Start&Stock: svolta sul conflitto Iran-Usa-Israele, Trump parla di fine imminente e il petrolio crolla

Start&Stock: svolta sul conflitto Iran-Usa-Israele, Trump parla di fine imminente e il petrolio crolla

Le dichiarazioni di Donald Trump su una possibile fine “molto vicina” della guerra con l’Iran hanno innescato forti oscillazioni del petrolio, che dopo aver superato i 100 dollari ha corretto bruscamente. Lo Stretto di Hormuz rimane quasi paralizzato e diversi produttori hanno ridotto l’offerta. In Asia prevale il recupero, mentre gli investitori monitorano il conflitto, il possibile rilascio di riserve strategiche del G7 e le implicazioni su inflazione, tassi e domanda di beni rifugio come l’oro.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio ampiamente positivo con il future che segna un rialzo dell’1,4%. Deboli, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,2%), in assenza di segnali concreti di de-escalation.

Nelle ultime 24 ore il petrolio ha vissuto uno dei movimenti più violenti degli ultimi decenni, con un improvviso ribaltamento di scenario dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui la guerra con l’Iran potrebbe concludersi “molto presto”. Le parole della Casa Bianca hanno ridotto i timori di un conflitto prolungato in grado di generare uno shock energetico e inflazionistico su scala globale, favorendo una brusca correzione delle quotazioni.

La riduzione delle tensioni nel comparto energetico si è riflessa rapidamente anche sugli altri asset finanziari. Negli Stati Uniti lo S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,8%, dopo un recupero di oltre l’1% nell’ultima ora di contrattazioni. In Europa la seduta si è conclusa prima delle dichiarazioni di Trump alla CBS e quindi prima della svolta nel sentiment. Lo Stoxx 600 ha chiuso in calo dello 0,6%, recuperando comunque rispetto al -2,5% registrato nelle prime fasi della giornata L’indice di volatilità VIX è sceso a 25,50, dopo aver superato quota 35 all’apertura europea.

La svolta nel sentiment si è verificata soprattutto dopo la chiusura dei mercati europei, quando la CBS ha riportato le parole di Trump secondo cui “la guerra è praticamente conclusa” e gli Stati Uniti sarebbero “molto avanti rispetto ai tempi previsti”. Il presidente ha poi ribadito lo stesso concetto in una conferenza stampa serale, sostenendo che il conflitto potrebbe “terminare abbastanza rapidamente”.

Trump ha collegato esplicitamente la questione geopolitica all’andamento delle quotazioni energetiche, tornando a evocare l’ipotesi di scorte militari statunitensi per le petroliere nello Stretto di Hormuz e la possibilità di concedere deroghe ad alcune sanzioni legate al petrolio per contribuire a ridurre i prezzi. Il presidente non ha fornito ulteriori dettagli sulle misure, limitandosi a confermare di aver discusso l’argomento con il presidente russo Vladimir Putin nel corso di una telefonata.

Le dichiarazioni hanno ridotto i timori di uno shock energetico duraturo, anche se il calendario di una possibile soluzione resta incerto. Lo stesso Trump ha affermato che “non abbiamo ancora vinto abbastanza” e che il conflitto probabilmente non terminerà questa settimana. Permangono inoltre dubbi sulla disponibilità di Teheran a ridurre l’escalation. I Pasdaran hanno dichiarato che “sarà l’Iran a determinare la fine della guerra”, aggiungendo che il Paese non permetterà il transito di petrolio dal Medio Oriente se gli attacchi di Stati Uniti e Israele dovessero proseguire.

La risposta americana è arrivata con toni ancora più duri. Trump ha avvertito che qualsiasi tentativo iraniano di bloccare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz verrebbe punito con una risposta militare “venti volte più dura” rispetto a quanto visto finora. Nelle ore successive Israele ha lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre diversi Paesi del Golfo hanno segnalato nuovi raid attribuiti a Teheran. Gli operatori continuano a monitorare con attenzione l’evoluzione del traffico nello Stretto di Hormuz, attualmente quasi completamente fermo. L’Arabia Saudita è diventata l’ultimo grande produttore ad avviare tagli alla produzione a causa delle difficoltà logistiche.

