pil.
PETROLIO
Le quotazioni del petrolio registrano un arretramento mentre Donald Trump adotta un tono più ottimistico sulla possibilità di arrivare a un cessate il fuoco permanente tra Stati Uniti e Iran. Il Brent si avvicina ai 98 dollari al barile, riducendo il guadagno settimanale, mentre il West Texas Intermediate si muove in area 93 dollari. Il presidente americano ha sostenuto, senza fornire prove, che Teheran avrebbe accettato condizioni finora respinte, tra cui la riapertura dello Stretto di Hormuz, circostanza che non trova conferme ufficiali da parte iraniana.
Secondo Trump, un accordo duraturo sarebbe a portata di mano, con la possibilità che i negoziati riprendano già nel fine settimana. Allo stesso tempo, diversi leader arabi del Golfo ed europei indicano tempi più lunghi, stimando che un’intesa richiederà circa sei mesi, con l’ipotesi di estendere la tregua per coprire l’intero periodo negoziale.
Il mercato del greggio resta fortemente condizionato da un conflitto che si avvicina ormai ai cinquanta giorni. Le ostilità hanno generato uno shock dell’offerta senza precedenti, con l’Iran che ha bloccato gran parte del traffico nello Stretto di Hormuz, compromettendo circa un quinto dei flussi globali di petrolio. A questo si è aggiunto il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, che ha ulteriormente irrigidito il contesto.
“La fase dominante non è più l’escalation ma una progressiva stabilizzazione”, osserva Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova, sottolineando che il rally è stato alimentato dalla paura, mentre la correzione attuale riflette le aspettative diplomatiche e un contesto ancora segnato da elevata incertezza.
Nel corso del conflitto, iniziato a fine febbraio dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Trump ha più volte disorientato gli operatori con dichiarazioni contrastanti su tempi, obiettivi e sviluppi delle trattative, alternando aperture a minacce di nuove azioni. In più occasioni ha mostrato una propensione a modificare rapidamente la propria posizione in base alla reazione dei mercati.
Ieri il presidente ha ribadito di non ritenere necessario prolungare la tregua di due settimane per raggiungere un accordo, pur lasciando aperta la possibilità di un’estensione, e ha parlato di una soluzione “in tempi relativamente brevi”. Ha inoltre ventilato un possibile viaggio in Pakistan, sede del primo round negoziale, nel caso in cui l’intesa venisse raggiunta. Nel corso di un evento in Nevada, Trump ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica sull’impatto del conflitto sul costo della vita, definendo l’andamento della guerra “positivo” e sostenendo che la fine delle ostilità sia vicina.
Dopo settimane di forte volatilità, il mercato mostra segnali di raffreddamento. Il Brent si muove ora in un intervallo di circa 10 dollari al barile nell’arco della settimana, ben al di sotto dell’ampiezza record di 38 dollari registrata a metà marzo. Anche gli indicatori di volatilità, come il contratto sul secondo mese, si collocano sui livelli più bassi dall’inizio del mese precedente.
Un ulteriore elemento di distensione arriva dal Medio Oriente, con Israele e Libano che hanno concordato una tregua di 10 giorni, potenzialmente in grado di ridurre le tensioni regionali. Israele è impegnato contro Hezbollah, alleato chiave dell’Iran, e Teheran ha collegato una pausa nei combattimenti in Libano a condizioni più ampie nei negoziati con Washington. Trump ha espresso l’auspicio che Hezbollah mantenga un atteggiamento collaborativo.
Il controllo dello Stretto di Hormuz resta uno dei principali nodi irrisolti. Il doppio blocco imposto da Stati Uniti e Iran mantiene il traffico quasi paralizzato, mentre Teheran prevede di introdurre tariffe di transito anche dopo la fine del conflitto.
“Il mercato cerca di bilanciare segnali geopolitici più favorevoli con una realtà operativa ancora estremamente rigida”, spiega Rebecca Babin di CIBC Private Wealth, evidenziando che ogni ritardo nella normalizzazione comporta ulteriori perdite di offerta e fondamentali più tesi nel breve periodo. I progressi diplomatici, aggiunge, non si sono ancora tradotti in un effettivo ripristino dei flussi, che restano fortemente limitati.
A pesare sulle prospettive contribuiscono anche i danni alle infrastrutture energetiche. Il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, avverte che potrebbero essere necessari fino a due anni per recuperare una quota significativa della produzione di petrolio e gas compromessa, con un processo di ripristino destinato a procedere in modo graduale.
ORO
L’oro si avvia verso la quarta settimana consecutiva di rialzi, sostenuto dall’ottimismo espresso da Donald Trump sulla possibilità di un cessate il fuoco permanente tra Stati Uniti e Iran, scenario che contribuirebbe a stabilizzare i mercati dopo settimane di forte turbolenza e timori inflazionistici. Il metallo prezioso si mantiene in area 4.795 dollari l’oncia nelle contrattazioni asiatiche, dopo aver guadagnato quasi l’1% nell’arco della settimana.
