Start&Stock: Trump riaccende i timori su Hormuz: “Gli Usa non hanno bisogno dello stretto aperto”

Start&Stock: Trump riaccende i timori su Hormuz: “Gli Usa non hanno bisogno dello stretto aperto”

Le tensioni geopolitiche tornano a dominare il quadro globale dopo le dichiarazioni di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz, definito non essenziale per gli Stati Uniti. Le parole del presidente americano hanno riacceso i timori di un blocco prolungato della principale rotta energetica mondiale e di uno shock petrolifero destinato a durare ancora a lungo. A pesare sul sentiment contribuiscono anche il nuovo rialzo del greggio, le aspettative di tassi elevati negli Stati Uniti e l’instabilità politica nel Regno Unito attorno a Keir Starmer. Intanto il summit Trump-Xi prova a mantenere aperto il dialogo commerciale tra Washington e Pechino.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dell’1,3%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,6%) e quelli sul Nasdaq 100 (-1%%), dopo i record storici toccati nella seduta di ieri.

I mercati finanziari perdono slancio nelle prime ore della giornata dopo le dichiarazioni di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz, che secondo il presidente americano non sarebbe necessario mantenere aperto “in alcun modo”. Parole che hanno immediatamente riacceso i timori di un blocco prolungato della rotta energetica più strategica del pianeta e alimentato lo scenario di uno shock energetico globale destinato a protrarsi ancora a lungo.

Prima del nuovo deterioramento del sentiment, i mercati globali avevano archiviato una seduta molto positiva grazie ai segnali costruttivi arrivati dal vertice tra Trump e Xi Jinping a Pechino, ai solidi dati macro americani e a un temporaneo allentamento delle preoccupazioni sull’inflazione. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,8% ieri, aggiornando un nuovo massimo storico e superando per la prima volta quota 7.500 punti. A sostenere ulteriormente Wall Street sono state anche diverse notizie societarie legate soprattutto al comparto tecnologico e all’intelligenza artificiale. Cisco ha guidato i rialzi dello S&P 500 con un balzo del +13,4% dopo aver diffuso una guidance superiore alle aspettative. Grande entusiasmo anche per Cerebras Systems, società specializzata nei chip per l’intelligenza artificiale, che ha debuttato a Wall Street con un rialzo del +68% nel giorno della quotazione dopo l’Ipo da 5,5 miliardi di dollari. Nvidia ha guadagnato il +4,4%, trascinando al rialzo le Magnificent 7 (+0,5%) e permettendo anche al Nasdaq di aggiornare nuovi massimi storici con un progresso dello +0,9%. Il clima positivo ha coinvolto pure l’Europa, con lo Stoxx 600 in rialzo dello +0,8% e il Ftse Mib italiano in progresso del +1,15%, sui livelli più elevati dal 2000.

Il summit tra Stati Uniti e Cina ha contribuito a sostenere l’ottimismo sui mercati. Pur senza annunci clamorosi, diversi segnali hanno rafforzato le speranze di una riduzione delle tensioni commerciali tra le due superpotenze. Trump ha dichiarato che i rapporti tra Washington e Pechino saranno “migliori che mai”, mentre i media statali cinesi hanno riportato che Xi Jinping avrebbe rassicurato i manager americani spiegando che le “porte della Cina verso il mondo continueranno ad aprirsi sempre di più”. Tra i pochi annunci concreti emersi dal vertice figura l’intesa per l’acquisto da parte cinese di 200 aerei Boeing, un risultato che però ha deluso parte del mercato e ha provocato un calo del -4,7% del titolo Boeing.

Il nuovo rialzo del greggio ha alimentato una revisione restrittiva delle aspettative sulla Fed. I futures incorporano ormai quasi completamente un rialzo dei tassi entro giugno 2027, con 24 punti base di stretta monetaria prezzati dal mercato. A rafforzare questo scenario sono state anche le dichiarazioni del presidente della Fed di Kansas City Jeffrey Schmid, che ha definito “l’inflazione persistente il rischio più rilevante per l’economia americana”.

