Start&Stock: VIX ai massimi da tre mesi dopo l’escalation in Medio Oriente, Bce verso nuovi rialzi?

Start&Stock: VIX ai massimi da tre mesi dopo l’escalation in Medio Oriente, Bce verso nuovi rialzi?

Le tensioni in Medio Oriente continuano a dominare i mercati, con l’Europa attesa in lieve rialzo ma Wall Street sotto pressione e la volatilità ai massimi degli ultimi tre mesi. L’escalation militare alimenta timori di uno shock energetico, spinge in alto petrolio e gas e riaccende le aspettative di inflazione, riducendo le scommesse su tagli dei tassi da parte di Fed e Bce e facendo salire i rendimenti obbligazionari. Il Brent supera gli 82 dollari al barile dopo un balzo a due cifre in due sedute e il gas europeo vola oltre i 54 euro/MWh. Oro e argento cedono terreno per prese di profitto nonostante il clima di avversione al rischio.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,4%. Negativi, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,5%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,7%), indicando ulteriori pressioni sull’azionario statunitense.

La seduta di oggi resta dominata dal flusso continuo di notizie dal Medio Oriente, con gli investitori costretti a seguire l’evoluzione del conflitto quasi ora per ora mentre il sentiment di mercato cambia rapidamente. La correzione non ha ancora trovato un punto di stabilizzazione e cresce il timore che l’escalation possa trasformarsi in uno shock energetico di ampia portata. Il quadro segue ventiquattro ore di forte volatilità sui mercati: l’indice VIX sale a 23,6 punti, massimo degli ultimi tre mesi, e in Europa lo Stoxx 600 perde il 3,1%, registrando il calo più ampio dalla turbolenza seguita ai dazi del Liberation Day nell’aprile scorso. Il movimento ha coinvolto anche il reddito fisso, con una vendita aggressiva sui titoli di Stato che ha portato i gilt decennali britannici alla peggiore variazione su due giorni degli ultimi due anni. Negli Stati Uniti lo S&P 500 arretra dello 0,9%, dopo aver raggiunto un minimo intraday del -2,5% poco prima della chiusura dei mercati europei. Nonostante la volatilità, l’S&P 500 resta a circa il 2,5% dai massimi, mentre lo Stoxx 600 dista circa il 5% dal picco, segnale che i mercati non sono ancora entrati in territorio di correzione, e ancor meno in un ciclo ribassista.

La dinamica di mercato riflette la percezione che non vi siano segnali concreti di de-escalation e che il conflitto stia anzi intensificandosi. Il Wall Street Journal ha riferito che Trump sarebbe aperto alla possibilità di sostenere milizie armate in Iran, pur senza aver preso una decisione definitiva. Sul fronte energetico emergono nuove criticità: secondo Bloomberg l’Iraq ha iniziato a ridurre la produzione di greggio e, se la crisi dovesse protrarsi, potrebbero essere fermati fino a 3 milioni di barili al giorno. Continuano anche gli attacchi militari. Israele ha condotto una vasta ondata di raid contro obiettivi iraniani, mentre segnalazioni di esplosioni sono arrivate da Doha e Dubai e l’Arabia Saudita ha intercettato missili diretti verso il proprio territorio.

L’impatto più evidente si osserva nel comparto dei tassi, dove lo shock energetico ha riacceso le preoccupazioni per una nuova fiammata inflazionistica e per la possibilità che le banche centrali debbano tornare a irrigidire la politica monetaria. In Europa la probabilità di un rialzo dei tassi della Bce nel corso dell’anno sale al 34%, mentre negli Stati Uniti il mercato riduce le attese di allentamento monetario: i tagli previsti entro dicembre scendono di altri 5,4 punti base a 46 punti base complessivi. La conseguenza è un rialzo generalizzato dei rendimenti sovrani.