Resta aperta anche la questione del possibile rilascio di riserve strategiche di petrolio. La riunione virtuale dei ministri delle Finanze del G7 non ha ancora portato a una decisione operativa, con il comunicato finale che si limita ad affermare che i Paesi membri “sono pronti ad adottare le misure necessarie”. Il ministro francese dell’Economia ha precisato che non si è ancora arrivati al punto di attivare questa opzione. Il ministro delle Finanze giapponese Katayama ha indicato che i ministri dell’Energia del G7 dovrebbero riunirsi per discutere oggi le modalità di un eventuale rilascio coordinato.

ASIA

In Asia i mercati stanno reagendo positivamente alle parole di Trump. Il Kospi sudcoreano sale del 4,6% e il Nikkei giapponese guadagna il 2,5%, recuperando parte delle perdite della seduta precedente, quando avevano chiuso rispettivamente vicino al -6% e oltre il -5%. Anche i listini cinesi sono in rialzo: l’Hang Seng avanza dell’1,8% superando il CSI (+1,1%) e lo Shanghai Composite (+0,4%), mentre l’S&P/ASX 200 australiano segna +0,8%.

Dalla Cina arrivano intanto dati sul commercio molto robusti. Il 2026 inizia con un forte slancio sul commercio estero, sostenuta da una domanda internazionale particolarmente robusta per i prodotti elettronici. Le esportazioni della seconda economia mondiale hanno registrato un aumento del 21,8% nel periodo gennaio-febbraio, accelerando nettamente rispetto al +6,6% di dicembre e superando di gran lunga la previsione mediana del +7,1% indicata da un sondaggio Reuters. L’andamento delle spedizioni rafforza la prospettiva di un nuovo surplus commerciale molto elevato e potrebbe consentire a Pechino di superare il record dello scorso anno, pari a 1.200 miliardi di dollari, contribuendo anche ad attenuare gli effetti economici legati alla crisi in Iran.

In Giappone l’economia ha mostrato una crescita superiore alle attese negli ultimi tre mesi del 2025, sostenuta soprattutto dall’accelerazione degli investimenti delle imprese. I dati diffusi nella notte indicano un aumento del Pil dell’1,3%, ben oltre la stima preliminare dello 0,2% e leggermente sopra le attese del mercato, fissate all’1,2%. Su base trimestrale non annualizzata l’espansione è stata dello 0,3%, in linea con il consensus, dopo una prima lettura che indicava +0,1%. Il dato conferma una dinamica economica più solida rispetto alle indicazioni iniziali.

SPREAD ED EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,62%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 77 punti base, dopo una seduta caratterizzata da forti oscillazioni che hanno seguito da vicino i movimenti del petrolio Brent e l’andamento delle tensioni geopolitiche.

Nel corso della giornata precedente il rendimento del decennale italiano si è spinto fino a sfiorare il 3,80%, segnando il valore più alto da metà aprile, prima di ridimensionarsi e tornare in chiusura sul 3,62%, in linea con i livelli registrati venerdì. Un movimento simile si è osservato anche sul differenziale con il titolo tedesco di pari durata: lo spread Btp-Bund si è allargato fino a 84 punti base, massimo da ottobre, per poi ritracciare nelle ore successive.

Il clima di forte tensione sui mercati finanziari è stato confermato anche dalla dinamica dell’indice VIX, che misura la volatilità implicita sull’azionario statunitense. L’indicatore è salito ai livelli più alti da aprile, periodo che aveva coinciso con l’introduzione dei dazi commerciali annunciati da Donald Trump, segnale di una crescente percezione del rischio tra gli investitori.