L’attenzione degli investitori resta concentrata anche sul Regno Unito, dove la crisi politica continua ad aggravarsi attorno alla leadership di Keir Starmer. A dominare la scena è soprattutto il possibile ritorno in Parlamento del sindaco della Greater Manchester Andy Burnham, che potrebbe candidarsi a un’elezione suppletiva dopo l’annuncio delle dimissioni di un deputato della sua area. Un eventuale ingresso di Burnham alla Camera dei Comuni aprirebbe la strada a una sfida diretta per la leadership laburista e quindi per la guida del governo britannico. I mercati guardano con particolare attenzione alle sue posizioni fiscali, soprattutto dopo le dichiarazioni dello scorso anno in cui aveva affermato che il Regno Unito non dovrebbe essere “ostaggio dei mercati obbligazionari”. Burnham ha inoltre suggerito nei giorni scorsi che la spesa per la difesa potrebbe essere esclusa dai vincoli fiscali, alimentando le aspettative di un aumento dell’emissione di Gilt sotto una sua eventuale premiership.

La sterlina ha reagito con decisione alle nuove turbolenze politiche, chiudendo ieri in calo dello 0,9% contro il dollaro e risultando la valuta peggiore tra le principali divise del G10. Prima delle indiscrezioni sul possibile ritorno di Burnham, il Regno Unito aveva già vissuto una giornata delicata con le dimissioni del ministro della Salute Wes Streeting, primo addio di livello governativo dopo le elezioni locali. Nella lettera di dimissioni, Streeting ha scritto che Starmer “non guiderà il Partito Laburista alle prossime elezioni generali”. Nonostante le tensioni crescenti, non è ancora partita una sfida formale alla leadership, che richiederebbe il sostegno del 20% dei deputati laburisti.

ASIA

Le tensioni si riflettono con forza anche sui mercati asiatici, dove il Giappone registra le perdite più pesanti dopo dati sui prezzi alla produzione nettamente superiori alle attese. Il PPI giapponese di aprile è balzato al +4,9% annuo contro aspettative ferme al +3%, aumentando sensibilmente le scommesse su nuovi rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan nel corso dell’anno. La reazione sul mercato obbligazionario è stata immediata: il rendimento del decennale giapponese è salito al 2,71%, massimo dal 1997.

Deboli anche le principali borse asiatiche, con il Nikkei in ribasso del -1,2%, il Kospi in calo del -3,7% e l’Hang Seng in flessione del -0,9%. Più resilienti invece i listini della Cina continentale, con il CSI 300 in progresso del +0,1% e lo Shanghai Composite in rialzo del +0,1%.

SPREAD E RATING ITALIA

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,78%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 71 punti base, dopo la discesa registrata nella seduta precedente. Il calo dei rendimenti non modifica però il quadro di fondo, che continua a restare caratterizzato da livelli elevati sui massimi di diversi anni, in un contesto dominato dalle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce.

Resta centrale anche il tema della spesa per la difesa italiana. Il ministro Guido Crosetto ha chiesto al Ministero dell’Economia di prendere rapidamente una decisione sull’eventuale accesso al fondo europeo “Safe”, lo strumento predisposto dall’Unione Europea per sostenere il finanziamento degli investimenti militari. La scadenza fissata a fine maggio aumenta l’urgenza del dossier in una fase in cui il governo italiano si è già impegnato a incrementare le risorse destinate alla difesa di oltre 12 miliardi di euro, con l’obiettivo di portare la spesa militare allo 0,5% del Pil entro il 2028. Una scelta che continua ad alimentare forti polemiche politiche, con le opposizioni che contestano l’utilizzo di queste risorse sostenendo che dovrebbero essere indirizzate verso sanità, scuola pubblica e welfare.

L’attenzione dei mercati si concentra ora soprattutto sul giudizio di S&P Global sull’Italia, atteso in serata a mercati americani chiusi. Attualmente il rating sovrano italiano si trova a “BBB+”, con outlook migliorato a positivo nel mese di gennaio. Gli operatori ritengono probabile che l’agenzia americana mantenga invariata la valutazione, seguendo la linea già adottata nelle ultime settimane dalle altre principali agenzie internazionali che non hanno introdotto modifiche ai propri giudizi sul debito italiano.

La giornata sarà importante anche per il resto dell’Eurozona, con l’arrivo delle valutazioni di Fitch sulla Germania e di Dbrs sul Portogallo.

PETROLIO

Il petrolio si avvia a chiudere la settimana in rialzo mentre lo Stretto di Hormuz resta di fatto paralizzato, i tentativi diplomatici per porre fine alla guerra continuano a rimanere bloccati e le conseguenze del conflitto continuano a destabilizzare i mercati globali. Il Brent sale in area 107 dollari al barile e registra un progresso di circa il +6% nell’arco della settimana, mentre il West Texas Intermediate si mantiene sopra quota 102 dollari. A mantenere alta la volatilità contribuiscono anche le dichiarazioni contrastanti di Donald Trump sul futuro dello stretto strategico. Il presidente americano ha prima dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti non avrebbero bisogno della riapertura di Hormuz, salvo poi affermare poche ore dopo, durante l’incontro a Pechino con Xi Jinping, che “vogliamo gli stretti aperti”.

