STATI UNITI ED EUROPA
Lo Stoxx Europe 600 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,2%. Più tonici, invece, i futures sull’S&P 500 (+0,7%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,6%).
Il clima sui mercati migliora nelle ultime ore, sostenuto dalle indiscrezioni secondo cui Donald Trump sarebbe disposto a porre fine alla campagna militare contro l’Iran anche senza la piena riapertura dello Stretto di Hormuz. La prospettiva di una conclusione della fase più acuta del conflitto alimenta un ritorno dell’appetito per il rischio, con effetti evidenti su più asset class.
Secondo le ricostruzioni, la Casa Bianca avrebbe valutato che un’operazione per riaprire Hormuz rischierebbe di estendere la guerra oltre l’orizzonte di quattro-sei settimane. L’obiettivo strategico resta quello di indebolire le capacità militari iraniane e spingere Teheran a ripristinare i flussi commerciali attraverso la leva diplomatica. Anche in assenza di una piena normalizzazione dello stretto, i mercati reagiscono positivamente perché aumenta la probabilità di evitare scenari più estremi, come ulteriori danni alle infrastrutture energetiche.
Le dichiarazioni della Casa Bianca continuano a oscillare tra apertura e minaccia. Trump ha indicato che in assenza di un accordo e della riapertura dello stretto gli Stati Uniti potrebbero colpire centrali elettriche, impianti petroliferi e l’hub di Kharg Island, mentre nello stesso tempo ha parlato di negoziati in corso con un nuovo interlocutore ritenuto più disponibile. Sul piano diplomatico si intensificano i contatti, con il ministro degli Esteri pakistano atteso in Cina dopo incontri con Egitto, Arabia Saudita e Turchia, alimentando l’ipotesi di un coinvolgimento di Pechino in un eventuale cessate il fuoco.
Sul mercato obbligazionario emerge una lettura più orientata alla crescita che all’inflazione. Le parole del presidente della Fed Jerome Powell, che ha definito le aspettative di inflazione ben ancorate oltre il breve termine, vengono interpretate come accomodanti. Powell sottolinea che la politica monetaria è in una posizione che consente di attendere, posizione condivisa anche dal presidente della Fed di New York Williams, secondo cui le aspettative restano coerenti con l’obiettivo del 2%.
Questo contesto porta a una revisione delle aspettative sui tassi. I futures sui Fed funds prezzano 3 punti base di tagli entro dicembre, in netto contrasto con le attese di rialzi della settimana precedente. Anche in Europa si riduce la stretta attesa, con il totale dei rialzi stimati che scende a 74 punti base. Il tono complessivo diventa meno restrittivo.
Ieri le borse hanno mostrato un andamento differenziato. In Europa hanno prevalso gli acquisti, con lo Stoxx 600 in rialzo del +0,9%, a Wall Street, invece, il recupero iniziale si esaurisce nel corso della seduta e l’S&P 500 ha chiuso in calo del -0,4%, dopo aver guadagnato oltre lo 0,9% in apertura, avvicinandosi alla soglia tecnica di correzione con un ribasso del -9,1% dai massimi di gennaio.
ASIA
In Asia prevalgono le vendite, con il Kospi in calo del -3,4%, il Nikkei del -1,2%, l’Hang Seng del -0,5%, il CSI 300 del -0,6% e lo Shanghai Composite del -0,4%.
In Cina, i dati indicano un miglioramento dell’attività economica nel mese di marzo, con l’indice Pmi manifatturiero ufficiale salito a 50,4 da 49,0 di febbraio, superando anche le attese di consenso ferme a 50,1. Il dato segnala una ripresa più solida della domanda e rappresenta il ritmo di crescita più sostenuto dell’ultimo anno.
In Giappone, resta alta l’attenzione sul mercato valutario. Le autorità hanno definito “speculativo” il recente indebolimento dello yen, per la prima volta dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Con il cambio vicino alla soglia di 160 contro dollaro, il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha ribadito la disponibilità a intervenire “su tutti i fronti” per contrastare movimenti eccessivamente volatili.