Il Medio Oriente monopolizza l’attenzione degli operatori, ma non mancano altri fattori macroeconomici rilevanti. Nell’area euro la stima preliminare dell’inflazione di febbraio sorprende al rialzo, rafforzando i timori legati all’aumento dei prezzi dell’energia. L’indice headline sale all’1,9% su base annua, oltre il +1,7% atteso, mentre l’inflazione core raggiunge il 2,4%, superiore al 2,2% previsto, riaccendendo le aspettative che la BCE possa essere costretta a irrigidire la politica monetaria nel corso dell’anno.

Nel Regno Unito il governo ha presentato la Spring Statement, accompagnata dalle nuove previsioni economiche dell’Office for Budget Responsibility. Le stime indicano un margine di sicurezza rispetto alle regole fiscali pari a 23,6 miliardi di sterline, leggermente superiore rispetto al bilancio di novembre. Le proiezioni sono state elaborate prima dell’ultimo balzo dei prezzi energetici, elemento che potrebbe modificare significativamente il quadro nei prossimi aggiornamenti.

ASIA

Il movimento ribassista colpisce in modo particolare la Corea del Sud, dove il KOSPI cede l’11,1%, flessione che rappresenterebbe la peggiore dal ritorno alle contrattazioni dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Le negoziazioni sono state temporaneamente sospese dopo l’attivazione di un circuit breaker, e già nella seduta precedente l’indice aveva perso il 7,2%. Solo pochi giorni prima il mercato coreano era tra i più brillanti dell’anno, con un guadagno vicino al +50% dall’inizio del 2026, evidenziando quanto rapidamente possa cambiare il sentiment degli investitori.

Le vendite si estendono a gran parte dei mercati asiatici. Il Nikkei giapponese perde il 3,8%, flessione che si avvia a essere la più ampia dalla turbolenza legata ai dazi del Liberation Day nell’aprile scorso. In calo anche Hang Seng (-2,9%), CSI 300 (-1,2%) e Shanghai Composite (-1,1%).

Il quadro del manifatturiero cinese a febbraio mostra indicazioni divergenti tra le diverse rilevazioni disponibili. L’indice Pmi ufficiale elaborato dall’Ufficio nazionale di statistica segnala un indebolimento dell’attività, con l’indicatore sceso a 49,0, minimo degli ultimi quattro mesi, rispetto al 49,3 di gennaio e al di sotto delle attese degli analisti, restando quindi in territorio di contrazione. Un sondaggio privato offre invece una fotografia più positiva. L’indagine RatingDog compilata da S&P Global registra un miglioramento dell’indice a 52,1, valore superiore al consenso di mercato, sostenuto dal nono mese consecutivo di crescita dei nuovi ordini. Secondo l’analisi di Capital Economics, la media dei due indicatori porta il Pmi complessivo a 50,5, livello più alto degli ultimi cinque mesi. La divergenza tra i dati è spiegata dalla diversa composizione dei campioni: l’indagine ufficiale riflette soprattutto l’andamento delle imprese statali e delle aziende orientate al mercato domestico, mentre il sondaggio privato si concentra su produttori localizzati nell’area di Shanghai e nelle province sudoccidentali, più esposti alla domanda estera.

In Giappone la lettura finale dell’indice Pmi dei servizi elaborato da S&P Global conferma la stima preliminare per il mese di febbraio, attestandosi a 53,8, livello che rappresenta i valori più elevati da quasi due anni e segnala una fase di espansione solida nel comparto terziario.

SPREAD ED EMISSIONI

Il Btp decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,49%, livello più alto da circa un mese (dopo aver registrato ieri il maggiore aumento giornaliero dell’ultimo anno), mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base, raggiungendo il massimo da metà dicembre.

La seduta precedente ha registrato un deciso rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona, in un contesto dominato dai timori che l’escalation del conflitto in Medio Oriente possa riaccendere l’inflazione e spingere le banche centrali verso un nuovo irrigidimento della politica monetaria.

