Start&Stock: una nave cargo colpita riaccende i timori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz

Start&Stock: una nave cargo colpita riaccende i timori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz

Le tensioni nello Stretto di Hormuz tornano a dominare l'attenzione degli investitori dopo l'attacco a una nave cargo, riaccendendo i dubbi sulla sicurezza della navigazione e sulla piena normalizzazione dei flussi energetici. Sullo sfondo restano i negoziati tra Stati Uniti e Iran e le attese per le prossime mosse della Fed, dopo un dato PCE leggermente inferiore alle previsioni. In Asia proseguono le vendite sul comparto tecnologico, mentre petrolio e oro restano influenzati dall'evoluzione del quadro geopolitico e delle aspettative sulla politica monetaria.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso del -0,7%. Deboli anche i futures sull’S&P 500 (-0,7%) e quelli sul Nasdaq 100 (-1,4%).

Il clima di mercato è stato influenzato ieri dalle notizie provenienti dallo Stretto di Hormuz, dove una nave cargo è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta. L’episodio è arrivato dopo le segnalazioni relative ad alcune imbarcazioni che avevano invertito la rotta durante il tentativo di attraversare il passaggio strategico, alimentando nuovi dubbi sulla piena normalizzazione del traffico marittimo dopo il recente aumento dei transiti.

Ieri il quadro dei mercati era apparso più favorevole grazie ai dati macro statunitensi, nonostante il recupero del petrolio dai minimi degli ultimi tre mesi avesse riportato tensione sul comparto energetico. L’attenzione degli operatori si è concentrata soprattutto sull’indice PCE di maggio, parametro di riferimento della Fed per monitorare l’inflazione. Il dato principale è aumentato del +0,4% su base mensile, meno del +0,5% previsto dal mercato, mentre l’indice core è cresciuto del +0,3%, in linea con le aspettative.

La pubblicazione del PCE ha spinto gli investitori a ridimensionare le attese di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti. Alla chiusura della seduta il mercato scontava circa 34 punti base di rialzi entro dicembre, in calo di -1,5 punti base rispetto al giorno precedente. È così tornata a rafforzarsi l’ipotesi che la Fed possa evitare ulteriori aumenti del costo del denaro nel corso dell’anno, nonostante il tono prudente mantenuto dai suoi esponenti.

Il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha ribadito che l’inflazione di fondo resta ancora troppo elevata e continua a muoversi nella direzione sbagliata, mentre il presidente della Fed di New York, John Williams, ha definito il livello dell’inflazione ancora decisamente elevato.

L’insieme di dati macro favorevoli e il ridimensionamento delle aspettative sui tassi hanno sostenuto gran parte del listino statunitense, pur in presenza della debolezza del comparto tecnologico. Il nuovo scivolone del settore segue la debolezza registrata nella seduta precedente dalle Magnificent 7, in calo del -2,5%, con l’indice delle principali big tecnologiche statunitensi che amplia la fase correttiva. A pesare sul sentiment è stata soprattutto Apple, che ha lasciato sul terreno il -6,1% dopo aver annunciato l’aumento dei prezzi di Mac e iPad. La società ha motivato la decisione con il forte incremento della domanda di memoria e sistemi di archiviazione, un elemento che ha rafforzato le preoccupazioni degli investitori sulle possibili pressioni inflazionistiche generate dagli investimenti nei data center dedicati all’intelligenza artificiale.

Lo S&P 500 ha chiuso con una flessione marginale del -0,01%, registrando la quarta seduta consecutiva di ribasso. All’interno del settore tecnologico si è distinta la buona performance dell’indice Philadelphia Semiconductor, salito del +3,6%, grazie soprattutto al balzo di Micron, che ha guadagnato il +15,7% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.

In Europa gli investitori hanno continuato a ridurre le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce. Alla chiusura della seduta il mercato prezzava circa 26 punti base di aumenti entro dicembre, con una riduzione di -3,2 punti base rispetto al giorno precedente. Il quadro ha favorito un nuovo massimo storico dello Stoxx 600, che ha chiuso in rialzo del +0,8%, accompagnato dai progressi del Dax (+1,0%), del Cac 40 (+0,6%) e del Ftse 100 (+0,7%).