La guerra tra Stati Uniti e Iran continua a produrre forti squilibri sul mercato energetico globale. Secondo l’International Energy Agency, il conflitto ha provocato una riduzione record delle scorte mondiali di petrolio e il mercato resterà “gravemente sottofornito” almeno fino a ottobre anche nel caso in cui le ostilità dovessero terminare il mese prossimo. Le tensioni energetiche stanno inoltre tornando ad alimentare l’inflazione americana. I dati pubblicati martedì negli Stati Uniti hanno mostrato come il conflitto stia riaccendendo le pressioni sui prezzi, aumentando la pressione politica su Trump in vista delle elezioni di midterm di novembre.

Il confronto tra Washington e Pechino continua a intrecciarsi con il dossier mediorientale. Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati nuovamente dopo il summit di giovedì, durante il quale avrebbero discusso anche della guerra in Iran e della situazione nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca. Trump ha dichiarato che Xi guarderebbe con favore a un aumento degli acquisti di petrolio americano, anche se il comunicato ufficiale diffuso da Pechino non cita esplicitamente il tema energetico tra gli argomenti affrontati. La nota cinese conferma comunque che il Medio Oriente è stato discusso durante il vertice.

Il cessate il fuoco formalmente in vigore dall’inizio di aprile continua a mostrarsi estremamente fragile. Nonostante una serie di episodi di tensione e nuovi scontri, Washington e Teheran restano lontane da un’intesa concreta. Trump ha recentemente definito la tregua in uno stato di “massima allerta”, criticando duramente la risposta iraniana alla proposta americana per mettere fine alla guerra.

Secondo Dennis Kissler, senior vice president trading di BOK Financial Securities, la direzione più probabile per i prezzi del greggio nel breve termine resta rialzista. L’analista sottolinea che le continue riduzioni delle scorte di petrolio e carburanti stanno sostenendo le quotazioni e ritiene che il rischio di nuove escalation sia elevato, considerando che le posizioni tra Stati Uniti e Iran restano ancora molto distanti.

Il blocco navale americano attorno ai porti iraniani rimane pienamente operativo, mentre la navigazione nell’area continua a essere estremamente rischiosa. Ieri una nave commerciale è stata sequestrata da personale non autorizzato all’ingresso dello Stretto di Hormuz e successivamente condotta in acque iraniane, episodio che conferma il clima di crescente instabilità nell’area.

Dall’inizio della guerra solo un numero molto limitato di petroliere è riuscito a lasciare il Golfo Persico, con pesanti conseguenze sui flussi globali di energia, incluso il gas naturale. In questo contesto Vitol Group sta offrendo greggio iracheno proveniente da aree esterne a Hormuz, segnale che almeno una parte dei carichi sarebbe riuscita a uscire dal Golfo nonostante le forti restrizioni.

I dati pubblicati questa settimana dalla Energy Information Administration mostrano che i flussi di greggio e carburanti attraverso lo Stretto di Hormuz sono diminuiti di quasi 6 milioni di barili al giorno nel primo trimestre, dopo l’inizio delle ostilità a fine febbraio. Un calo che continua ad alimentare i timori degli operatori sulla tenuta dell’offerta globale e sulla possibilità che le tensioni energetiche restino elevate ancora a lungo.

ORO E ARGENTO

L’oro si avvia a chiudere la settimana in moderato calo mentre l’accelerazione dell’inflazione americana legata alla guerra continua a rafforzare le aspettative di tassi d’interesse più elevati negli Stati Uniti. Il lingotto perde fino al -1% e scivola in area 4.607 dollari l’oncia, portando il bilancio settimanale a circa -2% rispetto a venerdì scorso. A pesare sul metallo prezioso sono soprattutto i nuovi dati macro americani: l’inflazione all’ingrosso ha registrato ad aprile l’aumento più forte dal 2022, mentre l’indice dei prezzi al consumo ha segnato il rialzo più marcato dal 2023. Il rafforzamento del dollaro e il nuovo balzo dei rendimenti del Treasury decennale rappresentano ulteriori elementi negativi per l’oro, che non offre rendimento ed è quotato in valuta americana.

