Start&Stock: proseguono i colloqui tecnici tra Usa e Iran, Trump rilancia la strada del dialogo

Start&Stock: proseguono i colloqui tecnici tra Usa e Iran, Trump rilancia la strada del dialogo

Le prospettive di un dialogo tra Stati Uniti e Iran contribuiscono a migliorare il clima sui mercati, sostenuti anche dal recupero del comparto tecnologico e dall'attenuazione dei timori sull'inflazione. Gli investitori seguono le indicazioni della Fed e della Bce sui tassi d'interesse, mentre in Asia torna protagonista il rimbalzo dei semiconduttori e il Giappone valuta un maggiore impiego dei fondi pensione negli investimenti domestici. Petrolio e oro restano influenzati dall'evoluzione della crisi in Medio Oriente e dalle attese sulla politica monetaria.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un ribasso del -0,1%. Più deboli i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,4%).

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano al centro dell'attenzione, anche se nelle ultime ore sono emersi segnali che lasciano aperta la strada al dialogo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, proseguono i colloqui tecnici tra funzionari americani e iraniani nonostante gli scontri dei giorni scorsi. La stessa agenzia riferisce inoltre che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno avuto un colloquio ieri, secondo quanto comunicato dall'ufficio del premier israeliano. Un miglioramento del sentiment era già emerso nella tarda serata di mercoledì, quando Trump aveva dichiarato che l'Iran era fortemente interessato a raggiungere un accordo. Da quel momento i mercati hanno mostrato un orientamento più costruttivo.

La seduta di ieri si è chiusa con un recupero dei mercati favorito dall'attenuazione delle tensioni geopolitiche, da notizie positive provenienti dal settore tecnologico e da una serie di dati macro giudicati incoraggianti. La diminuzione delle quotazioni del petrolio ha contribuito a ridurre i timori di una nuova accelerazione dell'inflazione, sostenendo sia il mercato obbligazionario sia quello azionario su entrambe le sponde dell'Atlantico. Il comparto tecnologico ha fornito un ulteriore impulso ai mercati. L'indice Philadelphia Semiconductor ha messo a segno un progresso del +3,1%, registrando la migliore seduta delle ultime tre settimane. Tra i protagonisti Micron, in rialzo del +4,5% dopo aver annunciato un incremento degli investimenti destinati ai nuovi impianti negli Stati Uniti fino a 250 miliardi di dollari entro il 2035, vale a dire 50 miliardi in più rispetto ai piani comunicati in precedenza. La forte domanda registrata per gli ADR di SK Hynix ha inoltre consentito al produttore sudcoreano di raccogliere 26,5 miliardi di dollari, superando i 25 miliardi ottenuti da Alibaba e realizzando la più grande quotazione negli Stati Uniti mai effettuata da una società straniera. Il recupero dei titoli dei semiconduttori ha sostenuto l'intero mercato azionario americano. L'S&P 500 ha chiuso in rialzo del +0,8% dopo due sedute consecutive in calo. Anche in Europa lo Stoxx 600 (+0,8%) ha archiviato la prima seduta positiva della settimana grazie a una rotazione degli investimenti dai settori difensivi verso quelli più ciclici.

La flessione del petrolio è stata favorita dalle indiscrezioni secondo cui l'escalation tra Stati Uniti e Iran potrebbe risultare meno grave di quanto inizialmente ipotizzato. A sostenere il miglioramento del sentiment sono state soprattutto le dichiarazioni rilasciate da Donald Trump nella tarda serata di mercoledì, quando il presidente aveva affermato che l'Iran desiderava fortemente raggiungere un accordo. Alla riapertura dei mercati statunitensi ed europei gli investitori hanno accolto positivamente la possibilità di una soluzione negoziale. Il miglioramento del quadro ha portato gli operatori a ridurre le aspettative di imminenti rialzi dei tassi d'interesse, soprattutto nell'Eurozona. Il mercato sconta ora 31 punti base di rialzi della Bce entro dicembre, in diminuzione di 8,5 punti base rispetto alla seduta precedente. Negli Stati Uniti la probabilità di un aumento dei tassi nella riunione di luglio della Fed è scesa dal 31% al 24%.