Proseguono le emissioni governative. La Germania offre tramite asta 1 miliardo di euro del Bund green con scadenza febbraio 2033 e cedola del 2,30%, mentre la Grecia colloca titoli di Stato con scadenza a 52 settimane.

Prosegue anche la raccolta per il Btp Valore destinato alla clientela retail. Gli ordini complessivi per la nuova emissione lanciata dal Tesoro hanno raggiunto 10,23 miliardi di euro, superando il livello registrato nella precedente edizione di ottobre, quando alla fine della seconda giornata le richieste dei piccoli risparmiatori si erano fermate a 9,7 miliardi di euro.

PETROLIO E GAS NATURALE

Il principale catalizzatore resta il petrolio, che continua a guidare i movimenti di mercato. Il Brent avanza del 4,7% a 81,4 dollari al barile, portando il rialzo complessivo su due sedute al +12,3%, il maggiore incremento dal rimbalzo post-pandemia del 2020. Nelle contrattazioni successive il greggio sale ancora dell’1,5% a 82,6 dollari, pur dopo un temporaneo ritracciamento. Durante la sessione europea i prezzi avevano superato gli 85 dollari al barile, per poi stabilizzarsi quando Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero iniziare a scortare le petroliere nello Stretto di Hormuz e offrire coperture assicurative contro il rischio politico alle navi dirette nel Golfo per garantire la “libera circolazione dell’energia nel mondo”. L’assenza di dettagli operativi ha limitato l’effetto di queste dichiarazioni. Il Brent è sceso fino a 78,4 dollari, prima di tornare sopra 82 dollari, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che le imbarcazioni in transito nello stretto potrebbero essere colpite da missili o droni fuori controllo.

In questo contesto l’intero complesso energetico continua a registrare forti rialzi. Oltre al petrolio, i future europei sul gas naturale salgono del 22% a 54,3 euro per megawattora, dopo il balzo del 39% registrato lunedì. Guardando alle serie storiche di lungo periodo, i livelli restano ancora inferiori rispetto ad altre crisi energetiche. Il WTI rimane leggermente sotto la media del 2024 e il mercato è ancora distante dalle condizioni che in passato hanno anticipato recessioni o correzioni profonde dell’azionario.

ORO E ARGENTO

Anche i metalli preziosi hanno subito prese di profitto nonostante il clima di avversione al rischio: l’oro scende del 4,4% e l’argento dell’8,2%.

L’impennata dei prezzi dell’energia ha riacceso i timori per l’inflazione negli Stati Uniti, aumentando la probabilità che la Fed mantenga i tassi invariati più a lungo. I mercati prezzano ora un taglio entro settembre, in una tempistica più tardiva rispetto alle attese precedenti. Tassi più elevati possono rappresentare un freno per l’oro, che non offre rendimento, ma allo stesso tempo ne rafforzano la funzione di riserva di valore in un contesto di incertezza.

Già prima degli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel fine settimana emergevano segnali di un possibile aumento delle pressioni sui prezzi negli Usa. I costi dei fattori produttivi nel manifatturiero sono aumentati a febbraio al ritmo più rapido dal 2022, secondo l’indicatore dell’Institute for Supply Management. L’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha avvertito che l’inflazione potrebbe trasformarsi in un elemento destabilizzante per l’economia americana.

Da inizio anno l’oro ha registrato un rialzo di quasi un quarto del suo valore, sostenuto da tensioni geopolitiche e commerciali persistenti e dalle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed. Il ritorno di una più ampia fuga da obbligazioni e valute, nota come debasement trade, ha fornito nuovo slancio a un rally pluriennale.

Secondo la banca privata svizzera Union Bancaire Privee, esiste un ampio margine perché il metallo torni a sfidare il record sopra 5.595 dollari l’oncia toccato a fine gennaio, qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi per diverse settimane. Lunedì l’oro ha chiuso ai livelli più alti da oltre un mese.