Il presidente americano ha dichiarato che Teheran avrebbe accettato condizioni finora respinte, tra cui la riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se diversi leader europei e dei Paesi del Golfo indicano tempi più lunghi per un accordo, stimando fino a sei mesi per arrivare a una soluzione definitiva.
Sul piano geopolitico, Trump ha annunciato anche un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano, confermato successivamente dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Resta centrale il nodo dello Stretto di Hormuz, arteria strategica per i flussi energetici globali, dove il blocco navale statunitense è ancora operativo e l’Iran prosegue con l’ipotesi di introdurre tariffe per il transito delle navi anche dopo la fine del conflitto.
Il recente arretramento dei prezzi energetici ha contribuito ad attenuare le pressioni inflazionistiche che avevano penalizzato l’oro nelle settimane precedenti. Le aspettative sui tassi restano un elemento chiave. Il timore di un’inflazione persistente ha spinto gli operatori a ipotizzare che le banche centrali possano mantenere i tassi elevati più a lungo o addirittura procedere con ulteriori rialzi, uno scenario sfavorevole per un asset privo di rendimento. In questo contesto, il presidente della Fed di New York John Williams ha sottolineato come l’elevata incertezza renda difficile fornire indicazioni precise sull’evoluzione della politica monetaria, pur lasciando spazio a tagli nel medio periodo.
Secondo Ole Hansen di Saxo Bank, il quadro di fondo sta progressivamente migliorando, grazie a rendimenti reali più bassi, dollaro più debole e aspettative di tagli dei tassi, elementi che indicano un mercato in fase di ricostruzione piuttosto che di deterioramento.
Nonostante il recupero delle ultime settimane, il bilancio dell’oro resta negativo dall’inizio del conflitto a fine febbraio, con una flessione di circa il 9%, dovuta in larga parte alla stretta di liquidità che ha spinto gli investitori a liquidare posizioni per coprire perdite su altre asset class. Le interruzioni nelle forniture energetiche sono destinate a protrarsi anche oltre la fine della guerra, mantenendo elevato il rischio inflazionistico, anche alla luce dei danni subiti dalle principali infrastrutture petrolifere e del gas in Medio Oriente.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In Italia l’attenzione è rivolta ai dati diffusi dall’Istat sul commercio estero e sui prezzi all’import di febbraio. A livello di area euro, è attesa la pubblicazione della bilancia commerciale di febbraio.
Per quanto riguarda le banche centrali, da segnalare in Italia l’aggiornamento della Banca d’Italia sulla bilancia dei pagamenti e sulla posizione patrimoniale sull’estero relativa a febbraio. Particolare attenzione sarà rivolta ai dati sui titoli di Stato italiani detenuti da investitori esteri, dopo il marcato incremento registrato a gennaio. Sempre da Via Nazionale è previsto anche il nuovo bollettino economico.
Interventi attesi da parte dei rappresentanti delle principali banche centrali, tra cui Mary Daly, Thomas Barkin e Christopher Waller per la Fed, Sarah Breeden e Bill per la Bank of England e il governatore della Bank of Canada Tiff Macklem.
Tra gli appuntamenti della giornata, focus sull’Italia con il giudizio di DBRS sul rating sovrano.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
PIRELLI. Il gruppo ha ribadito i target finanziari al 2026, segnalando però che l’EBIT adjusted dovrebbe posizionarsi nella parte inferiore dell’intervallo indicato. La società ha anche comunicato l’avvio di misure per contenere gli effetti della crisi in Medio Oriente, tra cui interventi sui prezzi di vendita.
STELLANTIS. Il gruppo automobilistico ha siglato un accordo strategico della durata di cinque anni con Microsoft, finalizzato a rafforzare il percorso di digitalizzazione attraverso lo sviluppo congiunto di soluzioni avanzate in ambito intelligenza artificiale, sicurezza informatica e ingegneria.
ENI. Il proxy advisor Iss ha invitato gli azionisti a respingere, nell’assemblea del 6 maggio, la proposta della società relativa a un aumento significativo della remunerazione dell’amministratore delegato Claudio Descalzi per il 2026, giudicando l’intervento non adeguato.
A livello internazionale sono da monitorare:
NETFLIX. Il titolo ha registrato un calo nelle contrattazioni after-hours dopo aver diffuso una previsione sui risultati del secondo trimestre inferiore alle attese degli analisti.
ERICSSON. Il gruppo svedese ha pubblicato conti trimestrali inferiori alle stime di mercato, penalizzati da una domanda debole nel settore delle infrastrutture per telecomunicazioni e dall’aumento dei costi dei chip.
APPLE. Il manager responsabile delle attività di marketing legate ad Apple Watch, AirPods, salute e smart home ha annunciato il proprio ritiro, segnando un passaggio rilevante nella gestione di alcune linee chiave di prodotto.
TSMC. Il titolo quotato a Taipei ha registrato un ribasso fino all’1,9%, riflettendo le preoccupazioni degli investitori per la forte dipendenza del gruppo da un numero limitato di grandi clienti nel segmento hyperscaler.

di Francesco Sicuro













