Il presidente della Fed di New York John Williams ha richiamato l'attenzione sul possibile impatto dell'intelligenza artificiale sull'inflazione. Secondo Williams, una domanda alimentata dagli investimenti nell'IA potrebbe creare uno squilibrio persistente tra domanda e offerta, rendendo necessario un intervento della banca centrale. Riferendosi all'andamento dell'inflazione di fondo misurata attraverso il Pce, il banchiere ha affermato che una crescita mensile di due decimi nella seconda parte dell'anno sarebbe coerente con un processo di disinflazione ancora in corso, mentre dati superiori indicherebbero una maggiore persistenza delle pressioni sui prezzi.

Sempre negli Stati Uniti sono stati resi noti i componenti dei cinque gruppi di lavoro annunciati dal presidente della Fed Reserve Kevin Warsh, incaricati di riesaminare l'attuale impostazione della banca centrale. Le aree oggetto di analisi riguardano la strategia di comunicazione, l'utilizzo del bilancio della Fed, la qualità e l'affidabilità delle fonti statistiche, la produttività e il mercato del lavoro, oltre al quadro di riferimento per l'inflazione. I gruppi sono composti da ex responsabili della politica monetaria, accademici e dirigenti d'impresa.

In Europa sono stati pubblicati anche i verbali della riunione della Bce del mese scorso, conclusasi con il primo rialzo dei tassi dal 2023. Dal documento emerge la convinzione che le pressioni inflazionistiche restino diffuse e che gli effetti indiretti continuino ad ampliarsi nell'economia. I membri del Consiglio direttivo hanno inoltre evidenziato il rischio che il ricordo della forte inflazione registrata nel 2022 possa indurre famiglie e imprese ad adeguare più rapidamente prezzi e salari. Nei verbali viene richiamata anche l'esperienza del 2011, quando la Bce aumentò i tassi prima di invertire rapidamente la rotta durante la crisi del debito sovrano. Secondo il Consiglio, il contesto attuale presenta differenze sostanziali, a partire dall'assenza di tensioni finanziarie paragonabili a quelle di quel periodo.

ASIA

In Asia torna protagonista la forte volatilità del mercato sudcoreano. Dopo essere entrato ufficialmente in bear market nella seduta precedente, il Kospi rimbalza del +5,1%, sostenuto soprattutto dal comparto dei semiconduttori. A rafforzare la fiducia degli investitori contribuisce la quotazione record da 26,5 miliardi di dollari di SK Hynix negli Stati Uniti, operazione che alimenta la convinzione che il ciclo di investimenti legato all'intelligenza artificiale resti solido. Il quadro positivo interessa anche gli altri principali listini della regione. L'Hang Seng avanza del +1,9%, portandosi sui livelli più elevati dal 17 giugno, mentre il Nikkei guadagna il +1,8%. In rialzo anche il CSI 300 (+0,5%), lo Shanghai Composite (+0,8%) e l'S&P/ASX 200 (+0,5%).

In Giappone la ministra delle Finanze Satsuki Katayama ha dichiarato che il governo intende favorire un significativo aumento degli investimenti in attività domestiche da parte dei principali fondi pensione pubblici del Paese. Le parole della ministra hanno sostenuto il rafforzamento dello yen e dei titoli di Stato giapponesi, mentre gli investitori valutano la possibilità che miliardi di dollari vengano progressivamente destinati ai mercati finanziari nazionali.

L'attenzione si concentra in particolare sul Government Pension Investment Fund (GPIF), il maggiore fondo pensione al mondo, che alla fine di marzo gestiva un patrimonio pari a 293.600 miliardi di yen, equivalenti a circa 1.800 miliardi di dollari. Un eventuale cambiamento nella strategia di allocazione del portafoglio del fondo potrebbe avere effetti rilevanti non solo sul mercato giapponese, ma anche sugli equilibri dei mercati finanziari globali.

Restano comunque dubbi sulla possibilità che i fondi pensione incrementino rapidamente gli acquisti di titoli di Stato, considerando che le decisioni di allocazione degli investimenti seguono generalmente tempi più lunghi e potrebbero favorire inizialmente il mercato azionario. Per il momento gli operatori interpretano queste indicazioni come un segnale di possibili interventi da parte delle autorità.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,84%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 81 punti base. Nella seduta di ieri i rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona sono diminuiti, accompagnando la stabilizzazione delle quotazioni del petrolio. I tassi sono comunque rimasti vicini ai livelli più elevati delle ultime sette settimane, in un contesto in cui gli investitori continuano a monitorare il rischio di un fallimento dell'accordo tra Stati Uniti e Iran finalizzato a porre fine al conflitto. Secondo gli analisti di Jefferies, le prossime due giornate saranno determinanti per capire se la crisi evolverà verso una nuova escalation oppure se gli ultimi eventi rappresentano soltanto un'ulteriore dimostrazione di forza tra le parti.

