Start&Stock: secondo giorno di raid Usa contro l’Iran, colpiti circa 90 obiettivi mentre cresce il rischio di escalation

Start&Stock: secondo giorno di raid Usa contro l’Iran, colpiti circa 90 obiettivi mentre cresce il rischio di escalation

La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran resta il principale fattore di attenzione per gli investitori. I raid americani e la risposta di Teheran riaccendono i timori per le forniture energetiche e alimentano le aspettative di tassi d'interesse elevati più a lungo sia negli Stati Uniti sia nell'Eurozona. L'attenzione si concentra anche sui verbali della Fed, che confermano un orientamento prudente sull'inflazione. In Asia i mercati si muovono in ordine sparso, mentre petrolio e oro continuano a riflettere l'incertezza legata all'evoluzione del conflitto in Medio Oriente.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +1,2%. Meno tonici i futures sull’S&P 500 (+0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,4%).

Gli Stati Uniti hanno condotto per il secondo giorno consecutivo una nuova serie di attacchi contro l'Iran, colpendo, secondo le informazioni disponibili, circa 90 obiettivi tra sistemi di difesa aerea, installazioni dedicate a missili e droni e infrastrutture di sorveglianza costiera. L'operazione segna un ulteriore inasprimento della crisi, con Washington che ha indicato di essere pronta a proseguire le azioni militari per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani avrebbero colpito basi collegate agli Stati Uniti nell'area del Golfo e minacciato ulteriori ritorsioni, alimentando il rischio di un allargamento del conflitto regionale. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non voler interrompere i negoziati, aggiungendo però di non sapere se l'Iran sia realmente disposto a raggiungere un accordo o a rispettarne i termini.

Nel corso della giornata precedente le tensioni tra Stati Uniti e Iran e le preoccupazioni per il petrolio avevano continuato ad aumentare, mentre cresceva il timore che l'accordo provvisorio raggiunto il mese scorso fosse ormai vicino al fallimento. Le quotazioni del greggio sono balzate già questa mattina dopo che Donald Trump aveva dichiarato di ritenere concluso il cessate il fuoco. Successivamente il presidente statunitense ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero probabilmente colpito nuovamente l'Iran nella notte e ha aggiunto che potrebbe essere ripristinato un blocco navale limitato esclusivamente alla Repubblica Islamica. Da Teheran, un consigliere della Guida Suprema ha risposto con un messaggio nel quale ha ribadito che ogni iniziativa ostile riceverà una risposta immediata. L'insieme di questi sviluppi rappresenta la più grave escalation dall'accordo raggiunto il mese scorso.

Il ritorno dei timori di stagflazione ha spinto gli investitori a rivedere le aspettative sui tassi di interesse. La probabilità di un rialzo della Fed già nel corso di questo mese è aumentata di +3,2 punti base fino al 30,5%, mentre il mercato sconta complessivamente +42,2 punti base di rialzi entro dicembre, con un incremento giornaliero di +4,8 punti base. Il riprezzamento è stato ancora più marcato per la Bce. Dopo il rialzo deciso a giugno, gli operatori stimano ora +39,5 punti base di ulteriori aumenti entro la fine dell'anno, pari a un incremento di +12,7 punti base rispetto alla seduta precedente, uno scenario che lascia intravedere una crescente probabilità di tre rialzi complessivi entro dicembre.

Successivamente sono stati diffusi anche i verbali della riunione del FOMC dello scorso mese, la prima presieduta dal nuovo presidente della Fed Kevin Warsh. Il documento rafforza l'orientamento restrittivo che i mercati avevano già attribuito alla banca centrale. Pur condividendo l'aspettativa di un rallentamento dell'inflazione grazie alla discesa dei prezzi dell'energia e all'esaurimento degli effetti dei dazi, alcuni componenti del Comitato hanno espresso preoccupazione per la persistenza delle pressioni sui prezzi. L'intelligenza artificiale occupa un ruolo centrale nelle valutazioni della Fed, con numerosi partecipanti convinti che la forte domanda di infrastrutture dedicate all'IA continuerà a sostenere i prezzi dei prodotti tecnologici e dell'energia elettrica. Dai verbali emerge anche una crescente preoccupazione per il fatto che famiglie e imprese inizino ad aspettarsi livelli di inflazione più elevati. La maggior parte dei componenti della Fed continua comunque ad attribuire maggiore importanza agli indicatori di mercato delle aspettative di inflazione rispetto ai risultati delle indagini presso consumatori e imprese.

