Medio Oriente
A quasi settanta giorni dal lancio dell’Operazione Epic Fury, iniziano a emergere segnali di progresso verso un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Come si legge nel commento di Mark Dowding, Mark Dowding, Fixed Income CIO di RBC BlueBay AM, il presidente Donald Trump appare sempre più determinato a chiudere un conflitto diventato impopolare senza dare l’impressione di una sconfitta politica, mentre Washington sembra prendere coscienza dei limiti della propria capacità militare contro un avversario definito da Dowding come “risoluto e determinato”.
Per quanto gli Stati Uniti tentino di presentare la situazione sotto una luce diversa, secondo Dowding lo scenario assomiglia sempre di più a una forma di capitolazione parziale rispetto alle richieste iraniane. L’impressione è che il negoziato stia progressivamente tornando verso un modello simile al Joint Comprehensive Plan of Action, già sul tavolo prima dello scoppio del conflitto.
Nel frattempo, l’Iran esce dalla crisi con una posizione regionale che potrebbe risultare persino rafforzata. Dowding osserva infatti che la capacità dell’IRGC di mantenere il controllo del traffico nello Stretto di Hormuz ha dimostrato quanto Teheran sia in grado di influenzare gli equilibri economici e geopolitici dell’intera area del Golfo. Una dinamica che rischia di lasciare gli Stati del GCC in una posizione di crescente vulnerabilità rispetto alle future richieste iraniane.
Secondo l’analisi di Dowding, questa situazione rappresenta una “pillola amara” non soltanto per Israele ma soprattutto per Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. In particolare Dubai e Abu Dhabi sembrano aver pagato un prezzo elevato per il sostegno garantito agli Stati Uniti negli ultimi mesi.
Dowding sottolinea inoltre come un Iran ancora più isolato e radicalizzato possa scegliere di irrigidire ulteriormente il controllo interno, rafforzando l’impostazione repressiva del regime. Con l’economia nazionale in ginocchio ma destinata gradualmente a recuperare, cresce il rischio che una quota sempre maggiore delle risorse venga indirizzata verso sicurezza militare e sopravvivenza politica.
Secondo Dowding, questo potrebbe gettare le basi per nuovi conflitti regionali nei prossimi anni e alimentare ulteriormente le ambizioni nucleari iraniane. Dowding richiama esplicitamente il modello nordcoreano, sottolineando come il possesso di una deterrenza nucleare possa essere percepito da Teheran come garanzia di sopravvivenza futura. Per questo motivo la società resta scettica sulla possibilità che l’Iran rinunci realmente ai propri programmi nucleari.
Nel breve termine potrebbe prevalere un certo sollievo grazie alla riapertura progressiva delle rotte commerciali e delle spedizioni energetiche. Ma Dowding avverte che lo shock economico provocato dal conflitto non verrà cancellato rapidamente e continuerà a pesare ancora per molti mesi sull’economia globale.
Inflazione
Le conseguenze economiche della crisi restano centrali nell’analisi di Dowding. RBC BlueBay AM continua a prevedere prezzi del petrolio elevati per tutto il 2026, con futures sul greggio attorno agli 85 dollari al barile anche nello scenario di una riapertura relativamente veloce dello Stretto di Hormuz.
Secondo Mark Dowding, l’effetto combinato di rincari energetici, aumento dei costi logistici e rialzo dei prezzi alimentari continuerà ad alimentare le pressioni inflazionistiche globali. Le stime indicano infatti un’inflazione destinata a raggiungere il 4% negli Stati Uniti e il 3% nell’Eurozona.
Uno scenario che rende probabili ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce e della Bank of England, nonostante una traiettoria economica definita debole. Dowding sottolinea come gli effetti di trasmissione dell’inflazione stiano diventando sempre più radicati all’interno dell’economia reale.
Negli Stati Uniti, invece, Dowding continua a non prevedere modifiche immediate alla politica monetaria della Federal Reserve nel corso del 2026. Secondo l’analista, il mercato potrebbe iniziare a scontare che il prossimo movimento sui tassi americani sarà un taglio e non un rialzo, ma soltanto nel momento in cui l’inflazione inizierà a rallentare concretamente nel 2027.
In questo contesto, viene ritenuto improbabile che i rendimenti dei Treasury americani a cinque anni salgano stabilmente oltre il 4%. Proprio per questo Dowding ha trasformato una strategia di breakeven inflation sui TIPS statunitensi a media scadenza in una posizione lunga netta sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione.
Dowding conferma inoltre una forte preferenza per i titoli inflation-linked europei, soprattutto sulle scadenze brevi e intermedie. La convinzione di fondo è che molte banche centrali saranno progressivamente costrette a tollerare un’inflazione più elevata pur di evitare un deterioramento eccessivo della crescita economica.
Giappone e Regno Unito
Il Giappone resta uno dei punti più delicati dell’analisi di Dowding. Dopo la pausa della Golden Week, i mercati stanno osservando con attenzione i flussi verso gli asset domestici giapponesi e l’evoluzione della politica monetaria della Bank of Japan.
