Start&Stock: Inflazione Usa in calo per la prima volta dal 2020, crollano le attese sui tassi Fed

Start&Stock: Inflazione Usa in calo per la prima volta dal 2020, crollano le attese sui tassi Fed

L'attenzione degli investitori resta concentrata su due temi principali: il rallentamento dell'inflazione statunitense e l'escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il calo dei prezzi al consumo negli Usa ha ridimensionato le aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nel breve termine, mentre il presidente Kevin Warsh ha ribadito che la banca centrale resta determinata a mantenere l'inflazione sotto controllo. Donald Trump ha rinunciato al piano di introdurre un prelievo sui transiti nello Stretto di Hormuz, pur confermando la linea dura nei confronti dell'Iran. Restano elevate le preoccupazioni per le forniture energetiche, con petrolio e oro che continuano a risentire dell'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un ribasso del -0,1%. Positivi invece i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,8%).

Nelle ultime 24 ore i mercati finanziari hanno vissuto una nuova seduta ricca di spunti, sostenuti soprattutto dal dato sull'inflazione statunitense, risultato nettamente inferiore alle attese, mentre il petrolio ha continuato a salire. Gli investitori hanno rapidamente ridimensionato le aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve nella riunione prevista tra poche settimane. A giugno l'indice dei prezzi al consumo ha registrato una flessione mensile del -0,4%, contro un calo del -0,1% previsto dal consenso. Si tratta della contrazione più ampia dai lockdown dell'aprile 2020. Su base annua l'inflazione è rallentata al +3,5%, dal +4,2% registrato a maggio. Il risultato è stato favorito soprattutto dal crollo dei prezzi della benzina, diminuiti del -9,7% nel corso del mese. Anche l'inflazione core ha sorpreso al ribasso, con una variazione mensile del -0,02% rispetto all'aumento del +0,2% atteso, grazie alla flessione dei prezzi dei beni core e al rallentamento degli affitti. È la prima contrazione dell'inflazione core da maggio 2020 e porta il dato tendenziale al +2,6%.

La reazione dei mercati è stata immediata. La probabilità di un rialzo dei tassi nella riunione di luglio è crollata dal 43% registrato lunedì al 17% alla chiusura della seduta. Anche le aspettative per settembre si sono ridimensionate, con la probabilità di una stretta monetaria scesa al 66%, alimentando l'ipotesi che la Fed possa mantenere invariato il costo del denaro ancora per diversi mesi.

Il presidente della Fed Kevin Warsh durante la sua prima audizione davanti alla Commissione Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti. Warsh ha evitato di fornire indicazioni sulle prossime decisioni di politica monetaria, sottolineando che il dato sull'inflazione non significa che la missione della banca centrale sia conclusa. Il presidente della Fed ha ribadito che i membri del Comitato non hanno alcuna tolleranza verso un'inflazione persistentemente elevata e ha affermato che, se la politica monetaria sarà gestita correttamente, l'impennata dei prezzi osservata negli ultimi cinque anni diventerà un ricordo. Il nuovo presidente ha quindi rafforzato il profilo della Fed nella lotta contro l'inflazione, favorito anche da un dato sui prezzi che ha ridotto la pressione per un intervento immediato.

Il presidente Donald Trump ha annunciato che il progetto di introdurre una tariffa del 20% per il transito nello Stretto di Hormuz sarà sostituito da accordi commerciali e di investimento con i Paesi del Golfo. Nello stesso tempo l'esercito americano ha comunicato la ripresa del blocco navale nei confronti dell'Iran, mentre i media iraniani hanno riferito di nuovi scambi di colpi nello Stretto di Hormuz.

La seduta di ieri è stata intensa anche per il mercato azionario, con l'avvio della stagione delle trimestrali. L'S&P 500 ha chiuso in rialzo del +0,4%, sostenuto dal dato sull'inflazione e dal riprezzamento delle aspettative sui tassi. Dietro l'andamento dell'indice si sono registrati movimenti molto differenziati. IBM ha perso il -25,2%, segnando la peggiore seduta giornaliera da quando sono disponibili i dati Bloomberg nel 1968, dopo risultati inferiori alle aspettative degli analisti. Deboli anche altri titoli software, tra cui ServiceNow (-5,8%) e Adobe (-4,3%). Il Nasdaq è salito del +0,9%, sostenuto dai produttori di semiconduttori. Il Philadelphia Semiconductor Index ha guadagnato il +2,5%, confermando che la selettività all'interno del settore tecnologico continua a rappresentare un tema dominante.

