Start&Stock: petrolio ai livelli pre-guerra, i conti di Micron rilanciano l'ottimismo sull'intelligenza artificiale

Start&Stock: petrolio ai livelli pre-guerra, i conti di Micron rilanciano l'ottimismo sull'intelligenza artificiale

Il sentiment resta positivo grazie al ritorno del petrolio sui livelli precedenti al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran e alla progressiva normalizzazione dei transiti nello Stretto di Hormuz, fattori che stanno riducendo i timori di nuove pressioni inflazionistiche. A sostenere il clima contribuiscono anche le prospettive di crescita di Micron, che hanno rilanciato la fiducia nel comparto dell'intelligenza artificiale. Gli investitori hanno rivisto al ribasso le attese sui futuri rialzi dei tassi di Fed e Bce.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +0,3%. Tonici anche i futures sull’S&P 500 (+0,7%) e quelli sul Nasdaq 100 (+2,1%), indicando un possibile recupero dopo tre sedute consecutive.

I mercati mostrano un clima decisamente più favorevole, sostenuti dal ritorno delle quotazioni del petrolio ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La progressiva normalizzazione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, dove il numero di navi in navigazione ha raggiunto il livello più elevato dall'inizio della guerra, continua ad alimentare il calo delle quotazioni energetiche. La discesa del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori di uno shock stagflazionistico e di una risposta più aggressiva delle banche centrali contro l'inflazione.

Un ulteriore elemento di sostegno ai mercati è arrivato dopo la chiusura di Wall Street con i risultati trimestrali di Micron. La società ha fornito una previsione di ricavi pari a 50 miliardi di dollari per il quarto trimestre fiscale, in scadenza ad agosto, superando nettamente il consenso degli analisti fermo a 43,2 miliardi. Le indicazioni hanno rilanciato le aspettative sulla crescita trainata dall'intelligenza artificiale, riducendo i timori che il settore tecnologico si trovi in una fase di eccessiva sopravvalutazione. Le azioni Micron sono balzate di quasi il +16% nelle contrattazioni after hours.

A favorire il calo del petrolio sono stati i segnali di un aumento del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz e le dichiarazioni di diversi esponenti dell'amministrazione statunitense contrarie all'introduzione di pedaggi per il transito. Donald Trump ha affermato sui social media che l'Iran avrebbe comunicato agli Stati Uniti l'intenzione di non applicare tariffe o costi di attraversamento nello stretto, precisando che un'eventuale smentita farebbe interrompere immediatamente i negoziati. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che nessun Paese può imporre pedaggi su una via marittima internazionale. Queste indicazioni hanno rafforzato la fiducia degli investitori in una progressiva normalizzazione del mercato energetico e nel venir meno delle pressioni inflazionistiche.

Questo contesto ha favorito una stabilizzazione dei mercati azionari dopo le vendite delle sedute di lunedì e martedì. L'S&P 500 ha limitato il ribasso al -0,1%. Le Magnificent 7 hanno perso un ulteriore -0,8%, portando il calo complessivo al -11,6% rispetto al massimo del 28 maggio e confermando l'ingresso in una fase correttiva. In Europa lo Stoxx 600 ha terminato la seduta con un progresso del +0,1%.

Gli investitori hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi. I mercati prezzano ora 35 punti base di aumenti della Fed entro dicembre, in calo di -2,9 punti base rispetto alla seduta precedente. Per la Bce le aspettative si sono ridotte a 29 punti base entro fine anno, con una revisione di -2,5 punti base.

L'esponente della Bce Isabel Schnabel ha ribadito che saranno necessari ulteriori rialzi dei tassi per riportare l'inflazione al target del 2% nel medio periodo e ha aggiunto che il cessate il fuoco non rappresenta un motivo sufficiente per allentare la vigilanza della politica monetaria. Le sue parole confermano il posizionamento tra i membri più rigorosi del Consiglio direttivo della banca centrale.

