STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,3%. Sottotono, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,5%).
I mercati globali hanno archiviato ieri una seduta contrastata mentre le nuove dichiarazioni di Donald Trump sull’Iran contribuiscono a ridurre parzialmente le tensioni accumulate nelle ultime giornate. Il presidente americano ha annunciato di avere sospeso gli attacchi contro Teheran inizialmente previsti per oggi, scelta che ha permesso a Wall Street di recuperare gran parte delle perdite registrate durante la seduta. L’S&P 500 ha chiuso quasi invariato a -0,1%, dopo essere arrivato a perdere fino allo 0,7% poco prima della chiusura. In Europa il clima appare relativamente più stabile con lo Stoxx 600 che ha chiuso ieri in rialzo del +0,5%.
Il quadro resta comunque estremamente fragile. Sono trascorse esattamente sei settimane dall’inizio della tregua e del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, dopo circa cinque settimane e mezzo di attacchi e operazioni militari dirette. La durata della fase di stallo supera ormai quella del conflitto aperto, elemento che molti osservatori interpretano come il segnale della volontà americana di evitare una nuova escalation militare. L’assenza di un accordo concreto dopo numerosi tentativi falliti continua però ad alimentare forte nervosismo tra gli investitori.
La svolta della giornata è arrivata nella parte finale della seduta americana, quando Trump ha dichiarato di avere bloccato l’operazione militare contro l’Iran dopo un appello avanzato dai leader di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il presidente americano ha spiegato che gli alleati del Golfo ritengono di essere “molto vicini a un accordo” con Teheran e hanno chiesto alcuni giorni supplementari per negoziare. Lo stesso Trump ha comunque ribadito di avere ordinato alle forze armate statunitensi di restare pronte a lanciare “un attacco totale su larga scala” nel caso in cui non venga raggiunta un’intesa soddisfacente. La Casa Bianca continua inoltre a ribadire che l’obiettivo centrale resta impedire che l’Iran possa sviluppare armi nucleari.
Le parole del presidente americano hanno immediatamente raffreddato parte del premio al rischio incorporato nel mercato energetico. Le quotazioni del greggio continuano però a muoversi violentemente in entrambe le direzioni, trascinate dalle indiscrezioni contrastanti sui negoziati tra Washington e Teheran. In un primo momento il mercato aveva reagito positivamente alla notizia diffusa dall’agenzia iraniana Tasnim relativa a una possibile deroga temporanea alle sanzioni petrolifere americane. Successivamente sono arrivate nuove indiscrezioni negative: da un lato fonti iraniane hanno accusato Washington di avanzare richieste “eccessive e irrealistiche”, dall’altro Axios ha riferito che la Casa Bianca considera insufficiente la proposta aggiornata presentata da Teheran.
Particolarmente forte la reazione del mercato britannico. I Gilt sovraperformano il resto d’Europa dopo che un portavoce del sindaco della Greater Manchester Andy Burnham ha escluso modifiche alle regole fiscali britanniche in caso di sua eventuale ascesa politica. Lo stesso portavoce ha smentito anche l’ipotesi di escludere la spesa per la difesa dai vincoli di bilancio, proposta che Burnham aveva ventilato nei mesi scorsi. Le rassicurazioni hanno contribuito ad allentare i timori degli investitori su un possibile aumento dell’emissione di debito pubblico. Il premier Keir Starmer continua intanto a respingere le ipotesi di dimissioni, dichiarando di non avere alcuna intenzione di lasciare l’incarico anche in caso di vittoria di Burnham alle prossime elezioni suppletive.
ASIA
Il clima resta prudente anche sui mercati asiatici. A pesare soprattutto il comparto tecnologico, con il Kospi sudcoreano che crolla del -4,1% dopo avere toccato perdite superiori al -5% nel corso della seduta. Più contenuti i ribassi del Nikkei giapponese, in flessione del -0,4%, e del CSI 300 cinese, in calo del -0,5%, mentre lo Shanghai Composite si mantiene vicino alla parità. In controtendenza l’S&P/ASX 200 australiano, in rialzo del +0,9%, insieme all’Hang Seng di Hong Kong, che avanza del +0,4%.