Il Tesoro italiano ha comunicato ieri sera i dettagli dell’asta di titoli a medio-lungo termine in calendario giovedì. Il programma prevede la riapertura di tre titoli di Stato con scadenze a tre, sette e quindici anni, per un ammontare complessivo massimo di 6 miliardi di euro.

In mattinata è prevista una nuova emissione sindacata decennale dell’Unione europea, per la quale sono stati incaricati come lead manager Barclays, DZ Bank, Morgan Stanley, Société Générale e UBS.

Oggi si muove anche la Germania, che offrirà 5 miliardi di euro di Schatz con scadenza marzo 2028, aggiungendo ulteriore liquidità al mercato dei titoli governativi dell’area euro in una fase dominata da forte volatilità e da rapide variazioni delle aspettative degli investitori.

PETROLIO

Le quotazioni del greggio hanno registrato una brusca flessione dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha affermato che la guerra con l’Iran potrebbe concludersi a breve. Le parole della Casa Bianca arrivano mentre cresce la pressione politica sull’amministrazione americana per un conflitto che ha scosso i mercati energetici globali e alimentato timori per una nuova ondata inflazionistica.

I benchmark petroliferi Brent e West Texas Intermediate sono arrivati a perdere oltre il 10% prima di recuperare parte delle perdite, al termine di una seduta estremamente volatile iniziata ieri e caratterizzata da oscillazioni di prezzo senza precedenti. Le dichiarazioni di Trump hanno contribuito a raffreddare temporaneamente le quotazioni martedì: il presidente ha indicato che, oltre a puntare alla fine del conflitto, gli Stati Uniti potrebbero sospendere alcune sanzioni legate al petrolio e schierare la US Navy per scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il Brent si muove intorno ai 93 dollari al barile dopo aver superato e mantenuto per gran parte della seduta precedente la soglia dei 100 dollari. L’intensità delle oscillazioni registrate lunedì ha portato il Brent a muoversi in un intervallo di circa 36 dollari, il più ampio mai registrato e il più esteso dai giorni immediatamente successivi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.

Il conflitto, entrato nella seconda settimana e ormai esteso a oltre una dozzina di Paesi coinvolti a vario titolo, ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia, includendo petrolio, gas naturale e prodotti raffinati come il gasolio. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina alla pompa è salito ai livelli più elevati dall’agosto 2024, aumentando ulteriormente la pressione politica sull’amministrazione Trump.

Ieri il greggio si era spinto verso i 120 dollari al barile dopo che diversi grandi produttori del Golfo Persico erano stati costretti a ridurre la produzione a causa della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale. Nel corso della giornata i prezzi avevano poi iniziato a correggere mentre le principali economie globali valutavano un possibile rilascio di riserve strategiche di emergenza, per poi scendere ulteriormente dopo le dichiarazioni di Trump sul possibile esito della guerra.

Il traffico marittimo attraverso Hormuz resta comunque estremamente ridotto. Gli attacchi contro diverse imbarcazioni dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, hanno spinto molte petroliere a evitare la rotta. Negli ultimi giorni una nave cisterna con greggio saudita è riuscita ad attraversare lo stretto, mentre l’Iran continua a esportare volumi rilevanti di petrolio, ma il livello degli scambi rimane lontano dalla normalità.

Secondo Vandana Hari, fondatrice della società di analisi Vanda Insights, le dichiarazioni della Casa Bianca non sono sufficienti a ristabilire la fiducia nel traffico energetico della regione. La prospettiva che la guerra possa terminare rapidamente non rappresenta, secondo l’analista, una garanzia sufficiente per riportare le petroliere a navigare regolarmente attraverso lo Stretto di Hormuz.

Gli investitori hanno mostrato scetticismo nei confronti dei tentativi dell’amministrazione americana di calmare i mercati energetici, anche se le parole di Trump indicano una maggiore disponibilità della Casa Bianca a segnalare pubblicamente la volontà di arrivare a una conclusione del conflitto.

