Bitcoin, il rally si rafforza ma resta esposto a Fed e geopolitica

Bitcoin, il rally si rafforza ma resta esposto a Fed e geopolitica

Bitcoin torna sopra quota 80.000 dollari e riaccende l’entusiasmo del mercato crypto, ma dietro il rally si nasconde un equilibrio ancora fragile. Tra tregua geopolitica, boom degli ETF spot, crescita delle stablecoin e nuove tensioni normative negli Stati Uniti, il mercato si muove sospeso tra ottimismo e rischio macro. CoinShares vede fondamentali in miglioramento e una domanda istituzionale sempre più forte, ma avverte: il vero motore resta la liquidità globale, e basta una nuova fiammata sul petrolio o uno stallo politico a Washington per cambiare rapidamente scenario.

Cosa ha spinto il Bitcoin sopra 80.000 dollari

Il ritorno di Bitcoin sopra quota 80.000 dollari rappresenta lo sviluppo più rilevante delle ultime due settimane. Come si legge nell’analisi a cura di James Butterfill, Head of Research e Marc des Ligneris, Senior Portfolio Manager di CoinShares, il rally è stato favorito dall’allentamento delle tensioni geopolitiche, dal calo dei prezzi del petrolio e dalla ripresa degli afflussi negli ETF, anche se il contesto macroeconomico resta complesso. L’inflazione rimane persistente, la Fed ha ancora margini di manovra limitati e l’incertezza legata all’iter del CLARITY Act è sempre presente, nonostante vi siano stati progressi recenti.

Il superamento degli 80.000 dollari è significativo per CoinShares perché il mercato aveva più volte fallito il tentativo di oltrepassare questa soglia dalla fine di gennaio. Inoltre, questo livello coincide con diversi indicatori rilevanti di posizionamento e di costo medio di carico, tra cui i prezzi medi di ingresso degli ETF e il più ampio posizionamento degli investitori istituzionali. L’aspetto più interessante di questo movimento è che è stato guidato molto più dai flussi istituzionali che dalla partecipazione retail. Gli ETF spot su Bitcoin hanno assorbito circa $2,9 miliardi ad aprile e ulteriori $2 miliardi da inizio maggio, mentre gli indicatori di sentiment restano relativamente contenuti, il posizionamento sui derivati mantiene un’impostazione difensiva e, al di fuori di pochi nomi, la performance delle altcoin è rimasta selettiva e non generalizzata.

Dal petrolio alle stablecoin, cosa sostiene il rally di Bitcoin

Il catalizzatore dell’ultima fase di rialzo sembra essere stato l’annuncio del Project Freedom, insieme a una proposta di accordo di pace con l’Iran, che ha spinto al ribasso i prezzi del petrolio e attenuato le aspettative di inflazione nel breve periodo. È così venuto meno un importante fattore macro che aveva limitato Bitcoin nella fascia superiore dei 70.000 dollari per gran parte degli ultimi tre mesi. I driver di fondo, tuttavia, restano invariati per CoinShares: domanda persistente da parte degli ETF, domanda corporate ancora sostenuta, indebolimento del dollaro e incremento delle posizioni da parte delle whales di Bitcoin. Venerdì 1° maggio, i senatori Thom Tillis e Angela Alsobrooks hanno pubblicato il documento di formulazione finale sulla remunerazione delle stablecoin nell’ambito della Sezione 404, vietando alle società crypto di offrire rendimenti “economicamente o funzionalmente equivalenti” agli interessi sui depositi bancari, ma preservando al tempo stesso i premi legati all’attività, come incentivi sulle transazioni e programmi di loyalty. Coinbase e Circle hanno immediatamente sostenuto l’accordo e le probabilità di approvazione su Polymarket sono salite dal 46% al 65%. La reazione del settore bancario è arrivata lunedì 4 maggio, con cinque associazioni di categoria che hanno diffuso una dichiarazione congiunta sostenendo che il testo non sia sufficiente: secondo le banche, le stablecoin remunerate potrebbero ridurre di un quinto o più i prestiti a consumatori, piccole imprese e aziende agricole, mentre l’esenzione per i premi legati all’attività sarebbe troppo ampia. In un certo senso, il livello di minaccia percepito dal settore bancario conferma il potenziale successo delle stablecoin e la loro capacità di incidere in modo significativo sugli equilibri del sistema finanziario.