Sempre dal Giappone arrivano segnali contrastanti sul fronte macro. L’indice dei prezzi al consumo dell’area di Tokyo ha rallentato a marzo al +1,7% annuo, sotto le attese e al di sotto del target del 2% per il secondo mese consecutivo, avvicinandosi ai minimi degli ultimi due anni. Gli analisti ritengono che si tratti di una fase temporanea. Sul lato produttivo, la produzione industriale di febbraio registra una flessione del -2,1% su base mensile, in linea con le previsioni, confermando un quadro economico ancora fragile.
SPREAD ED EMISSIONI
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,99%, sceso sotto la soglia del 4%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 96 punti base. La discesa dei rendimenti osservata ieri si è intensificata dopo la pubblicazione dei dati preliminari sull’inflazione tedesca, salita al 2,8% in marzo dal 2,0% di febbraio, in linea con le attese degli operatori.
Nonostante il recente calo, il tratto a dieci anni resta orientato verso il maggiore incremento mensile dei tassi da dicembre 2022, segnalando un contesto ancora caratterizzato da forte volatilità e da un repricing significativo delle aspettative sui tassi di interesse.
Sul mercato primario si registra l’attivismo della Germania, che propone 5 miliardi di euro di titoli Schatz con scadenza marzo 2028, in un contesto di attenzione elevata sulle dinamiche dei rendimenti europei.
Le tensioni non si limitano all’area euro. Il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha indicato ai partner del G7 un livello di monitoraggio particolarmente elevato sui mercati finanziari, segnalando la crescente preoccupazione delle autorità per l’evoluzione delle condizioni globali.
PETROLIO
Le quotazioni del greggio si muovono in modo irregolare in un contesto dominato da segnali contrastanti sul fronte geopolitico, dopo le indiscrezioni secondo cui Donald Trump sarebbe disposto a chiudere la campagna militare in Iran anche senza la piena riapertura dello Stretto di Hormuz. Il West Texas Intermediate arretra verso quota 103 dollari al barile dopo aver segnato un balzo vicino al +4%, innescato da un nuovo attacco iraniano contro una petroliera nel Golfo Persico, mentre il Brent si mantiene in area 113 dollari.
Secondo le ricostruzioni, la Casa Bianca avrebbe valutato che un’operazione per riaprire lo stretto rischierebbe di prolungare il conflitto oltre l’orizzonte temporale fissato tra quattro e sei settimane. Le dichiarazioni del presidente restano oscillanti, tra aperture a una conclusione rapida della guerra e avvertimenti su possibili escalation, inclusa la minaccia di colpire impianti energetici e infrastrutture strategiche in caso di mancata riapertura di Hormuz.
Il conflitto, giunto alla quinta settimana, ha di fatto bloccato uno dei principali snodi energetici globali, riducendo drasticamente i flussi di petrolio, gas e prodotti raffinati. La chiusura dello stretto alimenta una forte pressione sui prezzi e accresce i timori di una spirale inflattiva globale. Gli attacchi proseguono su più fronti, compreso il raid notturno contro una petroliera kuwaitiana. La nave Al-Salmi, una VLCC a pieno carico, è stata colpita nel porto di Dubai, provocando un incendio e danni allo scafo, secondo Kuwait Petroleum. Dall’inizio della guerra Teheran ha preso di mira più unità nel Golfo, incluse due imbarcazioni nelle acque irachene.
Nonostante la correzione della seduta, il petrolio americano registra un rialzo superiore al +50% nel mese di marzo, il più marcato da maggio 2020, mentre il Brent si avvia a chiudere con un forte progresso mensile. Il mercato resta sotto pressione anche per il crescente dispiegamento di forze militari statunitensi nell’area e per il rischio di un intervento terrestre in Iran.
Secondo alcuni operatori, i prezzi attuali non riflettono pienamente la situazione reale. La fascia dei 100 dollari viene considerata una zona di equilibrio instabile, insufficiente a incorporare l’entità delle interruzioni fisiche dell’offerta ma troppo elevata per garantire stabilità ai mercati.
Sul piano strategico, l’amministrazione americana punta a indebolire le capacità navali e missilistiche iraniane e a ridurre progressivamente le ostilità, mantenendo al tempo stesso una pressione diplomatica su Teheran per ripristinare i flussi attraverso lo stretto. Le dichiarazioni ufficiali restano improntate a fermezza: il segretario al Tesoro ha ribadito l’obiettivo di riprendere il controllo di Hormuz, anche attraverso scorte militari o una coalizione internazionale.