ASIA

I mercati asiatici aprono la giornata in un clima di forte avversione al rischio, con il comparto tecnologico ancora al centro delle vendite. Il Kospi cede il -8%, mentre il Nikkei arretra del -4,5%. Tra i titoli più colpiti figura SoftBank, che perde circa il -14% dopo che il New York Times ha riferito della possibilità che OpenAI rinvii la propria quotazione in Borsa al 2027. Anche gli altri principali listini asiatici si muovono in territorio negativo. Lo Shanghai Composite perde il -2,1%, mentre l’Hang Seng arretra del -1,9%.

L'inflazione di Tokyo accelera nel mese di giugno, segnalando un rafforzamento delle pressioni sui prezzi alimentate anche dalle tensioni in Medio Oriente. I dati rappresenteranno uno degli elementi principali che la Banca del Giappone prenderà in esame nella riunione di politica monetaria di luglio, quando l'istituto aggiornerà anche le proprie previsioni trimestrali su crescita economica e inflazione.

L'indice core, calcolato al netto degli alimenti freschi, registra un aumento annuo dell'1,6%, in linea con le attese del mercato, dopo il +1,3% di maggio. Nonostante il miglioramento, l'indicatore resta per il quinto mese consecutivo al di sotto dell'obiettivo di inflazione del 2% fissato dalla banca centrale giapponese.

L'indice che esclude anche la componente energetica, osservato con particolare attenzione dalla Banca del Giappone per valutare l'andamento di fondo dei prezzi, accelera al +1,9% su base annua dal +1,6% registrato nel mese precedente, evidenziando un rafforzamento delle pressioni inflazionistiche sottostanti.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,59%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base.

Sul mercato primario il Tesoro mette oggi a disposizione degli investitori fino a 9 miliardi di euro nell'asta di fine mese dedicata ai titoli di Stato a medio e lungo termine. Il contesto di mercato è favorito dal marcato calo delle quotazioni del petrolio, che sta contribuendo a una nuova riduzione dei rendimenti.

Il Btp a 5 anni, offerto per un importo massimo di 3 miliardi di euro, trattava ieri sul mercato secondario con un rendimento del 3,06%, in calo rispetto al 3,16% registrato in occasione del collocamento di fine maggio.

In asta torna anche il Btp con scadenza luglio 2036, proposto in riapertura per 2,5 miliardi di euro. Il titolo rendeva ieri sul mercato secondario il 3,645%, in diminuzione rispetto al 3,77% dell'ultima emissione.

PETROLIO

Il mercato petrolifero si avvia a chiudere la settimana in ribasso, nonostante il riaccendersi delle preoccupazioni per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz dopo l’attacco a una nave cargo. Il Brent scende sotto i 74 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 71 dollari. Entrambi i benchmark avevano registrato un recupero superiore al +2% nella seduta precedente, il primo rialzo della settimana, dopo che la portacontainer Ever Lovely è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta durante la navigazione a sud-est dell’Oman.

Nelle ultime settimane il transito delle navi attraverso Hormuz era tornato a intensificarsi grazie ai primi segnali di avanzamento nei negoziati tra Stati Uniti e Iran per una soluzione duratura del conflitto, favorendo l’immissione sul mercato globale di milioni di barili aggiuntivi. I colloqui tra Washington e Teheran sono destinati a proseguire ancora a lungo, soprattutto sui temi del programma nucleare iraniano, mentre le quotazioni del greggio, dopo il forte arretramento delle ultime sedute, si avviano a registrare la terza settimana consecutiva di ribasso.

Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che è ancora troppo presto per attribuire la responsabilità dell’attacco alla nave mercantile. La stessa fonte, che ha parlato in forma anonima, ha precisato che non si sono registrate vittime né danni ambientali e che l’imbarcazione ha potuto proseguire regolarmente la navigazione.

L’episodio ha comunque incrinato la fiducia, già fragile, degli armatori e degli equipaggi, anche se il traffico marittimo attraverso il corridoio strategico è proseguito anche nella giornata di oggi. Alcune petroliere hanno invertito la rotta nelle prime ore di giovedì dopo aver ricevuto, secondo diverse ricostruzioni, avvisi dalla Marina iraniana. L’International Maritime Organization ha inoltre annunciato la sospensione temporanea delle operazioni di evacuazione nello Stretto di Hormuz.