Il presidente statunitense non ha fornito ulteriori dettagli sul piano che prevederebbe la scorta militare delle petroliere o l’eventuale sospensione delle sanzioni petrolifere, limitandosi a confermare di aver discusso la questione con il presidente russo Vladimir Putin nel corso di una telefonata avvenuta lunedì. La settimana precedente l’amministrazione americana aveva già autorizzato l’India ad aumentare temporaneamente gli acquisti di petrolio russo, invertendo la linea di pressione adottata nei mesi precedenti per limitare questi flussi commerciali.

“Stiamo cercando di mantenere bassi i prezzi del petrolio”, ha dichiarato Trump. Il presidente ha sostenuto che l’impennata delle quotazioni sarebbe stata “artificiale” e legata alle operazioni militari, aggiungendo di non aspettarsi comunque una fine del conflitto già nel corso della settimana. Allo stesso tempo ha riconosciuto che restano molte incertezze sulla leadership iraniana, ribadendo che gli Stati Uniti non si fermeranno “finché il nemico non sarà completamente e definitivamente sconfitto”.

La crisi ha costretto Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti a ridurre la produzione mentre le strutture di stoccaggio si stanno riempiendo rapidamente a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Le difficoltà nei flussi di greggio e prodotti raffinati dal Medio Oriente hanno portato diverse raffinerie a sospendere alcune attività e alcune consegne, mentre gli acquirenti asiatici di energia stanno offrendo prezzi più elevati per assicurarsi carichi di carburante inizialmente destinati ad altre regioni.

L’avvio delle contrattazioni del WTI oggi ha subito anche una sospensione temporanea dopo l’attivazione di un circuito di sicurezza nei primi due minuti di scambi, segnale della tensione estrema che domina il mercato. Durante la seduta di ieri il benchmark statunitense si era mosso in un intervallo di 38 dollari, il più ampio dalla fase più critica della pandemia quando i prezzi del petrolio arrivarono brevemente in territorio negativo.

Secondo Vikas Dwivedi di Macquarie Group, la volatilità osservata nelle ultime sedute rappresenta un evento eccezionale anche per uno dei mercati tradizionalmente più instabili. L’analista ha definito la seduta di ieri una “giornata folle”, sottolineando come le oscillazioni registrate non abbiano precedenti recenti.

ORO E ARGENTO

Il prezzo dell’oro registra un rialzo dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha indicato come la guerra in Medio Oriente potrebbe avvicinarsi alla conclusione, contribuendo al calo delle quotazioni del petrolio. Il metallo prezioso è arrivato a salire fino allo 0,9%, superando la soglia dei 5.180 dollari l’oncia e recuperando le perdite registrate nella seduta precedente.

Qualsiasi segnale che indichi la volontà della Casa Bianca di porre fine al conflitto con l’Iran, ormai entrato nella seconda settimana, potrebbe ridurre parte delle pressioni che hanno pesato sull’oro nelle ultime sedute. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, insieme agli attacchi missilistici iraniani contro infrastrutture energetiche, ha provocato un forte rialzo dei prezzi del petrolio e alimentato timori di una nuova accelerazione dell’inflazione.

Questo scenario ha portato gli operatori a ridimensionare le aspettative di tagli dei tassi di interesse da parte della Fed e di altre banche centrali. Costi di finanziamento più elevati rappresentano generalmente un fattore negativo per l’oro, che non offre rendimenti. A esercitare ulteriore pressione ha contribuito anche l’utilizzo del metallo prezioso come fonte di liquidità durante le vendite che hanno colpito i mercati azionari globali con l’aggravarsi del conflitto.

