Start&Stock: stop alle ostilità per due settimane tra Washington e Teheran, i mercati festeggiano

Start&Stock: stop alle ostilità per due settimane tra Washington e Teheran, i mercati festeggiano

Avvio atteso in deciso rialzo per l’Europa e clima positivo anche a Wall Street, mentre la tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran riaccende l’ottimismo globale. L’accordo, legato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, sostiene il sentiment pur lasciando aperti interrogativi sulla sua tenuta e su un’intesa definitiva. In questo contesto i dati Usa confermano una crescita solida, mentre in Asia prevale il recupero delle Borse e il dollaro si indebolisce. Il petrolio arretra con forza e l’oro torna a salire, riflettendo un rapido riassetto delle aspettative sui rischi geopolitici.

STATI UNITI ED EUROPA

Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio ampiamente positivo con il future che segna un rialzo del 4,5%. Molto tonici anche i futures sull’S&P 500 (+2,7%) e quelli sul Nasdaq 100 (+3,4%).

I mercati registrano un forte rimbalzo nelle ultime ore dopo l’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, con Donald Trump che dichiara di aver accettato, su richiesta del Pakistan, la sospensione delle operazioni militari a condizione della “completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz”. Il presidente afferma che gli obiettivi militari sono stati raggiunti e definisce la proposta iraniana in dieci punti una base negoziale concreta. Teheran accetta il cessate il fuoco subordinandolo alla cessazione degli attacchi, mentre il ministro degli Esteri Araghchi indica che il passaggio nello stretto sarà consentito per due settimane sotto coordinamento delle forze armate iraniane. Il piano prevede anche la possibilità per Iran e Oman di applicare tariffe al traffico marittimo, mentre Islamabad ospiterà nuovi colloqui per un accordo definitivo.

Gli investitori reagiscono con sollievo all’ipotesi di uscita dal conflitto, anche se restano diversi interrogativi sulla tenuta dell’intesa. La tregua dovrà dimostrare solidità, considerando gli attacchi registrati nelle ultime ore e le incertezze sull’estensione agli altri fronti regionali. Resta da capire se i negoziati possano portare a una cessazione permanente delle ostilità. Le dichiarazioni di Trump, che parla di accordo vicino e di “grande giorno per la pace mondiale”, suggeriscono un abbassamento della soglia negoziale, mentre le richieste iraniane includono elementi come la revoca totale delle sanzioni e il controllo dello stretto, punti finora respinti dagli Stati Uniti. Il presidente sostiene anche che la questione del programma nucleare iraniano sia stata risolta, parlando di una “vittoria totale e completa”.

La seduta di ieri era stata dominata da cautela, con dichiarazioni aggressive da parte di Trump e un’escalation militare nella regione. I listini statunitensi avevano poi recuperato terreno sul finale grazie alle indiscrezioni sulla possibile tregua, con l’S&P 500 che ha chiuso a +0,1% dopo essere sceso fino a -1,2%. In Europa, i mercati avevano chiuso sui minimi di giornata, con lo Stoxx 600 a -1%.

Negli Stati Uniti, i dati macroeconomici mostrano segnali di solidità. Le rilevazioni ADP indicano un incremento medio settimanale di +26 mila occupati, il livello più elevato da quando la serie è stata introdotta, equivalente a oltre 100 mila unità mensili. Gli ordini di beni durevoli di febbraio risultano robusti, con la componente core in aumento del +0,8% mensile e le spedizioni core del +0,9%, entrambe sopra le attese. Le aspettative di inflazione a un anno rilevate dalla Fed di New York salgono al +3,42%, in aumento dal +3,00%, pur restando sotto le previsioni e i picchi registrati nel 2024. Il presidente della Fed di New York Williams segnala che l’impatto del conflitto sull’inflazione potrebbe essere limitato a pochi decimi, indicando una dinamica di fondo sostanzialmente invariata.

ASIA

In Asia il rimbalzo è ancora più marcato, con il Kospi a +7,3% e il Nikkei a +5,3%. L’Hang Seng sale del +2,8%, il CSI del +2,8% e lo Shanghai Composite del +1,9%, mentre l’S&P/ASX 200 guadagna il +2,7%.

