Start&Stock: Trump valuta opzioni militari contro l’Iran, la Fed lascia tutto fermo con divisioni interne

Start&Stock: Trump valuta opzioni militari contro l’Iran, la Fed lascia tutto fermo con divisioni interne

Clima di forte incertezza sui mercati globali, con il conflitto tra Stati Uniti e Iran che resta senza sbocchi e lo Stretto di Hormuz ancora bloccato, alimentando timori su crescita e inflazione. Trump valuta nuove opzioni militari mentre la Federal Reserve mantiene i tassi invariati ma mostra divisioni interne. I rendimenti obbligazionari salgono ai massimi di lungo periodo, con Bce e BoE al centro dell’attenzione con i verdetti attesi oggi.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dell’1,1%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,4%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,4%).

Dopo 24 ore estremamente intense per i mercati, il flusso di notizie resta elevato anche nelle prime ore della giornata, mentre la chiusura dello Stretto di Hormuz continua ad alimentare i timori di uno shock stagflazionistico prolungato. L’impatto è già evidente sui titoli di Stato: in Giappone il rendimento del decennale ha raggiunto il 2,51%, valore che rappresenterebbe il massimo dal 1997. In Europa il Bund decennale si attesta al 3,11%, ai livelli più elevati dal 2011, mentre i gilt britannici a 10 anni salgono al 5,07%, massimo dal 2008. Il contesto resta quindi privo di segnali di stabilizzazione, anche considerando la decisione della Fed e i risultati di quattro società dei Magnificent 7.

Secondo una notizia diffusa da Axios, Donald Trump potrebbe valutare un’escalation del conflitto. Nelle ultime ore è emerso che il presidente statunitense riceverà un aggiornamento su possibili opzioni militari. Secondo le stesse fonti, il US Central Command avrebbe predisposto un piano di attacchi “brevi e intensi” con l’obiettivo di superare lo stallo negoziale.

La giornata precedente è stata dominata anche dalla riunione della Fed, che ha lasciato i tassi invariati, in linea con le attese, ma con una forte spaccatura interna. Il voto ha registrato quattro dissensi, il numero più alto dal 1992. Tra questi, il governatore Miran ha sostenuto un taglio di 25 punti base, mentre i presidenti regionali Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan hanno espresso una posizione restrittiva, opponendosi all’inclusione di un orientamento espansivo nel comunicato. Durante la conferenza stampa, il presidente Jerome Powell ha parlato di un dibattito “vigorous” all’interno del FOMC, sottolineando che il centro del comitato si sta spostando verso una posizione più neutrale, ma senza la necessità di fornire segnali immediati. Powell ha inoltre evidenziato che la politica monetaria si trova in una posizione adeguata per essere mantenuta invariata, alla luce delle incertezze legate al Medio Oriente.

Tra gli sviluppi più rilevanti, Powell ha confermato che rimarrà nel board della Fed anche dopo la scadenza del suo mandato da presidente il 15 maggio, continuando a esercitare il proprio ruolo di governatore fino alla fine del mandato previsto nel gennaio 2028. Ha precisato che la permanenza sarà “per un periodo da definire” e legata anche alla conclusione dell’indagine del Dipartimento di Giustizia. Parallelamente, il Senate Banking Committee ha dato il via libera alla candidatura di Kevin Warsh, avvicinandolo alla nomina a prossimo presidente della Fed.

A Wall Street, la seduta di ieri è stata sostanzialmente stabile, con l’S&P 500 e Nasdaq piatti, ma il clima è migliorato dopo la chiusura grazie ai risultati delle grandi società tecnologiche. Alphabet ha registrato un rialzo del +6,6% nell’after-hours, sostenuto da ricavi cloud superiori alle attese, pari a 20 miliardi di dollari rispetto a una previsione di 18,4 miliardi, e da un significativo aumento del backlog. Amazon è salita di oltre il +2%, grazie a una crescita del +28% di Amazon Web Services, superiore al consenso. Microsoft ha riportato un incremento del +39% nel cloud, in linea con le attese, indicando un’accelerazione nella seconda metà dell’anno. In controtendenza Meta Platforms, che ha perso il -7% nell’after-hours dopo aver comunicato una guidance sui ricavi in linea con le stime ma un aumento del piano di investimenti 2026 fino a 125-145 miliardi di dollari, con un incremento di 20 miliardi.