Nel frattempo sono emersi due percorsi alternativi per consentire alle navi di lasciare il Golfo Persico, poiché il tradizionale corridoio centrale viene ritenuto potenzialmente minato. Una delle nuove rotte costeggia il territorio iraniano, mentre l’altra segue il litorale dell’Oman ed è protetta dagli Stati Uniti. L’Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico ha avvertito che le imbarcazioni che utilizzeranno itinerari esterni al proprio sistema non beneficeranno delle garanzie ufficiali di sicurezza per il transito.

Nella tarda serata di giovedì il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato dalla Casa Bianca che lo Stretto di Hormuz è aperto. Nello stesso intervento ha affermato che l’Iran acquisterà prodotti agricoli statunitensi utilizzando risorse finanziarie sbloccate, un’affermazione successivamente contestata da Teheran.

Secondo Dennis Kissler di BOK Financial Securities, l’attacco alla nave ha favorito un movimento di ricopertura delle posizioni corte. L’analista osserva che, dopo una fase di mercato caratterizzata da un forte eccesso di vendite, le quotazioni risultano più esposte a un rimbalzo tecnico e a una fase di consolidamento prima dell’eventuale ritorno di nuove pressioni ribassiste.

All’inizio della settimana il greggio proveniente dal Golfo Persico aveva ripreso a transitare attraverso Hormuz al ritmo più elevato dall’inizio del conflitto. Goldman Sachs stima che le esportazioni dell’area abbiano ormai raggiunto circa due terzi dei livelli normali, mentre il ritmo di riduzione delle scorte mondiali visibili sta rallentando.

I produttori del Golfo Persico stanno incrementando rapidamente la produzione, pur dovendo affrontare difficoltà nel reperire un numero sufficiente di petroliere per trasportare il greggio. L’Iraq è stato costretto a fermare temporaneamente la produzione in uno dei suoi principali giacimenti proprio per la carenza di navi disponibili. Anche Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar stanno aumentando l’offerta di petrolio.

L’Iraq ha inoltre avviato un confronto per ottenere una quota produttiva più elevata all’interno dell’OPEC, con l’obiettivo di recuperare le vendite perse durante il conflitto. Nel dibattito è stata evocata anche l’ipotesi di un’uscita del Paese dal cartello. In un secondo momento il Ministero del Petrolio iracheno ha precisato che l’abbandono dell’OPEC non è stato proposto formalmente e che questa possibilità non rappresenta la posizione ufficiale del governo.

ORO

L’oro torna sotto la soglia dei 4.000 dollari l’oncia e si avvia a chiudere la quarta settimana consecutiva in ribasso, penalizzato dalle vendite che hanno colpito i mercati azionari asiatici e dal permanere delle aspettative di una politica monetaria restrittiva negli Stati Uniti. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -1,1%, scendendo in area 3.983 dollari l’oncia e cancellando il moderato recupero registrato nella seduta precedente. Il forte arretramento dei listini asiatici ha accentuato la volatilità sui mercati azionari e ha spinto parte degli investitori a liquidare posizioni sull’oro per compensare le perdite registrate in altri comparti del portafoglio.

Secondo Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets, quando le operazioni più affollate legate ai titoli growth finiscono sotto pressione gli investitori tendono a vendere gli asset che possono monetizzare con maggiore facilità, non soltanto quelli che desiderano ridurre. L’oro, protagonista di un lungo periodo di forti rialzi, è così diventato una fonte di liquidità per gli operatori impegnati a ridurre il rischio complessivo dei portafogli.

La flessione registrata negli ultimi mesi rappresenta un’inversione netta rispetto al mercato rialzista che aveva caratterizzato il metallo prezioso negli anni precedenti. Nel 2025 l’oro aveva messo a segno la migliore performance degli ultimi quarant’anni, sostenuto dalla forte domanda di beni rifugio in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche. A favorire il rally aveva contribuito anche il cosiddetto debasement trade, strategia che aveva spinto molti investitori a privilegiare asset alternativi come oro e Bitcoin per proteggersi dall’aumento del debito pubblico nelle economie sviluppate. Questa dinamica si è progressivamente esaurita negli ultimi mesi.

La pubblicazione di un dato sull’inflazione statunitense inferiore alle attese ha contribuito ad attenuare parte della pressione sulle quotazioni, anche se il metallo resta avviato verso una perdita settimanale vicina al -4%. Dopo la diffusione dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), indicatore di inflazione preferito dalla Fed, aumentato del +0,4% a maggio, i rendimenti dei Treasury hanno registrato una flessione.