L'attenzione si sposta ora sull'asta dei BTP a medio-lungo termine in programma questa mattina, nella quale il Tesoro offrirà fino a un massimo di 7,5 miliardi di euro, inclusa la prima emissione del nuovo BTP a sette anni con scadenza 15 settembre 2033. Le attese indicano rendimenti sostanzialmente stabili. Il BTP triennale con scadenza 15 settembre 2029 trattava ieri intorno al 3,06%, valore molto vicino al 3,03% registrato nell'asta di metà giugno, quando era stato l'unico titolo collocato a seguito dell'emissione sindacata sulle scadenze a sette e trent'anni del 9 giugno. Il rendimento del nuovo BTP a sette anni si attestava poco sopra il 3,5%, in linea con il 3,51% ottenuto a metà aprile dal precedente titolo con scadenza 15 giugno 2033. Il rendimento del BTP quindicennale era invece intorno al 4,29%, a fronte del 4,27% registrato nell'asta di metà aprile.

PETROLIO

Il petrolio si stabilizza al termine di una settimana caratterizzata da forte volatilità, mentre proseguono i colloqui tra Stati Uniti e Iran nonostante la recente recrudescenza degli scontri abbia provocato un netto rallentamento del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

Il Brent si mantiene sopra i 76 dollari al barile dopo aver perso oltre il -2% nella seduta di giovedì, mentre il West Texas Intermediate quota in prossimità dei 72 dollari al barile. Secondo un funzionario statunitense, i colloqui tecnici tra Washington e Teheran continuano e gli Stati Uniti restano impegnati nella ricerca di una soluzione diplomatica. Resta invece incerta la sorte della precedente tregua, dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato concluso l'accordo.

In seguito ai ripetuti attacchi contro le imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, le forze armate statunitensi hanno colpito obiettivi nella Repubblica Islamica per due giorni consecutivi nel corso della settimana. Teheran ha risposto con attacchi contro basi americane presenti nella regione. Le due parti non sono comunque tornate a un conflitto su larga scala e alcune disposizioni dell'accordo provvisorio, che non è stato ancora formalmente revocato, continuano a essere rispettate.

Le quotazioni del greggio si avviano a chiudere la settimana in rialzo, mentre il numero di transiti osservati nello Stretto di Hormuz resta sensibilmente inferiore ai livelli precedenti all'inasprimento delle ostilità. Gli operatori seguiranno con attenzione l'andamento della produzione e delle esportazioni dei principali produttori del Golfo Persico, tra cui l'Arabia Saudita, che nelle prossime ore comunicherà le allocazioni mensili ai clienti. Nella giornata è inoltre attesa la pubblicazione del rapporto mensile dell'International Energy Agency, dal quale il mercato cercherà nuove indicazioni sull'evoluzione dell'offerta e della domanda.

`Il mercato sembra interpretare le recenti tensioni tra Stati Uniti e Iran come una difficoltà nel percorso del cessate il fuoco piuttosto che come il definitivo fallimento dell'intesa`, ha dichiarato Warren Patterson di ING. Secondo l'analista, anche le notizie sulla prosecuzione dei colloqui tra Washington e Teheran contribuiscono a rassicurare gli investitori, rafforzando la convinzione che la via diplomatica resti quella privilegiata.

I dati sul monitoraggio della navigazione mostrano che anche oggi il traffico nello Stretto di Hormuz è rimasto molto ridotto, dopo essere quasi completamente rallentato nella giornata di giovedì. Nessuna grande nave destinata al trasporto di materie prime è stata osservata durante il transito, mentre una superpetroliera di proprietà greca, priva di carico, è rientrata nel Golfo dopo aver attraversato il passaggio strategico.

