Wall Street torna sui massimi mentre il rischio geopolitico resta aperto
La fase positiva dei mercati prosegue dopo il cessate il fuoco di inizio aprile, con i principali indici azionari globali tornati sui massimi storici in uno scenario che continua però a presentare forti elementi di complessità sia sul piano macroeconomico sia su quello geopolitico.
Come si legge nel report di Fabrizio Santin, Senior investment manager di Pictet Asset Management, il quadro internazionale rimane particolarmente delicato soprattutto sul fronte energetico. Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz continua infatti a essere difficoltoso, tra notizie contrastanti, embarghi reciproci e incidenti militari che mantengono elevata la tensione nell’area.
I mercati, spiega Santin, sembrano però iniziare a prezzare la possibilità di una soluzione diplomatica che possa portare alla riapertura permanente dello stretto e a un graduale alleggerimento delle sanzioni contro l’Iran in cambio di limiti verificabili sul programma nucleare di Teheran.
Uno scenario che non eliminerebbe del tutto il rischio geopolitico, ma che ridurrebbe in maniera significativa gli scenari estremi sul fronte energetico e sulle infrastrutture petrolifere del Golfo Persico.
In questo contesto il Brent si è stabilizzato intorno ai 100 dollari al barile, mentre il contratto con scadenza dicembre resta poco sotto gli 85 dollari. Più tese restano invece le quotazioni dei derivati del petrolio, soprattutto kerosene e diesel, ancora influenzati dalle difficoltà logistiche e dalle tensioni sulla catena degli approvvigionamenti.
Secondo Santin, i tempi necessari per una completa normalizzazione del sistema logistico globale potrebbero restare lunghi anche in caso di accordo stabile. Per questo motivo il mercato potrebbe non aver ancora pienamente incorporato la distruzione della domanda necessaria per riequilibrare il sistema energetico globale.
La ripresa dei mercati azionari viene sostenuta principalmente da due fattori. Il primo riguarda proprio la riduzione, almeno parziale, del rischio di uno shock sistemico sulle infrastrutture petrolifere mediorientali. Le Borse tendono infatti a reagire in modo molto sensibile alla riduzione degli scenari estremi di rischio, come già avvenuto durante altre fasi critiche degli ultimi anni. Santin richiama in questo senso quanto accaduto nel 2020, quando i mercati toccarono i minimi ben prima dell’annuncio dei vaccini anti-Covid, anticipando la riduzione del rischio sistemico futuro.
Utili record e boom dell’intelligenza artificiale sostengono il rally
Il secondo elemento che sta sostenendo i mercati globali è rappresentato dalla stagione degli utili, che secondo Santin continua a mostrare una forza superiore alle attese. I risultati dello S&P 500 evidenziano una crescita degli utili superiore al 25% su base annua, sostenuta soprattutto dal ciclo di investimenti legato a data center, cloud computing, semiconduttori e infrastrutture digitali.
Secondo Santin, le stime di capex globale per il 2026 superano ormai gli 800 miliardi di dollari, confermando l’enorme accelerazione degli investimenti nell’economia digitale.
Santin sottolinea come tassi di crescita di questa portata non si vedessero dalla fase post-pandemica del 2021. Ancora più importante, questi numeri stanno superando nettamente le aspettative del consenso, segnalando una forte resilienza della redditività soprattutto nei comparti legati all’intelligenza artificiale.
Per Santin, il mercato continua quindi a trovare un sostegno strutturale nella trasformazione tecnologica globale. Il grande tema di fondo resta infatti il ciclo di investimenti che coinvolge infrastrutture digitali, semiconduttori, reti e sistemi dedicati all’AI.
Secondo Santin, questo processo rappresenta oggi un vero cuscinetto contro gli shock ciclici e le difficoltà macroeconomiche, creando opportunità non solo negli Stati Uniti ma anche in Asia.
In particolare, Santin individua in Taiwan e Corea del Sud due dei mercati meglio posizionati grazie al loro ruolo strategico lungo la catena globale del valore tecnologico.
La forza del ciclo legato all’intelligenza artificiale sta quindi modificando profondamente anche il comportamento degli investitori, che continuano a privilegiare società e settori in grado di trasformare la crescita strutturale della domanda digitale in espansione degli utili.
Per Santin, il mercato non sta ignorando i rischi geopolitici e macroeconomici, ma sta semplicemente attribuendo un peso crescente alla capacità delle grandi aziende tecnologiche di generare crescita e redditività anche in uno scenario più complesso.
Banche centrali obbligazioni e rischio stagflattivo
Anche il mercato obbligazionario ha ritrovato una relativa stabilità dopo le forti tensioni dei mesi precedenti.
Secondo Santin, la Banca Centrale Europea potrebbe procedere con un paio di rialzi dei tassi nel corso del 2026, mentre la Federal Reserve potrebbe mantenere un atteggiamento attendista ancora a lungo.
La reazione iniziale dei mercati obbligazionari è stata molto rapida, con un forte repricing delle scadenze brevi dovuto soprattutto alla memoria di quanto accaduto nel 2022. Questa volta però il contesto di partenza appare molto diverso.
Santin ricorda infatti che all’inizio del 2022 Fed e BCE mantenevano ancora tassi prossimi allo zero in presenza di inflazione superiore al 7,5% e politiche fiscali ancora espansive. Oggi, invece, i mercati si trovano in un contesto caratterizzato da tassi reali positivi e deficit pubblici in graduale riduzione.
Nonostante questo, rispetto ai primi mesi dell’anno il quadro macroeconomico si è deteriorato. Secondo Santin, il rischio di uno scenario stagflattivo, cioè caratterizzato da crescita più debole e inflazione persistente, è tornato al centro delle preoccupazioni degli investitori.
Le economie europee appaiono particolarmente vulnerabili per via della maggiore dipendenza energetica e del più basso potenziale di crescita strutturale rispetto agli Stati Uniti.
Per questo motivo Santin ritiene che le curve governative dell’Eurozona possano iniziare a offrire valore soprattutto sulle scadenze lunghe, pur preferendo attendere una maggiore stabilizzazione geopolitica prima di aumentare significativamente l’esposizione.
Il contesto attuale continua infatti a produrre forti distorsioni sulle correlazioni tradizionali tra asset class, rendendo la gestione del rischio molto più complessa rispetto agli anni precedenti.
La selettività torna centrale per gli investitori
Nonostante il quadro macro più fragile e l’aumento dei rischi geopolitici, Santin evidenzia come il ciclo di trasformazione delle economie avanzate resti sostanzialmente intatto.
Il tema dominante continua a essere il gigantesco ciclo di investimenti nell’economia digitale, che coinvolge infrastrutture per l’intelligenza artificiale, semiconduttori, reti e capacità computazionale.
Questo processo sta ridefinendo la struttura stessa dei mercati finanziari globali, premiando le società in grado di beneficiare della crescita della produttività tecnologica e della domanda infrastrutturale.
Secondo Santin, in un contesto caratterizzato da tassi reali positivi, crescita meno lineare e volatilità geopolitica persistente, la parola chiave per gli investitori diventa selettività.
L’obiettivo deve essere quello di privilegiare asset e settori capaci di trasformare un ambiente macroeconomico più restrittivo in opportunità di crescita strutturale degli utili nel lungo periodo.
Per questo motivo, conclude Santin, il mercato continua a guardare con particolare interesse alle aziende esposte ai grandi trend di trasformazione tecnologica globale, considerate oggi il principale motore della resilienza dei listini internazionali.

di Francesco Sicuro











































