Un rimbalzo forte ma ancora incompleto
Aprile ha segnato la migliore performance del Bitcoin degli ultimi dodici mesi, con una crescita vicina al 12% che ha riportato la criptovaluta oltre i 79.500 dollari, arrivando persino a superare la soglia psicologica degli 80mila dollari nei primi giorni di maggio.
Come si legge l’analisi di Stephen Coltman, Head of Macroeconomics di 21shares, il principale fattore dietro questo recupero è stato il cambiamento del contesto geopolitico. Dopo settimane dominate dall’escalation militare tra Iran e Stati Uniti, il mercato ha iniziato a percepire segnali di possibile de-escalation, riducendo il livello di avversione al rischio che aveva colpito gli asset più speculativi.
Per Coltman, il ritorno sopra quota 78mila dollari ha avuto soprattutto un forte valore psicologico. Non si tratta soltanto di una soglia tecnica, ma di un livello che ha permesso agli investitori di tornare a considerare il Bitcoin come un asset capace di recuperare terreno dopo mesi di forte volatilità.
Eppure, dietro il rimbalzo resta un quadro ancora fragile. La performance year-to-date del Bitcoin rimane negativa e il mercato crypto continua a essere distante dai massimi raggiunti nel 2025. Inoltre, la tregua tra Iran e Stati Uniti viene descritta da Coltman come ancora estremamente vulnerabile.
Il rischio, secondo Coltman, è che il mercato stia interpretando troppo velocemente un miglioramento geopolitico che potrebbe rivelarsi solo temporaneo. Il prezzo del petrolio continua infatti a salire anche durante i colloqui per il cessate il fuoco, segnale che gli operatori non considerano ancora superato il rischio di nuovi shock energetici.
Coltman sottolinea come i danni economici prodotti dalle tensioni in Medio Oriente richiederanno tempo per essere riassorbiti, indipendentemente dall’esito diplomatico finale. Ecco perché, nonostante il rally di aprile, parlare già di una nuova fase espansiva del mercato crypto appare prematuro.
ETF e capitale paziente sostengono il mercato
Se il quadro macro rimane incerto, alcuni segnali strutturali iniziano però a rafforzarsi. Secondo Coltman, uno degli elementi più importanti riguarda i flussi istituzionali, che stanno mostrando un atteggiamento molto diverso rispetto alle precedenti fasi di correzione del mercato.
Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato ad aprile circa 2,4 miliardi di dollari di afflussi netti, il dato migliore dal forte sell-off dello scorso ottobre. Le partecipazioni complessive detenute dagli ETF hanno raggiunto circa 1,31 milioni di BTC, avvicinandosi ai massimi storici nonostante i prezzi siano ancora oltre il 40% sotto il picco del 2025.
Per Coltman, questo dato è particolarmente significativo perché suggerisce che i grandi investitori stiano interpretando la debolezza del mercato come un’opportunità di accumulo piuttosto che come l’inizio di una fase ribassista strutturale.
Anche le holding aziendali continuano a rappresentare un potente sostegno al mercato. Sempre più società stanno infatti aumentando la propria esposizione al Bitcoin come asset strategico di lungo periodo.
Secondo Coltman, la continua espansione dei prodotti istituzionali sta modificando gradualmente la struttura stessa del mercato crypto. La presenza crescente di investitori professionali introduce infatti una maggiore stabilità, riduce il peso delle vendite impulsive e amplia la base di acquirenti con orizzonti temporali pluriennali.
È quello che Coltmandefinisce “capitale paziente”: flussi meno speculativi e più orientati alla costruzione di posizioni di lungo termine. Questo non significa che il mercato sia già entrato in una nuova fase rialzista. Al contrario, Coltman sottolinea che serviranno ulteriori conferme nella stessa direzione per poter parlare con maggiore certezza di un vero cambio di trend.
Bitcoin domina mentre le altcoin restano indietro
Le dinamiche osservate negli ultimi mesi stanno producendo anche un altro effetto molto evidente: il ritorno della centralità del Bitcoin all’interno dell’universo crypto.
Secondo i dati analizzati da 21shares, il rapporto tra la capitalizzazione di mercato del Bitcoin e quella delle altcoin è salito a circa 2,17 volte, confermando come i capitali stiano tornando verso gli asset percepiti come più solidi e liquidi.
Bitcoin ed Ethereum continuano infatti ad assorbire la maggior parte dei flussi, mentre il resto del mercato crypto fatica a mantenere lo stesso ritmo. Per Coltman, questo fenomeno rafforza un principio sempre più evidente nell’attuale fase di mercato: “la qualità conta più della quantità”.
L’incertezza geopolitica ancora presente e il carattere sempre più istituzionale dei flussi favoriscono infatti gli asset considerati più affidabili, penalizzando i segmenti più speculativi del mercato delle altcoin.
Secondo Coltman, il Bitcoin beneficia in modo sproporzionato di questa situazione grazie alla sua dimensione, alla sua liquidità e alla crescente integrazione nei prodotti finanziari regolamentati. In altre parole, mentre nelle precedenti fasi rialziste il capitale tendeva rapidamente a distribuirsi sull’intero ecosistema crypto, oggi gli investitori sembrano preferire un approccio molto più selettivo e prudente.
Questo cambiamento rende il mercato meno euforico ma anche più maturo, con una crescente distinzione tra asset percepiti come infrastrutturali e token considerati puramente speculativi.
I due scenari per il Bitcoin
Alla luce di queste dinamiche, 21shares evita di formulare previsioni definitive, ma individua due possibili scenari per i prossimi mesi: uno rialzista e uno ribassista.
Lo scenario positivo si concretizzerebbe nel caso in cui i negoziati tra Iran e Stati Uniti portassero a un cessate il fuoco stabile o addirittura a un accordo più strutturato. In questo caso, la stabilizzazione del petrolio eliminerebbe una delle principali fonti di tensione macroeconomica globale.
Per Coltman, il mantenimento del Bitcoin sopra quota 78mila dollari potrebbe allora trasformarsi nella base per un’estensione del rally verso gli 85mila dollari, segnando ufficialmente la fine della fase ribassista.
Un contesto più stabile favorirebbe inoltre nuovi afflussi verso gli ETF ancora in pipeline, ampliando ulteriormente l’offerta di strumenti istituzionali e aumentando la partecipazione degli investitori professionali.
Esiste però anche uno scenario opposto. Se i negoziati dovessero fallire e le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero riaccendersi, con il petrolio oltre i 120 dollari al barile, il mercato tornerebbe rapidamente a scontare un forte rischio recessivo globale.
In questo caso, la ritrovata propensione al rischio potrebbe evaporare nuovamente, colpendo in particolare gli asset più volatili come le criptovalute.
Secondo 21shares, il livello dei 78mila dollari rappresenta oggi il principale spartiacque tecnico del mercato. Se questa soglia dovesse reggere, il Bitcoin potrebbe consolidare attorno a quei livelli grazie al supporto degli investitori di lungo periodo.
Al contrario, una discesa sotto i 65mila dollari rischierebbe di trasformarsi nella “rottura della diga”, aprendo rapidamente la strada a un possibile ritorno nell’area compresa tra 56mila e 60mila dollari.
Per questo motivo, nonostante il forte recupero delle ultime settimane, il Bitcoin resta ancora lontano da una condizione di piena sicurezza. Il mercato ha ritrovato slancio, ma la vera prova della sua solidità deve ancora arrivare.

di Francesco Sicuro













