La Reserve Bank of New Zealand mantiene il tasso di riferimento fermo al 2,25% per la seconda riunione consecutiva, una scelta che consente all’istituto di valutare con maggiore attenzione gli effetti del conflitto in Medio Oriente. La banca centrale segnala la disponibilità a intervenire in modo deciso qualora emergessero pressioni persistenti sull’inflazione. Nel breve periodo, viene evidenziato come la guerra sia destinata a generare un aumento dei prezzi e un rallentamento della crescita, a causa di un significativo shock energetico. La decisione risulta in linea con le attese degli analisti raccolte da Reuters.

Dal Giappone arrivano segnali positivi sul fronte esterno, con il saldo delle partite correnti di febbraio che registra un avanzo di 3.933 miliardi di yen, superiore alle previsioni che indicavano un surplus di 3.550 miliardi.

Sul mercato valutario, si osserva un rafforzamento delle valute asiatiche, sostenute dall’allentamento delle tensioni grazie alla tregua di due settimane nel conflitto con l’Iran. In direzione opposta si muove il dollaro, con l’indice della valuta statunitense che scende ai minimi delle ultime quattro settimane, riflettendo una riduzione della domanda per gli asset rifugio.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,95%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 86 punti base, dopo una seduta caratterizzata da un generalizzato rialzo dei rendimenti nell’area euro.

La pressione sui tassi si concentra in particolare sul tratto breve della curva, dove i rendimenti a due anni registrano un aumento significativo, evidenziando una maggiore sensibilità alle aspettative di politica monetaria. I mercati scontano ormai almeno due rialzi dei tassi da parte della Bce entro la fine dell’anno, con una probabilità elevata di una terza stretta, segnalando un orientamento più restrittivo atteso nel breve periodo.

Sul fronte delle emissioni, il mercato primario vede protagonista la Germania con un’offerta di 5 miliardi di euro sul Bund con scadenza 2036, mentre anche la Grecia torna sul mercato proponendo titoli di Stato a 13 settimane. In Italia, il Tesoro si prepara a fornire in serata i dettagli della prossima asta di titoli a medio-lungo termine prevista per venerdì, all’indomani del collocamento di Bot a 12 e 3 mesi per un ammontare complessivo di 10 miliardi di euro, come comunicato ieri sera.

PETROLIO

Il petrolio crolla sotto la soglia dei 100 dollari al barile dopo l’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, un accordo che dovrebbe interrompere la campagna militare americano-israeliana in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran. Il Brent arriva a perdere fino al -16%, scendendo in area 94 dollari, mentre il West Texas Intermediate registra il calo più marcato degli ultimi quasi sei anni, attestandosi intorno ai 96 dollari. Il presidente Donald Trump precisa che il cessate il fuoco è subordinato alla riapertura dello stretto e rappresenta un passaggio necessario per finalizzare un’intesa definitiva.

L’Iran accetta la proposta di cessate il fuoco avanzata dal Pakistan, con la possibilità di garantire il passaggio sicuro delle navi attraverso Hormuz per due settimane in coordinamento con le forze armate, come dichiarato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Anche Israele aderisce alla pausa delle ostilità, secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca. Il piano prevede inoltre la possibilità per Iran e Oman di applicare tariffe alle imbarcazioni in transito nello stretto, mentre gli Stati Uniti si impegnano a gestire il traffico accumulato nell’area. Delegazioni di Washington e Teheran sono attese a Islamabad per proseguire i negoziati verso un accordo definitivo.

Il mercato reagisce con forza, riflettendo un rapido ridimensionamento del premio per il rischio geopolitico. Secondo alcune valutazioni, un ritorno sotto gli 80 dollari al barile richiederebbe sviluppi estremamente favorevoli, mentre eventuali criticità nei colloqui potrebbero riportare rapidamente le quotazioni sopra i 100 dollari. Il movimento ribassista si estende anche ai prodotti raffinati, con i futures sul diesel europeo in calo fino al -23%, la flessione più ampia da oltre quattro anni, mentre il contratto sul greggio Murban di Abu Dhabi perde il -19%, segnando la discesa più significativa dalla sua introduzione nel 2021.

