STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio negativo con il future che segna un ribasso dell’1,1%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,9%) e quelli sul Nasdaq 100 (-1,1%).
Le tensioni in Medio Oriente hanno attraversato i mercati globali con movimenti tra i più ampi degli ultimi anni su più asset class. Il Brent è balzato del +7,3%, il rialzo giornaliero più forte da marzo 2022, mentre in Europa i future sul gas naturale a breve scadenza hanno segnato un +39,3%, massimo da febbraio 2022, dopo la sospensione della produzione di GNL in Qatar.
L’escalation non mostra segnali di allentamento. Nella notte due droni hanno colpito l’ambasciata Usa a Riyadh e il presidente Donald Trump ha dichiarato che la risposta sarà annunciata a breve, senza indicare una scadenza precisa per le operazioni, affermando che la campagna potrebbe durare “quattro o cinque settimane” ma anche più a lungo. Resta centrale il nodo dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% dell’offerta globale di petrolio. Le preoccupazioni sono aumentate dopo che un consigliere delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha minacciato di incendiare qualsiasi nave in transito, anche se secondo indiscrezioni la Cina starebbe sollecitando Teheran a mantenere aperto il passaggio.
In Europa le Borse hanno accusato forti ribassi, con lo Stoxx 600 a -1,6%, peggior seduta da novembre, e i future indicano ulteriori perdite. A sorpresa, lo S&P 500 ha chiuso quasi invariato (+0,04%), sostenuto dai titoli tecnologici Mag 7 (+0,4%) e dall’energia (+2%), dopo aver toccato un minimo intraday di -1,7%. In Asia si registrano forti cali per KOSPI -5,67% e Nikkei -2,65%, mentre la Cina limita le perdite con CSI 300 -0,14% e Shanghai Composite -0,21%.
L’esperienza storica suggerisce che gli shock geopolitici tendono a provocare cali medi del 6-8% sull’azionario Usa nell’arco di tre settimane, con recupero nelle tre successive. Negli ultimi tre anni le correzioni sono risultate più contenute, sollevando interrogativi su una possibile assuefazione dei mercati o su un eccesso di compiacenza. Molto dipenderà dall’andamento del petrolio: un rialzo persistente potrebbe innescare un movimento risk-off più marcato, mentre in caso contrario l’attenzione tornerebbe su dati macro e tema intelligenza artificiale. Con le elezioni di metà mandato a circa otto mesi, il costo della vita resta un fattore sensibile; un sondaggio Reuters/Ipsos indica che solo il 27% degli americani sostiene gli attacchi, contro il 43% contrario. Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato l’avvio di un programma per attenuare i costi energetici.
Le attese di tagli Fed entro fine anno si sono ridotte di 9,2 punti base a 52 punti base complessivi. In Europa i mercati hanno rivisto radicalmente le scommesse sulla Bce: la probabilità implicita per dicembre è passata da un 55% di taglio a un 17% di rialzo.
Fuori dal Medio Oriente, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato la revoca dei contratti tra il Tesoro e Anthropic su indicazione presidenziale. In tema di dazi, una corte d’appello Usa ha respinto la richiesta dell’amministrazione di sospendere il contenzioso sui rimborsi tariffari, rinviando il caso alla Corte del Commercio Internazionale. Nei mercati del credito, le emissioni di leveraged loan negli Stati Uniti sono crollate di quasi l’80% a febbraio rispetto a gennaio.
SPREAD ED EMISSIONI
Il Btp decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,52%, livello che non si vedeva da metà febbraio, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 60 punti base. Il movimento si inserisce in una fase di marcata tensione sui titoli di Stato dell’area euro, con i bond che nella seduta precedente hanno registrato il peggior selloff degli ultimi tre mesi.
Alla base della pressione sui governativi c’è il rapido rialzo dei prezzi dell’energia, che ha riacceso i timori di un ritorno delle pressioni inflazionistiche e ridotto l’attrattiva del reddito fisso come tradizionale bene rifugio. I tassi impliciti sull’inflazione dell’Eurozona a cinque anni sono saliti fino al 2,12% dal 2,08% di venerdì, segnando il maggiore incremento giornaliero nell’arco di un anno. Si è verificato anche un marcato appiattimento della curva dei rendimenti, con lo spread tra le scadenze a 2 e 10 anni dell’area euro sceso intorno a 63 punti base, sui minimi da novembre. Il movimento segnala una crescente cautela sulle prospettive economiche e sull’orientamento futuro della politica monetaria.