Secondo Dowding, gli interventi recenti del Ministero delle Finanze sullo yen hanno contribuito a rafforzare la valuta giapponese, riducendo almeno temporaneamente la pressione sulla BoJ affinché proceda rapidamente con nuovi rialzi dei tassi.
Nonostante questo, Dowding continua a ritenere opportuno un aumento del tasso di riferimento all’1% già nella riunione di giugno. L’analista prevede che un eventuale rialzo potrebbe favorire un ulteriore appiattimento della parte lunga della curva giapponese, anche grazie all’aumento degli acquisti di JGB ultra-long da parte degli assicuratori vita.
Sul mercato valutario, RBC BlueBay AM mantiene una posizione moderatamente lunga sullo yen. Secondo Dowding, la determinazione delle autorità giapponesi a impedire un ulteriore indebolimento della valuta giustificherebbe addirittura un incremento dell’esposizione qualora il cambio dovesse tornare sopra quota 158 yen per dollaro.
Nel Regno Unito, invece, il focus resta totalmente politico. Le recenti elezioni locali hanno aperto una fase di forte instabilità per il Partito Laburista e per il governo di Keir Starmer.
Secondo Dowding, il dibattito non riguarda più “se” Starmer verrà sostituito, ma “quando”. Le quote dei bookmaker indicano un confronto sempre più serrato tra Andy Burnham e Angela Rayner per la futura leadership del Labour.
Dowding evidenzia come Burnham sembri beneficiare di un crescente sostegno da parte dell’elettorato laburista più insoddisfatto, mentre una parte del voto progressista continua a spostarsi verso il Green Party, visto sempre più come partito di protesta della sinistra britannica.
Secondo Dowding, l’eventuale vittoria di Burnham rischierebbe però di aumentare ulteriormente la volatilità finanziaria nel Regno Unito, soprattutto sul mercato dei Gilt. Gli investitori temono infatti che nuove politiche fiscali espansive possano aggravare ulteriormente un contesto già fragile.
Per questo motivo Dowding continua a considerare sensata una posizione corta sulla sterlina, prevedendo una sottoperformance dell’economia britannica rispetto agli altri grandi blocchi globali.
Credito e mercati
Nonostante il contesto macroeconomico fragile, i mercati azionari hanno continuato a registrare nuovi massimi storici, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia. Secondo Mark Dowding, il rally è stato sostenuto da un forte slancio degli utili societari e da un entusiasmo quasi incontrollato verso il tema dell’intelligenza artificiale.
Il fenomeno FOMO continua ad attirare investitori retail, alimentando ulteriormente il rialzo dei listini. Dowding riconosce che il sentiment potrebbe ancora diventare più rialzista nel breve periodo, favorendo un ulteriore aumento di leva e posizionamento speculativo.
Ma Dowding è molto più prudente sul mercato del credito. A differenza dell’azionario, dove esiste ancora il potenziale di rendimenti molto elevati legati ai titoli vincenti dell’AI, il credito presenta valutazioni considerate storicamente tirate senza offrire la stessa asimmetria positiva.
Secondo Dowding, il contesto resta dominato da rischi stagflazionistici, shock sulle catene di approvvigionamento e crescenti probabilità di recessione in Europa e in alcune aree asiatiche. Tutti elementi che potrebbero tradursi in una migrazione avversa del credito e in un aumento dei default.
Per questo motivo RBC BlueBay AM continua a mantenere una posizione cauta sul credito europeo, nonostante gli spread abbiano continuato a restringersi negli ultimi giorni grazie all’ottimismo legato ai negoziati in Medio Oriente.
Previsioni
Guardando avanti, Dowding avverte che gran parte delle buone notizie sembra ormai completamente incorporata nei prezzi di mercato. RBC BlueBay AM resta quindi prudente, pur riconoscendo che il sentiment può continuare a sostenere ulteriori rialzi nel breve termine.
Secondo Dowding, una volta che il rumore geopolitico inizierà a diminuire, i mercati torneranno rapidamente a concentrarsi sui dati macroeconomici reali, sulle decisioni delle banche centrali, sull’andamento dei default e sulla qualità del credito.
Nel frattempo, Dowding osserva che l’Iran esce dal conflitto con una percezione di resilienza strategica molto più forte rispetto a quanto molti osservatori occidentali avessero previsto. Il regime resta intatto, appare più determinato che mai e ha dimostrato di poter esercitare una pressione significativa sull’economia globale.
Secondo Dowding, Teheran potrebbe quindi cercare di massimizzare il proprio vantaggio negoziale chiedendo riparazioni economiche, allentamento delle sanzioni e un ruolo permanente nel controllo del traffico attraverso Hormuz prima ancora di affrontare il tema nucleare.
Dowding conclude sottolineando come, al di là della narrativa politica americana, il conflitto abbia lasciato un mondo più instabile e fragile rispetto a quello esistente prima dell’inizio delle ostilità.

di Francesco Sicuro













