L’economia giapponese chiude il primo trimestre con una crescita superiore alle attese, sostenuta dalla buona tenuta di export e consumi interni, in una fase in cui gli effetti più pesanti dello shock energetico legato alla guerra in Iran non si sono ancora trasferiti pienamente sull’attività economica. I dati pubblicati oggi mostrano che il Pil del Giappone è cresciuto del 2,1% annualizzato tra gennaio e marzo, in accelerazione rispetto al +0,8% registrato nel trimestre precedente e sopra le aspettative degli analisti, ferme a un incremento dell’1,7%.
Le nuove statistiche rafforzano ulteriormente l’attenzione dei mercati sulle prossime mosse della Bank of Japan, che potrebbe valutare già il mese prossimo un nuovo rialzo dei tassi in risposta alle crescenti pressioni inflazionistiche e alla resilienza mostrata dall’economia nipponica. I numeri sul Pil vengono infatti considerati uno degli elementi centrali per le prossime decisioni di politica monetaria della banca centrale giapponese.
Il mercato obbligazionario giapponese continua però a vivere una fase di forte tensione. Alla pressione già esercitata dal rialzo globale dei rendimenti e dall’impennata dei prezzi energetici si è aggiunta la notizia secondo cui il governo starebbe valutando l’emissione di nuovo debito per finanziare un pacchetto straordinario di sostegno all’economia colpita dagli effetti della guerra. Una prospettiva che alimenta ulteriori timori sulla sostenibilità delle finanze pubbliche del Paese, già considerate tra le più fragili al mondo sviluppato.
Le vendite sui titoli di Stato giapponesi hanno così accelerato ulteriormente. Il rendimento del Jgb trentennale ha toccato un nuovo record storico al 4,2%, mentre il tasso sul decennale è salito al 2,8%, aggiornando i livelli più elevati dall’ottobre 1996. Il movimento riflette la crescente convinzione degli investitori che la Bank of Japan possa essere costretta ad abbandonare definitivamente la lunga stagione di politica monetaria ultra-espansiva mantenuta negli ultimi anni.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,90%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 76 punti base. I titoli di Stato europei restano sotto pressione dopo la nuova ondata di vendite che ha colpito il comparto obbligazionario globale, in un contesto dominato dal forte rialzo dei prezzi energetici e dalle persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
L’aumento dei costi dell’energia continua infatti ad alimentare i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione, spingendo gli investitori a rivedere rapidamente le aspettative sulle prossime mosse delle principali banche centrali. Il mercato monetario sta progressivamente abbandonando lo scenario di allentamento monetario che prevaleva prima dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, tornando invece a prezzare una fase di nuova stretta sui tassi.
Negli Stati Uniti le attese sui Fed Funds indicano ormai una probabilità superiore al 50% di un rialzo dei tassi da parte della Fed entro dicembre, secondo le rilevazioni del FedWatch del Cme. Prima dell’inizio della guerra, gli operatori scommettevano invece su tagli del costo del denaro nel corso dell’anno. La dinamica dei prezzi energetici e il riaccendersi delle pressioni inflazionistiche stanno quindi modificando profondamente le aspettative sul percorso della politica monetaria americana.
Anche sul versante europeo il mercato continua a rafforzare le scommesse su una linea più aggressiva della Bce. Gli investitori attribuiscono ormai circa l’80% di probabilità a un rialzo dei tassi già nel prossimo meeting e prezzano complessivamente tre aumenti entro la fine dell’anno. Fino all’esplosione della crisi in Medio Oriente, il consenso prevalente riteneva invece che Francoforte avrebbe mantenuto i tassi invariati ancora a lungo.
Resta elevata anche l’attenzione sul mercato primario europeo. La Germania propone oggi al mercato una riapertura del Bobl quinquennale con scadenza aprile 2031 per un ammontare complessivo di 5 miliardi di euro.
PETROLIO
Il petrolio arretra dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che ha annunciato di avere sospeso un attacco militare contro l’Iran inizialmente previsto per oggi, accogliendo la richiesta avanzata da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Le quotazioni del Brent scivolano sotto quota 110 dollari al barile dopo il rialzo del +2,6% registrato ieri, mentre il West Texas Intermediate con consegna luglio scende sotto i 103 dollari. Il presidente americano ha spiegato in un messaggio pubblicato sui social che i leader dei principali Paesi del Golfo hanno chiesto agli Stati Uniti di “rinviare il previsto attacco militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran”, aggiungendo che sarebbero in corso “negoziati molto seri”.