Le tensioni si ampliano con l’ingresso diretto nel conflitto degli Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran, che nel fine settimana hanno lanciato missili contro Israele. Teheran spinge per una nuova offensiva contro le rotte del Mar Rosso, mettendo a rischio anche i flussi alternativi al Golfo Persico, inclusi quelli provenienti dal porto saudita di Yanbu.
Il quadro resta dominato da una forte instabilità, con una quota stimata tra 10 e 12 milioni di barili al giorno ancora fuori mercato. La capacità del sistema di assorbire lo shock si riduce progressivamente e i tentativi di riportare le quotazioni verso il basso risultano sempre meno efficaci in un contesto in cui ogni sviluppo geopolitico si riflette immediatamente sui prezzi.
ORO
Il prezzo dell’oro prosegue il recupero, sostenuto da segnali più accomodanti dalla Fed e dalle indiscrezioni su una possibile conclusione del conflitto in Medio Oriente anche senza la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il metallo prezioso arriva a guadagnare fino al +2,4%, per poi stabilizzarsi in area 4.560 dollari l’oncia, estendendo il rialzo delle due sedute precedenti.
A sostenere il movimento è stata la notizia secondo cui Donald Trump sarebbe disposto a chiudere la campagna militare contro l’Iran anche con lo stretto ancora in gran parte bloccato, uno scenario che alimenta aspettative di una possibile de-escalation dopo oltre un mese di guerra.
Sul fronte monetario, il presidente della Fed Jerome Powell ha indicato che le aspettative di inflazione a lungo termine restano sotto controllo, nonostante il forte aumento dei prezzi energetici legato al conflitto. La politica monetaria viene descritta come in una posizione che consente di attendere nuovi dati, raffreddando le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi.
Il calo dei rendimenti dei Treasury dopo le parole di Powell ha favorito l’oro, riducendo il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento. Il mercato continua comunque a prezzare meno di un taglio dei tassi entro fine anno, con curve dei rendimenti ancora inclinate, segnale che gli operatori non stanno ancora incorporando uno scenario di rallentamento economico marcato. Secondo alcuni analisti, questo contesto limita il potenziale di recupero nel breve periodo, mantenendo il metallo esposto a pressioni nonostante il recente rimbalzo.
Il quadro resta dominato da segnali geopolitici contrastanti. Da un lato emergono aperture diplomatiche, dall’altro la Casa Bianca mantiene una linea dura, con la possibilità di intensificare gli attacchi anche su infrastrutture civili strategiche. Teheran risponde approvando una legge per imporre tariffe alle navi in transito nello Stretto di Hormuz e spingendo i miliziani Houthi a preparare una nuova offensiva contro il traffico nel Mar Rosso. Si aggiunge l’attacco a una petroliera kuwaitiana nel porto di Dubai.
I mercati continuano a reagire alle notizie in tempo reale, in un contesto in cui gli sviluppi concreti restano limitati. L’eventuale raggiungimento di un accordo potrebbe innescare un forte rialzo dell’oro, mentre uno scenario di escalation militare, con un possibile intervento terrestre, rischierebbe di spingere le quotazioni nella direzione opposta.
Le prospettive restano condizionate dal rischio di un conflitto prolungato, capace di mantenere elevati i prezzi dell’energia e alimentare nuove pressioni inflazionistiche, con possibili ripercussioni sulle decisioni delle banche centrali. Questo scenario, unito alle tensioni sulla liquidità nei mercati finanziari, mantiene il metallo prezioso orientato verso una flessione mensile intorno al -13%.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In Italia l’attenzione è rivolta a una serie articolata di pubblicazioni: alle 10:00 arrivano gli indicatori demografici relativi al 2025, seguiti alle 11:00 dalla stima dei prezzi al consumo di marzo e alle 12:00 dal fatturato dell’industria e dei servizi di gennaio.
In Francia, alle 8:45, sono attesi diversi aggiornamenti con la stima dell’inflazione di marzo prevista all’1,9% su base annua, insieme ai prezzi alla produzione di febbraio e ai dati sulle spese per consumi.
Per la Germania la giornata si apre alle 8:00 con le vendite al dettaglio di febbraio attese in lieve crescita mensile, prosegue alle 9:00 con i prezzi all’import e si completa alle 9:55 con il tasso di disoccupazione di marzo previsto al 6,3%.
