Start&Stock: Trump e Khamenei alzano i toni, guerra Iran e rischio inflazione a livello globale

Start&Stock: Trump e Khamenei alzano i toni, guerra Iran e rischio inflazione a livello globale

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran alimentano i timori per inflazione e politica monetaria. Il petrolio resta vicino ai 100 dollari al barile mentre lo Stretto di Hormuz rimane al centro della crisi energetica. L’incertezza pesa su Europa, Stati Uniti e Asia, rafforza il dollaro e spinge al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato. In serata è atteso il giudizio di Fitch sul rating dell’Italia. L’oro recupera sopra 5.100 dollari l’oncia, ma resta avviato verso la seconda settimana di calo.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,3%. Sulla stessa scia i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,3%).

Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran continuano ad alimentare forte volatilità sui mercati energetici e finanziari. L’inasprimento della retorica tra le due parti ha rafforzato i timori che il conflitto possa trasformarsi in uno scontro più lungo del previsto. L’incertezza ha riacceso le preoccupazioni sull’inflazione e spinto gli investitori a scontare politiche monetarie più restrittive sia per la Bce sia per la Fed, portando a una nuova vendita dei titoli di Stato.

Il clima di avversione al rischio ha pesato anche sui listini azionari, con lo S&P 500 che ha perso l’1,52%, registrando la terza seduta consecutiva in calo e toccando il livello più basso da novembre. Nonostante la flessione, l’indice di Wall Street resta solo il 4,4% sotto il massimo storico e circa il 3% sotto i livelli precedenti all’inizio del conflitto, ancora lontano dalla soglia tecnica di correzione. In Europa, lo Stoxx 600 ha perso lo 0,6% per la seconda seduta consecutiva, pur restando sopra i livelli di inizio settimana e circa il 5,5% sotto il record precedente al conflitto. Il Dollar Index è invece salito dello 0,5%, raggiungendo il valore più elevato da novembre.

Il confronto tra Washington e Teheran si è ulteriormente irrigidito. Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche, la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha affermato che lo Stretto di Hormuz dovrebbe rimanere chiuso, avvertendo che l’Iran potrebbe aprire altri fronti se la guerra dovesse continuare. Il presidente Usa, Donald Trump, ha ribadito sui social che impedire all’Iran di ottenere armi nucleari rappresenta una priorità molto più importante rispetto al livello dei prezzi del petrolio, aggiungendo poche ore dopo un messaggio in cui invitava a “guardare cosa succederà oggi all’Iran”.

Nel frattempo sono emerse informazioni contrastanti sulla possibile presenza di mine nello Stretto di Hormuz. Il ministro della Difesa britannico Grant Healey ha dichiarato che gli iraniani potrebbero aver iniziato a minare il passaggio marittimo, mentre il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha sostenuto che Washington dispone di informazioni secondo cui lo stretto non sarebbe stato minato, dato che alcune petroliere continuano a transitare. Il segretario all’Energia Chris Wright ha indicato che gli Stati Uniti potrebbero iniziare a scortare le petroliere attraverso lo stretto entro la fine di marzo.

Gli Stati Uniti hanno cercato di contenere l’impatto dello shock energetico introducendo alcune misure straordinarie. Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’amministrazione starebbe valutando la sospensione del Jones Act, la normativa che impone l’utilizzo di navi americane per il trasporto tra porti statunitensi. Una deroga potrebbe ridurre i costi di trasporto dei carburanti all’interno del Paese e contribuire a una moderata riduzione degli spread di raffinazione tra petrolio e prodotti raffinati. In serata il Dipartimento del Tesoro ha inoltre annunciato un ampliamento delle deroghe temporanee alle sanzioni per l’acquisto di petrolio russo.

Sono emersi nuovi dubbi sulla possibilità che la Fed possa tagliare i tassi nel corso dell’anno. Il mercato ora sconta solo 20 punti base di riduzioni entro dicembre, il livello più basso del 2026, e per la prima volta quest’anno non prezza più completamente un taglio dei tassi nel corso del 2026. Gli investitori individuano la prima riduzione pienamente incorporata nei prezzi solo nella riunione di giugno 2027.

ASIA

Durante la notte la debolezza si è estesa anche ai mercati asiatici. Il Nikkei perde l’1,4% e il Kospi l’1,76%, mentre le borse cinesi hanno mostrato una maggiore tenuta con il CSI 300 in rialzo dello 0,4% e lo Shanghai Composite in progresso dello 0,02%.