Nel Regno Unito, sul piano politico Darren Jones, Chief Secretary to the Prime Minister, ha escluso una propria candidatura alla successione di Keir Starmer alla guida del Partito Laburista. Crescono così le aspettative che Andy Burnham possa ottenere la leadership senza affrontare una competizione interna. Secondo Polymarket la probabilità che Burnham diventi primo ministro nel 2026 è salita al 98%.

ASIA

L'ottimismo si riflette anche sui mercati asiatici. Il Nikkei guadagna il +4,1%, mentre il Kospi sale del +5,7%. In forte rialzo anche il CSI 300, che avanza del +1,6%. Fa eccezione l'Hang Seng, che perde il -1,4% e si avvia verso i livelli più bassi dell'ultimo anno.

Sul mercato valutario lo yen si stabilizza a 161,7 contro il dollaro. La valuta giapponese aveva chiuso la seduta precedente a 161,78, il livello più debole dal 1986, pur senza raggiungere il minimo intraday di 161,95 toccato nel luglio 2024.

Il governo giapponese si prepara a chiedere una politica monetaria più orientata a sostenere la domanda interna. Lo prevede la bozza del piano di politica economica dell'esecutivo guidato dalla premier Sanae Takaichi, che lascia emergere possibili divergenze con la Banca del Giappone.

Il documento invita l'istituto centrale ad allinearsi alla strategia del governo per rilanciare la crescita economica e ad adottare misure tempestive per scongiurare un ritorno della deflazione.

Il consigliere Naoki Tamura ha ribadito la necessità di proseguire con rialzi dei tassi a intervalli di pochi mesi, mantenendo la flessibilità necessaria per accelerare il ritmo della stretta monetaria qualora aumentassero i rischi inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,59%, il livello più basso da metà marzo, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 72 punti base.

Sul mercato primario il Tesoro mette a disposizione degli investitori 6 miliardi di euro in Bot semestrali. L'offerta comprende 4,5 miliardi del Bot con scadenza 31 dicembre 2026, che nella serata di ieri sul mercato grigio esprimeva un rendimento intorno al 2,49%, e 1,5 miliardi della riapertura del Bot con scadenza 30 novembre 2026, con una vita residua di 153 giorni.

Per il Bot in scadenza il 31 dicembre 2026 il confronto sarà con il rendimento del 2,411% registrato nell'asta di fine maggio, che aveva rappresentato il valore più elevato dal gennaio 2025.

PETROLIO

Le quotazioni del petrolio Brent hanno cancellato integralmente i guadagni accumulati durante il conflitto, mentre la ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, favorita dai progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, continua ad aumentare la pressione sui prezzi. Il Brent scende per la quarta seduta consecutiva, portandosi sotto i 72,48 dollari al barile, livello corrispondente alla chiusura precedente allo scoppio della guerra, prima di oscillare intorno a questa soglia. Il West Texas Intermediate si muove invece in area 69 dollari al barile. Il mercato registra un netto incremento dell'offerta, con gli acquirenti che ricevono numerose proposte di vendita provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa, un cambiamento che ha determinato un diffuso indebolimento delle quotazioni.

Washington e Teheran continuano a segnalare progressi nei primi colloqui avviati per porre fine al conflitto, anche se permangono divergenze nelle ricostruzioni delle due parti e i futuri negoziati su temi come il programma nucleare iraniano e il cessate il fuoco in Libano si preannunciano complessi. Il miglioramento del clima negoziale ha comunque favorito il ritorno di un numero crescente di petroliere attraverso Hormuz con i sistemi di localizzazione satellitare regolarmente attivi, segnale di una fiducia in aumento tra gli armatori.

Secondo Carolyn Kissane, associate dean del Center for Global Affairs della New York University, il cambiamento registrato dal mercato nelle ultime due settimane è stato sorprendente sia per l'andamento dei prezzi sia per il mutamento delle aspettative. L'attenzione degli operatori si è rapidamente spostata dallo scenario di scarsità dell'offerta a quello di un mercato caratterizzato da maggiore disponibilità di greggio e da una domanda meno dinamica, elemento che ha favorito la discesa delle quotazioni.