Il mercato obbligazionario ha rivisto leggermente al ribasso le probabilità di un aumento dei tassi d’interesse nel corso dell’anno, mentre la possibilità di una stretta monetaria già nella prossima riunione è scesa a circa un terzo. Un contesto caratterizzato da costi di finanziamento più elevati continua comunque a rappresentare un elemento sfavorevole per i metalli preziosi, che non offrono rendimenti periodici.

Charu Chanana osserva che il dato sull’inflazione ha concesso agli operatori un motivo per allentare temporaneamente la pressione sui mercati, senza però modificare in modo sostanziale il quadro di fondo.

Il dollaro ha ripreso a rafforzarsi dopo l’interruzione della serie positiva registrata nella seduta di giovedì. Dall’ultima riunione della Fed della scorsa settimana l’indice della valuta statunitense è salito del +1,7%, sostenuto dalle indicazioni favorevoli a tassi d’interesse più elevati espresse dai membri della banca centrale e dall’impostazione restrittiva adottata dal nuovo presidente Kevin Warsh. Un dollaro più forte rende le materie prime denominate nella valuta americana più costose per gli investitori che operano con altre divise.

Secondo David Chao, market strategist di Invesco, il mercato dell’oro ha ormai incorporato il rischio di ulteriori irrigidimenti della politica monetaria da parte della Fed, ma non ha ancora pienamente assorbito lo scenario di rendimenti reali destinati a rimanere elevati per un periodo prolungato. L’analista ritiene comunque che, nonostante il tono restrittivo emerso nell’ultima riunione della banca centrale statunitense, la Fed non procederà a un ulteriore rialzo dei tassi.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L'agenda di oggi si concentra soprattutto sui dati italiani relativi alla fiducia di consumatori e imprese. L'Istat pubblicherà gli indicatori di giugno, attesi entrambi in miglioramento rispetto a maggio. Secondo il consensus raccolto da Reuters, l'indice della fiducia delle imprese manifatturiere dovrebbe salire a 88,4 da 87,9, mentre quello dei consumatori è previsto in aumento a 94,5 da 93,4, fornendo nuove indicazioni sul clima economico del Paese. Un'ora più tardi arriveranno anche i dati sulla bilancia commerciale con i Paesi extra Ue.

In Francia saranno diffusi i dati sul numero dei disoccupati di maggio, un indicatore utile per valutare l'andamento del mercato del lavoro.

In Europa è attesa anche l’indagine della Bce sulle aspettative dei consumatori riferita a maggio.

Negli Stati Uniti l'attenzione sarà rivolta alla bilancia commerciale di maggio, per la quale è atteso un deficit di 85 miliardi di dollari. In contemporanea saranno pubblicate le stime sulle scorte all'ingrosso e sulle scorte del commercio al dettaglio escluse le automobili, dati osservati per valutare l'andamento dell'attività economica.

Nel pomeriggio riflettori puntati sull'indagine finale di giugno dell'Università del Michigan. Il mercato si attende un indice di fiducia dei consumatori pari a 50. Insieme al dato principale saranno diffusi anche gli indicatori sulle condizioni correnti, sulle aspettative e sulle attese d'inflazione a uno e cinque anni, informazioni particolarmente seguite dagli investitori per valutare le prospettive dei consumi e le possibili implicazioni per la politica monetaria della Fed.

Sono previsti gli interventi di Neel Kashkari per la Fed e di Boris Vujčić per la Bce.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCA IFIS. Banca Ifis ha rivisto al ribasso le previsioni sull'utile netto per il 2026, indicando ora una forchetta compresa tra 100 e 110 milioni di euro rispetto ai 170-190 milioni stimati in precedenza. La revisione è legata all'avvio di un processo competitivo finalizzato alla cessione del business dedicato agli Npl.

BANCO BPM. Crédit Agricole ha informato il governo italiano dell'intenzione di aumentare la propria partecipazione in Banco BPM fino a sfiorare il 30%. Secondo fonti vicine al dossier, il gruppo francese ha sottoscritto strumenti derivati che gli consentirebbero di portare la quota al 29,9% dal precedente 22,9%, precisando di non avere intenzione di promuovere un'offerta pubblica di acquisto sull'intero capitale.