Il dollaro continua a rafforzarsi, sostenuto dalla crescente domanda di beni rifugio mentre il conflitto in Medio Oriente si intensifica e alimenta l’incertezza globale. Il biglietto verde beneficia di flussi difensivi degli investitori, che ne rafforzano il ruolo di valuta di riferimento nelle fasi di tensione geopolitica.

Allo stesso tempo lo yen giapponese si indebolisce fino ai minimi degli ultimi 20 mesi contro il dollaro, un movimento che aumenta la pressione sulle autorità di Tokyo. Il governo e la banca centrale hanno segnalato di essere pronti a intervenire sul mercato valutario nel caso in cui la volatilità della valuta dovesse accentuarsi ulteriormente.

SPREAD E RATING ITALIA

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,77%, sui massimi da metà aprile, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 80 punti base.

Il rialzo del petrolio e le aspettative di politiche monetarie più restrittive hanno innescato una nuova ondata di vendite sui titoli di Stato. In Europa il movimento è stato particolarmente evidente. Il rendimento del Bund decennale è salito al 2,95%, massimo da ottobre 2023. Le aspettative sui prezzi riflettono già questo scenario: il tasso swap sull’inflazione dell’area euro a un anno è salito di 19 punti base al 2,96%, il livello più alto dalla fine del 2023.

In serata, dopo la chiusura di Wall Street, è atteso l’aggiornamento di Fitch Ratings sul merito di credito della Repubblica italiana. Attualmente l’agenzia assegna all’Italia un rating BBB+ con outlook stabile, livello confermato dopo la promozione annunciata a metà settembre.

Gli operatori non si attendono cambiamenti rilevanti nella valutazione. Un intervento appare poco probabile alla luce del contesto di forte incertezza sui mercati e del fatto che il rapporto deficit/Pil non è ancora rientrato nella soglia europea del 3%. Il processo di riduzione del disavanzo si è infatti fermato al 3,1%, un livello ancora leggermente superiore al limite fissato dalle regole fiscali dell’Unione europea.

L’ultimo aggiornamento sul giudizio relativo all’Italia risale alla fine di gennaio, quando S&P Global Ratings ha migliorato l’outlook portandolo a positivo. In precedenza, alla fine di novembre, era arrivata un’altra revisione favorevole da parte di Moody’s, che aveva innalzato il rating sovrano italiano a Baa2.

PETROLIO

Il petrolio Brent si mantiene vicino ai 100 dollari al barile dopo una delle settimane di scambi più turbolente mai registrate, mentre gli investitori si preparano a ulteriori scosse legate alla guerra con l’Iran e alla prospettiva che lo Stretto di Hormuz resti di fatto chiuso. Il benchmark globale del greggio oscilla dopo il balzo del 9,2% registrato nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate si muove intorno ai 95 dollari al barile al termine di una settimana segnata da oscillazioni estremamente ampie. Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche dopo aver succeduto al padre, la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha affermato che la Repubblica islamica intende assicurarsi che il passaggio strategico per petrolio e gas naturale rimanga chiuso.

Nel tentativo di contenere la corsa delle quotazioni energetiche, gli Stati Uniti hanno introdotto una seconda deroga temporanea che consente l’acquisto di petrolio russo. La misura riguarda il greggio caricato sulle petroliere prima del 12 marzo e amplia la decisione adottata all’inizio del mese, quando Washington aveva autorizzato esclusivamente l’India ad aumentare gli acquisti di petrolio proveniente da Mosca.

L’Agenzia internazionale dell’energia ha avvertito giovedì che l’interruzione delle forniture rappresenta la più grande crisi di offerta nella storia del mercato petrolifero globale, un giorno dopo che i Paesi membri avevano concordato un rilascio senza precedenti di riserve strategiche per tentare di raffreddare le quotazioni. Anche il presidente statunitense Donald Trump ha adottato toni determinati, senza offrire segnali rassicuranti ai mercati energetici mentre il conflitto con l’Iran si avvicina alla terza settimana.

La quasi totale paralisi del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, il passaggio che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano, ha drasticamente ridotto le spedizioni di petrolio, gas naturale e prodotti raffinati come il diesel dirette ai clienti globali, contribuendo all’impennata dei prezzi energetici. L’aumento dei costi dell’energia alimenta timori di una nuova crisi inflazionistica e sta iniziando a colpire alcune economie.