Il Central Command degli Stati Uniti ha ribadito, attraverso un messaggio pubblicato su X, che l'Iran non controlla lo Stretto di Hormuz. Dallo scorso mese di maggio le forze americane hanno assistito oltre 800 imbarcazioni durante l'attraversamento della rotta marittima. Il passaggio collega i produttori del Golfo ai mercati internazionali e rappresenta uno dei principali punti di attrito nel confronto tra Stati Uniti e Iran, con Teheran intenzionata ad aumentare il proprio controllo sul traffico navale.

`Pur essendo diminuito negli ultimi giorni, il traffico delle petroliere nello Stretto di Hormuz resta superiore ai livelli precedenti al memorandum d'intesa`, ha affermato Patterson, facendo riferimento all'accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran nel mese di giugno. Secondo l'analista, questo elemento continua a offrire un certo sostegno alla fiducia degli operatori.

L'International Energy Agency pubblicherà il proprio rapporto mensile di approfondimento sulle condizioni del mercato. Nel documento diffuso il mese scorso l'agenzia aveva avvertito che l'impatto della guerra con l'Iran sulla domanda mondiale di petrolio sarebbe stato più marcato rispetto alle precedenti stime, segnalando anche il rischio di un nuovo eccesso di offerta nel corso del prossimo anno.

La forte volatilità registrata dal greggio durante la settimana emerge anche dall'andamento dello spread tra i due contratti Brent con scadenza più ravvicinata. Lunedì il differenziale si trovava in contango per 25 centesimi di dollaro al barile, una configurazione generalmente considerata ribassista. A metà settimana è passato in backwardation per 45 centesimi di dollaro al barile, configurazione opposta e indicativa di un mercato più teso. Oggi il differenziale è tornato sostanzialmente in equilibrio.

ORO

L'oro si mantiene stabile mentre gli investitori valutano le conseguenze della nuova escalation in Medio Oriente e le prospettive della politica monetaria statunitense, in un contesto caratterizzato da persistenti timori sull'inflazione.

Il metallo prezioso quota in prossimità dei 4.120 dollari l'oncia dopo aver interrotto nella seduta precedente una serie di tre ribassi consecutivi. Secondo un funzionario statunitense, i colloqui tra Stati Uniti e Iran proseguono nonostante gli attacchi aerei reciproci avvenuti nel corso della settimana e il ripristino delle sanzioni americane sulle esportazioni di petrolio iraniano. Gli scontri hanno messo a rischio l'accordo di pace provvisorio firmato il mese scorso ed è aumentata l'incertezza sulla sicurezza del transito di petrolio e di altre materie prime attraverso lo Stretto di Hormuz.

Per il mercato dell'oro, il riaccendersi del conflitto rafforza l'ipotesi che la Fed possa mantenere i tassi di interesse su livelli elevati più a lungo per contrastare le pressioni inflazionistiche alimentate dall'aumento dei prezzi dell'energia. I verbali della riunione di giugno della banca centrale statunitense, pubblicati questa settimana, mostrano che alcuni componenti del Comitato ritenevano giustificato un rialzo dei tassi, poi lasciati invariati. Una politica monetaria più restrittiva rappresenta generalmente un elemento sfavorevole per l'oro, che non offre rendimenti.

`Le aspettative di un rialzo dei tassi potrebbero essere ormai in larga parte incorporate nelle quotazioni, ma potrebbero continuare a limitare i rialzi dell'oro`, ha dichiarato James Steel di HSBC. Secondo l'analista, anche la forza del dollaro statunitense potrebbe rappresentare un ostacolo significativo a un recupero delle quotazioni. HSBC ha inoltre rivisto al ribasso la previsione sul prezzo medio dell'oro per il 2026, portandola a 4.560 dollari l'oncia.

In vista di possibili cambiamenti all'interno della Fed, il nuovo presidente Kevin Warsh ha annunciato la composizione di cinque gruppi di lavoro incaricati di esaminare l'approccio della banca centrale su alcuni aspetti fondamentali della politica monetaria. I gruppi saranno guidati da accademici di rilievo, ex banchieri centrali e dirigenti aziendali.

Il presidente della Fed di New York, John Williams, ha dichiarato che tra i principali fattori che alimentano l'inflazione negli Stati Uniti attribuisce particolare importanza alla domanda generata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale. Secondo Williams, se questa dinamica dovesse proseguire, la banca centrale potrebbe essere costretta ad aumentare i tassi di interesse.