La quasi totale chiusura dello stretto, che in condizioni normali convoglia circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto, ha destabilizzato i mercati energetici. Nonostante il recente calo, il WTI resta in rialzo di oltre il +40% rispetto all’inizio del conflitto a fine febbraio. Le stime indicano che le restrizioni ai flussi potrebbero aver sottratto al mercato oltre 9 milioni di barili al giorno di produzione nel mese di aprile.

Il ritorno di segnali distensivi innesca un’immediata reazione degli operatori, con un forte aumento dei volumi scambiati: circa 240.000 contratti Brent passano di mano nella prima ora di negoziazione, livelli ben superiori alla media abituale. Gli operatori fisici mantengono un atteggiamento prudente, in attesa di conferme sulla tenuta dell’accordo prima di riprendere le operazioni nel Golfo, mentre gli armatori segnalano la necessità di verificare la sicurezza delle rotte prima di inviare nuove petroliere. Attualmente oltre 800 navi risultano bloccate nell’area a causa del conflitto.

Le prospettive restano legate alla solidità dell’intesa e ai dettagli operativi della tregua. Ulteriori chiarimenti potrebbero favorire un’estensione del calo dei prezzi, anche se il comportamento dell’Iran nelle prossime fasi sarà determinante per valutare la sostenibilità della discesa delle quotazioni. L’annuncio del cessate il fuoco arriva a ridosso della scadenza fissata da Trump per la riapertura dello stretto, preceduta da settimane di escalation e minacce di bombardamenti su larga scala.

ORO

Il prezzo dell’oro accelera dopo l’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, un’intesa destinata a favorire il completamento dei negoziati per la fine del conflitto che ha scosso i mercati globali. Il metallo prezioso sale fino al +3,2%, superando quota 4.850 dollari l’oncia, dopo un precedente rialzo del +1,2% di ieri. Donald Trump comunica la sospensione dei bombardamenti poco prima della scadenza fissata per un’azione militare su larga scala, indicando la riapertura dello Stretto di Hormuz come condizione centrale dell’accordo, mentre Teheran segnala che il passaggio sicuro delle navi è possibile per due settimane.

La reazione dei mercati è immediata e trasversale. Il petrolio scende sotto i 100 dollari al barile, il dollaro si indebolisce e sostiene le quotazioni dell’oro, mentre i listini azionari avanzano con l’indice MSCI Asia-Pacifico sui massimi delle ultime tre settimane. Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, il metallo giallo si muove in larga parte in parallelo alle azioni, con il tradizionale ruolo di bene rifugio attenuato dalla necessità degli investitori di coprire perdite su altre asset class.

Il movimento sopra i 4.800 dollari viene interpretato come un aggiustamento del rischio più che come un cambiamento strutturale dello scenario. I prezzi riflettono una riduzione della probabilità di interruzioni prolungate, mantenendo comunque uno sconto rispetto ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto con l’Iran.

Il contesto macro resta complesso. La guerra, giunta alla sesta settimana, ha alimentato il rialzo dei prezzi energetici e rafforzato i timori inflazionistici, aumentando la probabilità che le banche centrali rinviino eventuali tagli dei tassi o valutino nuove strette. Gli operatori obbligazionari si attendono una Fed orientata a mantenere i tassi invariati per il resto dell’anno, un fattore che tende a penalizzare un asset privo di rendimento come l’oro.

Dall’inizio delle ostilità a fine febbraio, il metallo giallo registra ancora un calo complessivo di circa il -9%. Il recupero delle ultime sedute si lega alle aspettative di una tregua e alla prospettiva che un rallentamento della crescita globale possa compensare uno scenario di tassi elevati o stabili.

Alla vigilia dell’annuncio del cessate il fuoco, diversi esponenti della Fed segnalano preoccupazioni sia per l’inflazione sia per la dinamica della crescita. Il vicepresidente Philip Jefferson indica che i tassi si collocano in un intervallo neutrale, mentre John Williams sottolinea che le pressioni sui prezzi negli Stati Uniti restano sostanzialmente invariate.