Un’eventuale stabilizzazione dello scenario potrebbe attenuare la spinta rialzista, osserva Han Xiao, direttore generale di Zhishui Investment Management. L’impatto degli eventi geopolitici, in particolare dei conflitti armati, tende a concentrarsi nella fase iniziale e a riflettersi rapidamente sui prezzi; in assenza di ulteriore escalation, l’effetto sui metalli preziosi potrebbe ridursi gradualmente.

DATI MACRO IN ARRIVO

Per l’area euro è prevista la lettura finale del Pmi servizi di febbraio, che secondo le attese dovrebbe confermare la stima preliminare a 51,8, livello che indica una fase di espansione dell’attività nel settore terziario. La stima flash pubblicata il 20 febbraio aveva segnalato una crescita leggermente inferiore alle aspettative del mercato, evidenziando un ritmo di espansione più moderato rispetto alle previsioni degli analisti.

In Italia il comparto dei servizi dovrebbe restare stabilmente in territorio espansivo, pur mostrando un rallentamento della dinamica di crescita. Le stime indicano un indice Pmi a 52,0, in calo rispetto al 52,9 registrato a gennaio, ma ancora ampiamente sopra la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione. Il dato segnerebbe il quindicesimo mese consecutivo sopra questo livello, confermando una fase di espansione prolungata per il settore.

Sempre per l’Italia, alle 11:00 è attesa la lettura finale del Pil del quarto trimestre. Secondo il consensus degli analisti, il dato dovrebbe indicare una crescita dello 0,3% su base trimestrale e dello 0,8% su base annua, confermando la stima preliminare e delineando un quadro di economia che nel periodo ha registrato una crescita leggermente superiore alle attese.

Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sugli Stati Uniti con la pubblicazione dei dati Adp sull’occupazione nel settore privato relativi a febbraio, considerati un indicatore anticipatore dei numeri ufficiali sul mercato del lavoro diffusi dal governo. Le stime indicano la creazione di 50.000 nuovi posti di lavoro, un’accelerazione rispetto ai 22.000 registrati nel mese precedente, dato che contribuirà a definire le aspettative degli investitori sull’andamento dell’economia statunitense e sulle prossime mosse della Fed.

Sono previsti interventi del vicepresidente della Bce Luis de Guindos, dei membri del consiglio Muller, Cipollone e Villeroy, insieme al governatore della Bank of Canada Tiff Macklem. Negli Stati Uniti la Fed pubblicherà inoltre il Beige Book, rapporto periodico sull’andamento dell’economia americana.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCO BPM. Il consiglio di amministrazione ha deliberato all’unanimità la presentazione di una lista composta da 20 candidati in vista del rinnovo del board dell’istituto. La proposta prevede la riconferma di Massimo Tononi alla presidenza e di Giuseppe Castagna nel ruolo di amministratore delegato.

FINCANTIERI. Il gruppo cantieristico ha ottenuto da Viking una nuova commessa per la realizzazione di due navi da crociera di tipo expedition, con un valore complessivo superiore a 2 miliardi di euro.

LUSSO. La società tedesca Katjes International ha raggiunto un accordo per rilevare una partecipazione di circa il 27% nel marchio italiano Missoni.

FINECOBANK. La banca organizza oggi il Capital Markets Day con avvio previsto alle ore 9.

MAIRE. Riunione del consiglio di amministrazione dedicata all’approvazione del bilancio, seguita nel pomeriggio dal Capital Markets Day intitolato “Reshapings energies”, in programma alle ore 15.

AMPLIFON. Il consiglio di amministrazione esamina il bilancio societario; al termine è prevista una conference call con il mercato.

BANCA GENERALI. Riunione del consiglio di amministrazione per l’approvazione del bilancio, dopo la diffusione dei risultati preliminari comunicati l’11 febbraio.

CAMPARI GROUP. Il consiglio di amministrazione si riunisce per l’approvazione del bilancio.

ITALGAS. Diffusione dei risultati di bilancio, seguita da una conference call con analisti e investitori.

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