Secondo Philip Jones-Lux di Sparta Commodities, si tratta dell’evento di interruzione dell’offerta petrolifera più importante dai tempi degli shock energetici degli anni Settanta. L’analista osserva che il rilascio delle riserve deciso dall’IEA contribuisce a evitare che i prezzi raggiungano livelli estremi, anche se l’effetto potrebbe rivelarsi limitato nel tempo.

Le tensioni nel Golfo continuano ad aggravarsi. Secondo quanto riportato dal New York Times, citando funzionari statunitensi, l’Iran avrebbe iniziato a posizionare mine nello Stretto di Hormuz, aumentando i rischi per le navi che valutano di attraversare il passaggio. Dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, il traffico marittimo nello stretto si è ridotto a livelli minimi.

Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato a CNBC che la US Navy potrebbe iniziare a scortare le petroliere attraverso lo stretto entro la fine di marzo. All’inizio della settimana lo stesso Wright aveva pubblicato un messaggio sui social, poi cancellato, in cui sosteneva che la marina americana avesse già accompagnato con successo una petroliera nel corridoio marittimo. La Casa Bianca ha successivamente chiarito che nessuna operazione di questo tipo era avvenuta.

Secondo Aaron Stein, presidente del Foreign Policy Research Institute, la bonifica delle mine durante un conflitto attivo non può essere effettuata senza rischi significativi e la marina statunitense difficilmente vorrà entrare nello stretto. Il livello di pericolo per il traffico commerciale internazionale resta molto elevato e le opzioni disponibili per Washington non sono sufficienti a ridurre in modo significativo il rischio per la navigazione.

Nel corso della settimana il WTI ha oscillato in un intervallo di circa 43 dollari, la fascia di variazione più ampia dai giorni più critici della pandemia, quando i prezzi del petrolio erano diventati temporaneamente negativi. Il Brent ha registrato movimenti all’interno di un range di circa 38 dollari. Le oscillazioni sono state amplificate dai flussi finanziari provenienti dal mercato delle opzioni e dai fondi negoziati in borsa. Queste oscillazioni estreme sono destinate a proseguire in assenza di segnali concreti sulla fine del conflitto. In un messaggio pubblicato sui social giovedì, Donald Trump ha affermato che impedire all’Iran di ottenere armi nucleari e rappresentare una minaccia per il Medio Oriente è per lui una priorità molto più importante rispetto al livello dei prezzi del petrolio.

Secondo Haris Khurshid di Karobaar Capital, la volatilità resterà elevata finché non emergerà chiarezza sui flussi energetici attraverso Hormuz. L’esperto ritiene plausibile una fascia di oscillazione tra 85 e 105 dollari al barile finché il conflitto rimarrà irrisolto e le tensioni geopolitiche continueranno a influenzare il mercato.

ORO

Il prezzo dell’oro sale oggi, pur restando avviato verso la seconda perdita settimanale consecutiva, in un contesto segnato dalla guerra in Medio Oriente che mantiene il petrolio vicino alla soglia dei 100 dollari al barile. Il metallo prezioso ha superato quota 5.100 dollari l’oncia, recuperando parte delle perdite accumulate durante due sedute di ribasso, mentre il dollaro statunitense si è stabilizzato e le quotazioni del greggio hanno mostrato nuove oscillazioni dopo la chiusura più alta registrata dal mese di agosto 2022. La Casa Bianca ha autorizzato gli acquirenti a ritirare carichi di petrolio russo già in navigazione, una misura pensata per attenuare le pressioni sui prezzi energetici.

Su base settimanale, l’oro si avvia comunque verso una flessione di circa l’1%, un andamento che segnerebbe il primo calo per due settimane consecutive da novembre. La spinta rialzista del metallo prezioso si è indebolita dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata quasi due settimane fa e ancora priva di una prospettiva di soluzione.

Nel tredicesimo giorno di conflitto, Donald Trump e la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei hanno adottato toni particolarmente decisi, mentre la crisi continua a paralizzare il traffico nello Stretto di Hormuz e ha generato la più grave interruzione mai registrata nel mercato petrolifero globale.

Per il mercato dell’oro, il rialzo dei prezzi energetici e il rafforzamento delle preoccupazioni inflazionistiche stanno riducendo sensibilmente le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed e delle altre principali banche centrali. Anche gli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense, che hanno mostrato richieste di sussidio di disoccupazione ancora contenute, hanno contribuito a ridurre la probabilità di una riduzione del costo del denaro.