L'aumento dell'offerta ha ridotto i prezzi dei carichi fisici di petrolio dall'Angola agli Emirati Arabi Uniti. Anche la struttura del Brent ha evidenziato un cambiamento significativo: il differenziale tra le scadenze più vicine è passato ieri in contango, configurazione considerata ribassista, per la prima volta dall'inizio della guerra.

Anche il West Texas Intermediate, in termini di prezzo di chiusura, si sta riportando vicino ai livelli precedenti al conflitto, pari a 67,02 dollari al barile, dopo aver raggiunto un massimo di oltre 119 dollari nel mese di marzo. In netto calo anche il Dated Brent, principale riferimento per il mercato fisico del greggio, che durante la crisi aveva superato quota 140 dollari al barile toccando un massimo storico.

A incrementare ulteriormente la disponibilità di petrolio contribuirà la deroga temporanea concessa dagli Stati Uniti che permette l'acquisto di greggio iraniano già caricato sulle navi. Restano comunque ostacoli legati ai finanziamenti e alle coperture assicurative, fattori che potrebbero limitare il volume effettivo delle esportazioni.

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda la possibilità che l'Iran introduca un pedaggio per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che l'eventuale introduzione di tariffe rappresenterebbe una linea rossa nei negoziati con Teheran e ha precisato che respingerebbe un accordo finale che includesse questa misura.

La normalizzazione dell'offerta di petrolio è stata favorita anche dall'utilizzo delle scorte accumulate durante il conflitto, che dovranno essere ricostituite nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti le riserve di greggio nel polo di stoccaggio di Cushing, in Oklahoma, sono scese la scorsa settimana a circa 19 milioni di barili, un livello inferiore alla soglia generalmente considerata necessaria per il normale funzionamento operativo del sistema.

ORO

L'oro amplia la fase di ribasso dopo essere sceso nella seduta precedente sotto la soglia dei 4.000 dollari l'oncia per la prima volta da novembre, penalizzato dal rafforzamento del dollaro e dalle aspettative di tassi d'interesse più elevati negli Stati Uniti. Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -0,9%, scivolando in area 3.964 dollari l'oncia dopo il calo di quasi il -3% registrato nella seduta precedente. Dall'inizio della settimana l'indice del dollaro statunitense è salito del +0,8%, rendendo più costosi gli acquisti di metalli preziosi per gli investitori che operano con altre valute. In ribasso anche l'argento, che arretra dopo il crollo di quasi il -7% di ieri, scendendo sotto i 60 dollari l'oncia per la prima volta da dicembre.

A pesare sulle quotazioni contribuisce anche il crescente orientamento restrittivo della Fed. Diversi esponenti della banca centrale hanno manifestato un sostegno sempre più marcato a tassi d'interesse più elevati, mentre il nuovo presidente Kevin Warsh ha adottato un'impostazione decisamente rigorosa nella sua prima riunione di politica monetaria della scorsa settimana. Un contesto di politica monetaria più restrittiva riduce l'attrattiva dell'oro rispetto ad attività che offrono rendimenti, come i Treasury statunitensi.

Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking, osserva che il metallo prezioso si trova ad affrontare una combinazione sfavorevole caratterizzata dal rafforzamento delle aspettative di una Fed più aggressiva, dall'aumento dei rendimenti reali e dal deterioramento del quadro tecnico dopo la rottura del livello psicologico dei 4.000 dollari l'oncia. Secondo l'analista, questo scenario rende più vulnerabili eventuali tentativi di recupero delle quotazioni.

La recente correzione interrompe un lungo mercato rialzista dell'oro. Negli ultimi tre anni il metallo aveva registrato ogni anno guadagni a doppia cifra, più che raddoppiando il proprio valore grazie agli acquisti effettuati da banche centrali, gestori patrimoniali e investitori retail.