In Europa, la giornata di ieri è stata segnata da nuove tensioni sui rendimenti, con un pricing di 83 punti base di rialzi Bce entro dicembre. L’azionario ha risentito del contesto, con lo Stoxx 600 a -0,6%, ai minimi di tre settimane.

L’attenzione resta focalizzata sulle banche centrali, con le decisioni attese da Banca centrale europea e Bank of England. Per la BCE il mercato si aspetta tassi invariati al 2%, con una crescente probabilità di rialzo nella riunione di giugno. Gli economisti sottolineano l’elevata incertezza legata all’andamento dei prezzi energetici e alle ricadute sull’inflazione. La BoE dovrebbe mantenere il costo del denaro al 3,75%, con un focus sulle prospettive di crescita e inflazione e sulle proiezioni a due e tre anni.

ASIA

In Asia prevalgono le vendite, con il Nikkei a -1,5%, l’Hang Seng a -1,2% e il Kospi a -1,1%, mentre i listini cinesi mostrano movimenti più contenuti, con il CSI 300 piatto e lo Shanghai Composite a +0,1%.

L’attività manifatturiera in Cina continua a espandersi anche in aprile, sostenuta da un’accelerazione della produzione legata all’anticipo delle spedizioni verso l’estero. Le aziende hanno infatti intensificato i ritmi per consegnare merci prima che il protrarsi del conflitto possa determinare un ulteriore aumento dei costi, con un impatto diretto sui nuovi ordini export, saliti ai livelli più elevati degli ultimi due anni.

L’indice Pmi ufficiale si è attestato a 50,3, in lieve calo rispetto a 50,4 di marzo, ma ancora sopra la soglia di 50 che delimita l’espansione dalla contrazione. Il dato risulta superiore alle attese di mercato, ferme a 50,1 secondo il consensus Reuters, confermando una tenuta dell’attività industriale nonostante il contesto internazionale complesso.

Segnali opposti arrivano dal Giappone, dove la produzione industriale evidenzia un indebolimento più marcato del previsto. A marzo si registra una flessione dello -0,5%, a fronte di aspettative per un incremento dell’+1,1%, segnando il secondo calo consecutivo su base mensile. Il dato riflette l’impatto crescente delle tensioni geopolitiche sull’economia nipponica, particolarmente esposta alle dinamiche dei mercati energetici.

Il quadro evidenzia le difficoltà per la Bank of Japan nel percorso di normalizzazione della politica monetaria. Da un lato, il rialzo dei prezzi del petrolio e le interruzioni nelle forniture alimentano le pressioni inflazionistiche; dall’altro, gli stessi fattori stanno comprimendo la crescita, penalizzando un sistema economico fortemente dipendente dalle importazioni di energia.

SPREAD E NUOVE EMISSIONI

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,95%, sui livelli più elevati dal 7 aprile, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 83 punti base. Gli operatori mantengono un atteggiamento prudente in attesa delle decisioni della Bce, attese per le 14:15 italiane, che rappresentano il principale catalizzatore della giornata.

Sul fronte politico, il Consiglio dei ministri è chiamato a esaminare diversi dossier, tra cui il piano casa e la possibile proroga del taglio delle accise sui carburanti, in scadenza imminente. In parallelo, al Senato è attesa la votazione sul Documento di finanza pubblica, alla presenza del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in un contesto di crescente attenzione sui conti pubblici e sulle misure di sostegno all’economia.

PETROLIO

Il petrolio accelera con forza e raggiunge nuovi massimi in un contesto di crescente tensione geopolitica, dopo che indiscrezioni indicano che Donald Trump si appresta a ricevere un briefing su nuove opzioni militari contro l’Iran, alimentando il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente. Il Brent balza fino al +7,1% superando i 126 dollari al barile, toccando il livello intraday più elevato degli ultimi quattro anni, mentre il West Texas Intermediate supera quota 110 dollari, segnando un deciso rafforzamento delle quotazioni energetiche.