Prosegue il collocamento del Btp Valore a 6 anni, interamente riservato alla clientela retail, con la seconda giornata di offerta in corso e chiusura prevista per venerdì salvo eventuale stop anticipato. Nel debutto di ieri gli ordini hanno superato i 6 miliardi di euro, segnalando un interesse leggermente più sostenuto rispetto all’edizione di ottobre, quando nella prima seduta le richieste si erano fermate a 5,4 miliardi su una scadenza settennale.
In mattinata è atteso un possibile collocamento sindacato della Germania relativo al green bond con scadenza maggio 2041, nell’ambito di una struttura twin. Berlino prevede inoltre un’asta ordinaria con un’offerta fino a 5 miliardi di euro nel Bobl aprile 2031.
PETROLIO
Il petrolio estende il rialzo mentre Stati Uniti e Israele intensificano l’offensiva contro l’Iran e Teheran minaccia la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, dopo aver colpito con droni l’ambasciata americana a Riyadh. Il Brent si avvicina a 80 dollari al barile, dopo un balzo di circa il 7% nella seduta di lunedì, mentre il West Texas Intermediate quota intorno a 73 dollari. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Washington farà “qualunque cosa sia necessaria” e il segretario di Stato Marco Rubio ha indicato che la campagna militare è destinata ad accelerare.
L’ambasciata statunitense nella capitale saudita è stata attaccata da due droni, con un “incendio limitato e danni materiali contenuti”, secondo il ministero della Difesa di Riad. In precedenza il Dipartimento di Stato aveva invitato tutti i cittadini americani a lasciare il Medio Oriente a causa di “seri rischi per la sicurezza”. Ebrahim Jabbari, consigliere del comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ha affermato alla televisione di Stato che le forze iraniane “daranno fuoco a qualsiasi nave che tenterà di attraversare” lo Stretto di Hormuz; i media locali lo descrivono come alto consigliere e non come comandante operativo.
Il conflitto, esploso sabato e rapidamente esteso all’intera area mediorientale ricca di petrolio, ha sconvolto i mercati energetici globali. Le quotazioni di greggio, gas naturale e prodotti raffinati come il diesel hanno registrato forti aumenti, alimentando il rischio di una nuova ondata inflazionistica a livello globale. Anche il carbone segna un rialzo. Gli indicatori di mercato segnalano una tensione immediata sull’offerta: lo spread tra i primi due contratti Brent si amplia a 1,83 dollari al barile in backwardation, contro i 19 centesimi di una settimana fa, mentre il differenziale tra il contratto di dicembre di quest’anno e quello del dicembre 2027 sale a circa 3,80 dollari.
Le infrastrutture energetiche sono finite nel mirino. Saudi Aramco ha sospeso le attività nella raffineria di Ras Tanura dopo un attacco con droni nell’area, mentre il Qatar ha interrotto la produzione di gas naturale liquefatto nel più grande impianto di esportazione al mondo dopo essere stato colpito da un attacco iraniano. Il traffico di petroliere attraverso Hormuz risulta quasi paralizzato per i rischi legati alla navigazione in un passaggio che convoglia circa un quinto del petrolio mondiale e una quota analoga di GNL.
Le ripercussioni si estendono al trasporto marittimo: il costo per spedire greggio dal Medio Oriente alla Cina ha raggiunto un massimo storico lunedì, con i noli sulla rotta di riferimento balzati a 424.000 dollari al giorno, secondo i dati del Baltic Exchange. Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti avevano già incrementato le esportazioni il mese scorso, mentre l’OPEC+ ha deciso nel fine settimana di riprendere l’aumento della produzione in aprile. La capacità di mantenere questo ritmo dipenderà dalla possibilità di transitare attraverso Hormuz.
Secondo Robert Rennie di Westpac Banking, l’area tra 82 e 85 dollari al barile rappresenta il limite superiore nel breve termine se l’Iran continuerà a colpire infrastrutture energetiche e traffico marittimo, con gli aumenti produttivi precedenti dell’OPEC a fornire un parziale cuscinetto contro rialzi ancora più marcati.
In un intervento televisivo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran non ha contese con i Paesi vicini ma sta affrontando “i soldati americani presenti nella regione”. Gli Stati Uniti hanno indicato di accogliere con favore un cambio di regime a Teheran, incoraggiando la popolazione a rovesciare il governo. Le forze israeliane proseguono gli attacchi contro Teheran dopo raid in Libano contro Hezbollah, alleato dell’Iran, mentre il progetto di gas naturale Leviathan ha sospeso la produzione.