Secondo Suki Cooper di Standard Chartered, il comportamento dell’oro riflette la dinamica tipica osservata nelle fasi di forte tensione. L’analista ha spiegato che nelle prime fasi di un evento ad alto rischio geopolitico il premio per il rischio tende a sostenere le quotazioni del metallo, ma quando cresce la necessità di liquidità gli investitori spesso vendono anche oro, soprattutto quando le performance recenti sono state positive.

Nonostante l’andamento irregolare delle ultime sedute e il rallentamento dello slancio rialzista, l’oro resta in forte crescita nel 2026, con un progresso vicino al 20% dall’inizio dell’anno. Le tensioni geopolitiche e commerciali legate alla politica internazionale di Trump, insieme ai timori per l’indipendenza della Fed, hanno sostenuto la domanda di asset considerati più sicuri.

Dall’inizio del conflitto si è osservata una riduzione delle posizioni detenute dagli ETF sull’oro. Le partecipazioni complessive sono diminuite di quasi 30 tonnellate nella scorsa settimana, il calo settimanale più marcato degli ultimi due anni, secondo dati raccolti da Bloomberg.

Il ridimensionamento delle posizioni riflette anche il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria, come osserva Daniel Ghali di TD Securities. L’analista ha segnalato alcuni segnali di acquisti sul mercato fisico over-the-counter, con operatori che approfittano dei ribassi per accumulare oro, anche se i volumi restano limitati e in linea con la norma.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta nel resort di Doral, in Florida, Trump ha inoltre dichiarato che la US Navy potrebbe scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo al largo dell’Iran attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Il presidente statunitense non ha fornito ulteriori dettagli sull’operazione e ha aggiunto di non aspettarsi una conclusione del conflitto già nel corso della settimana.

Secondo Cooper, se le pressioni ribassiste dovessero proseguire, l’oro potrebbe trovare un primo livello di supporto tecnico intorno ai 5.000 dollari l’oncia, con un livello più solido individuabile nell’area dei 4.500 dollari. L’analista ha sottolineato che il metallo resta un asset altamente liquido e continua a svolgere il suo ruolo all’interno dei portafogli, permettendo agli investitori di soddisfare altre esigenze di liquidità. In questo contesto, ha aggiunto, il prezzo dell’oro potrebbe rimanere sotto pressione ancora per un certo periodo.

DATI MACRO IN ARRIVO

Tra i principali appuntamenti della giornata in Italia l’Istat pubblica alle 10:00 i dati sui prezzi alla produzione di gennaio, indicatore utile per valutare l’andamento dei costi nel settore industriale.

In Francia alle 8:45 è attesa la diffusione della bilancia commerciale di gennaio, che fornirà indicazioni sull’evoluzione degli scambi con l’estero.

In Grecia alle 11:00 verranno resi noti sia i prezzi al consumo di febbraio sia i dati sulla produzione industriale di gennaio.

Negli Stati Uniti, alle 15:00 sono in calendario le vendite di case esistenti di febbraio, uno dei principali indicatori dello stato del mercato immobiliare, mentre in serata saranno pubblicate anche le stime settimanali dell’Api sulle scorte di prodotti petroliferi.

Sono previsti interventi di Simkus e Muller della Bce.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

MONTE DEI PASCHI, MEDIOBANCA. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha deciso di cancellare una serie di incontri con investitori che erano stati programmati per illustrare il progetto di integrazione con Mediobanca annunciato lo scorso 27 febbraio. La decisione, secondo due fonti vicine al dossier, arriva mentre proseguono le attività preparatorie legate all’operazione. I consulenti incaricati dai due istituti stanno infatti lavorando alla definizione dei rapporti di concambio che dovrebbero portare alla fusione tra le due banche. Alcune ricostruzioni di stampa indicano che tali parametri potrebbero essere esaminati e approvati dai rispettivi consigli di amministrazione convocati per la giornata odierna.