Il rally ha iniziato a perdere slancio alla fine di gennaio, poco dopo il raggiungimento del massimo storico in prossimità dei 5.600 dollari l'oncia. A giugno le quotazioni risultavano inferiori di oltre il -20% rispetto al picco precedente, soglia che convenzionalmente segna l'ingresso in un mercato ribassista. Tra i principali fattori che hanno penalizzato l'oro figura il conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha alimentato il rialzo dei prezzi dell'energia e delle pressioni inflazionistiche.

Anche un altro dei principali elementi che avevano sostenuto il precedente mercato rialzista, il cosiddetto `debasement trade`, sta progressivamente perdendo forza. Questa strategia consiste nel privilegiare asset come oro e Bitcoin rispetto alle valute considerate più esposte agli squilibri fiscali. I consistenti investimenti nell'intelligenza artificiale e la posizione relativamente favorevole degli Stati Uniti sul piano energetico hanno rafforzato l'appeal del dollaro rispetto alle economie importatrici di energia in Europa e Asia.

La discesa dell'oro ha spinto diverse grandi banche d'investimento a rivedere al ribasso le proprie previsioni nell'ultima settimana. Pur continuando a indicare prezzi superiori agli attuali livelli, gli analisti di Wall Street mostrano ora un atteggiamento molto meno ottimista rispetto ai mesi precedenti. Goldman Sachs ha ridotto di 500 dollari la propria stima di fine anno, portandola a 4.900 dollari l'oncia, mentre Deutsche Bank ha tagliato del -17% la previsione per il quarto trimestre.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In Italia, alle 10, l'Istat diffonde i dati di aprile sul fatturato dell'industria, sia su base mensile sia annuale. In Francia è atteso l'indice di fiducia dei consumatori di giugno, previsto a 83, mentre in Germania verrà pubblicato l'indice Gfk sulla fiducia dei consumatori di luglio, stimato a -27,6. Dalla Spagna arriverà la lettura finale del Pil del primo trimestre, con il consensus che indica una crescita dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,7% su base annua.

Negli Stati Uniti il focus sarà sull'indice dei prezzi Pce di maggio, la misura dell'inflazione più seguita dalla Fed. Le attese indicano un aumento dello 0,5% su base mensile, dopo il +0,4% di aprile, con il dato tendenziale previsto al 4,1%. Per la componente core il mercato stima un incremento dello 0,3% sul mese e del 3,4% su base annua, un quadro che continuerebbe a segnalare pressioni sui prezzi ancora persistenti.

Attenzione anche agli ordini di beni durevoli. La componente relativa ai beni strumentali non destinati alla difesa, escluso il comparto aeronautico, è attesa in recupero dello 0,6%, mentre il dato complessivo dovrebbe registrare una flessione del 4,5% dopo il forte aumento del mese precedente. Completano il calendario la lettura finale del Pil del primo trimestre, prevista invariata al +1,6%, e le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, attese in lieve calo a 225.000.

Sono inoltre previsti gli interventi degli esponenti della Bce Pierre Moulin, Philip Lane e Piero Cipollone, insieme ai membri della Fed Michelle Bowman, John Williams e Austan Goolsbee. La Bce pubblicherà anche il proprio Bollettino economico.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. Commerzbank ha aggiornato la composizione del proprio azionariato dopo l'offerta pubblica di scambio promossa da UniCredit, precisando che gli investitori istituzionali hanno conferito poco più dell'1% del capitale. La banca tedesca ha inoltre evidenziato che, al termine dell'operazione, la struttura complessiva dell'azionariato è rimasta sostanzialmente invariata.

TELECOM ITALIA. La società ha presentato ricorso contro le nuove tariffe di accesso alla rete di FiberCop, controllata da KKR, chiedendo che vengano applicate le condizioni definite nel 2024 in occasione della cessione della rete di telecomunicazioni al fondo statunitense nell'ambito di un'operazione da 19 miliardi di euro.