Rubio ha spiegato che l’obiettivo è distruggere la marina iraniana, i droni e il programma missilistico balistico utilizzato come scudo per le ambizioni nucleari. Un piano americano per attenuare i costi energetici entrerà in vigore martedì. Una fonte a conoscenza della situazione ha riferito che l’amministrazione Trump non prevede al momento di attingere alle riserve strategiche di greggio; un eventuale rilascio dalla Strategic Petroleum Reserve verrebbe coordinato con i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia.
Sul piano diplomatico, Emirati Arabi Uniti e Qatar stanno esercitando pressioni riservate sugli alleati per convincere Trump a individuare una via d’uscita che limiti la durata delle operazioni militari contro l’Iran. Se la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, con le petroliere impossibilitate a caricare o scaricare, i produttori del Golfo Persico rischierebbero di saturare le capacità di stoccaggio locali e valutare la chiusura dei pozzi. JPMorgan stima che questa soglia potrebbe essere raggiunta dopo circa 25 giorni. Gli analisti di ANZ avvertono che il conflitto sta entrando in una fase pericolosa e che più a lungo si protrarrà, maggiore sarà l’impatto sul mercato petrolifero globale.
ORO E ARGENTO
L’oro estende il rialzo per la quinta seduta consecutiva, sostenuto dall’escalation della guerra in Medio Oriente che ha destabilizzato i mercati energetici globali e rafforzato la domanda di beni rifugio. Il metallo prezioso è salito fino all’1,1% superando i 5.380 dollari l’oncia, dopo aver accumulato un progresso superiore al 3% nelle quattro sessioni precedenti, mentre il conflitto si è propagato nell’area. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti proseguiranno l’offensiva militare “finché sarà necessario”, e Israele ha annunciato una “ondata di attacchi” contro centri di comando iraniani. Teheran ha colpito infrastrutture petrolifere e del gas e minacciato il traffico marittimo nello strategico Stretto di Hormuz.
L’impennata dei prezzi dell’energia ha riacceso i timori per l’inflazione negli Stati Uniti, provocando un calo dei Treasury e aumentando la probabilità che la Fed mantenga i tassi invariati più a lungo. I mercati prezzano ora un taglio entro settembre, in una tempistica più tardiva rispetto alle attese precedenti. Tassi più elevati possono rappresentare un freno per l’oro, che non offre rendimento, ma allo stesso tempo ne rafforzano la funzione di riserva di valore in un contesto di incertezza.
Già prima degli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel fine settimana emergevano segnali di un possibile aumento delle pressioni sui prezzi negli Usa. I costi dei fattori produttivi nel manifatturiero sono aumentati a febbraio al ritmo più rapido dal 2022, secondo l’indicatore dell’Institute for Supply Management. L’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha avvertito che l’inflazione potrebbe trasformarsi in un elemento destabilizzante per l’economia americana.
Da inizio anno l’oro ha registrato un rialzo di quasi un quarto del suo valore, sostenuto da tensioni geopolitiche e commerciali persistenti e dalle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed. Il ritorno di una più ampia fuga da obbligazioni e valute, nota come debasement trade, ha fornito nuovo slancio a un rally pluriennale.
Secondo la banca privata svizzera Union Bancaire Privee, esiste un ampio margine perché il metallo torni a sfidare il record sopra 5.595 dollari l’oncia toccato a fine gennaio, qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi per diverse settimane. Lunedì l’oro ha chiuso ai livelli più alti da oltre un mese.
Un’eventuale stabilizzazione dello scenario potrebbe attenuare la spinta rialzista, osserva Han Xiao, direttore generale di Zhishui Investment Management. L’impatto degli eventi geopolitici, in particolare dei conflitti armati, tende a concentrarsi nella fase iniziale e a riflettersi rapidamente sui prezzi; in assenza di ulteriore escalation, l’effetto sui metalli preziosi potrebbe ridursi gradualmente.
Sul piano operativo, oggi l’ambasciata americana a Riyadh è stata attaccata da due droni mentre l’Iran intensificava le azioni contro l’Arabia Saudita in risposta alle operazioni di Stati Uniti e Israele. Trump ha dichiarato a un’emittente che Washington reagirà agli attacchi.