INTESA, MPS. Il pool di consulenti legali dovrebbe depositare già domani presso la Consob il prospetto relativo all'Opas di Intesa sulla banca senese, insieme alle richieste di autorizzazione destinate a Bce, Bankitalia, Antitrust, Ivass e a circa 56 autorità nazionali di 60 Paesi. Il Messaggero ricorda che il termine per il deposito è fissato al 28 giugno. Il via libera della Consob potrebbe arrivare entro la fine di ottobre, consentendo l'avvio dell'offerta nel mese di novembre.

UNIPOL. Il consiglio di amministrazione ha convocato per il 30 luglio l'assemblea straordinaria chiamata a deliberare sull'aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro destinato a sostenere l'operazione Intesa-Mps. JP Morgan ha sottoscritto un accordo di pre-underwriting per garantire l'eventuale sottoscrizione delle azioni rimaste inoptate al termine dell'offerta, mentre altri istituti potrebbero successivamente aderire al consorzio di garanzia.

BCC ICCREA, POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA, CREDEM, CRÉDIT AGRICOLE. Entro lunedì 29 giugno dovranno essere presentate le offerte non vincolanti per l'ex Popolare di Bari, salvata da Mediocredito Centrale. Secondo MF, sul tavolo dovrebbero arrivare tre proposte: quella del gruppo Bcc Iccrea insieme alla Popolare di Puglia e Basilicata, quella di Credem e quella dei francesi di Crédit Agricole.

PIRELLI. L'assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio 2025 nonostante il voto contrario del socio cinese Sinochem e ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il prossimo triennio. Il board sarà composto da 15 membri, di cui 11 indipendenti, mentre tre consiglieri provengono dalla lista presentata e sostenuta da Sinochem.

STELLANTIS, NISSAN MOTOR. Stellantis e Nissan Motor sarebbero in trattative per acquisire parte degli asset di Marelli Holdings. La notizia è stata riportata da Bloomberg News, che cita fonti a conoscenza del dossier.

FERRARI. Il responsabile dello sviluppo prodotto Gianmaria Fulgenzi ha dichiarato che il primo modello elettrico della casa di Maranello, oggetto di numerose critiche dopo la presentazione dello scorso mese, dovrà essere prima assimilato dal pubblico per poter essere pienamente compreso.

TREVI. Il gruppo ha comunicato che è stato sottoscritto il 99,51% dell'aumento di capitale da 100 milioni di euro, raccogliendo complessivamente 99,4 milioni. I diritti rimasti inoptati saranno offerti su Euronext Milan nelle giornate del 29 e 30 giugno.

OPT. La società specializzata nella progettazione e nell'erogazione di servizi healthcare ad alto valore aggiunto debutta oggi sul mercato Euronext Growth Milan.

A livello internazionale sono da monitorare:

JPMORGAN CHASE. JPMorgan Chase ha avviato una riorganizzazione del management che promuove due veterani di Wall Street, uno con una lunga esperienza nel trading obbligazionario e valutario e l'altro nella consulenza ai vertici aziendali. La riorganizzazione rafforza la loro posizione tra i possibili successori dell'amministratore delegato Jamie Dimon.

MP MATERIALS, NUCOR, COMMERCIAL METALS, ELECTRA. L'esercito statunitense ha siglato accordi con diverse aziende per realizzare impianti dedicati alla lavorazione di minerali critici all'interno di basi militari negli Stati Uniti. Si tratta della prima iniziativa di questo tipo promossa dall'amministrazione Trump per rafforzare la produzione nazionale di materiali strategici.

DEEPSEEK, OPENAI, ANTHROPIC. DeepSeek, dopo aver concluso accordi per una significativa raccolta di capitali, ha annunciato l'intenzione di almeno raddoppiare il personale di tutti i dipartimenti, accelerando gli investimenti per competere sia con i principali rivali cinesi sia con operatori internazionali come OpenAI e Anthropic.

GCASH. La società che controlla GCash, il principale portafoglio digitale delle Filippine, sta preparando quella che potrebbe diventare la più grande quotazione nella storia del Paese, con l'obiettivo di raccogliere fino a 92,3 miliardi di pesos, pari a circa 1,5 miliardi di dollari.

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