Secondo quanto riportato da Axios, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del comando centrale statunitense, presenterà al presidente un aggiornamento sulle possibili operazioni, lasciando intendere che una ripresa delle azioni militari sia concretamente allo studio. Il cessate il fuoco resta formalmente in vigore dall’inizio di aprile, ma i tentativi di avviare un confronto diretto tra le parti non hanno prodotto risultati, con Stati Uniti e Iran che continuano a mantenere il blocco sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi energetici globali. Il comando centrale ha inoltre richiesto l’invio di missili ipersonici nell’area, che rappresenterebbe un passaggio inedito per l’impiego di queste armi.

La chiusura di fatto dello stretto, in atto dalla fine di febbraio, ha determinato una forte contrazione dei flussi di petrolio, gas naturale e prodotti raffinati, contribuendo all’impennata dei prezzi energetici. La Casa Bianca ha riferito che Trump ha discusso con operatori del settore petrolifero e del trading le misure per prolungare il blocco cercando al tempo stesso di limitarne l’impatto sui consumatori americani.

“Trump ha rimosso l’ultima ancora di stabilità su cui il mercato faceva affidamento, ovvero la prospettiva di una fine imminente del conflitto”, ha dichiarato Robert Rennie di Westpac Banking. “Gli operatori sono ora costretti a confrontarsi con uno scenario più complesso, in cui entrambe le parti ritengono di essere in posizione di forza e non emergono incentivi chiari per negoziare, mentre i prezzi dell’energia continuano a salire”.

Il comando centrale statunitense avrebbe elaborato un piano per una serie di attacchi rapidi e mirati contro infrastrutture iraniane, secondo quanto riferito dalle fonti. Cooper avrebbe già fornito un briefing simile il 26 febbraio, poco prima dell’avvio del conflitto da parte di Stati Uniti e Israele.

Sul mercato, i volumi restano contenuti sul contratto Brent con scadenza giugno, prossimo alla scadenza, mentre il future più liquido di luglio avanza fino a 114,70 dollari, segnando il livello intraday più alto da giugno 2022. Le metriche di mercato evidenziano un progressivo irrigidimento dell’offerta: il differenziale tra i due contratti Brent di dicembre supera gli 11 dollari al barile, rispetto ai circa 3 dollari registrati due mesi fa.

Le limitazioni ai transiti nello Stretto di Hormuz hanno ridotto i passaggi giornalieri quasi a zero. L’Agenzia internazionale dell’energia ha definito il conflitto il più grande shock di offerta mai registrato, mentre Vitol Group stima una perdita di circa 1 miliardo di barili sul mercato globale.

Trump ha ribadito che non intende revocare il blocco navale sui porti iraniani finché non verrà raggiunto un accordo sul nucleare, mentre da Teheran arrivano segnali di fermezza di fronte a uno stallo prolungato. Dall’introduzione del blocco il 13 aprile, le forze statunitensi hanno respinto decine di navi dirette verso i porti iraniani.

Washington ha inoltre avviato procedure per la confisca di due petroliere legate all’Iran intercettate dalle forze navali, misura che rappresenterebbe un ulteriore passo nell’offensiva economica americana, in linea con strategie già adottate in passato in altri contesti geopolitici.

Parallelamente, l’amministrazione statunitense sta lavorando alla creazione di una coalizione internazionale per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, secondo quanto emerge da comunicazioni interne del Dipartimento di Stato.

La carenza di offerta dal Medio Oriente ha spinto la domanda globale verso gli Stati Uniti, con le esportazioni di greggio americano salite oltre i 6 milioni di barili al giorno, nuovo massimo storico e superiore al precedente record di circa 5,3 milioni registrato a fine 2023.

“Un prolungamento dello stallo per diverse settimane appare difficile da sostenere politicamente”, ha osservato Vandana Hari di Vanda Insights. “Finché non emergeranno segnali concreti di riapertura dello Stretto di Hormuz, la direzione dei prezzi resta orientata al rialzo. Al momento, tempi e modalità di una soluzione restano incerti”.

ORO

L’oro interrompe una fase di calo durata tre sedute, stabilizzandosi in un contesto segnato dalle decisioni della Federal Reserve e dall’incertezza legata al conflitto in Iran, che continua a influenzare le prospettive economiche globali. Il metallo prezioso si mantiene intorno ai 4.540 dollari l’oncia, dopo una flessione complessiva del -3,4% nelle tre sessioni precedenti.