Le tensioni geopolitiche restano comunque elevate. Lo Stretto di Hormuz continua a rimanere sostanzialmente chiuso, mentre i tentativi di trovare una soluzione diplomatica al conflitto tra Stati Uniti e Iran restano bloccati. La crisi energetica continua così ad alimentare i timori inflazionistici globali.

Secondo gli analisti di ANZ Group Holdings, aspettative d’inflazione elevate, rendimenti obbligazionari in crescita e un dollaro più forte continueranno a mantenere pressione sull’oro nel breve termine. La banca ha anche deciso di posticipare il target di prezzo a 6.000 dollari l’oncia alla metà del 2027, rinviandolo rispetto alle precedenti stime che indicavano l’inizio del prossimo anno.

Il metallo prezioso continua a muoversi all’interno di una fascia relativamente stretta dopo il forte crollo registrato nelle prime fasi della guerra. Gli investitori stanno cercando di bilanciare due rischi contrapposti: da una parte il timore che l’inflazione elevata costringa le banche centrali a mantenere tassi restrittivi più a lungo, dall’altra il rischio che il protrarsi del conflitto finisca per rallentare la crescita economica globale e riaprire successivamente la strada a politiche monetarie più accomodanti. Dall’inizio della guerra il lingotto registra comunque un calo superiore al -12%.

Nonostante la recente debolezza del mercato, alcuni operatori iniziano a intravedere possibili segnali di accumulo. Ryan McKay, senior commodity strategist di TD Securities, ritiene che gli hedge fund potrebbero tornare ad aumentare l’esposizione sull’oro nei prossimi giorni. Secondo l’analista, gli scenari di prezzo continuano infatti a suggerire un progressivo aumento delle posizioni lunghe da parte dei CTA, i commodity trading advisor specializzati nelle strategie quantitative.

Scenario differente per l’argento, che continua a mostrare una forza decisamente maggiore rispetto all’oro. Il metallo bianco registra un rialzo di circa +11% nel mese di maggio, sostenuto dal ritorno dell’interesse speculativo verso i metalli industriali. Il rapporto oro-argento si è ridotto nelle ultime settimane, elemento che per molti trader indica come l’argento sia diventato relativamente meno caro rispetto al lingotto.

Gli analisti di ANZ avvertono però che il recente rally dell’argento potrebbe mostrarsi vulnerabile nel breve periodo. La banca ritiene comunque che il persistente deficit di mercato e la domanda strutturale continueranno a sostenere i prezzi nel medio-lungo termine.

Nuovi fattori di pressione arrivano anche dall’India, secondo mercato mondiale per il consumo di oro. Nuova Delhi ha ulteriormente irrigidito le regole per l’importazione del metallo prezioso nel tentativo di difendere la rupia, pochi giorni dopo avere già aumentato i dazi sulle importazioni. Una stretta che rischia di indebolire ulteriormente la domanda nel secondo più grande mercato mondiale del lingotto.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In Italia l’attenzione si concentra sui dati definitivi dei prezzi al consumo di aprile, attesi alle 10. Il consensus prevede un aumento mensile dell’1,2% e una crescita annua del 2,8%. Per l’indice armonizzato europeo l’attesa è invece per un rialzo dell’1,7% su base mensile e del 2,9% su base annua.

Da Via Nazionale arriveranno anche gli aggiornamenti relativi al debito pubblico italiano di marzo, dopo il nuovo massimo storico registrato nel mese precedente. Attesi inoltre i dati di febbraio sulla composizione del portafoglio di titoli di Stato italiani detenuti da investitori esteri e retail. A gennaio gli acquisti dall’estero avevano raggiunto livelli record, segnale di una domanda ancora sostenuta sul debito italiano nonostante il contesto di tassi elevati.

Negli Stati Uniti gli operatori guardano soprattutto ai dati sull’attività industriale. Alle 14:30 verrà pubblicato l’indice manifatturiero della Fed di New York di maggio, atteso a 7,5. Alle 15:15 spazio invece ai numeri sulla produzione industriale americana di aprile, prevista in crescita dello 0,3% su base mensile, mentre la produzione manifatturiera è stimata in aumento dello 0,2%. In arrivo anche il dato annuale della produzione industriale Usa, che contribuirà a fornire ulteriori indicazioni sullo stato di salute dell’economia americana dopo i recenti segnali di inflazione persistente.