Il contesto caratterizzato dai timori di stagflazione ha penalizzato i mercati azionari sia negli Stati Uniti sia in Europa. L'S&P 500 ha chiuso in ribasso del -0,3%, con il 78% dei titoli dell'indice in territorio negativo. In controtendenza il comparto dei semiconduttori, con il Philadelphia Semiconductor Index in rialzo del +2,2%. Il settore è stato sostenuto da due notizie principali: la quotazione negli Stati Uniti di SK Hynix è risultata sottoscritta oltre sette volte rispetto all'offerta disponibile, con ADR destinati a raccogliere quasi 24,5 miliardi di dollari, seconda operazione più grande mai realizzata da una società straniera dopo Alibaba, che raccolse 25 miliardi di dollari. Inoltre, secondo indiscrezioni, la Cina sarebbe pronta ad autorizzare alcune società nazionali attive nell'intelligenza artificiale ad acquistare i chip H200 di Nvidia.

Le vendite sono risultate ancora più marcate in Europa, con la Spagna tra i mercati più penalizzati dopo che Donald Trump ha rinnovato gli attacchi commerciali nei confronti del Paese durante il vertice della NATO. Il presidente statunitense ha definito la Spagna `una causa persa` e ha dichiarato di non voler più intrattenere rapporti commerciali con Madrid. Il giornalista del Wall Street Journal Brian Schwartz ha inoltre riferito che i funzionari americani stanno preparando per Trump un elenco di prodotti spagnoli che potrebbero essere sottoposti a embargo nei prossimi giorni. L'Ibex 35 ha così chiuso con un ribasso del -2,7%, sottoperformando nettamente lo Stoxx 600, che ha perso il -1,6%. Le vendite hanno interessato anche gli altri principali listini europei, con il Dax in calo del -2,2%, il Cac 40 del -2,2% e il Ftse Mib del -1,2%.

ASIA

I mercati azionari asiatici mostrano un andamento contrastato. Il Nikkei giapponese si distingue con un rialzo del +1,6%, sostenuto dagli acquisti sui titoli legati ai semiconduttori. Il Kospi limita le perdite al -0,2% dopo essere arrivato a cedere quasi il 2% nelle prime fasi della seduta e avere anche brevemente segnato un passaggio in territorio positivo. In Cina prevalgono invece le vendite dopo la pubblicazione di dati sull'inflazione inferiori alle attese: l'Hang Seng perde il -0,8%, lo Shanghai Composite arretra del -0,9% e l'S&P/ASX 200 cede il -0,5%.

In Giappone l'asta del titolo di Stato a cinque anni ha registrato una domanda sostenuta grazie ai rendimenti elevati. Il rapporto bid-to-cover si è attestato a 3,43, superando sia il 3,11 dell'asta precedente sia la media degli ultimi dodici mesi pari a 3,35.

In Cina i dati sull'inflazione di giugno hanno evidenziato un andamento divergente delle pressioni sui prezzi. L'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del +1,0% su base annua, al di sotto del +1,1% atteso dal consenso e in rallentamento rispetto al +1,2% di maggio. L'inflazione alla produzione ha invece accelerato fino al +4,1% su base annua, in linea con le previsioni e sui livelli più elevati degli ultimi quattro anni. Su base mensile, l'indice dei prezzi alla produzione è diminuito del -0,3%, registrando la prima flessione da luglio 2025.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,78%, massimo dal 20 maggio, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base, il livello più elevato dall'inizio di maggio.

Nella seduta di ieri i rendimenti hanno registrato un deciso rialzo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l'accordo volto a porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran, alimentando l'avversione al rischio sui mercati obbligazionari.

L'attenzione degli operatori si concentra ora sull'asta del Bot annuale, per la quale il Tesoro offrirà 8 miliardi di euro. Il mercato si attende un lieve aumento dei rendimenti: alla chiusura di ieri il titolo in collocamento rendeva il 2,725% sul mercato grigio di Mts, rispetto al 2,695% registrato nell'asta di metà giugno.