La banca centrale statunitense ha lasciato invariati i tassi di interesse, una scelta attesa dal mercato, accompagnata però da divisioni interne tra i policymaker. Alcuni membri hanno espresso una posizione più restrittiva, contestando il linguaggio del comunicato finale che lasciava intendere una possibile ripresa dei tagli in futuro. La decisione, approvata con un voto 8 a 4, rappresenta la prima occasione dal 1992 in cui quattro esponenti del Federal Open Market Committee si oppongono alla linea prevalente, segnalando un aumento delle divergenze sulla traiettoria della politica monetaria.

La reazione dei mercati obbligazionari è stata immediata, con un calo dei Treasury e un forte rialzo dei rendimenti a due anni, il più marcato in una giornata di decisione della Fed dal 2022. Gli operatori hanno rafforzato le aspettative di possibili ulteriori strette sui tassi, in presenza di pressioni inflazionistiche persistenti, uno scenario che tende a penalizzare asset privi di rendimento come l’oro.

“La narrativa di stagflazione e tassi più elevati torna al centro dell’attenzione”, ha osservato Nicky Shiels di MKS PAMP, sottolineando come l’ipotesi di nuovi rialzi da parte della Fed non sia ancora pienamente incorporata nelle valutazioni del metallo prezioso.

L’oro si avvia verso la seconda flessione mensile consecutiva ad aprile, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a sostenere i prezzi dell’energia. Il rallentamento delle quotazioni si è accentuato negli ultimi giorni, complice lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran e il mantenimento del blocco sullo Stretto di Hormuz, che ha ridotto quasi a zero i flussi energetici. Dall’inizio della guerra a fine febbraio, il metallo prezioso registra una perdita di circa -13%.

Nonostante la debolezza recente, emergono segnali di supporto strutturale. I dati del World Gold Council mostrano che nel primo trimestre le banche centrali hanno incrementato le proprie riserve al ritmo più sostenuto da oltre un anno, approfittando della fase di ribasso dei prezzi per aumentare gli acquisti, compensando le vendite di alcune istituzioni.

“Il nuovo contesto suggerisce cautela sull’oro, a meno di un raffreddamento dei prezzi del petrolio”, ha commentato Christopher Wong di Oversea-Chinese Banking, evidenziando comunque come la domanda delle banche centrali e i flussi legati alla diversificazione delle riserve continuino a sostenere le prospettive nel medio periodo.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In mattinata l’attenzione si concentra sui dati dell’Eurozona diffusi da Eurostat, con la stima preliminare dell’inflazione di aprile e i numeri sul prodotto interno lordo del primo trimestre. Le attese indicano un’accelerazione dell’inflazione al 2,9% su base annua, dal 2,6% di marzo, spinta in larga parte dal comparto energetico, mentre la componente core è prevista al 2,3%, in lieve aumento dal 2,2%. Sul fronte della crescita, il consensus converge su un incremento congiunturale dello 0,2% e un’espansione annua dello 0,9%, in rallentamento rispetto all’1,2% registrato nell’ultima parte del 2025. Un quadro che alimenta timori di stagflazione, scenario poco favorevole per i mercati.

Indicazioni analoghe sono attese per l’Italia, dove l’inflazione armonizzata Ipca di aprile è prevista in deciso aumento al 2,5% dall’1,6% di marzo, mentre il Pil dovrebbe mostrare una crescita marginale dello 0,1% su base trimestrale, dopo il +0,3% dell’ultimo trimestre del 2025, segnalando una dinamica economica debole.

Nel primo pomeriggio l’attenzione si sposterà sugli Stati Uniti, con la pubblicazione della stima preliminare del Pil del primo trimestre, atteso al +2,3%, in recupero rispetto al +0,5% della rilevazione precedente, anche se gli analisti considerano questo miglioramento di natura temporanea. In uscita anche i dati sull’indice Pce di marzo, misura chiave per la Fed, previsto in crescita al 3,5% su base annua dal 2,8%, con la componente core al 3,2% dal 3,0%, segnali di pressioni inflazionistiche ancora persistenti.