Tra i protagonisti della stagione delle trimestrali spicca Goldman Sachs, che ha messo a segno un rialzo del +9%, il migliore dalla decisione di Donald Trump di prorogare di 90 giorni i dazi lo scorso anno, dopo risultati superiori alle attese. In progresso anche JPMorgan (+2,5%) e Bank of America (+1,9%).

In Europa la seduta precedente si è chiusa con un andamento moderatamente positivo. Lo Stoxx 600 ha guadagnato il +0,2%, raggiungendo i livelli più elevati dell'ultima settimana. In rialzo anche il Ftse 100 (+0,3%), il Dax (+0,1%) e il Cac 40 (+0,03%).

ASIA

Anche i mercati asiatici trattano in territorio positivo, guidati ancora una volta dalla Corea del Sud. Il Kospi balza del +7,7%, mentre il Nikkei sale del +1,1% e l'Hang Seng del +1,5%. Più contenuti i movimenti dei listini della Cina continentale, con il CSI 300 in rialzo del +0,04% e lo Shanghai Composite in calo del -0,1%, dopo che il prodotto interno lordo del secondo trimestre è cresciuto del +4,3% su base annua, al di sotto del +4,5% atteso e in rallentamento rispetto al +5,0% del trimestre precedente. La crescita del primo semestre si attesta così al +4,7%. Su base trimestrale il Pil è aumentato del +0,9%, registrando il ritmo di espansione più debole degli ultimi due anni.

Gli altri dati macro di giugno restituiscono un quadro eterogeneo dell'economia cinese. La produzione industriale è aumentata del +5,3% su base annua, superando il +4,6% previsto dal consenso e accelerando rispetto al +4,5% di maggio, confermando la solidità del comparto manifatturiero. Gli investimenti in attività fisse sono invece diminuiti del -5,7% nella prima metà dell'anno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, una flessione più marcata rispetto alle attese e peggiore del -4,1% registrato tra gennaio e maggio. Le vendite al dettaglio sono cresciute del +1,0% su base annua, facendo meglio delle previsioni che indicavano una lieve contrazione, anche se la domanda delle famiglie continua a mostrare segnali di debolezza. Prosegue anche la crisi del mercato immobiliare, con i prezzi delle nuove abitazioni scesi del -0,15% su base mensile a giugno. Si tratta di un lieve miglioramento rispetto al -0,20% di maggio, ma la domanda abitativa resta debole nella maggior parte del Paese, nonostante alcuni segnali di stabilizzazione nelle principali città.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,87%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 77 punti base.

L'attenzione degli investitori resta concentrata sull'evoluzione dello scenario geopolitico e sull'elevata volatilità del mercato petrolifero, mentre continuano a valutare le indicazioni emerse dall'intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh.

Sul mercato primario, la Germania proporrà una riapertura di Bubill, mentre il Portogallo collocherà una nuova emissione di titoli con cedola pari allo 0,0% e scadenza 16 luglio 2027, per un importo compreso tra 1 e 1,25 miliardi di euro.

PETROLIO

Il petrolio prosegue il rialzo per la terza seduta consecutiva dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato nuovi attacchi contro l'Iran, poche ore dopo la ripresa del blocco navale statunitense nei confronti del traffico marittimo della Repubblica Islamica attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il Brent arriva a sfiorare gli 86 dollari al barile dopo il balzo del +11% registrato nelle due sedute precedenti, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 80 dollari al barile. In un'intervista a Fox News, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a colpire l'Iran e che già dalla prossima settimana potrebbero essere presi di mira centrali elettriche e ponti se Teheran non accetterà di tornare al tavolo dei negoziati.

Il Central Command statunitense ha comunicato sulla piattaforma X che le forze armate americane hanno concluso ieri, una nuova operazione militare contro l'Iran, colpendo decine di obiettivi militari situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz e lungo la costa del Paese. L'operazione, durata circa sette ore, aveva l'obiettivo di ridurre ulteriormente la capacità di Teheran di minacciare la navigazione commerciale e la sicurezza degli equipaggi civili.