PETROLIO

Il petrolio estende il rialzo dopo che gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi in Iran per il secondo giorno consecutivo, alimentando i timori per la sicurezza delle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.

Il Brent arriva a guadagnare fino al +1,5%, superando i 79 dollari al barile, dopo il balzo superiore al +5% registrato ieri, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in prossimità dei 74 dollari al barile. Il Central Command degli Stati Uniti ha comunicato di aver condotto nuovi attacchi con l'obiettivo di ridurre la capacità dell'Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo la televisione di Stato iraniana, Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro basi militari statunitensi presenti nella regione.

Mercoledì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato concluso l'accordo di pace provvisorio con l'Iran e ha prospettato la possibilità di ripristinare un blocco dei porti della Repubblica Islamica. Il presidente ha inoltre avvertito che i prezzi del petrolio potrebbero continuare a salire e che le operazioni militari potrebbero arrivare fino alla `presa di controllo` del terminal di esportazione di Kharg Island. In un messaggio pubblicato sui social media, Trump ha definito gli attacchi statunitensi una `ritorsione` per le azioni iraniane contro le navi commerciali, aggiungendo che, in caso di nuovi episodi, la risposta sarà ancora più dura.

I dati di monitoraggio delle imbarcazioni diffusi oggi mostrano un calo dei transiti nello Stretto di Hormuz. I movimenti osservati si concentrano quasi esclusivamente lungo una rotta approvata dall'Iran, più vicina alla costa settentrionale dello stretto, mentre il corridoio sostenuto dagli Stati Uniti e situato lungo la costa dell'Oman risulta praticamente inattivo.

Il mercato energetico globale è stato profondamente scosso dalla ripresa delle ostilità in Medio Oriente. I future sul petrolio hanno recuperato parte delle perdite accumulate nel secondo trimestre, mentre lo Stretto di Hormuz, passaggio che collega i produttori del Golfo Persico ai mercati internazionali, torna al centro della crisi dopo gli attacchi contro le navi commerciali che hanno spinto gli Stati Uniti a intervenire militarmente.

`Se dovessimo tornare a uno Stretto di Hormuz chiuso, il petrolio potrebbe salire di altri 10 dollari`, ha dichiarato Scott Shelton, analista di TP ICAP. Secondo Shelton, se il flusso di greggio continuerà senza interruzioni, i prezzi potrebbero non aumentare molto oltre i livelli attuali.

I segnali di un allargamento del conflitto arrivano anche dagli altri Paesi della regione. L'esercito del Kuwait ha comunicato che i propri sistemi di difesa aerea hanno intercettato minacce rappresentate da missili e droni ostili, senza fornire ulteriori dettagli. Parallelamente, l'emittente iraniana Press TV ha riferito che i Guardiani della Rivoluzione hanno lanciato missili e droni contro basi statunitensi situate in Kuwait e Bahrein.

Dopo lo scoppio della guerra a febbraio, in seguito agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele, Teheran aveva imposto una quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, costringendo i produttori petroliferi della regione a sospendere parte della produzione quando i serbatoi di stoccaggio avevano raggiunto la capacità massima. La nuova fase di ostilità metterà alla prova la capacità dei produttori di mantenere aperto il traffico marittimo attraverso il passaggio strategico, proprio mentre i transiti stavano tornando ad aumentare grazie all'accordo provvisorio tra le parti.

`Lo Stretto di Hormuz non è mai tornato realmente a una situazione di normalità e ora potremmo assistere a nuove chiusure di impianti produttivi`, ha affermato Henry Hoffman, co-portfolio manager del Catalyst Energy Infrastructure Fund. Secondo Hoffman, un'ulteriore escalation potrebbe provocare danni molto più gravi alle infrastrutture energetiche della regione, con conseguenze destinate a protrarsi ben oltre il primo rialzo dei prezzi.

All'inizio della settimana il Dipartimento del Tesoro statunitense aveva inoltre revocato l'esenzione dalle sanzioni che consentiva a Teheran di esportare petrolio, cancellando uno degli elementi centrali dell'accordo provvisorio. La sospensione delle sanzioni aveva permesso, nelle ultime settimane, l'immissione sul mercato di milioni di barili di greggio iraniano, gran parte dei quali si trova ora in una situazione di incertezza.