Il mercato energetico continua a restare fortemente condizionato dall’incertezza sui colloqui diplomatici e soprattutto dal rischio che la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz possa compromettere ancora a lungo le forniture energetiche provenienti dal Golfo Persico. Le quotazioni del greggio hanno accumulato un forte rialzo nelle ultime settimane proprio a causa dei timori legati all’offerta e alle crescenti tensioni geopolitiche. Trump ha più volte minacciato una nuova offensiva militare contro Teheran senza però arrivare a un’escalation concreta, mentre dall’Iran non sono arrivate conferme immediate sulla ripresa dei negoziati.
Secondo Mark Malek, chief investment officer di Muriel Siebert & Co, il rinvio dell’operazione rappresenta un segnale positivo per i mercati, anche se evidenzia quanto la situazione resti estremamente imprevedibile. L’esperto sottolinea che il continuo cambio di strategia da parte della Casa Bianca dimostra la natura altamente instabile e casuale dell’evoluzione diplomatica tra Washington e Teheran.
Trump ha precisato che gli Stati Uniti restano pronti a colpire l’Iran nel caso in cui non venga raggiunto un accordo considerato accettabile, evitando però di indicare una scadenza precisa. Durante un evento organizzato alla Casa Bianca poche ore dopo il messaggio pubblicato sui social, il presidente americano ha spiegato di avere deciso di “rinviare l’attacco per un po’ di tempo”, auspicando che il rinvio possa diventare definitivo grazie ai colloqui in corso con Teheran.
Le tensioni continuano comunque a colpire pesantemente il mercato petrolifero globale. Il blocco navale americano mantiene inattivo da almeno dieci giorni il terminal petrolifero iraniano di Kharg Island, principale hub per l’export energetico del Paese. Lo stop alle attività sta riducendo drasticamente le entrate petrolifere dell’Iran e sottraendo milioni di barili al mercato internazionale. Una situazione che rappresenta un netto cambio di scenario per la Repubblica Islamica, che nelle prime settimane della guerra era riuscita a imporsi come principale esportatore di greggio attraverso Hormuz dopo avere limitato l’accesso alle navi di altri Paesi nello stretto strategico.
Nel corso della seduta di ieri il petrolio aveva temporaneamente ridotto i rialzi dopo che l’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim aveva riferito di una possibile proposta americana per introdurre una deroga temporanea alle sanzioni petrolifere fino al raggiungimento di un accordo definitivo. La notizia è stata successivamente smentita da un funzionario statunitense citato in forma anonima, che ha definito falsa la ricostruzione senza aggiungere ulteriori dettagli.
Parallelamente Washington ha introdotto una nuova deroga che consente la vendita di petrolio russo e prodotti petroliferi già caricati sulle petroliere, pochi giorni dopo la scadenza della precedente autorizzazione. Una misura che punta a limitare ulteriori tensioni sull’offerta energetica globale in una fase caratterizzata da forte volatilità e crescente pressione sui prezzi del greggio.
ORO
L’oro torna a perdere terreno e cancella gran parte del recupero della seduta precedente mentre i mercati continuano a monitorare con estrema attenzione gli sviluppi del fragile negoziato tra Stati Uniti e Iran. Il metallo prezioso oscilla inizialmente tra rialzi e ribassi prima di scendere in area 4.538 dollari l’oncia, appesantito dal clima di maggiore cautela legato all’evoluzione del cessate il fuoco in Medio Oriente.
A influenzare il sentiment degli investitori sono soprattutto le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che ha confermato di avere autorizzato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran nel corso della settimana, decidendo però di sospendere temporaneamente le operazioni dopo le richieste avanzate da tre alleati strategici del Golfo Persico. Secondo quanto spiegato dal presidente americano, i leader di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti avrebbero chiesto più tempo per cercare di raggiungere un accordo nucleare con Teheran ritenuto accettabile da Washington.