TERNA. Terna e il gestore tunisino Steg hanno affidato a Hitachi Energy un contratto del valore di circa 770 milioni di euro per la realizzazione delle stazioni di conversione del progetto Elmed, la prima interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia.

BANCO BPM. Credit Agricole avrebbe incrementato la propria esposizione in Banco Bpm fino al 29,9%, rispetto all'ultima partecipazione ufficiale del 22,9%, sommando la quota detenuta direttamente e una posizione sintetica costruita attraverso strumenti derivati. La notizia è stata riportata dall'agenzia Adnkronos.

STELLANTIS. Alliance for Automotive Innovation, associazione di cui fa parte anche Stellantis, ha avvertito che, se entro il 1° luglio non entreranno in vigore le nuove norme sulla tecnologia dei veicoli previste dal disegno di legge in discussione, esiste il rischio concreto di una sospensione delle vendite di automobili nello Stato della California.

BANCA SISTEMA. I consigli di amministrazione di Banca CF+ e Banca Sistema hanno approvato il progetto di fusione che prevede l'incorporazione di Banca CF+ in Banca Sistema. Al termine dell'operazione, Banca Sistema continuerà a essere quotata su Euronext Milano.

TINEXTA. L'offerta pubblica di acquisto promossa da Zinc Bidco, finalizzata al delisting di Tinexta da Euronext Milan, prenderà il via il 29 giugno e si concluderà il 17 luglio, secondo quanto indicato nel documento d'offerta approvato dalla Consob.

GIOCAMONDO STUDY. Borsa Italiana ha disposto, a partire da oggi e fino a nuova comunicazione, il divieto di inserire ordini senza limite di prezzo sul titolo.

A livello internazionale sono da monitorare:

AIMS DATA CENTRE HOLDING. DigitalBridge Group sta valutando diverse alternative strategiche per AIMS Data Centre Holding in Malesia. Tra le opzioni allo studio figurano una raccolta di nuovi capitali, l'ingresso di ulteriori investitori oppure la cessione dell'intera società.

FUJI MEDIA HOLDINGS, BLACKSTONE, BAIN CAPITAL. Blackstone e Bain Capital figurano tra i gruppi di investimento ammessi alla seconda fase della gara per l'acquisizione della divisione immobiliare di Fuji Media Holdings. L'operazione potrebbe diventare la più grande transazione immobiliare mai realizzata in Giappone.

JPMORGAN CHASE, BANK OF AMERICA, CITIGROUP, WELLS FARGO, GOLDMAN SACHS, MORGAN STANLEY. Le principali banche statunitensi hanno annunciato un aumento dei dividendi dopo aver superato gli stress test annuali della Fed, svolti nell'ambito di un quadro regolamentare progressivamente alleggerito negli ultimi anni.

ALPHABET, ANTHROPIC. Due ricercatori di primo piano impegnati nello sviluppo dell'intelligenza artificiale in Google, controllata da Alphabet, si preparano a lasciare il gruppo per trasferirsi in Anthropic, in una nuova serie di uscite di rilievo che potrebbe indebolire il posizionamento della società nella corsa all'intelligenza artificiale.

ANTHROPIC, ALIBABA. Anthropic ha accusato Alibaba di aver condotto un'operazione su larga scala per accedere in modo illecito al modello di intelligenza artificiale Claude attraverso migliaia di account fraudolenti, aggirando così la decisione della società americana di non rendere disponibili i propri prodotti sul mercato cinese.

OPENAI, BROADCOM. OpenAI ha presentato il suo primo chip proprietario per l'intelligenza artificiale, sviluppato in collaborazione con Broadcom. L'iniziativa rientra nella strategia della società di ottimizzare l'hardware destinato al funzionamento dei propri modelli di IA.

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