La giornata sarà importante anche per il comparto del debito sovrano europeo. Fitch è attesa alla revisione del rating della Germania, mentre S&P Global pubblicherà il nuovo giudizio sull’Italia. In calendario anche la valutazione di Dbrs sul Portogallo.

Attesa anche per il Bollettino economico della Commissione europea e per gli interventi dei membri della Bce Boris Vujcic e Primoz Dolenc.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

STELLANTIS. Il gruppo automobilistico ha raggiunto un’intesa con Dongfeng per la creazione di una joint venture dal valore di circa un miliardo di euro destinata alla produzione in Cina di modelli Peugeot e Jeep, rafforzando così la propria presenza industriale nel mercato asiatico.

TELECOM ITALIA. Fitch ha migliorato il rating della società portandolo a “BB+” e ha mantenuto outlook stabile. L’aggiornamento è stato comunicato nella serata di giovedì.

UNIPOL. Il gruppo assicurativo ha archiviato il primo trimestre con una crescita dell’utile netto consolidato e della raccolta premi, confermando inoltre l’intenzione di mantenere un livello elevato di solidità patrimoniale. Prevista conference call alle ore 12.

WEBUILD. Il consiglio di amministrazione ha analizzato l’andamento del business dall’inizio del 2026, periodo nel quale il gruppo ha acquisito nuovi ordini per circa 3 miliardi di euro, interamente concentrati in aree considerate a basso rischio.

FERRAGAMO. La società del lusso ha chiuso il primo trimestre con ricavi in flessione dell’1,2% a cambi costanti. Le vendite wholesale hanno registrato un calo del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Durante la conference call il management ha spiegato che anche il mese di aprile ha confermato il trend evidenziato nei primi tre mesi dell’anno.

FERRETTI. La società ha comunicato il rinvio del consiglio di amministrazione inizialmente previsto per il 15 maggio dedicato all’approvazione della trimestrale al 31 marzo, decisione legata all’insediamento del nuovo board avvenuto oggi. Il gruppo ha inoltre annunciato la nomina di Tan Ning alla carica di presidente.

A2A. La multiutility ha individuato a Brescia e Cassano d’Adda le aree destinate alla costruzione dei primi data center a partire dal 2027, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini.

DOVALUE. Il gruppo ha chiuso il primo trimestre con ricavi netti pari a 106,7 milioni di euro, in calo del 16,8%, mentre l’Ebitda adjusted è diminuito del 31,9% a 35 milioni di euro, penalizzato dalla debolezza delle attività in Italia e Grecia oltre che dalla normale stagionalità del business. Le collections sono rimaste stabili a 1,1 miliardi di euro, sostenute da una crescita del 14% registrata in Grecia. La società ha confermato l’obiettivo di ridurre la leva finanziaria netta a 2,2 volte entro la fine del 2026 e ha precisato di non avere scadenze di rifinanziamento prima del 2030. L’acquisizione di coeo entrerà nel perimetro di consolidamento dal secondo trimestre 2026.

AEFFE. Il consiglio di amministrazione ha deciso di rinviare al 30 giugno la riunione per l’approvazione del bilancio 2025, scelta collegata al processo di risanamento in corso nel gruppo fashion e lusso. Di conseguenza l’assemblea per il via libera definitivo al bilancio slitta al 31 luglio, oltre il termine ordinario dei 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

EUROGROUP LAMINATIONS. La società ha sottoscritto un finanziamento fino a 375 milioni di euro con un pool di istituti bancari, secondo quanto comunicato in una nota ufficiale.

ERG. In agenda la pubblicazione dei risultati trimestrali.

INTERPUMP. Attesi i conti trimestrali del gruppo.

A livello internazionale sono da monitorare:

BOEING. Donald Trump ha annunciato che la Cina ha accettato di acquistare 200 aerei Boeing in un accordo miliardario che segnerebbe il primo ordine cinese di jet commerciali statunitensi da quasi dieci anni.

NVIDIA, HON HAI PRECISION INDUSTRY. Il principale partner produttivo di server di Nvidia ha riportato un utile trimestrale superiore alle attese, segnale che la domanda legata all’hardware necessario allo sviluppo dell’intelligenza artificiale continua a rimanere molto sostenuta.

ADANI GREEN ENERGY. Gautam Adani e il nipote Sagar hanno accettato di versare complessivamente 18 milioni di dollari per chiudere le contestazioni della Securities and Exchange Commission, che li accusava di avere fornito informazioni false e fuorvianti sulla società Adani Green Energy.

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