Trump ha precisato che i Paesi del Golfo ritengono ancora possibile arrivare a un’intesa capace di soddisfare le richieste americane ed evitare una nuova escalation militare nella regione. In precedenza Axios aveva riferito che la Casa Bianca considera insufficiente la proposta inviata domenica dall’Iran attraverso la mediazione pakistana, giudicandola priva di miglioramenti significativi rispetto alle precedenti offerte negoziali.
Il mercato dell’oro continua così a muoversi in una fascia relativamente ristretta dopo il forte calo registrato nelle prime fasi del conflitto. Dall’inizio della guerra il lingotto ha perso quasi il 14%, penalizzato da un contesto dominato da tensioni inflazionistiche e aspettative di tassi elevati più a lungo. Le preoccupazioni per il rallentamento economico globale e la possibilità di future misure di allentamento monetario stanno però contribuendo a limitare ulteriori vendite sul comparto dei metalli preziosi.
A mantenere pressione sul lingotto contribuiscono anche i rendimenti obbligazionari americani, che restano vicini ai massimi pluriennali mentre i prezzi energetici ancora elevati continuano ad alimentare i timori sull’inflazione. Il rialzo dei tassi di mercato riduce l’attrattiva dell’oro, trattandosi di un asset che non offre rendimento. Anche il rafforzamento del dollaro pesa sulle quotazioni: l’indice della valuta americana sale dello 0,2%, rendendo il metallo prezioso più costoso per gli investitori che acquistano in altre divise.
Secondo Vasu Menon, strategist di Oversea-Chinese Banking, la continua evoluzione della situazione in Medio Oriente, insieme all’andamento del petrolio e dei rendimenti obbligazionari, potrebbe continuare a esercitare pressione sull’oro nel breve termine. L’analista ritiene comunque che il metallo prezioso mantenga un ruolo importante come copertura contro le crescenti incertezze globali, in un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti politici ed economici destinati ad accelerare nei prossimi anni.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In mattinata i riflettori saranno puntati sulla Gran Bretagna, dove verrà pubblicato il dato relativo al tasso di disoccupazione ILO di marzo. Il consenso degli economisti prevede un aumento al 4,9%, segnale che potrebbe confermare un graduale raffreddamento del mercato del lavoro britannico in una fase caratterizzata da forte incertezza politica ed economica.
Per la zona euro è invece attesa la diffusione della bilancia commerciale di marzo da parte di Eurostat. Il dato offrirà indicazioni importanti sullo stato della domanda esterna europea e sull’impatto che il rallentamento globale e le tensioni energetiche stanno esercitando sulle esportazioni dell’area.
A dominare il quadro resta soprattutto il vertice dei ministri finanziari del G7 in corso a Parigi, appuntamento che vede la partecipazione anche del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il confronto tra le principali economie occidentali si concentra inevitabilmente sulla crisi in Medio Oriente, sulle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz e sulle ripercussioni che il nuovo shock energetico sta producendo su inflazione, crescita e stabilità finanziaria globale.
Per la Bce partecipano ai lavori la presidente Christine Lagarde e il membro del board Piero Cipollone, in una fase in cui il mercato continua a rafforzare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte di Francoforte nel tentativo di contenere le pressioni inflazionistiche alimentate dall’impennata dei prezzi energetici.
Nel pomeriggio sono attesi gli interventi del membro del board della Bce Philip Lane e del governatore della Fed Christopher Waller.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
STELLANTIS. Il gruppo automobilistico ha annunciato l’avvio del progetto “E-Car”, una nuova city car elettrica compatta pensata per il segmento delle vetture accessibili, con produzione prevista dal 2028 nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. La strategia industriale che verrà illustrata durante l’Investor Day della prossima settimana sarà focalizzata sul recupero delle quote di mercato negli Stati Uniti, sulla revisione del portafoglio marchi del gruppo e sul rafforzamento delle alleanze con costruttori cinesi.
ENEL. Attraverso la controllata Enel Green Power North America, il gruppo ha raggiunto un accordo per acquisire da una utility americana un portafoglio composto da sette impianti fotovoltaici già operativi negli Stati Uniti. L’operazione vale circa 140 milioni di dollari e riguarda asset con una capacità complessiva di circa 270 MW e una produzione annuale stimata in 0,4 TWh. Il closing è previsto entro la fine dell’anno e il contributo atteso all’Ebitda ordinario del gruppo è pari a circa 20 milioni di dollari all’anno.