`Gli eventi delle ultime 48 ore hanno alimentato il timore che un eventuale fallimento dell'accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran possa provocare nuove interruzioni delle forniture di petrolio`, hanno scritto in una nota gli analisti di ANZ Group. Gli esperti ricordano che, prima dell'attacco contro tre navi commerciali avvenuto all'inizio della settimana, il numero di transiti nello Stretto di Hormuz era in costante aumento. Ora, secondo ANZ, il recupero dell'offerta rischia di interrompersi mentre l'Iran cerca di riaffermare il proprio controllo sull'area.

Con il protrarsi del conflitto aumenta anche la pressione sulle scorte di petrolio. I dati ufficiali mostrano che, se da un lato le riserve commerciali statunitensi di greggio sono aumentate di quasi 3 milioni di barili la scorsa settimana, dall'altro il prelievo di 6,2 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve ha determinato una riduzione netta delle scorte complessive superiore a 3 milioni di barili. Le riserve di distillati sono diminuite di 5 milioni di barili, mentre quelle di benzina sono scese al livello stagionale più basso dal 2012.

`Anche la Strategic Petroleum Reserve degli Stati Uniti sta diventando motivo di crescente preoccupazione`, ha dichiarato Henry Hoffman. Secondo il gestore, durante il periodo di cessate il fuoco si è continuato ad attingere alle riserve strategiche, riducendo il margine di sicurezza nel caso in cui l'attuale escalation dovesse proseguire.

ORO

L'oro consolida le recenti perdite mentre il secondo giorno consecutivo di attacchi statunitensi contro l'Iran alimenta il rialzo dei prezzi dell'energia e rafforza le preoccupazioni per una nuova accelerazione dell'inflazione.

Il metallo prezioso si mantiene in area 4.070 dollari l'oncia dopo tre sedute consecutive di ribasso. Gli ultimi raid, che secondo il Central Command degli Stati Uniti sono stati condotti per ridurre la capacità dell'Iran di ostacolare la navigazione nello Stretto di Hormuz, sono arrivati poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato di ritenere concluso il cessate il fuoco. Teheran ha minacciato una vasta operazione di rappresaglia contro le basi militari statunitensi presenti in Medio Oriente.

Le quotazioni del petrolio sono balzate dopo l'intensificarsi del conflitto e dopo che Washington ha revocato l'esenzione che consentiva all'Iran di esportare petrolio sui mercati internazionali.

Per il mercato dell'oro, il peggioramento della crisi in Medio Oriente alimenta il timore che la Fed possa essere costretta a mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo per contrastare le persistenti pressioni inflazionistiche. I verbali della riunione di giugno della Fed, pubblicati mercoledì, mostrano che alcuni componenti della banca centrale avevano preso in considerazione un aumento dei tassi, pur sostenendo alla fine la decisione di lasciarli invariati.

Nel complesso, dai verbali emerge una crescente preoccupazione dei responsabili della politica monetaria americana per l'andamento dell'inflazione, mentre i timori legati al mercato del lavoro si sono attenuati. Tassi di interesse più elevati rappresentano generalmente un fattore sfavorevole per l'oro, che non offre rendimenti.

`L'avvio prudente degli scambi sull'oro nella giornata di giovedì sembra più un momento di esitazione prima di una nuova tempesta che un vero ritorno alla calma`, ha dichiarato Hebe Chen, analista di Vantage Markets. Secondo Chen, il mercato ha percepito il segnale d'allarme proveniente dal Medio Oriente, ma non sta ancora valutando la situazione come una crisi su vasta scala.

Dall'inizio della guerra tra Iran e Israele, scoppiata alla fine di febbraio, l'oro ha perso oltre un quinto del proprio valore. Le diffuse prese di profitto hanno interrotto un mercato rialzista durato tre anni e hanno recentemente spinto il metallo prezioso sotto la soglia dei 4.000 dollari l'oncia. Al momento non emergono ancora evidenze di un significativo aumento delle posizioni corte da parte degli investitori che scommettono su ulteriori ribassi.