Ieri i Treasury statunitensi sono scesi, spingendo i rendimenti a breve termine ai livelli più elevati dallo scorso agosto. Gli operatori ritengono ormai quasi impossibile un taglio dei tassi nella riunione della Fed prevista per la prossima settimana e stimano una probabilità intorno al 70% di un allentamento monetario entro la fine dell’anno. Tassi di interesse più elevati rappresentano in genere un fattore negativo per i metalli preziosi, che non offrono rendimenti.

Il conflitto in corso ha inoltre ridotto l’appetito degli investitori per l’oro. Dopo una lunga fase di rialzi, il mercato è entrato in una fase di scambi irregolari, con parte degli operatori che hanno venduto il metallo per coprire margin call su altre attività in portafoglio. Nonostante questa volatilità, l’oro mantiene un guadagno di circa il 18% dall’inizio dell’anno e continua a muoversi in gran parte sopra la soglia dei 5.000 dollari l’oncia.

Un conflitto prolungato, accompagnato da prezzi del petrolio persistentemente elevati, potrebbe esercitare ulteriori pressioni sul metallo prezioso. L’Agenzia internazionale dell’energia ha dichiarato che la guerra sta provocando un’interruzione senza precedenti delle forniture nel mercato petrolifero, un giorno dopo che i Paesi membri hanno concordato il rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche per contenere l’impennata delle quotazioni energetiche.

DATI MACRO IN ARRIVO

L’attenzione degli investitori si sposta ora sui dati macroeconomici attesi nelle prossime ore. Nel Regno Unito sarà pubblicato il dato sul Pil, mentre nell’area euro verrà diffusa la produzione industriale di gennaio. Negli Stati Uniti sono in agenda l’inflazione PCE di gennaio, la seconda stima del Pil del quarto trimestre e i nuovi ordini di beni durevoli preliminari di gennaio.

In Italia, alle 10:00 l’Istat diffonde i dati sulla produzione industriale di gennaio, per i quali il consenso degli analisti indica una crescita dello 0,3% su base mensile e dello 0,8% su base annua. Dopo la flessione dello 0,4% registrata a dicembre, che aveva portato la media del 2025 a una contrazione dello 0,2%, gli economisti interpellati da Reuters prevedono un moderato recupero dell’attività manifatturiera. Alle 11:00 l’istituto pubblicherà anche la nota sull’andamento dell’economia nei mesi di gennaio e febbraio.

In Francia, alle 8:45, sono attesi i prezzi al consumo finali di febbraio. Le stime indicano un aumento dello 0,7% su base mensile e dell’1% su base annua per l’indice generale, mentre l’indice armonizzato è previsto in crescita dello 0,8% su mese e dell’1,1% su anno.

Dati analoghi arrivano dalla Spagna, dove alle 9:00 saranno pubblicati i prezzi al consumo finali di febbraio. Il consensus prevede un incremento dello 0,4% su base mensile e del 2,3% su base annua per l’indice nazionale, mentre l’indice armonizzato è atteso in crescita dello 0,4% su mese e del 2,5% su anno.

Per l’area euro, alle 11:00 è prevista la diffusione della produzione industriale di gennaio, con aspettative di un aumento dello 0,6% su base mensile e dell’1,4% su base annua.

Negli Stati Uniti l’attenzione si concentra su diversi indicatori macro pubblicati alle 13:30. In primo piano la statistica sull’indice dei prezzi per i consumi personali (Pce) di gennaio, riferimento principale per la Fed nella valutazione dell’inflazione, diffusa prima dell’escalation della crisi mediorientale di fine febbraio. Le stime indicano un aumento dello 0,4% su base mensile e del 3,1% su base annua per l’indice core Pce. Alla stessa ora verranno pubblicati anche i redditi personali di gennaio, attesi in crescita dello 0,5% su mese, gli ordini di beni durevoli, previsti in aumento dell’1,2%, e la seconda stima del Pil del quarto trimestre.

Alle 15:00 è infine attesa la lettura preliminare dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per marzo, con una previsione di 55,0 punti.