Il blocco navale è stato ripristinato dagli Stati Uniti alle ore 16 di New York, circa un'ora dopo l'inizio dei raid americani. Nella stessa giornata Trump ha rinunciato anche al piano annunciato il giorno precedente che prevedeva l'introduzione di un prelievo del 20% su tutte le merci in transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il cambio di posizione è stato accolto positivamente dagli operatori del trasporto marittimo, già messi sotto pressione dalla fine della tregua tra Stati Uniti e Iran e dal rischio di nuove interruzioni lungo uno dei principali snodi energetici mondiali, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto. La decisione evidenzia anche la complessità della situazione per l'amministrazione Trump, alle prese con l'escalation delle ostilità e con il rifiuto dell'Iran di allentare il controllo sullo Stretto di Hormuz, uno scenario che continua a sostenere le quotazioni del greggio.

`Anche se il petrolio ha iniziato a trovare un certo equilibrio dopo il recupero dai circa 70 dollari al barile, serve ancora molto coraggio per attraversare lo Stretto di Hormuz, visto che il rischio di attacchi da parte delle forze alleate dell'Iran resta molto concreto`, ha dichiarato Chris Weston, responsabile della ricerca di Pepperstone Group. Secondo Weston, il quadro geopolitico continua a deteriorarsi e rappresenta un elemento di sostegno per il mercato del petrolio, mantenendo gli acquirenti pronti a tornare sul mercato qualora il Brent si avvicinasse ai 90 dollari al barile.

Nonostante il blocco navale statunitense e il recente aumento degli attacchi alle imbarcazioni, oggi alcune navi hanno continuato ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Tra queste figurano una petroliera soggetta alle sanzioni statunitensi impegnata nel trasporto di greggio iraniano, una nave Suezmax di proprietà greca carica di petrolio saudita, oltre a due petroliere destinate al trasporto di carburante e due navi portarinfuse.

Le quotazioni del greggio sono salite con forza negli ultimi giorni in seguito alla ripresa delle ostilità nell'area, caratterizzata da attacchi contro petroliere e contro Paesi del Golfo, tra cui il Kuwait, episodi che hanno quasi paralizzato il traffico marittimo nella regione. I prezzi sono così risaliti sui livelli più elevati dell'ultimo mese, recuperando parte della flessione di circa il -30% registrata nel secondo trimestre, mentre l'intensificarsi del conflitto riporta al centro dell'attenzione i timori per la sicurezza delle forniture energetiche provenienti dal Golfo Persico.

Nel corso dell'ultimo mese i produttori del Golfo avevano iniziato ad aumentare l'offerta di greggio dopo che l'accordo di pace provvisorio aveva ridotto le preoccupazioni legate alle esportazioni. In particolare, gli Emirati Arabi Uniti erano riusciti ad aumentare significativamente le spedizioni utilizzando petroliere navetta con i sistemi di identificazione disattivati.

Il conflitto continua anche ad allargarsi ad altre aree della regione. Il movimento Houthi dello Yemen, sostenuto dall'Iran, ha lanciato missili balistici e droni contro l'Arabia Saudita, segnando la prima escalation di rilievo tra le due parti dopo il cessate il fuoco raggiunto nel 2022. Gli Houthi rappresentano uno dei principali gruppi alleati di Teheran nella rete di milizie attive in Medio Oriente.

Sul fronte delle scorte energetiche, un'associazione del settore ha reso noto che le riserve di greggio negli Stati Uniti sarebbero diminuite di 600.000 barili la scorsa settimana. Se il dato verrà confermato dalle statistiche ufficiali attese nella giornata di oggi, si tratterebbe dell'undicesima riduzione registrata nelle ultime dodici settimane.

ORO

L'oro torna a perdere terreno dopo le indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando un ampliamento delle operazioni militari contro l'Iran, uno scenario che riaccende i timori di un possibile rialzo dei tassi di interesse per contenere le pressioni inflazionistiche.

Il metallo prezioso arriva a cedere fino al -0,7%, scendendo in prossimità dei 4.025 dollari l'oncia, dopo il recupero del +1,3% registrato martedì in seguito alla pubblicazione di un dato sull'inflazione statunitense inferiore alle attese. Secondo Axios, il presidente Donald Trump avrebbe discusso la possibilità di estendere la campagna militare oltre l'attuale operazione concentrata nell'area dello Stretto di Hormuz. Nello stesso tempo, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato che lo Stretto di Hormuz e le altre rotte marittime resteranno chiusi fino a quando gli Stati Uniti non interromperanno gli attacchi.