Secondo Hebe Chen, gli operatori stanno osservando se l'attuale fase rappresenti soltanto una reazione a un evento di breve periodo oppure l'inizio di un nuovo ciclo di tensioni geopolitiche, cercando di valutarne anche la portata e le possibili conseguenze sui mercati. Fino a quando non arriveranno indicazioni più chiare, l'oro potrebbe continuare a muoversi all'interno dell'attuale fase di consolidamento.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

A maggio il commercio estero della Germania ha mostrato un andamento migliore delle attese. Le esportazioni sono aumentate dello 0,9% su base mensile, contro una previsione di calo dello 0,3%, mentre le importazioni sono diminuite del 2,5%, a fronte di un consensus che indicava una crescita dello 0,1%. L'avanzo della bilancia commerciale si è attestato a 19,1 miliardi di euro, superando le attese ferme a 14,8 miliardi.

Oggi la Banca d'Italia diffonderà i dati di maggio relativi ai prestiti concessi alle imprese e ai depositi dei residenti presso il sistema bancario. L'attenzione sarà rivolta in particolare all'andamento del credito alle società non finanziarie, dopo che ad aprile la crescita dei finanziamenti aveva raggiunto il livello più elevato da settembre 2022.

Nel pomeriggio dagli Stati Uniti sono attesi i dati sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione relative alla settimana conclusa il 4 luglio. Il mercato prevede 218.000 nuove richieste. Sempre alle 16:00 saranno pubblicati i dati sulle vendite di case esistenti di giugno, attese a 4,2 milioni di unità.

A Bruxelles si riunirà l'Eurogruppo, con i ministri delle Finanze dell'Eurozona chiamati a discutere l'orientamento della politica di bilancio in vista della preparazione delle leggi di bilancio nazionali per il prossimo anno, oltre al programma di lavoro per il resto del 2026 e per il primo semestre del 2027. Ai lavori parteciperanno anche la presidente della Bce Christine Lagarde e il membro del Comitato esecutivo Piero Cipollone.

La giornata sarà completata dalla pubblicazione, alle 13:30, dei verbali della riunione di politica monetaria della Bce del 10 e 11 giugno, documento che gli investitori seguiranno con attenzione per cogliere eventuali indicazioni sull'evoluzione della politica monetaria dell'Eurozona.

Sono attesi anche gli interventi di Escriva per la Bce, Williams e Logan per la Fed e Breeden per la Bank of England.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

ANIMA HOLDING. A giugno Anima Holding ha registrato una raccolta netta nel risparmio gestito pari a 202 milioni di euro. Al termine del mese le masse complessivamente gestite hanno raggiunto 210,4 miliardi di euro, valore che sale a 211,9 miliardi di euro includendo anche le masse amministrate.

STELLANTIS. Stellantis ha annunciato che entro la fine del mese saranno assunte altre 40 persone nello stabilimento Teksid di Carmagnola, società del gruppo specializzata nella produzione di componenti per l'industria automobilistica.

A livello internazionale sono da monitorare:

SK HYNIX. La quotazione di SK Hynix negli Stati Uniti continua a riscuotere un forte interesse tra gli investitori. Secondo fonti vicine all'operazione, l'offerta è stata sottoscritta oltre sette volte rispetto ai titoli disponibili in vista della determinazione del prezzo prevista per giovedì.

NVIDIA. La Cina si prepara ad autorizzare le principali società nazionali attive nell'intelligenza artificiale ad acquistare quantitativi limitati dei chip H200 prodotti da Nvidia. Secondo The Information, la decisione rappresenta un segnale di allentamento delle restrizioni imposte all'accesso a questa tecnologia statunitense.

SHANGHAI ILUVATAR COREX SEMICONDUCTOR. Shanghai Iluvatar CoreX Semiconductor ha raccolto circa 902 milioni di dollari attraverso un collocamento azionario a Hong Kong, operazione favorita dal forte rialzo del titolo registrato dopo la quotazione iniziale avvenuta a gennaio.

ZHIPU. Zhipu, società cinese specializzata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale, ha fissato il prezzo del proprio aumento di capitale da 4 miliardi di dollari nella parte bassa della forchetta di prezzo proposta agli investitori.

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