Dall'inizio della guerra tra Iran e Israele, scoppiata alla fine di febbraio, l'oro ha perso oltre un quinto del proprio valore. Le diffuse prese di profitto hanno posto fine a un mercato rialzista durato tre anni e hanno spinto temporaneamente il metallo sotto la soglia dei 4.000 dollari l'oncia, per la prima volta da novembre. Al momento non emergono segnali che indichino un aumento significativo delle posizioni corte da parte degli investitori in previsione di ulteriori ribassi.

Gli acquisti da parte delle banche centrali continuano a rappresentare un importante fattore di sostegno per il metallo prezioso. La People's Bank of China ha incrementato le proprie riserve auree anche nel mese di giugno, prolungando la più lunga serie consecutiva di acquisti almeno dal 2015. L'ultima indagine del World Gold Council mostra inoltre che un numero record di banche centrali prevede di aumentare le riserve di oro nei prossimi dodici mesi.

`Ci aspettiamo una domanda più elevata da parte delle banche centrali nella seconda parte dell'anno, sostenuta dalle strategie di diversificazione di lungo periodo`, ha affermato James Steel. L'analista ha aggiunto che il recente calo dei prezzi del petrolio ha ridotto la pressione su alcune banche centrali, limitando la necessità di vendere parte delle proprie riserve auree.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

La mattinata sarà caratterizzata dalla pubblicazione dei dati Istat sulla produzione industriale italiana di maggio. Il mercato si attende un calo dello 0,2% su base mensile, dopo tre mesi consecutivi di crescita. Su base annua il consensus prevede invece un aumento dell'1,3%, in linea con la variazione registrata ad aprile.

Dalla Francia arriveranno i dati definitivi di giugno sull'indice armonizzato dei prezzi al consumo. Le attese indicano una flessione dello 0,3% su base mensile e un incremento del 2,0% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Sul piano istituzionale è in programma la riunione informale dell'Ecofin, che riunirà i ministri delle Finanze dell'Unione Europea all'indomani dell'incontro dell'Eurogruppo.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. È in programma oggi un consiglio di amministrazione già previsto da tempo, secondo una fonte vicina al dossier. Conclusa l'offerta su Commerzbank, l'amministratore delegato Andrea Orcel potrebbe tornare a concentrarsi sulle operazioni domestiche, secondo quanto riportato da MF sulla base di indiscrezioni.

FINCANTIERI. Fincantieri ha sottoscritto due memorandum d'intesa con i cantieri navali croati Brodotrogir Cruise d.o.o. e Iskra Shipyard LLC nell'ambito del programma Corvette Multi Ruolo promosso dal Ministero della Difesa della Repubblica di Croazia.

LEONARDO. Jefferies ha migliorato la raccomandazione sul titolo, portandola a `buy` da `hold`, e ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo a 68 euro dai precedenti 62 euro.

MEDIA. Il mercato pubblicitario italiano ha chiuso maggio 2026 con una flessione del 2,1%. Nonostante il calo registrato nel mese, il bilancio dei primi cinque mesi dell'anno resta positivo, con una raccolta pubblicitaria in crescita dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. I dati sono stati diffusi da Nielsen attraverso il report Ad Intel dedicato all'andamento del mercato pubblicitario in Italia.

A livello internazionale sono da monitorare:

META PLATFORMS. Meta Platforms ha presentato una nuova versione del proprio modello di intelligenza artificiale più avanzato, introducendo per la prima volta un livello di accesso a pagamento dedicato agli sviluppatori. La novità consente al gruppo di monetizzare l'utilizzo dei propri modelli da parte delle aziende, aprendo una nuova fonte di ricavi.

OPENAI. Fidji Simo, che ha guidato una parte rilevante delle attività operative di OpenAI, lascerà il proprio incarico a tempo pieno dopo un congedo medico di tre mesi. Le sue responsabilità saranno distribuite tra altri tre dirigenti di primo piano della società.

ORACLE. S&P Global Ratings ha abbassato il rating di Oracle fino al livello più basso dell'investment grade, avvicinando la società alla categoria dei titoli speculativi, in seguito all'aumento degli investimenti destinati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

STARBUCKS, MICROSOFT, INTERNATIONAL BUSINESS MACHINES. Starbucks sta sviluppando strumenti software proprietari basati sull'intelligenza artificiale con l'obiettivo di sostituire parte delle applicazioni acquistate da fornitori esterni, tra cui Microsoft e International Business Machines.

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