ENEL. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inflitto una sanzione complessiva pari a 7,5 milioni di euro a due società del gruppo, Enel Energia e Servizio Elettrico Nazionale, per pratiche commerciali ritenute scorrette legate alla fatturazione di consumi relativi a periodi pluriennali avvenuta con notevole ritardo. Le due società hanno replicato con una nota spiegando che il procedimento riguarda comportamenti già esaminati dall’Autorità nel 2020 e che i precedenti provvedimenti sanzionatori erano stati annullati dal Consiglio di Stato con sentenza definitiva. Le società hanno aggiunto di essere convinte di poter dimostrare la correttezza del proprio operato.

SANLORENZO. Il gruppo della nautica ha chiuso il 2025 con risultati in crescita, registrando un aumento degli ordini e dell’utile netto e confermando il raggiungimento degli obiettivi finanziari indicati al mercato. Il consiglio di amministrazione ha inoltre proposto la distribuzione di un dividendo pari a 1,05 euro per azione.

ITALIAN SEA GROUP. La società ha presentato una denuncia-querela nei confronti di alcuni ex dirigenti accusati di aver nascosto la reale gestione di alcune commesse e di aver fornito all’amministratore delegato informazioni contabili ritenute non aderenti alla situazione effettiva. Contestualmente Borsa Italiana, su richiesta della stessa società, ha deciso di revocare alle azioni la qualifica Star a partire dal prossimo 17 marzo.

INWIT. Il consiglio di amministrazione si riunisce per l’approvazione del bilancio.

SAIPEM. Il consiglio di amministrazione è convocato per l’esame del bilancio, dopo la diffusione dei dati preliminari avvenuta il 24 febbraio.

FINECOBANK. È in programma a Milano l’assemblea straordinaria degli azionisti con inizio alle ore 10.

BANCA POPOLARE DI SONDRIO. Il consiglio di amministrazione è riunito per l’approvazione del bilancio, dopo la pubblicazione dei risultati preliminari il 3 febbraio.

A livello internazionale sono da monitorare:

SAUDI ARAMCO. Il gruppo petrolifero ha autorizzato un programma di riacquisto di azioni proprie del valore di 3 miliardi di dollari e ha deciso di aumentare il dividendo distribuito agli azionisti, mentre gli investitori continuano a monitorare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulle prospettive dell’azienda.

NOVO NORDISK, HIMS & HERS HEALTH. Le due società hanno raggiunto un accordo di collaborazione per la vendita di farmaci contro l’obesità, segnando un cambio di rotta dopo oltre otto mesi di tensioni che erano culminate in un contenzioso legale.

HEWLETT PACKARD ENTERPRISE. La società ha fornito una previsione sui ricavi del trimestre in corso superiore alle attese degli analisti, indicando una domanda sostenuta per le infrastrutture hardware utilizzate dai clienti per gestire carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

APPLE. Il gruppo ha incrementato nel 2025 la produzione di iPhone in India di circa il 53%, portando il Paese a rappresentare ormai circa un quarto dell’assemblaggio complessivo dei dispositivi di punta della società.

ANTHROPIC. La società attiva nell’intelligenza artificiale ha avviato un’azione legale contro il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dopo che quest’ultimo aveva indicato l’azienda come un potenziale rischio per la catena di approvvigionamento nazionale, aprendo un nuovo capitolo della disputa con il Pentagono sulle misure di sicurezza applicate alla tecnologia sviluppata dal gruppo.

TAIWAN SEMICONDUCTOR MANUFACTURING. Il produttore di semiconduttori ha registrato un aumento delle vendite del 30% nei primi due mesi dell’anno, sostenuto dal ritmo sostenuto degli investimenti globali nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

COMPAGNIE AEREE ASIATICHE. Diversi vettori della regione stanno aumentando i prezzi dei biglietti e predisponendo piani di emergenza che includono anche la possibile messa a terra di parte della flotta, mentre l’escalation del conflitto in Medio Oriente rischia di provocare uno shock petrolifero di portata paragonabile a quello degli anni Settanta.

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