LEONARDO. Il Regno Unito starebbe preparando un finanziamento da 6 miliardi di sterline destinato al programma Gcap per il nuovo caccia stealth di prossima generazione sviluppato insieme a Italia e Giappone. Lo riferisce il Financial Times. Il progetto vede coinvolta la joint venture internazionale creata dai tre Paesi per accelerare lo sviluppo del nuovo velivolo militare.
AVIO. La società aerospaziale ha completato con successo il lancio del satellite scientifico “Smile” tramite il vettore Vega C partito dallo spazioporto europeo della Guyana francese. Il progetto “Solar wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer” rappresenta una nuova missione scientifica dedicata allo studio dell’interazione tra vento solare e magnetosfera terrestre.
ENI, SAIPEM, SNAM, TERNA. Il governo italiano starebbe lavorando al coinvolgimento di alcuni grandi gruppi energetici controllati dallo Stato nella ricostruzione delle infrastrutture del Qatar danneggiate dagli attacchi missilistici iraniani. Secondo MF, il piano coinvolgerebbe Eni, Saipem, Snam e Terna con l’obiettivo di assicurare nuove commesse pluriennali alle aziende italiane e favorire il ripristino dei flussi di gas naturale liquefatto verso l’Italia.
EUROGROUP LAMINATIONS. Il gruppo ha archiviato il primo trimestre con una perdita di 3,1 milioni di euro, in peggioramento rispetto al rosso di 2,1 milioni registrato nello stesso periodo del 2025. I ricavi consolidati sono diminuiti dell’8%, penalizzati soprattutto dalla debolezza della domanda sul mercato nordamericano. La società ha comunque confermato la guidance per l’intero esercizio.
FERRETTI. In agenda il consiglio di amministrazione dedicato all’approvazione dei risultati del primo trimestre.
NEXT GEOSOLUTION. La società si è aggiudicata un contratto del valore di circa 9 milioni di euro con il gestore di rete olandese TenneT per attività di indagine marina nell’area eolica offshore “Voordelta - Nederwiek 3” nel Mare del Nord.
A livello internazionale sono da monitorare:
SEAGATE TECHNOLOGY. Il titolo ha perso il 6,9% nella seduta di lunedì, registrando la peggior flessione giornaliera degli ultimi due mesi dopo alcune dichiarazioni del management durante una conferenza organizzata da JPMorgan che hanno alimentato i timori degli investitori sulla capacità del gruppo di sostenere la forte domanda di chip per memorie.
STANDARD CHARTERED. L’istituto bancario prevede di eliminare migliaia di posizioni di supporto nei prossimi quattro anni, inserendosi tra le grandi banche globali che stanno utilizzando l’intelligenza artificiale per ridurre il personale.
NVIDIA. L’amministratore delegato Jensen Huang ha dichiarato di aspettarsi che le autorità cinesi consentano in futuro nuovamente l’importazione di chip per l’intelligenza artificiale prodotti negli Stati Uniti.
OPENAI. Una giuria ha respinto le accuse avanzate da Elon Musk contro OpenAI e Sam Altman, secondo cui la società avrebbe tradito la missione originaria di operare nell’interesse pubblico trasformandosi in un’azienda orientata al profitto.
ADANI GREEN ENERGY. Il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto l’archiviazione delle accuse penali nei confronti del miliardario indiano Gautam Adani, poco dopo l’annuncio relativo alla chiusura di un’indagine del Dipartimento del Tesoro collegata alle sanzioni che coinvolgevano la principale società del gruppo.
ALPHABET, BLACKSTONE. Google e Blackstone starebbero lavorando alla creazione di una società specializzata nel cloud per l’intelligenza artificiale destinata a competere con operatori come CoreWeave utilizzando i chip proprietari sviluppati dal gruppo di Mountain View.
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di Francesco Sicuro













