Stablecoin, l’iter legislativo entra nella fase decisiva

La senatrice Cynthia Lummis ha definito il testo finalizzato come frutto di mesi di lavoro, mentre Tillis ha chiuso affermando che “alcuni esponenti del settore bancario potrebbero non volere che nessuna di queste due cose accada, e su questo dissentiamo rispettosamente”. Da venerdì, Ethereum è salito del 6% e Bitcoin del 7,6%, segnale che, almeno per ora, spiega CoinShares, la reazione contraria delle banche non ha modificato l’orientamento degli investitori. I senatori hanno escluso pubblicamente la possibilità di riaprire il testo sui rendimenti, mentre resta confermato il percorso procedurale verso un markup nel mese di maggio. La tempistica più realistica prevede un passaggio in Commissione Bancaria nella settimana tra l’11 e il 15 maggio, un voto al Senato a giugno prima della pausa di luglio, la riconciliazione bicamerale tra giugno e luglio, il voto finale alla Camera a fine luglio e la firma presidenziale prima della pausa di agosto.

Il rischio principale secondo CoinShares è che le pressioni residue delle lobby ritardino il markup, più che riaprire il compromesso, comprimendo ulteriormente un calendario già serrato prima della dispersione legata alla campagna elettorale di midterm. I principali scenari di rischio riguardano uno slittamento della Commissione Bancaria oltre metà maggio, il mancato raggiungimento dei 60 voti al Senato sulle protezioni per gli sviluppatori DeFi o sulle nomine SEC/CFTC, divergenze sostanziali in fase di riconciliazione, oppure il tentativo del senatore Grassley di far passare le protezioni DeFi attraverso la Commissione Giustizia, aggiungendo così un quarto passaggio in commissione.

Bitcoin, il vero driver resta la liquidità

Bitcoin dispone già di ETF spot, di un ampio accesso istituzionale e di un trattamento relativamente chiaro come commodity negli Stati Uniti. Semmai, evidenzia CoinShares, i progressi regolamentari risultano più rilevanti per Ethereum, le stablecoin e alcune attività legate alla DeFi, mentre l’andamento di Bitcoin continua a essere guidato principalmente dalle condizioni di liquidità macro e dai flussi istituzionali, più che dalla legislazione sulla struttura di mercato. Il contesto macro resta il principale fattore di rischio.

L’ultima riunione della Fed ha confermato che i policymaker dispongono ancora di margini limitati per allentare la politica monetaria, alla luce della resilienza del mercato del lavoro e delle persistenti pressioni inflazionistiche. I mercati non prezzano più tagli dei tassi nel prossimo anno, mentre l’imminente transizione alla guida della Fed aggiunge un ulteriore elemento di incertezza. Nel frattempo, segnala CoinShares, la leva sui mercati dei derivati crypto è tornata a crescere in modo significativo, aumentando il rischio che un’eventuale inversione brusca venga amplificata meccanicamente.

Rally costruttivo ma ancora esposto ai rischi macro

Diversi fattori potrebbero interrompere l’attuale rally per CoinShares. I funding rate non si sono ancora adeguati al movimento rialzista di Bitcoin: un elemento che contribuisce a ridurre il rischio di una correzione nel breve periodo e suggerisce che il trend in corso poggi su basi più solide. Il grafico sottostante mostra il numero di giorni consecutivi in cui il funding rate è rimasto mediamente negativo su un arco temporale mobile di 35 giorni: un dato oggi elevato e che, storicamente, ha spesso coinciso con importanti punti di svolta del mercato. Guardando alle prossime settimane, secondo CoinShares molto dipenderà dall’evoluzione del quadro mediorientale. Una rapida de-escalation, anche alla luce dei dati manifatturieri statunitensi e delle revisioni degli utili, contribuirebbe a creare un contesto particolarmente favorevole, già in parte riflesso dalla tenuta dei mercati azionari nonostante il rischio geopolitico. Al contrario, una nuova escalation intorno all’Iran e allo Stretto di Hormuz, o un’eventuale chiusura prolungata dello Stretto, alimenterebbe nuove pressioni inflazionistiche e potrebbe invertire il recente calo dei prezzi del petrolio, peggiorando in modo significativo lo scenario. Resta inoltre il rischio legislativo legato alla tempistica del CLARITY Act, in particolare se le attività di lobbying dovessero riuscire a posticipare il markup oltre metà maggio.

Nel complesso, conclude CoinShares, il quadro di medio termine per Bitcoin resta costruttivo, sostenuto dalla contrazione dell’offerta, dall’adozione istituzionale e dalle persistenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale e sulla svalutazione monetaria. Dopo un rally significativo e il superamento di una soglia tecnica rilevante, tuttavia, i mercati appaiono sempre più sensibili agli sviluppi macro. Quello attuale resta un contesto guidato da flussi e liquidità, più che l’avvio di un ciclo di espansione chiaro e sostenuto dalla politica regolamentare.

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