Tra gli appuntamenti della giornata figurano anche diverse revisioni sul merito di credito sovrano. In Italia è atteso il giudizio di Fitch sul rating della Repubblica italiana, mentre in Europa sono previsti aggiornamenti analoghi sulla Germania da parte di Moody’s e sulla Spagna da parte di Fitch e S&P.

Tra gli interventi delle banche centrali è atteso anche quello del membro della Bce Pierre Wunsch.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

STELLANTIS. Il gruppo automobilistico starebbe esaminando possibili intese con produttori cinesi per rafforzare la propria presenza industriale e commerciale in Europa, secondo quanto riportato da Bloomberg News.

BPER BANCA, POPOLARE DI SONDRIO. Gli azionisti riuniti nelle rispettive assemblee straordinarie hanno dato il via libera al piano di integrazione tra i due istituti di credito, approvando il progetto di fusione.

PRYSMIAN. La società ha avviato una collaborazione con Rio Tinto finalizzata alla progettazione e produzione di cavi in alluminio a ridotto impatto ambientale destinati al settore delle costruzioni negli Stati Uniti.

STM. Il gruppo dei semiconduttori intende accelerare sull’automazione con l’introduzione di oltre cento robot nei prossimi anni e con programmi di riqualificazione professionale dei dipendenti, con l’obiettivo di evitare la chiusura degli impianti più datati dedicati alla produzione di chip.

INTESA SANPAOLO. L’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione di 17,6 milioni di euro alla banca per il trattamento illecito di dati riguardanti circa 2,4 milioni di clienti nell’ambito di una specifica operazione societaria.

ACEA. In un’intervista al Corriere della Sera l’amministratore delegato Fabrizio Palermo, interpellato sulla possibilità di assumere la guida del Monte dei Paschi, ha spiegato di aver dato disponibilità a entrare nel consiglio di amministrazione dell’istituto senese per offrire il proprio contributo, senza aggiungere ulteriori commenti.

CREDEM. Il consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre agli azionisti la distribuzione di un dividendo pari a 0,75 euro per azione.

FERRETTI. Il consiglio di amministrazione ha invitato gli azionisti indipendenti a non aderire all’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale e subordinata presentata da Kkcg Maritime, ritenendo la proposta non equa e il prezzo offerto non adeguato sotto il profilo finanziario.

RAI WAY. Lo stallo relativo alla possibile integrazione con Ei Towers potrebbe trovare una soluzione nei prossimi consigli di amministrazione, secondo quanto riportato da MF citando l’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

SAFILO. Il gruppo ha chiuso il 2025 con un utile netto adjusted e un Ebitda adjusted in crescita rispettivamente del 30,4% e del 12% rispetto all’anno precedente. La società intende inoltre sottoporre all’assemblea un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie fino a un massimo di 10 milioni di titoli.

KEM. L’azienda ha raggiunto un accordo con Emosia per estendere al 15 aprile il termine ultimo per il completamento della cessione di tutte le partecipazioni detenute in Culti Milano.

A livello internazionale sono da monitorare:

HONDA MOTOR. Il titolo della casa automobilistica ha registrato la flessione più marcata degli ultimi dodici mesi dopo che il gruppo ha avvertito gli investitori della possibilità di dover sostenere oneri fino a 2.500 miliardi di yen, pari a circa 15,7 miliardi di dollari, prospettando una perdita annuale di dimensioni storiche.

ADOBE. L’amministratore delegato Shantanu Narayen lascerà la guida della società di software creativo in un contesto di crescente scetticismo sulla capacità del gruppo di mantenere una posizione dominante nell’era dell’intelligenza artificiale.

BLUE OWL CAPITAL. La società di gestione ha difeso la recente vendita di prestiti per 1,4 miliardi di dollari provenienti da tre dei propri fondi, sostenendo che l’operazione non prevedeva garanzie aggiuntive né incentivi nascosti, mentre il gruppo continua a essere al centro di scommesse su una possibile crisi del private credit.

TESLA. Il gruppo ha ottenuto il via libera delle autorità governative per convertire il proprio investimento nella società xAI di Elon Musk in una partecipazione minoritaria in SpaceX in vista della prevista quotazione in borsa della società spaziale.

PAYPAY. Le azioni della società di pagamenti digitali hanno registrato un balzo del 14% nel giorno del debutto in borsa dopo l’offerta pubblica iniziale da 879,8 milioni di dollari negli Stati Uniti, la più grande quotazione di una società giapponese su un mercato americano negli ultimi dieci anni.

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