Washington ha inoltre ripristinato il blocco navale nei confronti delle imbarcazioni iraniane e ha condotto nuovi raid con l'obiettivo di ridurre la capacità della Repubblica Islamica di colpire il traffico commerciale nella regione. In questo contesto il petrolio registra la terza seduta consecutiva di rialzo. Trump ha comunque rinunciato al progetto, annunciato in precedenza, di introdurre un prelievo del 20% sulle merci in transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

La nuova escalation del conflitto alimenta le preoccupazioni che i prezzi dell'energia possano rimanere elevati più a lungo, attenuando il sostegno che l'oro aveva ricevuto il giorno precedente grazie al rallentamento dell'inflazione americana. L'instabilità geopolitica aumenta infatti la probabilità che la Federal Reserve possa mantenere i tassi di interesse su livelli elevati per un periodo più lungo, uno scenario generalmente sfavorevole per il metallo prezioso, che non offre rendimenti.

I dati diffusi ieri hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono diminuiti a giugno per la prima volta negli ultimi sei anni. La pubblicazione ha favorito un forte recupero del mercato obbligazionario, mentre gli operatori hanno ridotto le scommesse su un rialzo dei tassi già nella riunione di questo mese. Parallelamente, il presidente della Fed Kevin Warsh ha ribadito che un aumento del costo del denaro continua a rappresentare una delle opzioni a disposizione della banca centrale per mantenere l'inflazione in linea con l'obiettivo del 2%.

L'oro registra comunque un lieve progresso nel corso del mese dopo aver archiviato il secondo trimestre con una perdita del -14%, la peggiore dal 2013. La correzione è stata alimentata dalle aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Fed, accompagnate dal rafforzamento del dollaro e dal rialzo dei rendimenti dei Treasury. Anche gli ETF garantiti da oro fisico, uno dei principali strumenti utilizzati dagli investitori per esporsi al metallo prezioso, continuano a registrare deflussi netti da diversi mesi.

L'inatteso rallentamento dell'inflazione di giugno concede alla Federal Reserve più tempo per valutare le prossime mosse. Il mercato dei contratti swap attribuisce ora una probabilità del 17% a un rialzo dei tassi nella riunione di luglio, in netto calo rispetto a quasi il 50% stimato il giorno precedente. I dati sull'inflazione, però, si riferiscono a un periodo precedente alla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

`La pubblicazione dell'indice dei prezzi al consumo contribuisce a rafforzare quota 4.000 dollari come livello di supporto per l'oro, ma le dichiarazioni di Kevin Warsh sono state piuttosto restrittive e limitano l'ottimismo su un possibile calo dei tassi di interesse`, ha affermato Justin Lin, analista di Global X ETFs. Secondo Lin, i dati sull'inflazione di giugno non incorporano ancora gli effetti della ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran e del nuovo rialzo del petrolio, motivo per cui il mercato potrebbe attribuire maggiore importanza ai segnali che emergeranno nei prossimi mesi.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L'attenzione degli operatori si sposta nel pomeriggio sui prezzi alla produzione statunitensi di giugno, dopo i segnali di rallentamento arrivati dall'indice dei prezzi al consumo. Il consenso prevede una decelerazione dell'indice generale al +6,2% su base annua, dal +6,5% di maggio, mentre l'indice core è atteso in accelerazione al +5,2% dal +4,9%.

Nell'Eurozona è invece attesa alle ore 11 la pubblicazione della produzione industriale di maggio. Le stime indicano una crescita congiunturale dello +0,2%, in miglioramento rispetto al +0,1% registrato ad aprile. I dati arrivano dopo che gli indici Pmi di giugno, diffusi all'inizio del mese, hanno evidenziato per il comparto manifatturiero il miglior trimestre dall'inizio del 2022 e, per i servizi, una contrazione a un ritmo più contenuto.

In mattinata la Banca d'Italia pubblicherà inoltre il consueto rapporto mensile su finanza pubblica, fabbisogno e debito, contenente l'aggiornamento sulla composizione dei detentori dei titoli di Stato, con particolare riferimento agli investitori esteri e retail, oltre ai dati sul debito pubblico. Le statistiche di marzo, diffuse il mese scorso, avevano evidenziato un nuovo massimo storico del controvalore dei titoli di Stato detenuti dagli investitori, in aumento di oltre 14 miliardi di euro rispetto al mese precedente.