Nel breve periodo, l’andamento dell’oro resta fortemente legato agli sviluppi politici. La tregua offre una finestra di stabilizzazione, ma la sua natura condizionata mantiene elevato il rischio di volatilità. Eventuali tensioni sullo Stretto di Hormuz o segnali di rottura dell’accordo potrebbero riaccendere rapidamente le oscillazioni dei prezzi e riportare pressione sulle quotazioni.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L’agenda propone in mattinata una serie di indicatori rilevanti, a partire dagli ordini all’industria tedesca di febbraio, attesi in recupero dopo il crollo dell’-11,1% registrato a gennaio, segnale di un possibile rimbalzo dell’attività manifatturiera. A seguire, per la zona euro sono previsti i dati su vendite al dettaglio e prezzi alla produzione, sempre riferiti allo stesso mese.

L’impatto di queste pubblicazioni resta contenuto, poiché si tratta di numeri antecedenti allo scoppio del conflitto in Iran, evento che ha modificato in modo significativo il quadro economico e le prospettive dei mercati.

Nel dettaglio, in Germania gli ordini industriali di febbraio sono attesi in crescita del +2,0%. Nell’area euro, i prezzi alla produzione sono previsti in calo del -0,7% su base mensile e del -3,0% su base annua, mentre le vendite al dettaglio dovrebbero segnare una flessione del -0,2% su base mensile e un aumento del +1,7% su base annua.

Nel pomeriggio, dagli Stati Uniti sono attesi i dati sulle scorte settimanali di prodotti petroliferi pubblicati dall’Eia, un indicatore seguito per valutare l’equilibrio tra domanda e offerta nel mercato energetico.

In serata è prevista la diffusione dei verbali dell’ultima riunione della Fed, che offriranno indicazioni sull’orientamento della banca centrale. Secondo un recente sondaggio Reuters, la maggioranza degli analisti si attende tassi invariati nell’intervallo 3,50%-3,75% almeno fino a settembre, con la possibilità di uno o due tagli entro la fine dell’anno, e una probabilità leggermente maggiore assegnata a uno scenario con due riduzioni del costo del denaro.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

LEONARDO. Il governo valuta un possibile avvicendamento ai vertici con la sostituzione dell’amministratore delegato Roberto Cingolani, in quello che si configurerebbe come un passaggio rilevante nel rinnovo delle nomine delle partecipate pubbliche, secondo fonti vicine al dossier.

ENEL. L’autorità brasiliana per l’energia Aneel avvia una procedura che potrebbe portare alla revoca di una concessione detenuta da una controllata del gruppo a San Paolo, aprendo un fronte regolatorio potenzialmente delicato per le attività locali.

MONTE DEI PASCHI. Il consiglio di amministrazione decide di interrompere il rapporto di lavoro con Luigi Lovaglio nel ruolo di direttore generale, segnando un cambiamento nella struttura operativa della banca.

BANCO BPM. Il proxy advisor Glass Lewis invita gli azionisti a sostenere la lista del consiglio in vista dell’assemblea del 16 aprile, che prevede la conferma di Giuseppe Castagna come amministratore delegato e di Massimo Tononi alla presidenza.

FERRETTI. Piero Ferrari aderisce all’offerta pubblica di acquisto promossa da Kkcg Maritime conferendo la propria quota del 4,6%, dopo il rilancio del prezzo a 3,9 euro per azione rispetto ai precedenti 3,5 euro.

NEWPRINCES. Il gruppo valuta cinque possibili operazioni di acquisizione nel settore alimentare europeo, con l’obiettivo di chiuderne almeno due entro fine anno. Secondo quanto indicato dall’amministratore delegato Angelo Mastrolia, il completamento di tutte le operazioni porterebbe a un incremento del fatturato pari a 1,8 miliardi di euro.

STELLANTIS. Le case automobilistiche statunitensi criticano le normative europee che limitano la circolazione dei pick-up di grandi dimensioni, inclusi modelli come Ram 1500 del gruppo, denunciando restrizioni che ostacolano l’accesso al mercato europeo.

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