La giornata odierna vede in agenda le decisioni di Bce e BoE. Attesi anche i risultati di Apple, destinati a fornire ulteriori indicazioni sullo stato del settore tecnologico.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

STELLANTIS. Il gruppo automobilistico ha archiviato il primo trimestre con un risultato operativo rettificato in forte crescita, arrivato a 960 milioni di euro, quasi triplicando il livello dell’anno precedente e superando le attese del mercato grazie all’espansione delle vendite in tutte le aree geografiche, con un contributo particolarmente rilevante dal Nord America. È prevista una conference call alle 14.

UNICREDIT. L’amministratore delegato Andrea Orcel ha dichiarato in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che il percorso per l’acquisizione di Commerzbank proseguirà senza interruzioni e dovrebbe concludersi positivamente, sottolineando come le motivazioni industriali e commerciali dell’operazione siano solide.

BANCA MONTE DEI PASCHI. È attesa per lunedì la convocazione di un consiglio di amministrazione con l’obiettivo di completare la composizione dei comitati interni, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.

BANCO BPM. Credit Agricole ha incrementato la propria partecipazione arrivando al 22,9% del capitale dell’istituto.

PRYSMIAN. Il gruppo ha confermato gli obiettivi per il 2026 dopo aver chiuso il primo trimestre con un ebitda adjusted pari a 601 milioni di euro, in crescita del 14% su base annua ma inferiore alle aspettative, penalizzato da un impatto negativo di 36 milioni legato all’andamento dei cambi. La conference call è in programma alle 8,30.

NEXI. Cassa depositi e prestiti ha intenzione di mantenere invariata la propria partecipazione nella società dei pagamenti, opponendosi a eventuali operazioni di acquisizione da parte di Cvc Capital, secondo fonti vicine al dossier. Il titolo ha terminato l’ultima seduta con un progresso del 2,85%.

PIRELLI. È stato siglato un accordo con la società svedese Univrses per integrare nel sistema Cyber Tyre soluzioni di visione artificiale basate su intelligenza artificiale sviluppate dalla startup.

A2A. Il consiglio di amministrazione, sotto la presidenza di Roberto Tasca, ha confermato Renato Mazzoncini nel ruolo di amministratore delegato per il terzo mandato consecutivo alla guida della multiutility di Milano e Brescia.

FERRETTI. Il proxy advisor Institutional Shareholder Services ha raccomandato agli azionisti di sostenere la lista presentata da KKCG Maritime per il rinnovo del consiglio, ritenuta la soluzione più adatta a garantire continuità gestionale e strategica. L’amministratore delegato Alberto Galassi ha inoltre evidenziato in un’intervista al Financial Times criticità legate all’assenza di una visione industriale e alla prudenza del principale azionista cinese.

BFF. L’istituto ha incaricato Mediobanca e Morgan Stanley in vista di una possibile operazione di fusione o acquisizione, secondo quanto riportato da MF.

INTESA SANPAOLO. In agenda l’assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti alle 10,00.

INWIT. Prevista l’assemblea degli azionisti.

A livello internazionale sono da monitorare:

ALPHABET, META. Google, controllata di Alphabet, sta beneficiando in modo evidente degli investimenti nell’intelligenza artificiale, mentre Meta Platforms mostra un andamento meno brillante nello stesso ambito.

ANTHROPIC. La società specializzata in intelligenza artificiale sta valutando un nuovo round di finanziamento che potrebbe portare la valutazione oltre i 900 miliardi di dollari, superando potenzialmente OpenAI come startup AI di maggior valore.

SOFTBANK. Il gruppo giapponese prevede di creare e quotare negli Stati Uniti una nuova società indipendente focalizzata su robotica, intelligenza artificiale e data center, denominata Roze, secondo quanto riportato dal Financial Times.

SAMSUNG ELECTRONICS. La divisione semiconduttori ha registrato utili record nel primo trimestre, superando le previsioni grazie a una crescita di 48 volte sostenuta dalla forte domanda dei data center legati all’intelligenza artificiale.

ING, CREDIT AGRICOLE, BASF, SOCIETE GENERALE, STANDARD CHARTERED, BNP PARIBAS. Tra i risultati europei, ING, Societe Generale, Standard Chartered e BNP Paribas hanno riportato utili superiori alle attese, mentre la divisione corporate e investment banking di Credit Agricole ha mostrato difficoltà e BASF ha confermato le proprie previsioni.

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