Nel primo pomeriggio è infine attesa la decisione di politica monetaria della Bank of Canada. Secondo un recente sondaggio Reuters, la banca centrale dovrebbe lasciare invariato il tasso di riferimento al 2,25% e mantenerlo su questo livello anche nel corso del prossimo anno, in un contesto caratterizzato da un'inflazione contenuta e da segnali di ripresa dell'economia.

La giornata odierna prevede una nuova audizione del presidente della Fed Kevin Warsh davanti alla Commissione bancaria del Senato. Interverranno inoltre John Williams, Lisa Cook e Alberto Musalem per la Federal Reserve, Fabio Panetta e Joachim Nagel per la Banca centrale europea e Huw Pill per la Bank of England.

La stagione delle trimestrali proseguirà con i risultati di Morgan Stanley, BlackRock, United Airlines e Johnson & Johnson.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

BANCA MPS. Secondo quanto riportato da Il Giornale, nel Cda in programma domani la banca senese potrebbe rispondere alla proposta di acquisizione avanzata da Intesa Sanpaolo chiedendo un miglioramento del corrispettivo offerto. Il quotidiano aggiunge che il consiglio potrebbe anche invitare Banco Bpm a definire in modo più dettagliato la propria proposta, ritenendo che, alla luce dell'evoluzione più recente delle quotazioni di Borsa, non sussistano più le condizioni per un'operazione tra pari.

POSTE ITALIANE, TIM. Banca d'Italia ha rilasciato l'autorizzazione preventiva all'acquisizione indiretta di una partecipazione qualificata in TIMFin, subordinatamente al buon esito dell'offerta. Poste Italiane ha comunicato alla Consob l'avvenuto ottenimento del via libera e, di conseguenza, l'autorità di vigilanza dovrà approvare il documento d'offerta entro i prossimi dieci giorni.

INWIT. Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso con cui la società chiedeva la sospensione d'urgenza del recesso esercitato da Fastweb, controllata italiana di Swisscom, dal contratto di locazione relativo alle torri di telecomunicazione.

INTESA SANPAOLO, UNICREDIT. Il gruppo guidato da Andrea Orcel e Isybank figurano tra i 36 prestatori di servizi di pagamento selezionati dalla Banca centrale europea, a fronte di oltre 50 candidature provenienti dall'intera Eurozona, per prendere parte al progetto dedicato allo sviluppo dell'euro digitale.

HERA. Il gruppo ha sottoscritto un accordo vincolante per acquisire, attraverso la controllata Aliplast Polska, il 70% di Kronos Polymer Polska, società che nascerà dalla scissione di Kronos Polymer. Nella nuova realtà confluirà un impianto dotato di una linea completa per la selezione, la macinazione e il lavaggio del polietilene, con una capacità produttiva installata pari a 12.000 tonnellate all'anno.

BFF BANK. Il rapporto ispettivo della Banca d'Italia, relativo alle verifiche svolte tra il 4 dicembre 2025 e il 29 maggio 2026, conferma il giudizio negativo e le criticità già evidenziate nel provvedimento emanato a marzo. Via Nazionale ribadisce in particolare le problematiche riscontrate nelle attività di factoring e lending e nella classificazione prudenziale dei crediti. Secondo Il Messaggero, sul tavolo degli advisor sono arrivate le offerte di Cerberus e di Banca CF+, mentre nelle prossime ore è attesa anche la proposta di Amco, supportata da Banco Bpm.

SECO. La società prevede ricavi record di circa 60 milioni di euro nel terzo trimestre, dopo aver chiuso il secondo trimestre con un fatturato di 50 milioni di euro, in crescita del +4,0%. I ricavi del primo semestre raggiungono così 99 milioni di euro, mentre il gross margin si attesta al 54%.

OPS ECOM. La società ha ricevuto una manifestazione d'interesse non vincolante da parte di due operatori industriali, attivi rispettivamente nei settori dell'e-commerce e della distribuzione al dettaglio, in vista di una possibile operazione straordinaria.

A livello internazionale sono da monitorare:

PAYPAL. Secondo Reuters, che cita fonti a conoscenza del dossier, Stripe e il fondo di private equity Advent International hanno presentato un'offerta per l'acquisizione di PayPal, valorizzando la società oltre 53 miliardi di dollari.

DEEPSEEK. La società cinese pioniera nell'intelligenza artificiale ha avviato i preparativi per una quotazione in Borsa e potrebbe presentare la documentazione necessaria già entro la fine dell'anno, in quella che potrebbe diventare una delle operazioni più rilevanti per il settore tecnologico cinese.

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