DATI MACRO IN ARRIVO
Agenda macro dominata dall’inflazione in Italia e nell’Eurozona, con l’Istat che alle 11 diffonde la stima dei prezzi al consumo di febbraio. Le attese indicano un indice armonizzato a +0,1% su base mensile e +1,1% su base annua, con il dato tendenziale visto in lieve accelerazione rispetto all’1% di gennaio.
Sul fronte dei conti pubblici, il deficit italiano nel 2024 non è rientrato sotto la soglia del 3% fissata dall’Unione europea, raffreddando le prospettive di un’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il rapporto deficit/Pil si è attestato al 3,1%, in calo dal 3,4% del 2024 ma leggermente oltre il limite europeo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha collegato il risultato alla spesa per i superbonus varati nel 2020, lasciando aperta la possibilità di revisioni. L’Istat ha precisato che eventuali aggiornamenti dei dati potrebbero arrivare entro il 21 aprile in presenza di nuove informazioni.
In Europa, riflettori anche sulla Grecia, dove alle 11 è atteso il tasso di disoccupazione di gennaio, e sul Portogallo, che pubblica il dato alle 12. Per l’intera Zona euro, alle 11 è prevista la stima dell’inflazione di febbraio, con consenso a +1,7% su base annua e inflazione core al 2,2%; per il dato headline le attese indicano stabilità all’1,7%.
Negli Stati Uniti è in calendario la pubblicazione delle scorte settimanali di prodotti petroliferi secondo l’Api, indicatore osservato in questa fase di forte volatilità energetica.
In Europa si riunisce alle 13,30 il board esecutivo della Riksbank svedese, mentre negli Stati Uniti sono previsti interventi del presidente della Fed di New York John Williams e del presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari. Tra le trimestrali in calendario figurano CrowdStrike, Thales e Target.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
STELLANTIS. A febbraio il gruppo automobilistico ha messo a segno in Italia un aumento delle immatricolazioni del 27,2% su base annua, superando la dinamica del mercato nazionale cresciuto del 14%, secondo elaborazioni Reuters sui dati del Ministero dei Trasporti.
AEFFE. Il gruppo della moda e del lusso, attualmente in procedura negoziale per la gestione della crisi, ha ricevuto diverse manifestazioni di interesse non vincolanti da parte di investitori qualificati italiani ed esteri, come comunicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy al termine del tavolo di confronto dedicato alla società.
MAIRE. La controllata Tecnimont si è aggiudicata un contratto di tipo Epc per un valore di circa 1,3 miliardi di dollari relativo alla realizzazione di un impianto petrolchimico.
OPS RETAIL. Borsa Italiana ha disposto, a partire da oggi e fino a nuova comunicazione, il divieto di inserire ordini privi di limite di prezzo sul titolo.
BANCO BPM. Il consiglio di amministrazione è convocato per l’approvazione del bilancio, dopo la diffusione dei risultati il 5 febbraio.
FINECOBANK. Riunione del consiglio di amministrazione per l’esame del bilancio, successiva alla pubblicazione dei conti avvenuta il 6 febbraio.
LOTTOMATICA. È in programma la conference call dedicata al bilancio.
A livello internazionale sono da monitorare:
BLACKSTONE. Il gruppo consente agli investitori di riscattare una quota record pari al 7,9% delle azioni del proprio principale fondo di private credit, segnale di tensioni in un comparto che sta registrando una serie di richieste di rimborso.
NVIDIA. Le autorità statunitensi stanno valutando l’introduzione di limiti al numero di acceleratori per l’intelligenza artificiale che la società può esportare verso singole aziende cinesi, misura che potrebbe ostacolare ulteriormente il ritorno del produttore di chip in un mercato strategico. Separatamente, la società ha annunciato un investimento da 4 miliardi di dollari in due aziende specializzate in ottiche per data center, componenti chiave per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
PARAMOUNT SKYDANCE. Fitch Ratings ha declassato il rating corporate e quello a lungo termine della società a livello speculativo dopo l’accordo per l’acquisizione del concorrente Warner Bros. Discovery.
APPLE. Il gruppo ha presentato l’iPhone 17e, nuova versione del proprio smartphone di fascia più accessibile, insieme a una versione potenziata dell’iPad Air.
.

di Francesco Sicuro













