Nel Regno Unito, alle 8:00, viene pubblicata la lettura del Pil del quarto trimestre, stimata in aumento dell’1,0% su base annua e dello 0,1% su base trimestrale.
Dalla Grecia arrivano alle 11:00 i dati sulle vendite al dettaglio di gennaio.
In Portogallo, alle 12:00, sono attese la stima dell’inflazione di marzo e il tasso di disoccupazione di febbraio.
Per la zona euro, il focus principale è alle 11:00 con la stima preliminare dell’inflazione di marzo, attesa in accelerazione al 2,7% annuo rispetto all’1,9% precedente, spinta dai prezzi energetici legati al conflitto in Medio Oriente. La Bce ha già rivisto al rialzo le proprie proiezioni portandole al 2,6% per l’anno in corso, sopra il target del 2%, mentre aumentano i rischi per lo scenario macro evidenziati anche dal governatore greco Stournaras. Nella giornata è previsto anche un intervento del consigliere Bce Montagner.
Negli Stati Uniti il calendario include alle 15:45 l’indice Pmi Chicago di marzo atteso a 55,8, seguito alle 16:00 dalla fiducia dei consumatori prevista a 88,0 e dai dati JOLTS sul mercato del lavoro. Sono attese anche le scorte settimanali Api sui prodotti petroliferi. Attesi anche gli interventi di esponenti della Fed e della Bce, tra cui Goolsbee, Barr, Bowman, Panetta, Muller, Kazimir e Sleijpen.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
ENI, ACEA. Il perfezionamento dell’acquisizione di Acea Energia da parte di Plenitude, controllata green del gruppo, è previsto dopo le festività pasquali e comunque entro metà aprile, dopo il via libera dell’Antitrust arrivato con alcune condizioni. Sul fronte internazionale, la National Oil Corporation libica ha comunicato il pieno ripristino della produzione nei giacimenti di Sharara ed El Feel, a seguito del completamento degli interventi su un oleodotto strategico per l’export verso la raffineria di Zawiya.
MPS. La Banca centrale europea esprime perplessità sul profilo di Fabrizio Palermo, indicato come candidato amministratore delegato, ritenendo non pienamente assimilabile a esperienza bancaria il ruolo ricoperto in Cdp. Sul fronte assembleare, il proxy advisor Iss invita gli azionisti a sostenere la lista proposta dal consiglio uscente per il rinnovo del board del 15 aprile, pur esprimendo parere contrario su alcune nomine, tra cui quella alla presidenza.
DOVALUE. Il gruppo rafforza la propria presenza nel Sud Europa aggiudicandosi nuovi incarichi di servicing in Grecia e Cipro su due portafogli con valore complessivo di 250 milioni di euro, assumendo il ruolo di gestore unico ed esclusivo delle attività.
SAIPEM. L’assemblea degli azionisti convocata per il 12 maggio sarà chiamata a deliberare, oltre all’approvazione del bilancio 2025, anche sull’autorizzazione all’acquisto e alla successiva cancellazione di azioni proprie fino a un massimo del 5% del capitale in circolazione.
INTESA SANPAOLO. L’Autorità garante per la privacy ha inflitto una sanzione di 31,8 milioni di euro per gravi carenze nella protezione dei dati personali, legate a misure di sicurezza ritenute inadeguate che hanno consentito accessi non autorizzati ai conti di oltre 3.500 clienti per un periodo superiore ai due anni.
INWIT. L’agenzia Fitch ha inserito i rating della società sotto osservazione con implicazioni negative, segnalando un possibile peggioramento del merito di credito.
TERNA. La società ha siglato con Banco Bpm una linea di credito da 100 milioni di euro collegata a parametri Esg, rafforzando il proprio impegno su sostenibilità e finanza responsabile.
UNICREDIT. L’istituto riunisce l’assemblea ordinaria e straordinaria con all’ordine del giorno operazioni di aumento gratuito di capitale, con avvio dei lavori previsto alle ore 10.
BUZZI. Il consiglio di amministrazione è chiamato a esaminare il bilancio, dopo la diffusione dei dati preliminari avvenuta a inizio febbraio.

di Francesco Sicuro













































